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In viaggio alla scoperta del "vecchio continente"

Guérande: la città bretone della Loira

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La cittadina francese di Guérande si trova vicino alla foce della Loira e con i castelli della valle più famosa di Francia, condivide il fascino della storia. L’aspetto favoloso non le manca, lo descrive nella sua struttura medievale: un rosario di torri e bastioni imponenti che si susseguono lungo la circonferenza della cinta muraria, a protezione di snelli campanili gotici e casette minimali sparpagliate per i dedali delle sue vie. Il centro profuma di mare e caramello, una simbiosi dell’assurdo per questa bomboniera urbana racchiusa in una corona di mura perfettamente intatta, in barba ai secoli

Situata fra le saline Brière, ad una quindicina di chilometri da Saint Nazaire, la città fiuta il profumo dell’oceano e della sua fortuna. Sin dall’antichità prospera grazie al commercio della via del sale, quello miracoloso di Guérande, il più prezioso di tutta la Francia.

Il piccolo centro rientra amministrativamente nel Pays de la Loire ma ogni suo angolo racconta di Bretagna. Le pietre dei muri e l’ardesia dei tetti ma anche gli usi e i costumi le appartengono, come il caramello al burro salato, una variante bretone in terra di Loira da sperimentare assolutamente. La città attrae i visitatori come degli orsi golosi al miele, incantevole in lontananza appare come un dipinto: la cinta di mura perfette, gli alti bastioni e portoni fortificati custodiscono una favola da vivere anche per poche ore tra i vicoli in pavé e le antiche abitazioni. Guérande merita una tappa se siete diretti verso la costa atlantica della Francia, anche per una breve deviazione di passaggio, giusto per sorseggiare un sidro fresco innanzi alla maestosa collegiata di Saint-Aubin.

L’aspetto medievale non tradisce le sue origini architettoniche: la cinta muraria del XIV secolo con undici torri e quattro porte, due delle quali antecedenti alla sua edificazione. La porta Saillé risale al XII secolo, mentre la porta Vannetaise rivela una struttura tipica della seconda metà del XIII secolo. Passeggiando lungo queste antiche difese, spicca la torre di Saint-Jean, del XV secolo, e lo splendore del Saint-Michel costruito agli inizi del XVII secolo. Nel cuore della cittadina, a vegliare la piazza Saint-Aubin dove si svolge il mercato, l’omonima collegiata che ad ogni ora del giorno polarizza la vita sociale di Guérande, oggi come allora. Costruita nel XII secolo ostenta ai visitatori decisi elementi architettonici del XV e XVI secolo al suo esterno, mentre al suo interno svela un delicato gioco d’intarsi di vetro raffiguranti la storia di Margherita di Antiochia o di San Domenico che riceve il Rosario in un tripudio di colori.

Guérande, un affascinate viaggio nel tempo e un’accattivante proposta di sapori, ossimori di gusto che conquisteranno il vostro palato, purché in dosi contenute. Onnipresente nei negozi tipici il “Caramel au beurre salé de Guerande”. Si tratta del caramello al burro salato, una singolare proposta gastronomica nonché il must della città, guai a considerarlo uno “sbaglio”. Alla base di questo “dolce” atipico c’è un azzardo culinario che racconta un capitolo di storia del luogo, quello legato alla gabella. Sin dal Medioevo, la Bretagna era esentata dalla tassa sul sale e i suoi abitanti si potevano permettere il lusso di aggiungerlo al burro, a differenza delle altre regioni del regno di Francia che per secoli si sono dovute accontentare e assoggettare all’abitudine di insipidi panetti.

Il sale di Guérande si rivela un ingrediente più prezioso oggi di allora, non solo nella tipica delizia della città. A confermarlo la scienza che classifica “l’oro bianco”, distinguibile per le sue sfumature grigio perla, il più ricco di magnesio, potassio, calcio e oligoelementi, e con meno cloro rispetto ad altre varietà. Il commercio di questa materia prima resta la fortuna di questo piccolo centro, per i suoi negozi tipici entro le mura che lo vendono come un cimelio più di un souvenir, e negli stabilimenti di salaggio del pesce poco fuori città. E’ facile indovinare il tesoro del blu dell’Atlantico leggendo i menù dei ristorantini del centro, ripetono all’unisono il mantra della cucina locale: sardine rigorosamente in crosta di sale, il migliore di tutta la Francia.

Guérande e le saline, dove scoprire tutto il fascino bretone tra la foce della Loira e l’Atlantico. Per tutte le informazioni utili: France Voyage.

 

 

Immagine copertina:  centro storico di Guérande.

