la geografia della scoperta

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EUROPA - page 2

In viaggio alla scoperta del "vecchio continente"

Berlino, città moderna che racconta la storia

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Libertà in continua metamorfosi. Le persone possono creare mondi incredibili, dimensioni in costante divenire che nascono dagli errori del passato, incentivate da un presente di rinascita. Berlino è una fucina creativa, dove la più grande frontiera moderna è caduta ora si vive in comunione di intenti, tra fermento artistico e brio culturale di chi ha voglia di riscatto

Berlino non si visita, si vive. Ci si orienta con i suoi luoghi del simbolo e si passeggia captando la sua energia. Una capitale più interessante che bella, distante dagli stereotipi urbani a “bomboniera” delle realtà tedesche; la sua edilizia post moderna a tratti brutalista prevale senza far soccombere la memoria dei monumenti e dei palazzi neoclassici ricostruiti dopo la Seconda Guerra Mondiale. La sua identità contemporanea valorizza le testimonianze della grande storia rendendo la capitale una meta indissolubilmente legata agli eventi che segnarono il ‘900.

 

Per scoprire Berlino si comincia dal centro, il Mitte, dove spunta un susseguirsi di immagini legate al mito che precedono il viaggio. E’ proprio il “centro” che racchiude un vademecum perfetto per andare alla scoperta della città in un weekend: la Porta di Brandeburgo che dopo la caduta del Muro di Berlino (1989) diventò il simbolo della Nuova Berlino unita, la Torre della Televisione in Alexander Platz, edificata dalla DDR per la diffusione dei programmi di stato è oggi tra i simboli più stilizzati della città, la sua forma “aliena” è un must have per una sequela di souvenir declinabili per ogni esigenza. Il Palazzo del Reichstag, oggi sede del Bundestag (il parlamento federale tedesco), testimonia capitoli indelebili della storia del ’900 rivelandosi ai numerosi visitatori anche uno spettacolo moderno: campeggia sul tetto un’avveniristica cupola in vetro, tra le attrazioni principali della città da dove spaziare sul verde del parco di Tiergarten e osservare l’impeccabile pianificazione del quartiere governativo. I colori della natura smussano la loro intensità con il ciclo delle stagioni nei giardini del Mitte ma anche nel viale più famoso della Germania, l’ “Unter den Linden”, l’immancabile passeggiata sotto i tigli. Percorrerla non è solo rigenerante ma anche un’occasione per entrare in connessione con la città e chi la anima. Lungo la via è impossibile non socializzare e dopo chiacchiere e brindisi si torna a visitare altre mete lungo la via: il Kroprinzepalais, ovvero il Palazzo del Principe Ereditario, il “Zeughaus” l’Armeria dove visitare il Deutsches Historiches Museum (il museo di Storia Tedesca), e l’Università di Humboldt nota per essere stata frequentata da uno dei pensatori più influenti dello scorso secolo, Karl Marx.

Berlino è una capitale ricchissima di musei, per una fuga del weekend la “Museuminsel”, ovvero “Isola dei Musei”, è l’approdo perfetto per non naufragare nell’ampia scelta. Comprende il Museo Antico, un viaggio nel mondo etrusco, greco e romano; il Museo Nuovo dove sono custodite preziose collezioni di reperti di età egizia, tra cui l’incantevole Busto di Nefertiti; il Museo Bode un intreccio d’arte dal Medioevo al XVIII secolo; il Museo di Pergamo che ospita l’intero altare di Pergamo rinvenuto in Turchia nel 1878 dall’ingegnere Carl Wilhelm Humann; e infine la Galleria Nazionale, tra i poli museali più importanti della Germania. Dall’arte antica e classica a quella moderna e contemporanea dalle apparenze futuriste dello strabiliante Sony center a Potsdamer Platz, caratterizzato da un enorme tetto d’acciaio a forma d’ombrello tra le cui particolarità c’è quella di cambiare colore nel corso della giornata.

Berlino è un intreccio di spunti avanguardistici, un susseguirsi di idee innovative e allegorie architettoniche come l’ Holocaust-Mahnmal, il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa. Con una fioritura di 2711 steli in calcestruzzo di diversa altezza evoca il ricordo, un’opera ideata dall’architetto statunitense Peter Eisenmann su un’area di oltre 19.000 mq. Ed è proprio in questo luogo che si comprende in che modo scoprire la città, camminando smarrendosi tra il labirinto delle sue geometrie. Berlino si visita ma soprattutto si vive entrando in empatia con il dinamismo moderno nel ricordo del passato. Si passeggia lungo i brandelli del suo muro oltre il quale si legge un capitolo di storia monito per il futuro, si percorrono i suoi viali e si costeggiano i suoi cantieri, si rincorre la Sprea che scorre serena e i fiumi di birra che appartengono alla tradizione e ad un futuro condiviso.

 

Cupola del Bundestag
Passeggiando al Mitte
Holocaust-Mahnmal

Immagine copertina: Porta di Brandeburgo

Photo credits: Elena Bittante

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Libertà in continua metamorfosi🦋 Le Persone possono creare mondi incredibili, dimensioni in costante divenire che nascono dagli errori del passato, incentivate da un presente di rinascita. Berlino è una fucina creativa, dove la più grande frontiera moderna è caduta ora si vive in comunione di intenti, tra fermento artistico e brio culturale 🇩🇪 Un breve vademecum nel mio articolo per una toccata e fuga a #Berlino http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/05/08/berlino-citta-moderna-che-racconta-la-storia/ 🇩🇪 . . . #berlin #visitberlin #berlinstagram #visitgermany #deutschland #urbanphotography #streetviews #urban_shots #bestcitypics #bestcityviews #mitteberlin #alexanderplatz #streetphotography #officialtravelpage #igtravel #wonderful_places #lonelyplanet

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Stoccolma, dai premi Nobel al vascello affondato. I simboli e le identità della capitale svedese

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Stoccolma la consueta linearità svedese incontra l’eredità storica che ricama il suo centro e lascia preziosi cimeli di guerre mai viste. La capitale scandinava rivela molto più di un consumistico d’arredo minimal, da Gamla Stan, la pittoresca città vecchia, al vascello Vasa, orgoglio storico nonostante sia una nave affondata poco dopo la partenza. E poi l’animo verde della Svezia che travalica le frontiere urbane ritagliando i suoi spazi anche nella capitale. Il parco reale di Djurgården, è l’unica riserva naturale al mondo all’interno di una città: un’isola nel cuore di Stoccolma parte del suo parco nazionale

Una passeggiata nel cuore di Stoccolma è un tuffo nella suggestione per chi ha viaggiato con la fantasia di AndersenGamla Stan sembra l’ambientazione delle sue favole. Perdersi tra i suoi vicoli sbirciando all’interno delle case colorate è un piacere consentito, le finestre senza tende rivelano i loro mondi. Matasse di stradine acciottolate si snodano nella pittoresca piazza principale di Stortorget, la più antica di tutta la città. Si prosegue lungo le vie principali di Västerlånggatan e Österlånggatan a caccia di prodotti tipici e artigianato che profuma di conifere. La città vecchia di Stoccolma è uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa e proprio in quest’area venne fondata Stoccolma nel 1252. Nella trama di casette fiabesche, spicca maestoso il Palazzo Reale. Tra i più grandi del mondo conta più di 600 stanze e ospita importanti musei come quello della Livrustkammaren e l’Armeria Reale, un atelier di armature e costumi d’epoca da non perdere.

