la geografia della scoperta

Category archive

MONDO - page 2

In viaggio alla scoperta dei luoghi più belli del pianeta

L’Avana: le quattro piazze della città vecchia, tasselli di un mosaico a colori

in MONDO by

Una passeggiata per le vie del centro storico dell’Avana è una maratona sensoriale. I colori si susseguono vibranti, valorizzano le case altolocate e animano gli spazi dismessi del passato coloniale. Anche le crepe del loro intonaco diventano una fantasia astratta, trama di un’affascinante fatiscenza urbana esaltata dalla luce caraibica. L’eco della musica dal vivo è colonna sonora della città e rimbomba in ogni dove seguendo il ritmo perfetto di suonatori incalliti. Persino quando pensate di rilassarvi in un locale e riposare i sensi, arriva pungente l’odore della menta fresca a confondervi l’olfatto, prima di essere immersa in bicchieri ghiacciati traboccanti di mojito che accenderanno il vostro tatto e gusto. Un turbinio di piacevoli sensazioni in simbiosi con il vortice dei ventilatori sopra le vostre teste, l’autunno e l’inverno caraibico sono agli antipodi dalle nostre consuetudini

Gli artisti di strada con i loro strumenti e il tipico violoncello
I locali nelle vie della Ciudad Vieja

La Habana Vieja è un susseguirsi di sensazioni ed emozioni. Incredibili fasti si alternano a caseggiati fatiscenti, un quadro affascinante di inspiegabile e armonica bellezza. Un ossimoro architettonico che quasi per paradosso viene considerato uno scrigno inestimabile: racchiude la più bella e ricca edilizia di tutte le Americhe. La città vecchia conta più di 900 edifici di rilevanza storica, imbellettati dai fronzoli barocchi o modellati dalle linee sofisticate dell’art decò. Ogni angolo e pertugio della Habana Vieja racconta una storia, c’è da perdersi nel suo dedalo per l’urbanistica contorta e per la suggestione continua. Una valida strategia per orientarsi è individuare sulla mappa le quattro piazze principali: Plaza de la Catedral, Plaza de Armas, Plaza Vieja e Plaza de San Francisco de Asís. I tasselli più grandi di un mosaico tutto da scoprire.

Le vie coloratissime della Ciudad Vieja
La Bodeguita Del Medio, locale storicamente frequentato da Hemingway

Le quattro piazze principali dell’Avana Vecchia

La Plaza de la Catedral è un elegante salotto cittadino circondato da edifici del 1700. Si apre ai visitatori come uno splendido palcoscenico dove ammirare la cattedrale barocca de San Cristóbal de la Habana. Una tappa del credo cattolico che affascina anche i cercatori d’arte e meraviglie: la sua facciata si descrive in un rincorrersi di dettagli minuziosi che quasi affaticano l’occhio, a contrasto dei due evidenti campanili laterali di altezze diverse. La chiesa venne costruita dai Gesuiti nel 1748 e i lavori vennero terminati nel 1787, anno che coincise con la creazione della diocesi dell’Avana. Grazie a questa coincidenza, la chiesa venne elevata a rango di cattedrale e oggi è la più importante di tutte la Americhe. Al suo fianco troviamo la Casa de Lombillo del 1741, un tempo sede dell’ufficio postale. A testimoniare la sua storia, è ancora funzionante la cassetta delle lettere, un mascherone in pietra incastonato nel muro, una “bocca della verità” caraibica non solo ornamentale. La piazza ospita un magnifico quadrilatero irregolare di palazzi storici come il Palacio de los Condes de Casa Bayona del 1720, sede del Museo de Arte Colonial e il Palacio de los Marqueses de Aguas Claras del 1760 che ospita il rinomato Restaurante Paris.