Photo credits: Elena Bittante

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La cittadina francese di Guérande si trova vicino alla foce della Loira e con i suoi castelli condivide tutto il fascino della storia. Il centro profuma di mare e caramello, una simbiosi dell’assurdo per questa bomboniera urbana racchiusa in una corona di mura perfettamente intatta, in barba ai secoli. Guérande fiuta il profumo dell’oceano e della sua fortuna: sin dall’antichità prospera grazie al commercio della via del sale, il più pregiato di tutta la Francia 💙 Nel mio articolo uno spunto per un’evasione d’oltralpe, una meta della Loira meno conosciuta tutta da scoprire: http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/04/24/guerande-la-citta-bretone-della-loira-la-valle-dei-castelli-svela-una-preziosa-realta-salata/ 🦋 @loirevalleytourism . . . #guerande #medievaltown #medievalvillage #frencharchitecture #explorefrance #visitfrance #france_vacations #frenchstyle #visitlafrance #france #francelovers

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Edimburgo: la Old e la New Town, le due narrative della città Unesco per la letteratura

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Durante la notte l’atmosfera tetra e malinconica di Edimburgo ci accoglie con una pioggerellina fine che si inala al respiro, mentre lucida le pietre del castello arroccato sulla cima di un vulcano dimenticato e i ciottoli della “Royal Mile” che taglia come un dardo il centro della città vecchia. Un’attraente seduttrice avvolta nel mantello di mistero, la città vibra di luci fioche per immaginare le ombre e mimetizzare i fantasmi. Il giorno la svela fiera, identitaria e ricchissima di storia. Patrimonio Unesco per la letteratura, ha ispirato la creazione di vecchi e nuovi miti come Dottor Jekyl e Myster Hyde, Sherlock Holmes ed Harry Potter, protagonisti intramontabili della narrativa occidentale. Edimburgo, scenario di leggende oscure edulcorate dalla ragione: diede i natali a David Hume, uno dei padri dell’Illuminismo europeo che cambiò per sempre il pensiero moderno

Edimburgo, residenza di fantasmi tormentati, riecheggia di sospiri diffusi, rumori nella notte e battito d’ali. Ogni angolo della città evoca suggestioni dark, un incipit intrigante che rivela narrative sorprendenti. Oltre i campi di cardi e di ginestre che ammantano le sue contee, ci accoglie una città calda ed ospitale, ricca di storia e fiera della propria identità e tradizioni. Edimburgo è la residenza scozzese della casa reale inglese, rinomata città universitaria e sede del Fringe, il più grande festival delle arti del mondo che si svolge ogni anno durante il periodo estivo, quando il cielo si dirada dalle nubi e la illumina vivace e creativa. Conosciuta anche come “Atene del nord” non smette di stupirci con numerosissime iniziative culturali e con le librerie che puntellano in ogni dove la città, eredità del sapere trasmessa dai padri fondatori dell’Illuminismo. A partire dalla fine del XVIII secolo la città si affermò in tutta Europa come centro all’avanguardia per la ricerca medica e per la produzione letteraria. I più grandi scrittori scozzesi sono Sir Walter Scott, Robert Burns, Robert Louis Stevenson, Sir Arthur Conan Doyle, e J.K. Rowling, autrice della celebre saga di Harry Potter, una storia di fantasia che ha saputo riportare la magia e l’immaginazione nei disincantati tempi moderni.

La Old e la New Town, le due anime della città

La bella Edimburgo accoglie i viaggiatori con la sua immagine iconica: la sua fortezza svetta dall’altura di un antico cono vulcanico, il Castle Hill, e come una splendida dama svela un lungo strascico lungo la città vecchia adornato da chiese e palazzi, il famoso “Royal Mile”, una lunga strada che conduce a Holyrood Palace (Holyroodhouse), la residenza scozzese dei reali d’Inghilterra. Il Castello di Edimburgo è il più famoso della Scozia ed è stato edificato a più riprese. La parte più antica è la St Margaret’s Chapel che risale al XII secolo. Addentrarsi nei suoi ambienti è come immergersi nel mistero delle sue leggende, infestate da ospiti inquieti. Si narra che nella fortezza si aggirino i fantasmi di un suonatore di cornamusa, di un suonatore di tamburo decapitato e dei prigionieri francesi e inglesi. Con i sensi orientati alla suggestione è possibile avvertirli nella Sala Grande, edificata da James IV nel 1510, oppure nella Batteria della Mezza Luna, l’imponente bastione semicircolare che caratterizza la struttura del castello. Imperdibili gli Honours of Scotland, i gioielli della Corona, tra le più datate insegne reali d’Europa, e la Pietra del Destino sulla quale sono stati incoronati tutti i reali scozzesi, un cimelio entrato nella storia e nella leggenda. Simbolo di Edimburgo e della Scozia, il castello ospita anche i vessilli della storia moderna come lo Scottish National War Memorial, opera eretta dopo la Prima Guerra Mondiale.