L’attrattiva che orienta i passi in città è l’elegante Municipio di Stoccolma. Con la sua guglia alta 106 metri, è un punto di riferimento anche per la storia e l’identità svedese. Opera dell’architetto Ragnar Östberg è il simbolo del potere della Svezia, basta affinare lo sguardo per notare le Tre Corone dorate che campeggiano sulla sua cima. Riferimento per cittadini e turisti ma anche per la scienza e la cultura: nelle sue sale si svolge il prestigioso ricevimento dei Premi Nobel.

 

Municipio di Stoccolma

Dopo aver svelato l’animo più romantico e pittoresco della città, facciamo tappa al Museo d’Arte Moderna situato nell’ isoletta di Skeppsholmen. L’edificio con le sue linee moderne, progettato dall’architetto spagnolo Rafael Moneo, è l’incipit del meraviglioso percorso d’arte che custodisce capolavori dei maestri del Novecento come Dalì, Picasso, Matisse e Derkert e avanguardie contemporanee da scoprire e appuntare.

Vasamuseet

Si continua a passeggiare seguendo l’intreccio di ponti che collegano le isole e attraversano i canali arrivando nel verde di Djurgården, dove la tradizione svedese si racconta nella natura. Un tempo riserva di caccia reale oggi è un atollo di possibilità: l’area ospita musei, monumenti e parchi divertimento. Che sia la natura ad ospitare l’uomo, o la città ad accogliere il suo verde sono interpretazioni della stessa storia, una simbiosi ancestrale che gli svedesi hanno con la loro terra. Stoccolma è una capitale verde, non solo per mentalità e qualità della vita. Conifere, querce e numerose varietà di alberi abbracciano la città e fanno da quinta a grandi musei e spazi ricreativi. Il Djurgården è la più grande oasi urbana, nata nel 1580 come riserva faunistica, si trasformò poi in riserva di caccia con il regno di Carlo XI. Nel corso del XVIII secolo venne trasformata in un parco pubblico e con il tempo spuntarono sempre più numerose delle piccole locande in legno, luoghi di incontro e convivialità tanto da ispirare anche il genio musicale di Carl Bellman, il trovatore simbolo della Svezia. Oggi i prati e i boschi del parco continuano ad essere fonte di ispirazione o di relax alternandosi ai luoghi della cultura, questo grande giardino dalle sembianze fiabesche racconta la storia del suo paese nei musei più importanti della città. A Djurgården si trova il Vasamuseet dove è esposto un magnifico vascello del seicento, un’imbarcazione che quasi per beffa conobbe la sua fortuna solo dopo l’esposizione museale del 1990: affondò dopo il primo chilometro del suo viaggio d’inaugurazione nelle gelide acque del porto di Stoccolma il 10 agosto del 1628. Il maestoso relitto dopo una complessa operazione di recupero e restauro sfoggia le sue sembianze praticamente intatto ed è considerato una delle attrazioni principali della capitale svedese. La storia campeggia nella natura a Djurgården, l’area ospita anche il Nordiska Museet, fondato nei primi anni del 1900. Quattro piani di uno stravagante castello in stile rinascimentale si propone come almanacco della vita quotidiana svedese dal 1520 sino ai giorni nostri. In esposizione collezioni di cimeli dell’ artigianato contadino, moda, tessuti e arredi che raccontano lo spirito della cultura scandinava.

Il maestoso vascello Vasa

Raccontare le origini e la tradizione è un tassello fondamentale per gli svedesi, descrivere e riprodurre anche le usanze più semplici che rimandano ad una vita rurale sembra quasi una controtendenza all’ostentazione del bello che prevale nei poli museali. In Svezia l’arte e le innovazioni si evolvono in connessione con la natura e le radici affondano nell’inventiva di una popolazione contadina che reinventava con astuzia le possibilità offerte dalla terra. Con questa chiave di lettura risulta facilmente comprensibile l’ostentazione antropologica delle “piccole cose semplici” che si descrivono nell’artigianato e nelle usanze di questo paese. A coronare questa interpretazione della tradizione scandinava nel parco è lo Skansen. Si tratta del primo museo all’aperto della Scandinavia, ideato nel 1891 con l’intento di omaggiare e ricordare il passato in una società sempre più industrializzata. In quest’area tematica si trovano 150 case e fattorie provenienti da tutta la Svezia per riprodurre la vita contadina e la cultura lappone Same. Passeggiare per i suoi viali è un’esperienza unica, un suggestivo viaggio nel tempo che proietta nei primi del ‘900 e aiuta a comprenderne l’inventiva e la dignità di una vita di sussistenza. Un’occasione per vivere in prima persona la storia del paese attraverso gli usi e i costumi e le attività lavorative riprodotte da teatranti appassionati in costumi d’epoca. Scorci di vita e impegni quotidiani ma anche balli popolari e celebrazioni di feste tipiche. Skansen permette di viaggiare nella storia tutto l’anno e propone un fitto programma di attività, anche interattive. L’evento più atteso, come vuole la tradizione svedese è il mercatino di Natale, con danze attorno all’albero e concerti nella chiesa di Seglora. Il museo di Skansen è un excursus architettonico e antropologico ma anche zoologico e botanico: ovunque sono visibili flora e fauna dei paesi nordici con orsi, lupi e alci perfettamente ambientati e tutelati nel loro habitat naturale. Musei e tradizioni immersi nel verde, Djurgården è un parco che racchiude l’identità svedese che difficilmente si dissocia dalla natura.

Vista su Djurgården

Immagine copertina: la piazza principale Stortorget, Gamla Stan.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Varsavia: un tour romantico alla scoperta del Parco Łazienki e della Residenza di Wilanów

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La capitale della Polonia ritaglia degli angoli preziosi, avulsi dal pregiudizio post sovietico che gli “occidentali del vecchio continente” tendono ad attribuire alle realtà dell’est Europa, standardizzandole nel calcestruzzo anonimo e nell’assenza di creatività. Varsavia racconta la sua storia anche nei toni romantici di un passato glorioso, quello dei parchi e dei palazzi d’epoca, risorti dignitosamente dall’ultimo secolo che ne svilì la bellezza. Scopriamo Park Łazienki con il suo incantevole Palazzo sull’Acqua, polmone verde della capitale, e la Residenza di Wilanów, un tesoro dai tratti nostrani in terra polacca, a pochi chilometri dalla sua capitale

Facciata nord del Palazzo sull’Acqua

Parco Łazienki e il Pałac na Wodzie, il Palazzo sull’Acqua.

Il Parco Łazienki è il più vasto di Varsavia, quasi 80 ettari di verde che confonde i suoi toni con un tocco di blu del lungo specchio d’acqua che lo attraversa da nord a sud. Non è un caso se i varsaviani lo conoscono come “Łazienki Królewskie, letteralmente “Bagni Reali”. Considerato il più bel parco urbano della capitale, questo angolo verde è un elegante salotto naturale dove spuntano candide architetture neoclassiche, eredità di un passato reale che svela il lato più romantico della città, forse quello che ispirò anche il compositore polacco più famoso della storia, Frédéric Chopin.