Plaza de la Catedral, a sinistra Casa de Lombillo
Il mascherone in pietra di Casa de Lombillo, una cassetta delle lettere in funzione
Le imponenti mura del Castillo de Real Fuerza

La Plaza de Armas è la più antica dell’Avana e risale al 1520, poco dopo la fondazione della città. Il suo nome, “Piazza d’Armi”, rimanda alle esercitazioni militari che si svolgevano del XVI secolo, un toponimo che lascia intuire la vicina presenza del Castillo de Real Fuerza, una delle mete più note di tutta la città. La fortezza si erge imponente a lato della piazza, protetta da un fossato navigabile. La sua posizione rivolge verso il mare, punto strategico che descrive la sua funzione di vedetta nella storia, oggi sede del Museo de Navegación. Attraversiamo la piazza per visitare il Museo de la Ciudad, nel Palacio de los Capitanes Generales del 1770, un almanacco a due piani che racchiude le tappe della storia cubana del XIX secolo. I salotti della magnificenza coloniale ospitano cimeli e fotografie di repertorio come la testimonianza su pellicola dell’affondamento della corazzata statunitense Maine nel porto della città nel 1898. Dopo la visita rilassatevi all’ombra delle palme reali su qualche panchina nel giardino al centro della piazza, oppure sfogliate i libri delle bancarelle che la costeggiano, un’alternativa alla complicata ricerca di una connessione wireless.

Museo de la Ciudad, Palacio de los Capitanes Generales

Un viaggio all’Avana è storia e relax pre 2.0, è il piacere delle piccole cose e delle sensazioni sopite come odorare il profumo di cocchi appena aperti, dei sigari ardenti, dell’odore di benzina e quello del mare che si esalta sempre più in Plaza de San Francisco de Asís situata di fronte al porto dell’Avana. Realizzata nel XVI secolo per l’attracco dei galeoni spagnoli che facevano tappa nella tratta dalle Indie alla Spagna, include la maestosa chiesa barocca di San Francisco de Asís che oggi apre le porte del suo monastero convertito a sala concerti, tra i migliori di musica classica della città.

Arriviamo alla quarta piazza, Plaza Vieja, la più eclettica di stili. Il barocco cubano, gusto ricorrente nella Ciudad Vieja, incontra in questo spazio l’estro art nouveau che richiama il genio creativo di Gaudí. Durante il regime di Batista, la piazza ospitò un parcheggio sotterraneo che ne aveva snaturato le forme. Venne restaurata nel 1996 e portata all’attuale splendore. Plaza Vieja è solo uno degli esempi virtuosi di conservazione e valorizzazione della città vecchia dell’Avana. La tutela di questo patrimonio architettonico si deve all’Oficina del Historiador de la Ciudad che dagli anni ‘70 riqualifica e valorizza il centro storico dell’Avana, un’azione strategica che ottimizza anche parte dei proventi del turismo. Una passeggiata per le sue piazze e le sue vie è un elogio alla bellezza reso possibile dall’impegno e dalla volontà dell’associazione che ha tamponato e arginato gli squarci degli scempi urbanistici di decenni. Si parte dalle quattro piazze principali per addentarsi in un dedalo a colori, suoni e profumi, un viaggio dei sensi.

Plaza de San Francisco de Asís con la sua chiesa barocca
Plaza Vieja e i suoi edifici art nouveau restaurati

Come arrivare all’Avana

Voli diretti da Milano Malpensa e da Roma Fiumicino gestiti da Blue Panorama Airlines e ai collegamenti Cubana de Aviaciòn da Roma Fiumicino. Alitalia effettua voli diretti da Roma Fiumicino.

Immagine copertina: Plaza de la Catedral e cattedrale barocca de San Cristóbal de la Habana.

Photo credits: Elena Bittante

View this post on Instagram

Hoy y ayer 🇨🇺 La Plaza de la Revolución è il cuore pulsante della “città nuova" dell'Avana, oggi come allora. Essenziale nella sua concezione, venne progettata negli anni '20 dall'urbanista francese Forestier. La brutale linearità del cemento mette in risalto le icone e il credo locale con orgoglio e chiarezza, come la nota facciata del palazzo del Ministerio del Interior con il murales che ripropone la foto di Che Guevara scattata da Alberto Korda, o il Memorial a José Martí che punta al cielo vegliato dalla sua statua in marmo. Dall'alto della sua cima si può ancora immaginare la storia del '900 🇨🇺 . . 📷 Plaza de la Revolución: palazzo del Ministerio del Interior; Memorial a José Martí: museo e belvedere sulla plaza, sulla città nuova e sul palazzo delle telecomunicazioni🇨🇺 . . . #plazadelarevolucion #lahabana #vedado #havana #havanacuba #cuba #ig_cuba #travelandlife #dametravel #traveldiaries #culturetrip #traveljournalist #streetphotography #officialtravelpage #igtravel #wonderful_places #lonelyplanet #streetart #cuba2day #passionpassport #neverstopexploring #historicalplace #sourcedadventures #tv_living #travelleisure

