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Cipro: il Parco Archeologico di Pafos, le radici dell’Occidente ai confini d’Europa

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La storia raccontata dal vento e dalla marea, solo il fragore delle onde e il bisbiglio della brezza animano il passato del Parco Archeologico di Pafos. Nell’isola del limite, ultimo avamposto d’Europa, tornano alla luce le fondamenta della nostra cultura. Il sito archeologico si trova lungo la costa nella parte occidentale di Kato Pafos, il rinomato centro turistico, e ha valso alla città di Pafos la nomina di Capitale europea 2017. Un paradiso per archeologi e viaggiatori curiosi che custodisce tesori del periodo ellenistico, di quello romano e preziose testimonianze dell’epoca bizantina. Tra la sabbia dorata e le generose piante di oleandro sorgono i resti di una città: Nea Paphos, la “Nuova Pafos”, inestimabile eredità dell’antico

 

La città risale al IV secolo a.C., al tempo capitale di Cipro; durante quel periodo l’intera isola apparteneva al regno dei Tolomei, la dinastia greco-macedone che governava l’Egitto. Il suo porto era facilmente raggiungibile da Alessandria favorendone gli scambi e le comunicazioni, grazie alla posizione strategica divenne inoltre un centro nevralgico che collegava le rotte del Mare nostrum. Il suo faro orientò le fortune per secoli, divenne un crocevia di beni e saperi. Artigiani e commercianti giungevano da ogni angolo del Mediterraneo per affacciarsi al vicino Medio Oriente sino al declino nel VII secolo d.C. a seguito delle incursioni arabe che vi imposero la propria egemonia.

Quante storie e quanti miti transitarono a Nea Paphos, lo testimonia la collezione di mosaici nota come I mosaici di Pafos, cimeli ornamentali che decoravano i pavimenti delle grandi ville di epoca romana. Scoperti per caso nel 1962 da un contadino che stava arando i suoi campi, queste inestimabili opere sono considerate il tesoro più prezioso del sito. Miriadi di tasselli policromi narrano ancora le gesta degli dei e degli eroi: l’amore di Priamo a Tisbe, la lotta di Teseo col Minotauro e i piaceri di Dionisio, così terreni da avvicinare il dio greco del vino ai comuni mortali di tutte le epoche. Il Parco Archeologico di Pafos rivela i racconti più suggestivi, quelli della vita privata nelle residenze altolocate, e le testimonianze della vita pubblica nel cuore della città. Tra la fine del II e gli inizi del III sec. d. C Nea Paphos raggiunse la massima floridezza. L’Agorà, l’Asklepeion, il santuario della medicina dedicato ad Asclepio che fungeva anche da ospedale, e l’Odeion, un teatro ellenistico romano, risalgono a questo periodo d’oro. Resti tra le polveri che confermano la ciclicità della vita nelle ere, quella della condivisione, del culto e dei piaceri, oggi come allora.

I mosaici di Pafos

La prosperità di questo periodo non venne eclissata da guerre o conquiste ma dall’imprevedibilità della natura. Agli inizi del IV sec. d. C la città venne rasa al suolo da un terribile terremoto. Recuperò la sua gloria nel periodo bizantino, dopo lo scisma dell’impero romano l’intera isola passò sotto l’influenza di Costantinopoli.  Reduce di quel periodo la Fortezza di Saranta Kolones, che oggi si presenta con pochi resti ma con un significativo arco che lascia immaginare l’armonia delle sue forme, e la Basilica cristiana di Chrysopolitissa del IV secolo, uno degli edifici religiosi più grandi della città, reduce dell’invasione araba del VII secolo che oscurò lo splendore di Nea Paphos.

Arco della Fortezza di Saranta Kolones
Basilica cristiana di Chrysopolitissa del IV secolo

A due chilometri dal sito archeologico di Kato Pafos si trovano le Tombe dei Re risalenti al periodo ellenistico e romano. Questo patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO è immerso nelle polveri di un’area semidesertica a ridosso del mare. In questo luogo suggestivo la luce schietta del giorno si insinua tra i pertugi risvegliando i bisbigli del passato: il sito è puntellato da una serie di camere sotterranee dove vennero sepolti aristocratici e funzionari di Nea Paphos. Alcune si presentano come semplici cavità scavate nel terreno, altre rivelano architetture ben definite ma a dispetto del nome non vennero mai sepolti reali. Una tomba in particolare svela un cortile sotto il livello del suolo circondato da colonne da dove si diramano numerose stanze sotterranee. Solo l’immaginazione accompagnata dal suono della natura rianima gli usi e costumi dei secoli passati, i rituali di un tempo assopiti nell’oscurità. Tutte queste cavità simboleggiano il potere nonostante le terra scarna e la polvere, le radici dell’Occidente si concentrano in una città che ha aperto le porte alla cultura e alla condivisione nonostante i limiti del suo stato. Pafos ricorda gli avi ad un passo dal mare dove soffia il vento dell’Africa e del Medio Oriente.