Il parco all’inglese come possiamo ammirarlo oggi, venne progettato nel 1764 per volere del re Stanislao Augusto. Ispirato ai grandi giardini europei di Francia e d’Inghilterra, l’area si snoda in un dedalo di percorsi: il rincorrersi dei suoi vialetti ci permette di spaziare nella sua grande area tenendo come punto di riferimento il lungo lago centrale “tagliato” da uno dei palazzi più importanti di tutta la città. Il gioiello architettonico del Łazienki è il Pałac na Wodzie, il Palazzo sull’Acqua, che al primo colpo d’occhio appare come un gioco di prestigio: in lontananza sembra sorgere dallo specchio d’acqua come per incanto. Opera di Domenico Merlini che nel 1772 trasformò il padiglione preesistente nell’elegante struttura che oggi possiamo ammirare e visitare. Come un museo di arti figurative all’aria aperta, l’esterno è ornato da colonne e il suo attico è coronato da statue di André le Brun, impersonificazioni marmoree di elementi naturali e del mito. Questa elegante residenza “sull’isola”, come amano definirla gli abitanti di Varsavia, continua a stupire oggi come allora i visitatori con un teatro all’aperto che adibisce un palco “sulle acque”, coerente all’architettura onirica del vicino palazzo. Le gradinate si trovano sulla terraferma mentre la scena è posta su un’isoletta con tanto di false rovine, un omaggio all’antichità classica che ricalca più un artificio barocco.

Vialetti e ponti nel parco Łazienki
Facciata sud del Palazzo sull’Acqua

La residenza di Wilanów

Varsavia è una capitale eterogenea, convive con stucchi e cemento in perfetta armonia. Parchi, giardini e splendidi palazzi dalle apparenze fiabesche spuntano nei quartieri popolari della periferia, più votati alla praticità che alla bellezza, come la Residenza di Wilanów a pochi chilomentri dal centro della città. Costruita come dimora estiva della corte per volere di Giovanni III Sobieski nel 1677, nei primi anni si trasformò in un’autentica accademia d’arte, complice l’influenza francese che dilagava in tutta Europa. Numerosi artisti polacchi e stranieri vennero chiamati per adornare il palazzo e i regnanti si ispirarono al Re Sole, mecenate di bellezza, un “influencer” ante litteram ma degno per contenuti ed unicità. La sua emulazione fu uno stimolo che incentivò l’abbellimento della residenza sino a trasformarla in una piccola Versailles.

A dispetto dell’iniziativa suggerita dalla ricchezza francese, l’aspetto esteriore e la predisposizione degli interni poco hanno a che fare con il suo stile: basta un’occhiata alla facciata del palazzo per intuire una chiara vocazione italiana. La residenza di Wilanów è infatti ispirata al barocco toscano che rimanda all’ingegno di Augusto Locci. L’esterno è scandito da semi colonne corinzie e statue raffiguranti le virtù, spiccano inoltre numerosi bassorilievi che tramandano ad immagini le battaglie vinte contro i Turchi, un’iconografia strategica che rappresentava con orgoglio gli onori della casata. Anche l’interno conserva l’impianto voluto dall’architetto sul modello delle ville italiane: due grandi sale al centro e gli appartamenti reali ai lati. E’ possibile visitare gli interni e la Galleria del Ritratto polacco ospitata negli spazi di questa residenza dai tratti nostrani.

Entrata Residenza di Wilanów
Interni del palazzo

Immagine copertina: Parco Łazienki e il Pałac na Wodzie

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Finlandia: la pittoresca cittadina di Porvoo, quintessenza di un passato mercantile

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Porvoo o Borgå in svedese, è la seconda città più antica della Finlandia, famosa per le sue case rosse affacciate sul fiume Porvoonjoki. Un luogo dove il profumo del legno delle abitazioni centenarie si confonde con quello vivido della foresta poco distante. Un centro dal passato commerciale oggi votato al turismo per i viaggiatori interessati alla storia e alla tranquillità

IL PICCOLO CENTRO E LA TUOMIOKIRKKO

Vanha Porvoo, la città vecchia e la sua storia

Vanha Porvoo, la città vecchia, appare ai turisti come un perfetto prototipo di villaggio del nord Europa. Case in legno colorate, piccole e regolari, cura e ordine in ogni angolo delle sue strade, una realtà quasi immaginaria per chi arriva dal caos delle grandi metropoli. Da ogni finestra sporge un vaso di fiori e dagli usci si espande un profumo di dolci alla cannella, al cioccolato o forse del famoso tortino di Runeberg, la specialità tipica farcita con marmellata di lamponi. Un habitat ideale anche per chi apprezza la pasticceria di qualità (e non disdegna le calorie) che si tramanda da generazioni.

La Porvoo delle cartoline è nota per le sue casette color rosso ruggine affacciate lungo al fiume Porvoonjoki. Un tempo questi edifici erano utilizzati come magazzini ed erano ricolmi di merci destinate in ogni angolo d’Europa, soprattutto verso la fine del XIV secolo quando venne istituito ufficialmente il centro cittadino. Oggigiorno fanno parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e la loro vista è imperdibile. Oltre al fascino pittoresco di questo panorama che si può scorgere dall’altro lato del fiume, dobbiamo proiettarci nella sua storia con un pizzico d’immaginazione. Le acque di questo tranquillo canale erano solcate da un via vai di navi mercantili, la cittadina era un crocevia commerciale con un importante porto al riparo dalle impetuose acque del Baltico. Oggi questi spazi ospitano le botteghe degli artigiani che hanno votato la loro operosità al turismo, gli atelier degli artisti, i negozi di souvenir e di antiquariato. Il fascino della cittadina si descrive lungo la promenade che costeggia il fiume e continua nel suo centro storico. Ricostruito nel ‘700 dopo un disastroso incendio, ci accoglie con un dedalo di stradine di ciottoli che si snodano tra case in legno colorate.

Troneggia sulla cima della collina della Vanha Porvoo la Tuomiokirkko, l’elegante cattedrale in stile gotico. Luogo di fede e tassello della storia finlandese: proprio qui nel 1809 lo zar Alessandro I convocò la prima Dieta di Finlandia. Una data memorabile per la nazione che testimonia la conquista della sua libertà religiosa.

PORTALE TUOMIOKIRKKO
VIA PRINCIPALE DEL CENTRO, VANHA PORVOO

Come raggiungere Porvoo

Il piccolo centro di Porvoo si trova a soli 50 km da Helsinki. La vicinanza, la bellezza e l’importanza storica la rendono tra le mete più gettonate vicine alla capitale, facilmente raggiungibile anche con i trasporti pubblici. L’autobus è il mezzo più diretto ed è possibile prenderlo dalla stazione degli autobus di Helsinki, a Kamppi. Da qui partono tutti i giorni ogni mezz’ora numerosi mezzi diretti a Porvoo. La percorrenza è di un’ora e il costo del biglietto è di 11,80 €.

Un’alternativa meno pratica ma indubbiamente entusiasmante è il treno. La partenza è dalla stazione di Kerava, cittadina vicina alla capitale. Se optate per questo trasporto, la comodità lascia spazio alla suggestione poiché si parte a bordo del lättähattu, “il cappello piatto”, un treno del 1950.

Altro mezzo alternativo per un tragitto rilassato è la nave. Effettuano la tratta Helsinki-Porvoo la J.L. Runeberg costruita nel 1912 e la Royal Line, entrambe partono da Kauppatori, la Piazza del Mercato di Helsinki. La percorrenza dura quasi tre ore, una proposta ideale per il periodo estivo.

Per chi noleggia un’auto, la direzione da seguire è Kotka o San Pietroburgo (sui cartelli segnalata come Pietari). La durata del percorso è di circa 40 minuti.