A post shared by Elena Bittante (@elenabittante) on

I giardini Majorelle, l’eden impressionista di Marrakech

in MONDO by

La natura nell’Africa sahariana è un privilegio e i giardini sono concepiti come veri e propri paradisi terrestri. La luce a queste latitudini esalta il colore trasformandolo in un’entità dalla vitalità prorompente e dalla nitidezza assoluta, è forse questa la magia che rende i giardini Majorelle un luogo di suggestione, un tassello di pace incastonato nel mosaico berbero della “città rossa” di Marrakech. Un luogo di quiete dove passeggiare tra la flora lussureggiante e il canto dei fringuelli, un percorso evocativo fucina di ispirazioni, come un “giardino impressionista” dove il gioco di luci ed ombre sfuma i colori della natura con il declinare del sole. Un angolo di tranquillità ricco di fascino e di biodiversità, distante dal conturbante caos della città

Questo giardino venne progettato nel 1923 per volere dell’artista francese Jacques Majorelle che si trasferì nella città marocchina nel 1919 per motivi di salute. Fece costruire una villa liberty dall’eleganza moresca concepita come atelier con un grande giardino. Ben presto il creativo allargò i suoi spazi di lavoro oltre le mura lasciandosi ispirare dagli scorci del suo eden. Da sempre appassionato di botanica, Majorelle intarsiò quattro ettari della proprietà con specie arboree provenienti da tutto il mondo: gruppi di palme alternati a cespugli di bambù, cactus, yucca, gelsomini, bouganville e stagni punteggiati di ninfee. Sono numerose le protagoniste di questa biodiversità generosa che crea un dedalo di natura progettato secondo la razionalità dell’arte botanica descritta nel Corano. In questo caleidoscopio di verde spicca il blu majorelle, identitario dell’architettura del luogo. Questa tonalità è un abbraccio vivido e sfrenato di oltremare e cobalto capace di accogliere e valorizzare i dettagli minuziosi dell’astrattismo dell’arte moresca e l’esuberanza di una natura sinuosa. Il visitatore che si addentra all’interno del perimetro del giardino dosa come un equilibrista emozioni contrastanti evocate dall’energia della luce e del colore e dalla quiete ritmata del soave canto degli uccelli e dal silenzio ovattato di alcune aree del giardino.

Quest’oasi urbana venne aperta al pubblico nel 1947 ma il suo splendore si affievolì all’incuria a causa dei problemi di salute e finanziari dell’artista sino al completo abbandono nel 1961. Il giardino ritrovò il suo splendore nel 1980 grazie all’imprenditore Pierre Bergé e allo stilista Yves Saint Laurent che già negli anni ’60 si innamorarono perdutamente di questo giardino e scelsero di salvarlo rispettando le regole dell’arte araba del giardinaggio. L’incontenibile ricerca del bello della coppia illuminò nuovamente quell’ipnotico blu che identifica questo luogo in tutto il mondo, un genius loci come una musa che diede allo stilista costante ispirazione tanto da associarla alla “magia del colore”, percezione radicata in una tradizione pittorica che rimanda a Paul Klee e Delacroix.

I giardini Majorelle sono una meta che stimola la vista ma accarezza anche l’udito, una meta polisensoriale dove convivono in armonia la forza del colore e la dolcezza dei suoni. Un mondo agli antipodi rispetto al caos della vicina medina dove il brusio del contrattare si impasta con i rumori dell’operosità artigiana. Marrakech è una città che offre tanti scorci diversi, un ossimoro sensoriale che evoca il confronto facendo apprezzare anche uno dei sensi spesso trascurato nel piacere del viaggio: l’udito, paradossalmente inascoltato alla scoperta di nuove realtà.