Dal castello la passeggiata verso la Old Town è un percorso quasi istintivo che segue la morfologia della città. La Royal Mile è l’arteria principale, un miglio di strada (da Castle Hill a Canongate) che incorpora quattro principali vie di transito. Una panoramica sulla Edimburgo medievale: si contano 66 vicoli che si ramificano dalle vie principali in un labirintico grattacapo, il più amato dai viaggiatori curiosi che amano perdersi respirando a pieno l’atmosfera della città. Il miglio reale culmina con il palazzo di Holyroodhouse, scrigno di segreti inconfessabili che intrecciarono i destini dei personaggi che fecero la storia, primi tra tutti Maria Stuarda, la regina di Scozia. Oggi l’edificio è residenza ufficiale della regina Elisabetta per cerimonie e ricevimenti durante le sue visite in Scozia. 

Il castello e il palazzo, due simboli della città delineano il segmento urbano più noto di Edimbugo. Lungo la High Street, la via centrale della Royal Mile, sono incastonati splendidi palazzi d’epoca, chiese e sedi del potere. Dai luoghi più originali come la Camera Obscura, un edificio del Seicento un tempo sede del Laird di Cockpen che ospita un grande stenoscopio capace di riprodurre le scene di vita cittadina nel loro svolgimento, una magia per l’epoca che si rivela ancora un’interessante attrazione. Il Lady Stair’s House, museo dedicato ai grandi della letteratura: Burns, Scott e Stevenson. Un polo che attesta il meritato titolo Città della letteratura” Unesco e che accoglie i suoi visitatori nelle sue splendide sale e nel cortile medievale esterno, il Makars’ Court, un menabò a grande scala della letteratura che raccoglie delle lastre di pietra dove sono incise alcune delle citazioni dei più illustri autori scozzesi dal XIV secolo ad oggi.

Lungo la strada si erge la maestosa St. Giles Cathedral conosciuta come “High Kirk” di Edimburgo. L’imponente cattedrale gotica del XV secolo fu il punto di partenza dal quale John Knox diresse la riforma scozzese nel Seicento, un importante capitolo di storia che si narra tra mito e testimonianze accreditate. Per un tuffo nel passato senza essere soggiogati dalle atmosfere suggestive della città, una visita al National Museum of Scotland, elegante palazzo vittoriano a Chambers Street, illuminerà le ombre della vostra conoscenza con un’ampia esposizione di reperti e testimonianze tangibili senza digressioni fantasiose.

Edimburgo, misteriosa città razionale rivela il suo dualismo anche nella pianificazione urbanistica. Il suo centro è diviso in due parti da Princes Street, la principale via commerciale e dello shopping. A sud si trova la Old Town, mentre a nord spunta la New Town costruita alla fine del XVIII secolo. Splendido esempio di architettura urbana georgiana, si evince dalla Moray Estate, una serie di grandi caseggiati che formano un’armonica coreografia nella loro pianificazione. La parte nuova della città descrive la sua identità nell’eleganza lineare delle facciate dei suoi palazzi e nelle ampie strade in antitesi con i cupi vicoli del centro storico. In questa zona si trova l’imponente Scott Monument, una grandiosa torre gotica di 61 metri e costruita nel 1840, dedicata a una delle figure più importanti della letteratura scozzese, Sir Walter Scott. Per chi è allenato, vale la salita di 287 gradini per ammirare il panorama sulle due anime della città.

Fuga nel verde: ammirare il panorama da Canton Hill

La città vecchia di Edimburgo vive di atmosfere gotiche e fumose, contrapposte alla chiara razionalità dell’urbanistica georgiana della New Town. Ombrosa e luminosa, fantasmi e teoremi si rincorrono in questo scrigno della storia del Regno Unito, una scoperta che attrae e disorienta. Dalla cima di Canton Hill è possibile riordinare le idee con uno sguardo d’insieme sulla città. Immersi nel verde della collina, tra un emblematico tempio incompiuto e l’osservatorio abbandonato in stile neoclassico, tutto sembra più chiaro, come le linee rette delle highlands che si ergono in lontananza. Anche le ragioni di un’opera in perenne divenire come quelle del tempio sembrano essere chiare in questo luogo illuminato: ideato come monumento nazionale ai caduti delle guerre napoleoniche, bloccarono la costruzione per l’esaurirsi dei finanziamenti. Non ebbe la stessa sorte il Nelson Monument, la torre adiacente e intatta in onore della vittoria britannica a Trafalgar. Edimburgo non tradisce la sua vocazione ai contrasti, splendida della sua linearità sfuocata dalle ombre del mistero che la avvolgono.

Per maggiori informazioni edinburgh.org

Immagine copertina: National Museum of Scotland.