Le Tombe dei Re, sito archeologico di Kato Pafos

Immagine copertina: Le Tombe dei Re, sito archeologico di Kato Pafos

Photo credits: Elena Bittante

Rijksmuseum di Amsterdam: i toni freddi olandesi si scaldano con le opere di Rembrandt, maestro della luce

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La capitale sull’acqua accoglie anche i viaggiatori in cerca di un grand tour moderno a caccia delle meraviglie dell’arte, non solo trasgressioni. Ad Amsterdam troviamo il Rijksmuseum, uno dei maggiori musei europei. Dopo il suo ultimo restauro terminato nel 2013, ha aperto le sue 80 sale in grande stile: quattro piani per un viaggio nella storia dell’arte olandese, con digressioni asiatiche. Quest’ultima ala espositiva comprende opere provenienti da Cina, Giappone, Indonesia, India, Vietnam e Thailandia, dal 2000 a.C. fino ai giorni nostri. Un incontro di stili che non offuscano le opere del grande artista orgoglio olandese, Rembrandt

Estate, Jan van Goyen, 1625

Il Rijksmuseum, perché è tra i migliori d’Europa 

Il Rijksmuseum è tra i più noti di Amsterdam, nonchè uno tra i più rinomati di tutta Europa e del mondo. Una visita obbligata per i pionieri dell’arte ma anche una valida proposta per chi cerca riparo dal freddo o dalla pioggia dell’autunno dei Paesi Bassi. Un incontro inatteso con l’arte che può risvegliare una passione sopita o mai rivelata perché questo museo è molto più di un’esposizione ma una proposta innovativa e interattiva. L’ultimo restauro (dal 2003 al 2013, costato 370 milioni di euro) l’ha reso un percorso cronologico perfetto che si addentra nella creatività olandese della sua storia dell’arte dal Medio Evo fino al XX secolo. La sua collezione conta 1 milione di pezzi dei quali circa 8mila sono in mostra. Un’esposizione che vanta numerosi nomi del firmamento artistico mondiale, soprattutto le personalità di spicco del ‘600 olandese, epoca d’oro per la produzione artistica del paese.  A primeggiare sono le opere immortali di Harmenszoon van Rjin Rembrandt.

Le meraviglie di Rembrandt: tour dedicati e mondo virtuale. Il Rijksmuseum è un museo smart

La produzione olandese del 1600 è un mondo a sè e per capirla e apprezzarla pienamente vale la pena vivere la dimensione cittadina che oggi come allora vive in simbiosi con l’acqua, quella malinconica dei suoi canali e delle nuvole fitte sopra le sue case. Per questa ragione si propone Rijksmuseum come meta del secondo giorno della vostra vacanza ad Amsterdam, quando vi sarete un minimo ambientati con la realtà cittadina.I quadri di Rembrandt sono un’antitesi perfetta al mondo esterno che li accoglie, risplendono nelle loro cornici come una visione salvifica e luminosa. La ricerca della luce vibrante è una costante nelle sue opere e ricorda ai nostri occhi allenati alla meraviglia italiana, i dipinti di Caravaggio. L’artista olandese a differenza del suo “contemporaneo”, la usa con meno esasperazione ricreando delle scene meno drammatiche, incredibilmente calde e coinvolgenti. Si potrebbe passare ore davanti all’opera più famosa del museo: La Ronda di Notte, uno dei capolavori di Rembrandt esposti al Rijksmuseum. Si centellinano gli attimi al suo cospetto e si rivede innumerevoli volte in digitale. La vocazione alla storia dell’arte di questo museo non preclude le eccellenti tecnologie del presente: è possibile scaricare liberamente dal sito 225mila foto in alta risoluzione delle opere della sua collezione. Questo enorme progetto di digitalizzazione condivide l’arte con un linguaggio 2.0 e attira l’attenzione di molti giovani.

Dettaglio di La Ronda di Notte Rembrandt (La Compagnia di Frans Banning Cocq e Willem van Ruytenburch), 1642

Per chi desidera visitare direttamente le opere di Rembrandt il Rijksmuseum offre inoltre la possibilità di seguire tour tematici. Il Rembrandt Tour per esempio è un’occasione unica per approfondire la conoscenza della vita del pittore olandese e affacciarsi alla realtà del XVII secolo. E’ possibile partecipare ai tour in inglese tutti i giorni dalle 15 alle 16, mentre per la visita guidata in italiano serve effettuare una prenotazione apposita. Se siete interessanti a scoprire le opere maggiori, il museo organizza due tour al giorno. Anche in questo caso si consiglia la prenotazione.

Passeggiata lungo i canali

Immagine copertina:  La Ronda di Notte Rembrandt (La Compagnia di Frans Banning Cocq e Willem van Ruytenburch), 1642.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Elena Bittante
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