In questa città dove le sabbie del deserto confondono le linee dell’Atlante che svetta in lontananza, i giardini Majorelle sono un angolo di paradiso lussureggiante capaci di evocare affascinanti contrasti: sorgono sulle terre brulle del deserto tingendosi del blu dell’acqua e risuonano il silenzio nel crocevia di un centro urbano da sempre votato al commercio, un miraggio che si trasforma in realtà per il piacere dei sensi.

 

Immagine copertina: l’arte astratta dei giardini Majorelle. 

Photo credits: Elena Bittante

New York, una mela sempre più verde: da Central Park alla High Line

in MONDO by

La Grande Mela delle possibilità, dei grandi numeri con l’anima, quelli di una metropoli sempre più votata alla tutela del verde pubblico e alla riqualifica delle zone urbane. La foresta di grattacieli non preclude i polmoni verdi come Central Park e i ritagli di smeraldo che si nascondono nelle aree più impensabili, anche a 9 metri d’altezza come la High Line, esempio virtuoso di rinnovamento urbano. Andiamo alla scoperta di una “dolce mela verde” che valorizza e protegge la natura

New York è la città della creatività per eccellenza, palcoscenico dell’estro in tutte le sue forme e dell’innovazione in continuo divenire. La fantasia riempie le gallerie d’arte, le sale da concerti, i ristoranti e dilaga nelle strade saturandone l’atmosfera. La Grande Mela è una fucina di spunti e di idee in qualsiasi campo, anche per l’urbanistica, materia imprescindibile per la buona qualità della vita nelle metropoli di tutto il mondo. L’esempio newyorkese di riqualificazione verde per eccellenza è la High Line, il parco lineare nato da un progetto di rinnovamento urbano che ha trasformato lo spazio squallido e abbandonato di una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata West Side in una delle aree più frequentate della città. Una piattaforma panoramica dal passato industriale trasformata in un giardino pensile nel quartiere di Chelseaall’altezza della 17th e della 26th St. Una meta frequentata abitualmente da newyorkesi e da tanti turisti alla ricerca di mete alternative, e particolarmente corteggiata da immobiliaristi e architetti di spicco per l’ascesa residenziale della zona di questi ultimi anni. La High Line è in un polo attrattivo, una cornice verde che affaccia sul fiume Hudson con vista mozzafiato di Manhattan.

Vista di Manhattan dalla High Line

Il grigio passato industriale e il verde presente

La High Line è una striscia lunga 2 chilometri e 300 metri a 9 metri di altezza che non tradisce il suo passato: basta percorrerla per svelare la presenza di vecchi binari che spuntano tra piante e arbusti. Si tratta di una ferrovia sopraelevata degli anni ’30, un’infrastruttura progettata dal comune per agevolare il traffico merci e per deviare il percorso dal livello strada che negli anni aveva procurato numerosi incidenti, tanto da essere denominato la “Death Avenue”, la “Via della morte”. Questo progetto oneroso da 150 milioni di dollari, diventò una tratta obsoleta a partire dagli anni ’80 a causa della concorrenza impari con il trasporto su strada. L’abbandono la trasformò in poco tempo in un’area deturpata e poco raccomandabile, tra cosche della malavita e olezzo dei vicini mattatoi.

La “Linea” rinasce dalle sue ceneri nel 1999 grazie all’intervento del comitato “Friends of the High Line”. La volontà ferrea dei partecipanti unita a delle valide proposte riuscì a trasformarla in un vero e proprio parco, un eden che spunta dal cemento e dall’acciaio. Una pianificazione intelligente che vide compimento e inaugurazione nel 2009, una mossa strategica fortemente appoggiata dai cittadini di West Village e Chelsea, che intravedevano in questa archeologia industriale una possibilità visionaria ma tangibile per delle zone a vocazione sempre più residenziale. Questo nastro smeraldo tra il grigio del calcestruzzo e l’ocra del cotto che contraddistingue gli edifici della zona, è tra le passeggiate più gettonate dai newyorkesi che arrivano da tutta città per godere della sua tranquillità e del suo panorama. Una splendida promenade ricca di alberi da frutto e piante, adibita con panchine e sdrai di legno dal design raffinato. Durante la bella stagione sono presenti diversi punti ristoro, un menabò di proposte gastronomiche newyorkesi, da gustare rigorosamente take away.