Photo credits: Elena Bittante

Oslo: il parco di Vigeland, il giardino atelier della Norvegia. Un inno alla vita

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Nella capitale meno nota della Scandinavia, si trova un luogo per gli estimatori dell’arte e i cercatori di storie: il parco di Vigeland racchiude tutte quelle del ciclo della vita. Un atelier a cielo aperto da includere nella lista dei luoghi da visitare in una piccola città che riserva inaspettate sorprese. Oslo si racconta nel pathos dell’arte, non solo nell’ “Urlo” muto di Munch

“Sinnataggen”, la  “Piccola testa calda” di Gustav Vigeland 

Oslo non è una città votata al turismo di massa, si rivela al viaggiatore come una realtà moderna e istituzionale ma non priva di angoli preziosi, come piccoli cristalli di quarzo incastonati nella pietra grezza. Il parco di Vigeland ne è l’esempio perfetto. Conosciuto anche come “parco delle sculture”, spicca per il suo rigore bizzarro: un museo a cielo aperto con più di 200 sculture di granito, bronzo e ferro battuto. Opere delineate da forme rigorose ma animate da uno stupefacente pathos che il grande artista norvegese Gustav Vigeland (1869-1943) seppe modellare. Un luogo della suggestione dove l’arte incontra la natura, elemento imprescindibile nella cultura nord europea. Questo spazio verde di 320 ettari è situato nel cuore di Oslo, all’interno del Frognerparken a poca distanza dal Palazzo Reale, una delle mete più visitate della capitale norvegese.

Il parco fu una fucina di creatività per l’artista che nei primi anni del ‘900 non solo lo adornò con le sue opere ma ne progettò l’architettura del paesaggio in ogni singolo dettaglio. Un intarsio d’arte nel verde dove spiccano le linee e i volumi decisi delle sue sculture addolcite dall’armonia della natura circostante, un impatto visivo da apprezzare come una sorta di incantesimo. La stagione più indicata per visitare il parco è la primavera e l’estate, quando tra i vialetti e le siepi fiorite spiccano a contrasto le numerose opere monocromatiche in pietra e in metallo ma si consiglia di non escludere l’autunno per i suoi mille colori e l’inverno per vivere a pieno tutto il freddo fascino avvolgente che solo il nord Europa sa regalare. Allegorie scultoree che raccontano la vita in tutte le sue emozioni, capaci di descrivere i desideri e le speranze dell’uomo nelle forme e nei volumi esaustivi della materia nonostante la freddezza dei materiali utilizzati. Tra le sculture più note del parco ormai simbolo della città, primeggia il “Sinnataggen”, la  “Piccola testa calda”. Una statua in bronzo a grandezza naturale che raffigura un bambino arrabbiato nell’atto di battere i piedi con un’espressività coinvolgente e stupefacente: un capriccio puerile non è mai stato così esaustivo nell’arte scultorea. Quest’opera appartiene alla serie di 58 raffigurazioni lungo il ponte principale del parco, una struttura imponente lunga 100 metri e larga circa 15 metri. Una protomoteca a cielo aperto che ospita statue di uomini e donne, adulti e bambini che raccontano nella loro staticità il dinamismo della vita con le sue infinite emozioni.

Un racconto dell’arte moderna per espressioni e movenze dei protagonisti che rendono una visita al parco un’esperienza sensazionale: un riscontro della vita reale attraverso la plasticità della scultura che ripropone i sentimenti più puri ma anche i desideri più arditi che tutti noi proviamo dall’infanzia sino alla vecchiaia. Vigeland ha saputo elaborare alla perfezione sia la sfera emotiva del singolo che la sinergia della famiglia e della collettività come si evince dalla splendida fontana in bronzo dove sei uomini sorreggono una grande coppa da cui sgorga l’acqua, simbolo della forza e della condivisione tra simili. Attorno a quest’opera una coreografia di 20 sculture umane intrecciate agli alberi, allegoria della vita, e 60 bassorilievi che ripercorrono il corso dell’esistenza umana. Un altro emblema del parco che ne riassume il tema è il “Livshjulet”, la “Ruota della vita”. Un monito alla ciclicità delle generazioni e allo scorrere del tempo composto da 7 figure umane, 4 adulti e 3 bambini.

Punto di riferimento del parco è l’inconfondibile “Monolitten”, l’opera emblematica nota come il “Monolite” in granito, una colonna alta 14 metri e formata da 121 figure umane raffigurate senza vita. L’interpretazione racchiude un duplice significato in apparente antitesi: rielabora il lutto e l’orrore della guerra ma nella morte rievoca anche la speranza legata alla spiritualità e alla vita ultraterrena. Questo unico blocco magistralmente modellato è una scultorea via ascensionale, metafora del desiderio dell’uomo di raggiungere il paradiso. Un omaggio al valore dell’esistenza che spicca sulla sommità di una struttura a gradini a pianta ottagonale. In questa “Terrazza del Monolite” sono inoltre posizionati altri 36 gruppi scultorei che rievocano la vita con tutte le sue emozioni terrene, dall’amore alla gioia, dalla paura alla pietà, temi cari allo scultore norvegese e filo rosso di questo suo atelier sotto il cielo del nord, abbracciati dal verde della natura, dove tutto si riconduce.