PASSEGGIATA LUNGO IL PORVOONJOKI

Immagine copertina: Il Porvoonjoki 

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

 

 

 

 

Valencia, la città di Calatrava che non rinuncia al verde urbano

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Valencia è un mosaico urbano di tasselli antichi e moderni, una storia di incastri perfetti. Dalla pianificazione romana della sua fondazione nel II secolo a.C. ai capricci dei nostri tempi dell’archistar valenciano Santiago Calatrava. Una città dove spiccano cimeli di varie epoche, basta scrutare l’orizzonte dall’alto del campanile della Cattedrale il “Miguelete”, per notare lo sfavillio delle cupole blu, gioielli dell’eredità moresca, e contare le guglie gotiche degli edifici civili che si stagliano verso il cielo. Il rincorrersi dei secoli attraverso le forme eterogenee dell’architettura si coglie anche passeggiando per le vie del centro. Il dedalo di vicoli del “Barrio del Carmen” contrasta con le eleganti vie che si snodano dalla piazza del municipio, ricolme di ricami art nouveau, sino a giungere all’ “Eixample”, l’espansione moderna nella parte meridionale della città che affaccia verso il mare

Torre della Cattedrale
Panorama della città, spiccano le tipiche cupole blu

Valencia ha una trama variegata, un’unione di stili legati da un verde urbano ricorrente, un’autentica città giardino con una spiccata vocazione alla natura. Lo capiamo ancora prima di arrivare leggendo la sua mappa: risalta una lunga area di verde pubblico che attraversa l’intera città e cinge la parte nord-est del centro storico. Si tratta dei giardini del Turia che sorgono sul vecchio letto dell’omonimo fiume, trasformato in parco pubblico negli anni ‘50. Questa strategia urbanistica venne pianificata a seguito di numerose inondazioni, il corso d’acqua simbolo di vita e humus di civiltà divenne una spada di Damocle per i residenti, alla quale si doveva far fronte. Il corso del Turia venne deviato e il vecchio alveo trasformato in un’arteria verde che oggi pulsa a tutte le ore del giorno con un continuo via vai di ciclisti, runners o di chi ama passeggiare lungo il suo percorso sinuoso. Un lungo itinerario di 9 km che parte dal bel panorama sulla città del “Parque de Cabecera” sino al polo della “Ciudad de las Artes y las Ciencias”.

Le eleganti linee dell’Umbracle, la passerella della Ciudad de las Artes y las Ciencias
Museo delle scienze Príncipe Felipe e il planetario Hemisfèric
Hemisfèric
Le statue del Jardines del Real

Valencia, il terzo centro più grande della Spagna è una realtà dinamica che dissolve la frenesia e il caos metropolitano nei suoi angoli di pace. La città ospita altre numerose oasi come i “Jardines del Real”, chiamati dai valenciani “Los Viveros”. Un elegante parco dove l’arte incontra la natura, un invito ad attimi di relax tra palmeti e agrumeti, a differenza del dinamico Turia dove prevalgono il movimento e l’attività fisica.

La pianificazione del verde pubblico valenciano fu negli anni ponderata e consapevole e questo eccellente esempio urbano contrasta con il progetto avveniristico di Calatrava, particolarmente contestato dai cittadini. Verso la “foce” del parco del Turia troviamo il suo regno, la città delle arti, delle scienze e per certi versi dell’azzardo a causa dei suoi costi esorbitanti pagati con le tasse dei valenciani. Nonostante le controversie rimane per tanti abitanti e per i turisti la “ciudad” dello spettacolo e dell’immaginazione soprattutto nelle giornate di sole quando il “Palau de les Arts Reina Sofia”, rivestito di mosaici in ceramica traslucidi, brilla candido sotto il cielo azzurro delineandosi come un enorme scarafaggio, molto simile ad un’entità extraterrestre. Il polo ospita anche il museo delle scienze “Príncipe Felipe” e il planetario “Hemisfèric”, strutture armoniche di acciaio e vetro a contrasto della loro materia.

Il complesso appare come un’architettura organica d’avanguardia, una sintesi della tecnica che estremizza le forme della natura in strutture dall’apparenza aliena. La Città delle Arti e delle Scienze sembra un mondo surreale ma il progetto omaggia la realtà del creato, stile inconfondibile dell’architetto valenciano. In questo luogo la connessione alla natura è sempre presente, non solo negli intenti architettonici. Ne è l’esempio l’ “Umbracle”, una passerella di 320 metri ad archi parabolici che ospita un palmeto e numerose specie floreali. Nonostante i pareri contrastanti, questa cittadella è un progetto oneroso ma stupefacente che trasforma la periferia in un gioiello territoriale, abbracciato dal verde continuo di Valencia che sfuma al blu del mar Mediterraneo.

Palau de les Arts Reina Sofia
Il giardino dell’Umbracle

Immagine copertina: Museo delle scienze Príncipe Felipe e il planetario Hemisfèric – Ciudad de las Artes y las Ciencias, Valencia 

Photo credits: Elena Bittante

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Eccolo il capriccio architettonico dell’archistar valenciano Santiago Calatrava, la città delle arti, delle scienze e per certi versi dell’azzardo a causa dei suoi costi esorbitanti pagati con le tasse dei valenciani. Il progetto avveniristico, nonostante le controversie, rimane per tanti abitanti e per i turisti la “ciudad” dello spettacolo e dell’immaginazione. Basta soffermare lo sguardo sul “Palau de les Arts Reina Sofia”, il complesso delle arti, rivestito di mosaici in ceramica traslucidi a contrasto della struttura in brullo calcestruzzo per immaginare mondi alieni sotto il cielo azzurro di una bella giornata di sole🦋 . . . #igvalencia #valencia #valenciacity #visitvalencia #valenciagram #valenciabonita #ig_spain #living_europe #ciudadartesyciencias #santiagocalatrava #modernarchitecture #organicarchitecture #dametravel

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Rijksmuseum di Amsterdam: i toni freddi olandesi si scaldano con le opere di Rembrandt, maestro della luce

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La capitale sull’acqua accoglie anche i viaggiatori in cerca di un grand tour moderno a caccia delle meraviglie dell’arte, non solo trasgressioni. Ad Amsterdam troviamo il Rijksmuseum, uno dei maggiori musei europei. Dopo il suo ultimo restauro terminato nel 2013, ha aperto le sue 80 sale in grande stile: quattro piani per un viaggio nella storia dell’arte olandese, con digressioni asiatiche. Quest’ultima ala espositiva comprende opere provenienti da Cina, Giappone, Indonesia, India, Vietnam e Thailandia, dal 2000 a.C. fino ai giorni nostri. Un incontro di stili che non offuscano le opere del grande artista orgoglio olandese, Rembrandt

Estate, Jan van Goyen, 1625

Il Rijksmuseum, perché è tra i migliori d’Europa 

Il Rijksmuseum è tra i più noti di Amsterdam, nonchè uno tra i più rinomati di tutta Europa e del mondo. Una visita obbligata per i pionieri dell’arte ma anche una valida proposta per chi cerca riparo dal freddo o dalla pioggia dell’autunno dei Paesi Bassi. Un incontro inatteso con l’arte che può risvegliare una passione sopita o mai rivelata perché questo museo è molto più di un’esposizione ma una proposta innovativa e interattiva. L’ultimo restauro (dal 2003 al 2013, costato 370 milioni di euro) l’ha reso un percorso cronologico perfetto che si addentra nella creatività olandese della sua storia dell’arte dal Medio Evo fino al XX secolo. La sua collezione conta 1 milione di pezzi dei quali circa 8mila sono in mostra. Un’esposizione che vanta numerosi nomi del firmamento artistico mondiale, soprattutto le personalità di spicco del ‘600 olandese, epoca d’oro per la produzione artistica del paese.  A primeggiare sono le opere immortali di Harmenszoon van Rjin Rembrandt.