L’oasi urbana ostenta con orgoglio i vecchi binari, volutamente invasi da piante ed erbacce. La scelta di ricreare un verde “selvaggio” simboleggia l’azione salvifica della natura matrigna che invade le rovine e gli scempi industriali anche nel cuore di una metropoli. Un’area verde e condivisa che ospita in tutti i periodi dell’anno l’arte pubblica, vocazione cittadina imprescindibile. La High Line infatti è anche uno spazio artistico informale con esposizioni, installazioni ed esibizioni di ogni tipo, lasciatevi stupire dagli artisti itineranti. Se desiderate informarvi sulle mostre in programma, visitate il sito art.thehighline.org.

 

High Line, la passeggiata segue i vecchi binari

Alla High Line si accede da diverse scalinate e sono presenti alcuni ascensori a Gansevoort e nelle 14th, 16th, 23rd, 30th, e 34th St. Si raggiunge con la M11 fermata Washington St., M11, M14 fermata Ninth Ave, M23, M34 fermata Tenth Ave.

Nuovi e vecchi progetti: il verde condiviso 

New York ammalia con i suoi grattacieli da capogiro e la miriade di luci che ci avvolgono sino all’alba. Dove non si vedono le stelle è consuetudine riprodurle artificialmente e la Grande Mela crea un universo verticale davvero stupefacente. Eppure in questa incredibile città non è difficile trovare degli angoli dove la natura è protagonista, dove dissolvere il caos e dimenticare per un attimo il caotico trambusto e immaginare il firmamento. Parchi, giardini e spazi alternativi come la virtuosa High Line sono l’ideale dove ritrovare attimi di pace, rilassarsi, passeggiare o fare attività fisica. Dalla linea sopraelevata alle grandi geometrie verdi come quella di Central Park che ammanta il cuore della Manhattan. Due realtà agli antipodi ma connesse da una storia di riqualifica e dai loro intenti: il progetto di questo enorme polmone verde riqualificò una grande area paludosa. I lavori ebbero inizio nel 1858 e ben presto modellarono un’incantevole area verde condivisa, anche questa pensata come punto d’incontro per i residenti e diventata meta idilliaca imperdibile per i turisti di tutto il mondo.

Incontrasi a Central Park, Bethesda Fountain

Immagine copertina: Central Park

Photo credits: Elena Bittante

Dubai: “At the top” del Burj Khalifa, il grattacielo dei record fiore del deserto

in MONDO by

L’icona di Dubai è nota per essere il grattacielo più alto del mondo, un edificio dalle dimensioni surreali a confronto dei giganti che s’innalzano nella giungla metropolitana di questo avveniristico angolo degli Emirati Arabi Uniti. Stiamo parlando del Burj Khalifa, il re indiscusso dell’edilizia moderna in tutto il mondo. Un’entità materiale dall’indiscutibile opulenza ostentata, consuetudine di questa città in divenire, eppure alla sua vista viene meno il pregiudizio: il Burj Khalifa è un gioiello della tecnica ingegneristica che testimonia il progresso dell’uomo. Indimenticabile la prima volta che appare nello skyline all’orizzonte, stupefacente quando ci troviamo ai suoi piedi con il naso all’insù mentre perdiamo le sue proporzioni ostinati nella ricerca della cima

Sheikh Zayed Road

Il Burj Khalifa: il progetto e qualche numero

Il Burj Khalifa è un progetto dello Studio Skidmore, Owings & Merrill LLP (SOM) con Adrian Smith FAIA. L’edificio misura 828 metri di altezza e conta 160 piani. Si distingue per le sue eleganti geometrie cartesiane in vetro e acciaio all’esterno e per i solidi muri e corridoi in calcestruzzo armato all’interno, studiati per sopportare i carichi di gravità e quelli laterali. Un gigante dalla struttura armonica che svetta con grazia verso il cielo per omaggio e necessità: le sue forme si ispirano al leggiadro Hymenocallis, il fiore tradizionale del deserto, e le differenti altezze della torre che lo delineano con eleganza sono una strategia per rompere il flusso omogeneo del vento. La costruzione iniziò nel gennaio 2004 per essere inaugurata nel gennaio del 2010. 2.194 giorni di lavoro giorno e notte, 13.000 lavoratori tra operai e tecnici di oltre 100 nazionalità diverse. Cifre da capogiro per un edificio dei record. Il suo interno è una vera e propria città verticale e ospita uffici, appartamenti residenziali e l’elegante Armani Hotel per soggiorni da mille e una notte in chiave moderna.