Per tutte le informazioni utili, contattate Visit Oslo .

“Monolitten”, l’opera più famosa dell’artista

Immagine copertina: la “Terrazza del Monolite”.

Photo credits: Elena Bittante

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Vigeland Park: humanity into the wild. The world's largest sculpture park with more than 200 sculptures in bronze and granite in all variety of poses and situations exploring the human form and human life. Gustav Vigeland's lifework (built between 1939 and 1949) 🇳🇴 Il parco di Vigeland nel cuore di Oslo ospita opere in bronzo e in granito dell’omonimo artista. Un atelier a cielo aperto con più di 200 sculture che impersonificano i sentimenti umani. Un luogo della natura dove cogliere la magia evocativa dell’arte, capace di infrangere l’immobilismo della materia attraverso le emozioni. . . . #vigeland #vigelandsparken #norway #norge #oslo #visitnorway #ig_norway #visitoslo

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Cipro: il Parco Archeologico di Pafos, le radici dell’Occidente ai confini d’Europa

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La storia raccontata dal vento e dalla marea, solo il fragore delle onde e il bisbiglio della brezza animano il passato del Parco Archeologico di Pafos. Nell’isola del limite, ultimo avamposto d’Europa, tornano alla luce le fondamenta della nostra cultura. Il sito archeologico si trova lungo la costa nella parte occidentale di Kato Pafos, il rinomato centro turistico, e ha valso alla città di Pafos la nomina di Capitale europea 2017. Un paradiso per archeologi e viaggiatori curiosi che custodisce tesori del periodo ellenistico, di quello romano e preziose testimonianze dell’epoca bizantina. Tra la sabbia dorata e le generose piante di oleandro sorgono i resti di una città: Nea Paphos, la “Nuova Pafos”, inestimabile eredità dell’antico

 

La città risale al IV secolo a.C., al tempo capitale di Cipro; durante quel periodo l’intera isola apparteneva al regno dei Tolomei, la dinastia greco-macedone che governava l’Egitto. Il suo porto era facilmente raggiungibile da Alessandria favorendone gli scambi e le comunicazioni, grazie alla posizione strategica divenne inoltre un centro nevralgico che collegava le rotte del Mare nostrum. Il suo faro orientò le fortune per secoli, divenne un crocevia di beni e saperi. Artigiani e commercianti giungevano da ogni angolo del Mediterraneo per affacciarsi al vicino Medio Oriente sino al declino nel VII secolo d.C. a seguito delle incursioni arabe che vi imposero la propria egemonia.

Quante storie e quanti miti transitarono a Nea Paphos, lo testimonia la collezione di mosaici nota come I mosaici di Pafos, cimeli ornamentali che decoravano i pavimenti delle grandi ville di epoca romana. Scoperti per caso nel 1962 da un contadino che stava arando i suoi campi, queste inestimabili opere sono considerate il tesoro più prezioso del sito. Miriadi di tasselli policromi narrano ancora le gesta degli dei e degli eroi: l’amore di Priamo a Tisbe, la lotta di Teseo col Minotauro e i piaceri di Dionisio, così terreni da avvicinare il dio greco del vino ai comuni mortali di tutte le epoche. Il Parco Archeologico di Pafos rivela i racconti più suggestivi, quelli della vita privata nelle residenze altolocate, e le testimonianze della vita pubblica nel cuore della città. Tra la fine del II e gli inizi del III sec. d. C Nea Paphos raggiunse la massima floridezza. L’Agorà, l’Asklepeion, il santuario della medicina dedicato ad Asclepio che fungeva anche da ospedale, e l’Odeion, un teatro ellenistico romano, risalgono a questo periodo d’oro. Resti tra le polveri che confermano la ciclicità della vita nelle ere, quella della condivisione, del culto e dei piaceri, oggi come allora.

I mosaici di Pafos

La prosperità di questo periodo non venne eclissata da guerre o conquiste ma dall’imprevedibilità della natura. Agli inizi del IV sec. d. C la città venne rasa al suolo da un terribile terremoto. Recuperò la sua gloria nel periodo bizantino, dopo lo scisma dell’impero romano l’intera isola passò sotto l’influenza di Costantinopoli.  Reduce di quel periodo la Fortezza di Saranta Kolones, che oggi si presenta con pochi resti ma con un significativo arco che lascia immaginare l’armonia delle sue forme, e la Basilica cristiana di Chrysopolitissa del IV secolo, uno degli edifici religiosi più grandi della città, reduce dell’invasione araba del VII secolo che oscurò lo splendore di Nea Paphos.