Le meraviglie di Rembrandt: tour dedicati e mondo virtuale. Il Rijksmuseum è un museo smart

La produzione olandese del 1600 è un mondo a sè e per capirla e apprezzarla pienamente vale la pena vivere la dimensione cittadina che oggi come allora vive in simbiosi con l’acqua, quella malinconica dei suoi canali e delle nuvole fitte sopra le sue case. Per questa ragione si propone Rijksmuseum come meta del secondo giorno della vostra vacanza ad Amsterdam, quando vi sarete un minimo ambientati con la realtà cittadina.I quadri di Rembrandt sono un’antitesi perfetta al mondo esterno che li accoglie, risplendono nelle loro cornici come una visione salvifica e luminosa. La ricerca della luce vibrante è una costante nelle sue opere e ricorda ai nostri occhi allenati alla meraviglia italiana, i dipinti di Caravaggio. L’artista olandese a differenza del suo “contemporaneo”, la usa con meno esasperazione ricreando delle scene meno drammatiche, incredibilmente calde e coinvolgenti. Si potrebbe passare ore davanti all’opera più famosa del museo: La Ronda di Notte, uno dei capolavori di Rembrandt esposti al Rijksmuseum. Si centellinano gli attimi al suo cospetto e si rivede innumerevoli volte in digitale. La vocazione alla storia dell’arte di questo museo non preclude le eccellenti tecnologie del presente: è possibile scaricare liberamente dal sito 225mila foto in alta risoluzione delle opere della sua collezione. Questo enorme progetto di digitalizzazione condivide l’arte con un linguaggio 2.0 e attira l’attenzione di molti giovani.

Dettaglio di La Ronda di Notte Rembrandt (La Compagnia di Frans Banning Cocq e Willem van Ruytenburch), 1642

Per chi desidera visitare direttamente le opere di Rembrandt il Rijksmuseum offre inoltre la possibilità di seguire tour tematici. Il Rembrandt Tour per esempio è un’occasione unica per approfondire la conoscenza della vita del pittore olandese e affacciarsi alla realtà del XVII secolo. E’ possibile partecipare ai tour in inglese tutti i giorni dalle 15 alle 16, mentre per la visita guidata in italiano serve effettuare una prenotazione apposita. Se siete interessanti a scoprire le opere maggiori, il museo organizza due tour al giorno. Anche in questo caso si consiglia la prenotazione.

Passeggiata lungo i canali

Immagine copertina:  La Ronda di Notte Rembrandt (La Compagnia di Frans Banning Cocq e Willem van Ruytenburch), 1642.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Il castello di Lisbona, il più bel punto panoramico della città arroccato nella storia

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Quando visitiamo Lisbona abbiamo la sensazione di sentirci un po’a casa. Una città adagiata su sette colli come la nostra capitale e baciata dal sole delle nostre latitudini. Quando passeggiamo per il centro e per le vie abbarbicate sulle alture, avvertiamo una sorta di “atmosfera mediterranea” familiare, quella di una realtà che non affaccia sul nostro mare ma ne rivela qualche similitudine. L’aria salmastra che si respira è quella dell’Atlantico che non lascia dubbi alla sua posizione al confine d’Europa: Lisbona è adagiata sulle sponde del fiume Tejo a pochi chilometri dal grande e immenso blu che le diede fortune e possibilità. Un tempo la città fu volano per le scoperte geografiche che cambiarono il corso della storia e la concezione del mondo. Oggi resta devota al suo passato, un po’assopita nel suo vivere rilassato e dal fado, non è raro sentire le note delle sue malinconiche melodie passeggiando lungo i suoi larghi viali o nei vicoletti nascosti della città vecchia. A ricordare l’epoca d’oro delle conquiste e dei commerci, il castello de São Jorge, dal quale si gode uno dei panorami più belli della città

Scorci sulla città tra gli anfratti delle mura del castello

Il castello de São Jorge e il suo panorama 

Lisbona è nota per i suoi belvedere, i miradouros, come li chiamano i locali. Un tempo strategici punti di vedetta, oggi sono considerati aree privilegiate per godere di meravigliosi scorci sulla città e sul fiume che la lambisce. Il più famoso è quello del castello di São Jorge, nella parte più alta del quartiere di Alfama, la zona della città vecchia. Per arrivare al castello, il consiglio è quello di prendere il tram numero 28 in direzione Santa Luzia. Questo vecchio convoglio è molto più di un mezzo pubblico, è un’attrattiva cittadina puntuale ed efficiente. Lo sferragliare convulso di questi vecchi tram gialli segue il percorso più suggestivo della città e vi conduce nelle zone più belle dell’Alfama, una proposta per unire l’utile al dilettevole e godere di tutto il fascino di questo servizio d’altri tempi.

Tram numero 28 davanti al Sé de Lisboa

Dopo la fermata Castelo, si raggiunge l’entrata della fortezza in pochi minuti: vi troverete al cospetto di una delle più note roccaforti della storia portoghese. Le origini del castello de São Jorge risalgono al V secolo, venne fondato dai Visigoti per poi essere rimaneggiato ed ampliato dai Mori quattro secoli dopo. Ulteriori migliorie vennero effettuate dal primo re del Portogallo Alfonso Henriques che lo trasformò in residenza reale e rimase tale sino al XVI secolo per poi essere adibito a prigione.

Il castello fu un punto strategico durante l’epoca d’oro del Portogallo, quella della supremazia nei mari di un mondo sempre più conosciuto. Quando Vasco da Gama tornò trionfante dall’India nel 1499, lo accolsero nell’area dell’Olisiponia dove oggi è possibile assistere ad uno spettacolo multimediale che racconta la storia della città. Il castello apre le porte alla storia con un pizzico di suggestione: nella Torre di Ulysses possiamo osservare Lisbona con un insolito sistema di specchi e schermi grazie al Periscopio. Proposte innovative che descrivono il suo animo, un affascinate mix tra l’antico e il moderno raccontato in modo anticonvenzionale.

Il vecchio punto di vedetta sulla città: in lontananza la piazza del Commercio che affaccia sul fiume Tejo
Il panorama sui tetti ocra della città, caratteristica tipica dell’edilizia di Lisbona

L’attrattiva più bella del castello amata dai turisti e dai cittadini resta la passeggiata lungo il perimetro delle sue mura e nei giardinetti in stile arabo nei suoi cortili. Questi spazi di quiete non tradiscono l’influenza moresca che si ripropone anche nella struttura del castello e nei nomi che tutt’oggi lo descrivono. Nella metà del XI secolo i mori costruirono le mura in difesa della Kasbah (fortezza) per dominare tutta l’Alcazaba (cittadella). I vialetti che costeggiano il “Castelo” offrono diversi scorci che permettono di spaziare a 360 gradi sulla città: Lisbona si rivela ai nostri occhi come un puzzle imperfetto, una trama di tetti color ocra, palazzi moderni e scheletri del passato. Venne ricostruita quasi completamente dopo il terribile terremoto del 1755 che la rase praticamente al suolo. In prospettiva sud ovest si nota il ponte 25 de Abril, prodigio della tecnica ingegneristica che assieme al ponte Vasco da Gama, più a nord est rispetto al castello, tagliano il corso del fiume Tejo.

Dalla panoramica di São Jorge è facile riconoscere i quartieri della città: spiccano il Chiado, il Barrio Alto, il quartiere di Graca e a poca distanza il dedalo delle viette dell’Alfama che si snodano sotto le mura del castello. Anche quest’ultimo toponimo rivela la sua origine araba: Alfama deriva da Al-Hamma, che significa sorgenti calde. Dall’alto del castello e dalle altre numerose miradouros, si ha una visione d’insieme della città: una miriade di tetti che nascondono mille storie e significati, trama di un’esistenza non sempre dorata. Lisbona è una capitale rilassata e allegra, a tratti malinconica alla ricerca del suo passato glorioso, aggrappata all’Europa e proiettata verso altri lidi.