Espansione urbanistica verso il deserto

La visita panoramica del Burj Khalifa

Surreale dal basso, mozzafiato dall’alto. Vale il costo del biglietto una visita ai piani alti del grattacielo. L’entrata alla torre prevede due piattaforme di osservazione: il 124° piano dove si trova la prima terrazza panoramica a 456 metri da terra e il 148° piano (At the Top, Burj Khalifa SKY) a 555 metri da terra. Queste altezze da capogiro sono raggiungibili in pochi secondi grazie ad ascensori a due piani che viaggiano a 10 m al secondo. La seconda piattaforma è il punto di osservazione su torre più alto al mondo e regala una perfetta visuale a 360 gradi su Dubai: spiccano il Burj Al Arab, il complesso residenziale The World e la Sheikh Zayed Road per poi confondere lo sguardo sulla giungla di cemento vasta e amorfa dei “piccoli” grattacieli di contorno, sui grovigli ordinati delle superstrade per finire verso le lande desolate del deserto all’orizzonte.

E’ possibile acquistare il biglietto d’ingresso on-line o al piano terra della struttura, la visita dura 90 minuti. Per il 124° piano il costo è di 125 AED (circa €30). Per il 148° piano (con il quale potrai visitare anche il 125°) il costo è di AED 300 (circa €74).

Una visita alla torre è una sensazione appagante, gioca con l’emozione dell’altezza straordinaria ed evoca la suggestione di toccare il cielo con un dito. Infine osservare dall’alto il panorama può rivelarsi anche uno spunto di riflessione per comprendere l’ambizione dell’uomo: la conquista del deserto, un’espansione verso il “nulla”. La vista che si scorge dall’alto della torre è una considerazione tangibile degli interessi verso un territorio solo all’apparenza privo di potenzialità.

At the Top, vista dal 148° piano

Come raggiungere Dubai

Per volare a Dubai esistono diverse alternative, è possibile scegliere tra tutte le compagnie aeree di bandiera europee e mediorientali. Da Roma sono poco più di 5 ore di volo diretto con atterraggio all’aeroporto internazionale di Dubai. In alternativa è possibile atterrare ad Abu Dhabi: i due aeroporti distano poco più di 100 chilometri ed è possibile raggiungere Dubai con un’auto a noleggio, in taxi (anche se i prezzi sono piuttosto alti per la distanza) o con gli autobus di linea che collegano le due città. La terza opzione è l’aeroporto di Sharjah, il centro cittadino che rappresenta il prolungamento Nord di Dubai, a poco più di 15 km dal quartiere di Deira.

 

Lo spettacolo notturno del Burj Khalifa

Immagine copertina: vista dal 148° piano, “At the Top”, Burj Khalifa SKY.

Photo credits: Elena Bittante

View this post on Instagram

Dal 148° piano: il divenire nel deserto. Una visita “At the top” del @burjkhalifa è una sensazione appagante, gioca con l’emozione dell’altezza straordinaria ed evoca la suggestione di toccare il cielo con un dito. Infine osservare dall’alto il panorama può rivelarsi anche uno spunto di riflessione per comprendere l’ambizione dell’uomo: la conquista del deserto, un’espansione verso il “nulla”. La vista che si scorge dall’alto della torre è una considerazione tangibile degli interessi verso un territorio solo all’apparenza privo di potenzialità. Il mio articolo dal grattacielo con il punto panoramico più alto del mondo: http://www.europeanaffairs.it/roma/2018/08/09/il-punto-panoramico-piu-alto-del-mondo-at-the-top-del-burj-khalifa-il-grattacielo-dei-record-fiore-del-deserto/ 🇦🇪 . . . #burjkhalifa #dubai #emaar #picsdubai #dubailife #tallestbuildingintheworld #dubailifestyle #dubaicity #uae #dubaitag #ilovedubai

A post shared by Elena Bittante (@elenabittante) on

Elena Bittante
Go to Top
WhatsApp chat