Arco della Fortezza di Saranta Kolones
Basilica cristiana di Chrysopolitissa del IV secolo

A due chilometri dal sito archeologico di Kato Pafos si trovano le Tombe dei Re risalenti al periodo ellenistico e romano. Questo patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO è immerso nelle polveri di un’area semidesertica a ridosso del mare. In questo luogo suggestivo la luce schietta del giorno si insinua tra i pertugi risvegliando i bisbigli del passato: il sito è puntellato da una serie di camere sotterranee dove vennero sepolti aristocratici e funzionari di Nea Paphos. Alcune si presentano come semplici cavità scavate nel terreno, altre rivelano architetture ben definite ma a dispetto del nome non vennero mai sepolti reali. Una tomba in particolare svela un cortile sotto il livello del suolo circondato da colonne da dove si diramano numerose stanze sotterranee. Solo l’immaginazione accompagnata dal suono della natura rianima gli usi e costumi dei secoli passati, i rituali di un tempo assopiti nell’oscurità. Tutte queste cavità simboleggiano il potere nonostante le terra scarna e la polvere, le radici dell’Occidente si concentrano in una città che ha aperto le porte alla cultura e alla condivisione nonostante i limiti del suo stato. Pafos ricorda gli avi ad un passo dal mare dove soffia il vento dell’Africa e del Medio Oriente.

Le Tombe dei Re, sito archeologico di Kato Pafos

Immagine copertina: Le Tombe dei Re, sito archeologico di Kato Pafos

Photo credits: Elena Bittante

Porto, la città di fiume marittima nel cuore

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Porto, una bellezza decadente affacciata sul fiume Douro, una città dall’atmosfera mediterranea che fiuta l’aria dell’Atlantico. Un susseguirsi di scorci pittoreschi rivelano l’anima popolare e mercantile nascosta dietro la ricercata facciata turistica degli ultimi anni: gli edifici scrostati si alternano a quelli più fotogenici ammantati da azulejos, piastrelle in ceramica nei toni del bianco e dell’azzurro come almanacchi della storia portoghese. E’ un binomio di colori ad introdurci nella seconda città del Portogallo, accompagnato dall’ebbrezza del suo vino

Appollaiata sulle alture che lambiscono il corso del Douro, questa città di fiume è marittima nel cuore: la sua storia e le sue atmosfere rimandano al vicino Atlantico anticipando quelle delle spiagge della vicina FozPorto ha mantenuto nei secoli la grande tradizione del commercio e della costruzione navale. Ricoprì un ruolo importante durante le spedizioni portoghesi del XV secolo, fu una protagonista nel commercio del Porto dal XVIII secolo, il tipico vino dolce e liquoroso della valle del Duoro.

Igreja do Carmo

Porto è una città aperta al turismo ma al contempo gelosa della sua identità, la sintesi di questa ambivalenza è il quartiere della Ribeira affacciato sul corso del Douro, Sito Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Gli angoli più fotografati del “quartiere sul fiume” sono stati tirati a lucido per i turisti negli ultimi anni ma la Ribeira si rivela ancorata alla sua identità nei vicoli secondari, tra le pareti scrostate delle case e le fronde di biancheria stesa su liane di spago. In quest’area della città si concentrano gran parte delle mete da visitare a Porto. Si può iniziare il tour da un punto di arrivo, la Stazione ferroviaria di São Bento, la prova inconfutabile che un luogo di transito può rivelarsi un’esperienza. Un tramite come stato in luogo dove soffermarsi ed ammirare i grandi pannelli di azulejos degli anni ’30 ad opera di Jorge Colaço: più di 20.000 piastrelle bianche e azzurre tappezzano il grande atrio della stazione illustrando battaglie storiche e scene di vita quotidiana.

Si prosegue alla scoperta del quartiere facendo tappa nel luogo del credo simbolo della città, il . L’imponente cattedrale del XII secolo spicca severa nei toni freddi del granito grigio tra il colore acceso delle case. La facciata si presenta lineare con un grande rosone centrale e due torri gemelle con cupole ai lati ma al suo interno la chiesa è ammantata dall’opulenza barocca del XVIII e lascia solo intravedere la purezza dello stile romanico delle sue origini. Degno di nota il chiostro, un abbraccio stilistico ritmato dalle geometriche arcate gotiche e dalle ricche decorazioni delle azulejos. Un racconto dettagliato in bianco e azzurro che rappresenta il Cantico dei Cantici di Salomone e la Vita della Vergine.