Vista sul fiume Tejo e il ponte 25 de Abril in lontananza

Immagine copertina: dettaglio delle mura del castello de São Jorge

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Il castello di Praga, il più grande ed eclettico del mondo che ispirò Kafka

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Il castello, Prazsky hrad, si staglia sulla sponda sinistra del fiume Moldava delineando la città con le fattezze di un regno incantato. Praga anticipa il suo fascino già all’orizzonte e tra guglie e pinnacoli rivela la presenza del suo castello, il più grande di tutto il pianeta

Il soffitto tardo gotico di Sala Vladisao

Il Castello di Praga, una stratificazione di stili 

Una città dall’eleganza innata, anche il cielo plumbeo autunnale sopra i suoi tetti sembra un raffinato color perla. Gli edifici color pastello adornano le piazze e il profumo di zucchero dei trodelnik, i dolci tipici del luogo, aleggia per le sue vie confondendo i sensi: chiunque può cadere in preda a metamorfosi immaginarie. Chi vaga per le sue strade stimola una sorta d’immaginazione kafkiana, un incantesimo inatteso che rende la sua scoperta un viaggio che travalica la realtà per giocare con la fantasia. Come tutti i paesi delle meraviglie, Praga vanta un grande castello, il più grande del mondo. Quando parliamo di castelli, li associamo spesso ad un unico edificio, ma visitando quello di Praga ci addentriamo in una vera e propria cittadella che racchiude un susseguirsi di edifici storici, musei e gallerie racchiusi dal nastro delle sue solide mura. Una fortezza che narra racconti e leggende ma anche capitoli di storia che cambiarono le sorti del “vecchio continente”.

La particolari fattezze e la singolare disposizione sono l’eredità della sua lunga storia: l’edificazione risale al IX secolo. Nacque come un insediamento fortificato e si sviluppò in modo irregolare nel corso delle epoche successive. Nei secoli vennero aggiunte numerose modifiche, un castello in divenire che descrive nelle sue forme quattro ricostruzioni principali. L’ultima lascia intravedere il raffinato gusto neoclassico voluto dall’imperatrice Maria Teresa durante il suo regno (1740-80). Oggi si presenta ai visitatori come un mosaico di stili, perfettamente coesi nella loro diversità. Per ripercorrere nel dettaglio la storia del castello, è imperdibile una visita al suo museo nell’Antico Palazzo Reale.

Vista sul Castello di Praga dai Giardini Reali

Dalle tre corti al Vicolo d’oro

Da piazza Hradcany si accede all’ingresso principale al castello vegliato da statue barocche di titani combattenti. Ci troviamo nella prima corte dove allo scoccare di ogni ora si assiste al cambio della guardia. Si prosegue arrivando alla seconda cortedove nel mezzo campeggia un’elegante fontana barocca con pozzo. Da qui è possibile accedere al Tesoro di San Vito, conservato nella cappella settecentesca della Santa Croce, scrigno di meravigliosi gioielli ecclesiastici, e alla pinacoteca del Castello che offre ai suoi visitatori opere di arte europea dal XVI al XVIII secolo, tra le quali Rubens, Tintoretto e Tiziano.

Passeggiando tra le corti del castello

La terza corte si apre con una prospettiva sulla Cattedrale di San Vito. L’affaccio non rende giustizia alle imponenti dimensioni di questo gigante della fede, tra le cattedrali più importanti del centro Europa, polo attrattivo della vita culturale e religiosa della Repubblica Ceca. Edificata nell’arco di 600 anni, le sue fondamenta in pietra vennero poste dall’imperatore Carlo IV nel 1344 e venne consacrata solo nel 1929. Un gioiello gotico con intarsi di vari stili e tesori del XX secolo. Imperdibili sono le sue vetrate dipinte in stile art nouveau. Soffermatevi sulle opere di Alfons Mucha nella terza cappella del lato settentrionale che raffigurano le vite dei santi Cirillo e Metodio.

Vetrate di Alfons Mucha
Mosaici esterni della Cattedrale di San Vito

Dalla terza corte si accede anche all’Antico Palazzo Reale dove oltre alle sale del museo potrete ammirare le sue mirabolanti architetture, in particolare la Sala Vladisao che incanta con l’ipnotica armonia delle sue volte, uno stupefacente connubio tra l’enigmatico gusto tardo gotico e la compostezza razionale delle forme rinascimentali. A poca distanza si trovano gli ex uffici della Cancelleria Boema, è in questa ala del palazzo che troviamo la finestra tristemente nota nei libri di storia per la “defenestrazione di Praga” che diede inizio alla Guerra dei Trent’anni.

La visita al castello è un susseguirsi di storie e suggestioni. Dopo la terza corte, vi attende la Basilica romanica di San Giorgio e successivamente si continua il percorso sino al Vicolo d’Oro. In controtendenza alle grandi architetture del potere civile e temporale, le sue minuscole case variopinte ci riportano in una realtà più ridimensionata ma altrettanto affascinate. Costruite nel XVI secolo per ospitare le famiglie dei tiratori scelti della guardia al castello, ospitarono nei secoli a venire gli abili artigiani orafi e successivamente artisti di fama mondiale che accrebbero la sua atmosfera, compreso Franz Kafka che vi soggiornò tra il 1916 e il 1917.

Casetta tipica del Vicolo d’Oro

I giardini del castello di Praga

Dopo una visita al castello non perdete una visita ai Giardini Reali nelle immediate vicinanze, una location perfetta per una passeggiata nella storia dell’arte. Un ricamo di architetture e decorazioni che raccontano il gusto delle varie epoche nel cuore verde della capitale ceca. Numerosi vialetti delineano un elegante parco all’inglese, un dedalo di percorsi dove è impossibile perdere l’orientamento: da ogni angolo di questo eden urbano è facile scorgere tra le grandi chiome degli alberi le guglie severe della maestosa cattedrale del castello. I Giardini Reali, in lingua ceca Kralovska Zahrada, vennero progettati nel 1534 per volere del re Ferdinando I.  Da sempre un vezzo della progettazione architettonica e della sperimentazione botanica: il loro stile si trasformò nei secoli secondo il gusto e le mode delle varie epoche.

Tra il verde degli alberi e le aiuole di fiori variopinti di una stagione ancora generosa, spicca armonica e composta la Míčovna, la casa della Pallacorda. Questo elegante edificio dal gusto rinascimentale risale al 1569 venne progettato da Bonifác Wohlmut per il gioco della palla, attività ludica molto apprezzata in quell’epoca. Meravigliosamente intarsiata nel verde del giardino anche la residenza estiva della regina Anna degli Jagelloni, un edificio dalle linee curiosamente familiari per noi del Bel Paese, non è un caso se le guide lo definiscono come “il più italiano d’oltralpe”. Di epoca rinascimentale venne ideato per la moglie di Ferdinando I nel 1535, un regale rifugio per la regina, dalle linee pure ma dalle decorazioni elaborate. Numerosi ricami e stucchi lo adornano elegantemente narrando eventi storici e tradizioni di corte. Davanti al palazzo è impossibile non notare una fontana in bronzo, non tanto per le sue forme discrete ma per il rumore melodico dell’acqua che scorre e zampilla lungo le sue linee composte. Non ci stupiamo se quest’opera di Terzio a Jaroš del 1564 è nota come “cantante”.

I Giardini Reali sono una cornice modellata da un connubio di stili coordinati nell’armonia nella natura, perfettamente inseriti in una città di identità medievale. Un angolo stratificato dalla storia del bello e delle forme, un gioco di flora e architetture dalla linearità rinascimentale con elementi di esuberanza barocca. Il luogo ideale anche per una pausa rilassante all’ombra delle numerose varietà di alberi. Questi giardini oltre ad essere un raffinato salotto affacciato sulla città, sono una nicchia di biodiversità: al suo interno è possibile trovare numerose specie endemiche della regione. Alberi e piante che racchiudono nel loro verde degli scorci mozzafiato sul castello più grande del mondo.