Le azulejos del chiostro del Sé

La Cattedrale non è solo un simbolo di Porto, è anche un punto di riferimento e di “vedetta” grazie alla posizione più alta rispetto alle altre zone della città: dal Terreiro da Sé, lo spazio davanti alla chiesa, si ammira una splendida visuale sulla Ribeira, sul Douro e spazia sulla cittadina di Vila Nova de Gaiaappollaiata sull’altra sponda del fiume.

Il barocco è uno stile ricorrente in città, “rimodernò” numerose chiese e palazzi nel XVIII secolo. L’apoteosi dell’eccentrico si trova sempre nel quartiere, la Igreja de São Francisco interamente decorata con la particolare tecnica della talha dourada, intarsi in legno dorato. Sulle pareti della chiesa si anima un paradiso ligneo di cherubini, animali e grappoli d’uva, personaggi e fronzoli che transitarono in purgatorio durante la fine del XVIII secolo: questi decori vennero considerati eccessivi dai membri del clero tanto da sospendere le funzioni religiose per un lungo periodo.

Nel denso tessuto urbano della Ribeira spicca la Torre dos Clérigos dell’omonima chiesa, anch’essa edificio dell’epoca barocca concepito da Nicola Nasoni, architetto di origine italiana. Vale la visita la faticosa salita sino alla sua cima per poi rituffarsi nel labirinto di stradine del quartiere sino a giungere nella sua parte bassa dove parte il ponte in ferro Dom Luis I. Questa mirabile infrastruttura venne progettata nel 1881 da Téophile Seyrig, allievo di Gustave Eiffel. La forma leggiadra dell’arcata centrale ricorda l’iconica torre francese, elemento stilistico e strutturale del ponte che collega Porto alla cittadina gemella Vila Nova de Gaia dove poter visitare numerose cantine e degustare dell’ottimo Porto. Questo centro è rinomato in tutto il mondo per la migliore produzione di tutto il Portogallo di questo particolare vino. Il Dom Luis I è un’opera ingegneristica scenografica, soprattutto se ammirata da sotto o da un barcos rabelos. Si tratta delle tipiche imbarcazioni che transitano lungo il fiume, un tempo adibite al trasporto delle botti di porto, oggi utilizzate per le gite turistiche, un’esperienza da provare per ammirare la città da un’altra prospettiva.

Il ponte in ferro Dom Luis I, 1881

Porto è famosa per il suo vino ma è anche un viaggio nel gusto. Il Mercado do Bolhão è il più famoso e qui è possibile trovare tutte le specialità del posto. Le osterie collocate nella parte centrale del mercato sono la meta ideale per fare uno spuntino, deliziatevi con la triade del gusto di Porto: la trippa, il baccalà, cucinato in 100 modi diversi, e la franchesina, un toast inventato negli anni ’60 e oggi il piatto veloce per eccellenza. Il mercato è un’occasione per degustare le specialità tipiche ma anche per conoscere gli usi e costumi degli abitanti della città, un affaccio sulla quotidianità.

Porto si distingue anche per un altro cibo, alcuni lo definiscono “per la mente”, i libri. Prima delle degustazioni alcoliche fate una tappa alla libreria di Lello e Irmão, da tanti considerata la più bella del mondo. Ideata dall’ingegnere e politico portoghese Francisco Xavier Esteves a fine ‘800, questo luogo è una perfetta fusione di stile gotico e liberty, un’atmosfera da favola. Non è un caso se venne scelta dagli scenografi di Harry Potter come set per alcune riprese. Tra gli scaffali ricolmi di volumi spicca sinuosa una grande scala in legno a forma di otto o di infinito, quasi un richiamo a perdersi in uno dei tanti mondi racchiusi nei libri o nel fascino di questo luogo suggestivo.

Porto, la città cartolina dai colori sbiaditi, un puzzle imperfetto dove nei pezzi mancanti sono incastonati gioielli barocchi. Porto è come il profumo del suo vino, ebrezza rilassata che si affaccia sul placido scorrere del Douro. Un tuffo nella storia e nelle tradizioni ma allo stesso tempo un percorso esperienziale, da scoprire a ritmo lento.