Residenza estiva della regina Anna degli Jagelloni e la fontana cantante

Come arrivare al Castello di Praga: tram 22, fermata metropolitana Malostranská Linea A.

Immagine copertina: Vista sul Castello di Praga 

Photo credits: Elena Bittante

 

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Praga è una città dall’eleganza innata, anche il cielo plumbeo sopra le sue guglie assume un raffinato color perla. Gli edifici color pastello adornano le piazze e il profumo di zucchero dei trodelnik, i dolci tipici del luogo, aleggia per le sue vie confondendo i sensi: chiunque può cadere in preda a metamorfosi immaginarie. Chi vaga per le sue strade stimola una sorta d’immaginazione kafkiana, un incantesimo inatteso che rende la sua scoperta un viaggio che travalica la realtà per giocare con la fantasia✨ http://www.europeanaffairs.it/roma/2018/09/21/il-castello-di-praga-il-piu-grande-ed-eclettico-del-mondo/ ✨ . . . #Praha #Prague #charlesbridge #praguecastle #malastrana #czechrepublic #living_europe #magicalplace #living_europe #magicalplace #medievaltown

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Islanda, la sorella della luna. Un viaggio unico tra terra, cielo, acqua e fuoco

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Un viaggio in Islanda è l’alternativa terrestre per chi è alla ricerca di atmosfere lunari. I suoi paesaggi surreali risultano insoliti, soprattutto per la nostra consuetudine mediterranea. Una sinfonia di elementi naturali che la rendono molto più di un viaggio ma un’esperienza personale, un richiamo primordiale al creato. Una destinazione per gli amanti della natura e delle basse temperature, l’ideale per un’estate alternativa

Il primo approccio alla diversità si avverte appena si atterra: l’aria frizzante e l’escursione termica di venti gradi tra Roma-Keflavìk (capoluogo dello scalo aeroportuale e principale città sulla penisola di Reykjanes) è solo il primo assaggio. Quest’isola non è una meta per turisti inconsapevoli, sceglierla implica una buona informazione pre partenza, eppure la sensazione di stupore innanzi alle lande desolate che circondano l’aeroporto assale tutti, anche l’escursionista più devoto. Chiunque arrivi in Islanda per la prima volta si domanda cosa ha motivato questo viaggio. Ma la prima impressione è spesso una sintesi imperfetta e l’entusiasmo cresce con la voglia di scoperta. Un lungo percorso attende il suo inizio, in questa prima parte scopriremo qualche meta imperdibile nella parte sud ovest dell’isola, da raggiungere con un’auto a noleggio (meglio se 4×4), la scelta migliore per un viaggio itinerante: l’Islanda è “on the road”, lungo la Hringvegur, la strada principale ad anello che percorre il periplo del paese.

Strade sterrate nella penisola di Reykjanes

Partenza: la penisola di Reykjanes

Il punto di partenza per molti viaggiatori è la penisola di Reykjanes grazie alla sua vicinanza all’aeroporto. Un’area costellata di campi di rocce laviche e sprazzi di erba verde senza alberi, un’apparenza omogenea e ripetitiva ma che mimetizza la storia geologica della Terra. Proprio in quest’area corre la frattura tra la placca continentale europea e quella nord americana. Vale una visita al ponticello di Leif, il “Lucky Bridge”, situato all’incontro ben visibile delle due placche. Anonimo all’aspetto, simbolico nella sua ragion d’essere: pochi metri di lunghezza uniscono il continente americano a quello europeo. La strada lungo la penisola rincorre un paesaggio apparentemente ripetitivo e malinconico ma che rivela inaspettatamente bellezze arcaiche. Manciate di geyser inquieti e sbuffi dal profondo della terra rianimano gli spazi, fenomeni naturali che creano un’atmosfera dantesca. Imperdibile l’area geotermale di Gunnuhver dove la terra ribolle inquieta ed esala un pregnante odore di zolfo. Un luogo surreale da osservare con attenzione: seguite solo i percorsi indicati e la passerella che conduce ad un punto panoramico del sito, vi sembrerà di giungere all’uscio di Mefisto.

L’area geotermale di Gunnuhver

Non mancano le piscine termali che sfruttano l’energia geotermica della zona per rilassarsi e ritemprarsi in un ozioso bagno caldo dalle proprietà benefiche. La Blue Lagoon, è il centro termale più noto di tutta l’Islanda e si trova a Raykjavik. Per trovare un po’di relax alternativo e meno inflazionato, l’alternativa al costume è una passeggiata lungo le sue coste disseminate da piccoli villaggi di pescatori dove il tempo sembra essersi fermato. Questi piccoli centri non sono votati al turismo e trovare un semplice caffè sembra un’impresa epica, il consiglio è quello di godere della lor semplicità e consolarvi con l’aria frizzante dell’oceano, ritempra più della caffeina. Vale una sosta Grindavik, piccolo villaggio di pescatori. I ristoranti sono centellinati ma ne vale la ricerca, il menù è a base di pesce freschissimo.

Il faro di Grindavik

A Reykjavik, la capitale

La chiesa Hallgrimsskirkja, Reykjavik
Il centro congressi Harpa, Reykjavik

Reykjavik, geolocalizzata al 64° parallelo nord vanta il titolo di capitale di stato più a nord del mondo. Città ordinata e accogliente, vivace e moderna, a misura d’uomo e lontana dalla concezione tipica di grande capitale europea. Una realtà dalla vita tranquilla, perfettamente inserita in un’isola dove la natura fa da protagonista. Per ammirare le attrattive principali si inizia con una passeggiata nel quartiere vecchio della città per lasciare spazio all’ identità modernista nella parte nuova, fiore all’occhiello di Reykjavik,. La Hallgrímskirkja, la chiesa principale in cemento armato, ripropone le forme di una colata lavica dallo spiccato estro nazionalista che omaggia la natura. L’Harpa, centro congressi e sala concerti è nota in tutto il mondo per la struttura leggera delineata da un elegante gioco di vetri concavi e convessi che proiettano lo spettatore in un luogo dalle parvenze aliene.

Hakarl, piatto tipico islandese

 

Anche a Reykjavik i viaggiatori più golosi vengono ripagati da lauti banchetti dove il pesce è il protagonista indiscusso dei menù. Non bisogna però dimenticare che il viaggio di scoperta include anche il classico vezzo da turista: la prova del piatto locale. Quella islandese è una bella sfida per il palato. Si tratta dell’Hakarl, rinomata portata di carne di squalo macerata per sei mesi sotto terra. A parte questa specialità che per gran parte dei forestieri si rivela una prova più dura del previsto, sorprendono zuppe gustose e pesce freschissimo che svelano una inaspettata cucina succulenta.

I fiordi occidentali e la parte nord

L’Islanda è idillio e meraviglia ma anche pazienza e volontà, completare il giro dell’isola in soli otto giorni è una bella impresa. I chilometri scorrono nel tachimetro della 4×4 e dai finestrini si ammira una terra plasmata dai suoi elementi in continuo divenire, una realtà vulcanica ma con tante varianti sullo stesso tema, uno spettacolo che evolve “on the road”. Ogni scorcio meriterebbe una sosta ma per questa prima avventura islandese puntiamo solo ad alcune delle mete appuntate sulla mappa lasciando le restanti al desiderio di un ritorno, sempre più motivato dalla scoperta di questa luna terrestre.

Scogliere di Látrabjarg

La bussola punta verso nord-ovest in direzione dei fiordi occidentali, a un passo dalla Groenlandia. Le ruote scorrono lungo l’asfalto e trinano con la forza lo sterrato sempre più ricorrente. Il percorso si adagia alla morfologia dell’area che ricorda una grande chela di granchio: l’Islanda sembra quasi volersi agganciare al Circolo Polare Artico. Si comincia a respirare l’essenza più selvaggia del paese, dove la sinfonia della terra, del vento e dell’acqua disegna le sue forme. Le vie percorribili ricamano i fiordi attraversando i passi montani sino a fiancheggiare il mare. La lentezza del tragitto è il giusto compromesso tra sicurezza e stupore: paesaggi mozzafiato ripagano ogni minuto traballante a bordo dell’auto. Solo in questi momenti è possibile capire che la calma è il segreto per un viaggio in Islanda, capace di rivelarci il meglio della natura circostante e assicurarci dai rischi. Una sfida anche per l’automobilista più impavido: strade sterrate e piene di buche seguono la costa tortuosa tra scogliere frastagliate, torrioni di pietra e macchie di tundra, come le penisole a forma di tridente che si estendono a sud ovest dei fiordi. Spiagge di sabbia finissima e dorata spiccano a contrasto delle scogliere color ebano come le Látrabjarg che si estendono per 12 chilometri lungo la costa con altezze che variano dai 40 ai 400 metri. Minuscoli villaggi puntellano di umanità queste lande desolate come il centro di Hornstrandir o il piccolo villaggio di pescatori di Bíldudalur appollaiato nel Arnarfjörður con vista mozzafiato sul fiordo. Imperdibili le cascate di Dynjandi (Fjallfoss), humus perfetto per leggende popolari legate alla magia e agli incantesimi, non è un caso se nel villaggio di Holmavik si trova il Museo della Stregoneria islandese.

Il viaggio continua verso nord-est in direzione della cittadina di Akureyri, il secondo centro del paese per grandezza e popolazione. Poco più di 17.000 abitanti, eppure sembra assumere le sembianze di una metropoli dopo i chilometri percorsi tra le montagne disabitate dove le uniche forme di vita sono piccoli greggi di pecore incoscienti che attraversano la strada senza preavviso. La città è il capoluogo della vasta regione settentrionale, conosciuta come il paradiso dei geologi grazie all’incredibile varietà di morfologie e colori, tra deserti di rocce dall’aspetto lunare, pozze di fango eruttanti e cascate stupefacenti. Un’incredibile eterogeneità del paesaggio nonostante la coerenza della natura vulcanica. Tappa obbligata è la regione del lago del Mývatn, tra la bellezza aspra e ultraterrena della superficie e quella nascosta e suggestiva delle grotte laviche, paradisi contrastanti di fuoco e ghiaccio. In quest’area inquieta (anche per la presenza di sciami di moscerini che infestano alcune aree a ridosso del lago), non mancano le piscine geotermali, allettanti attrattive di relax per ricaricarsi e rinfrancare i muscoli indolenziti dal viaggio. Dopo qualche ora di pace alle terme di Mývatn, l’adrenalina sale visitando la cascata di Dettifoss, spettacolo della natura nel Parco Nazionale di Vatnajökull. In questo luogo la potenza dell’acqua descrive il suo percorso in profondi canyon scavati nella roccia, capace di evocare il rombo più forte tra tutte le cascate d’Europa. Imperdibile la più piccola ma altrettanto spettacolare cascata di Goðafoss, letteralmente la “cascata degli dei”. Questa bellezza del creato non è tra le più grandi dell’Islanda ma la più importante per la sua storia: nell’anno 1.000 l’oratore delle leggi Porgeir lanciò nella cascata i simboli delle divinità pagane norrene a testimonianza della conversione alla fede cristiana delle genti. Un gesto che ne consacrò l’importanza simbolica e il suo nome.

Skipagata, la via principale di Akureyri
La cascata di Dettifoss

La costa sud e il Vatnajökull, il ghiacciaio più grande d’Europa

Il percorso scelto che traccia le tappe di questa prima avventura islandese segue verso sud scavallando le impervie aree interne e arriva sino alla costa che affaccia sull’Atlantico tra panorami ancestrali di montagne a picco sull’oceano. Nonostante il periodo estivo e la brezza marina, le cime sono spolverate dal bianco dei ghiacci perenni, un suggerimento della vicinanza di Vatnajökull, il ghiacciaio più grande d’Europa che domina gran parte della regione meridionale dell’isola, con una superficie due volte lo stato del Lussemburgo. I chilometri percorsi lungo la Hringvegur nella parte meridionale dell’isola, rivelano contrasti inaspettati: vasti delta di sabbia grigia alternano la luminosità delle imponenti lingue glaciali. Le loro sinuosità ci accompagnano sino alla laguna di Jökulsárlón dove la bellezza della natura incanta lo spettatore con i suoi colori freddi. Conosciuta come l’eden dei fotografi, in questo luogo il ghiacciaio s’immerge nell’acqua del mare creando numerosi iceberg che il vento modella con la sapienza di un artista creando delle forme fantastiche. Le tonalità cerulee incontrano il nero della sabbia per poi addentrarsi nelle torbide acque glaciali creando uno scenario unico e suggestivo.

Islanda, realtà a tratti immaginaria capace di trasformare anche la malinconia dei suoi spazi desolati e i toni freddi della sua natura in esperienze suggestive, quasi extraterrestri. L’ultima tappa del viaggio la spiaggia nera di Vik, uno scenario al negativo, con onde bianche che esauriscono la loro furia nella battigia color pece. I faraglioni neri di Reynisdrangur che si stagliano come dita scheletriche di fronte alla costa sono un’attrattiva irrinunciabile per i turisti che nonostante la pioggia intermittente (è considerato il luogo più piovoso di tutta l’Islanda) e la poca luce anche durante il giorno, non rinunciano ad una foto ricordo. La piccola cittadina di Vik, la più a sud di tutta l’Islanda, riscalda le sue stupefacenti e tetre atmosfere con il calore e l’accoglienza delle casette variopinte della sua comunità che non supera i 300 abitanti. Questa è l’Islanda, un’isola capace di emozionare il viaggiatore grazie alla bellezza austera e al fascino unico ricco di contrasti e suggestioni lunari.

Scorcio lungo la Hringvegur: lingua glaciale del ghiacciaio
Sculture di ghiaccio della laguna di Jökulsárlón
I faraglioni neri di Reynisdrangur, Vik

 

Immagine copertina: Laguna di Jökulsárlón

Photo credits: Elena Bittante

 

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Icelandic saga 😍 Jökulsárlón is one of Iceland's natural crown jewels, forms a part of Vatnajökull National Park, that is characterised by glacier tongues, highlands and chunks of ice that fall into the lagoon slowly melt and drift out to sea during the summer 🇮🇸❄️ La laguna di Jökulsárlón nel sud est dell’Islanda è un luogo surreale dove la creatività della natura segue il ritmo delle stagioni. In estate si trasforma in un museo a cielo aperto dalle opere in perenne divenire: iceberg come catalizzatori di fantasie sfilano davanti agli occhi dei viaggiatori seguendo le dolci correnti lacustri prima di affrontare la furia dell’Atlantico. Una meta aliena per le consuetudini mediterranee alle pendici del ghiacciaio Vatnajökull, il più grande d’Europa ❄️ . . . #iceland #icelandtrip #icelandtravel #icelandsecret #goneALOWiceland #dametraveler

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Elena Bittante
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