Immagine di copertina: panorama della Ribeira, a sinistra la cattedrale del Sé, a destra la Torre dos Clérigos

Photo credits: Elena Bittante

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Porto, una città di fiume marittima nel cuore. Un puzzle imperfetto dove nei pezzi mancanti sono incastonati gioielli barocchi ammantati di azulejos, le piastrelle in ceramica bianche e azzurre almanacchi della storia portoghese. Porto è come il profumo del suo vino, ebrezza rilassata che si affaccia sul placido scorrere del Douro. Un tuffo nella storia e nelle tradizioni alla scoperta delle opulente chiese, dei raffinati caffè, delle librerie da favola e dei vicoli secondari, tra le pareti scrostate delle case e le fronde di biancheria stesa su liane di spago❣️ Il mio articolo dedicato a questa città dall’atmosfera mediterranea che fiuta l’aria dell’Atlantico: http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/08/10/porto-la-citta-di-fiume-marittima-nel-cuore/ 🇵🇹 . . . #porto #oporto #oportolovers #visitporto #portugal #portogallo #travelingportugal #discoverportugal #portoportugal #winetourism #travelandlife #traveldiaries #culture #cultureheritage #culturetrip #naturelandscape #europetravel #livingeurope #livetravelchannel #europe_vacations #traveljournalist

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Vienna: Hundertwasser House, l’edilizia popolare come opera d’arte

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La città dell’eleganza innata, dei walzer sognanti e della storia imperiale si racconta anche nella trasgressione architettonica del ‘900: la Hundertwasser House spicca tra i delicati toni pastello di Vienna inebriandola con i suoi colori vibranti. Il rigore asburgico cambia linguaggio e si racconta con ironia

Un sognatore razionale Friedensreich Hundertwasser, pioniere dell’architettura sostenibile che sin da tempi non sospetti realizzò numerosi edifici ispirati alla natura e alle sue forme con progetti virtuosi per l’ambiente. La sua tecnica spaziò nelle più sfrenate fantasie creative, in costante bilico tra fisica e metafisica teorizzando concetti a tratti surreali come “I diritti delle finestre”, convinto sostenitore che gli edifici non fossero costruiti da pareti murarie ma proprio dalle finestre, per l’artista, occhi attraverso i quali guardare il mondo nell’intimità della propria casa. Architetto visionario ed esponente dell’architettura organica, descrisse la sua ricerca con linee irregolari e forme ispirate alla natura più che alla ragione. La Hundertwasser House ne è l’esempio perfetto nonché la sua opera architettonica più famosa che stacca dalla trama urbana viennese catalizzando migliaia di visitatori curiosi.

Un edificio d’avanguardia stilistica ma anche un progetto virtuoso e morale. La Hundertwasser House nasce infatti come social housing, un complesso residenziale creato nel 1985 per i meno abbienti. Ospita 50 appartamenti, 16 terrazze private e 3 comuni, alcuni negozi, un ristorante, un parco giochi per bambini e una palestra. Vere e proprie case popolari con vezzo creativo e struttura innovativa. L’architetto desiderava rompere con lo stile dell’edilizia moderna, da lui ritenuta istituzionale, fredda e spesso banale, ideò così un’alternativa unica e originale che potesse rispondere anche ai canoni della sostenibilità ambientale, sensibilità molto meno diffusa a quel tempo. L’edificio venne infatti costruito con materiali ecologici di origine naturale: spesse murature in argilla per la coibentazione, legno per gli infissi, ceramica per i pavimenti, vernici e colle di origine naturale e piante ed alberi come elementi architettonici. La vegetazione è un elemento imprescindibile per Hundertwasser e nella House viennese ammanta il tetto, le terrazze e i loggiati. Le strutture sono state progettate con fogli anti–radice per la protezione dei solai e pannelli isolanti, presentano inoltre strati di pomice e ghiaia per drenare l’acqua e apposite griglie di acciaio inossidabile per contenere le radici. La Hundertwasser House ospita dei veri e propri giardini pensili, microcosmi naturali nella dimensione urbana che si sostentano grazie ad un sistema di irrigazione che veicola l’acqua piovana raccolta da una cisterna.

Questo atipico complesso residenziale unico nel suo genere si presenta come un elemento di rottura nell’edilizia di Weissgerber, composto quartiere nel centro della capitale austriaca. Spicca tra gli edifici dalle linee brutaliste e nostalgici condomini in stile ottocentesco, un paese dei balocchi nel rigore viennese. Le sue forme singolari e i suoi colori vividi appaiono come un miraggio urbano, simile ad un set cinematografico più che ad un complesso di case popolari, capace di catturare anche l’attenzione dei passanti più distratti ed attrarre orde di turisti che aspettano il loro turno per scattare una foto ricordo con sfondo multicolor, spesso ignorando l’entità del progetto. Gli appartamenti si distinguono per le diverse tonalità, una caratteristica che i veneziani possono riconoscere facilmente associando la Hundertwasser House alle case variopinte dell’isola di Burano, il concetto è il medesimo ma sviluppato in altezza. Un rincorrersi di finestre irregolari e un menabò di ceramiche di recupero volutamente diverse nelle forme, un puzzle scomposto che si rivela nell’armonia totalizzante di un incastro perfetto. Hundertwasser concepì questo progetto secondo una tecnica conosciuta come “transautomatismo”, la capacità dell’artista di attingere al suo subconscio e trasferire le sue emozioni su tela facendo dei movimenti automatici. Una sfida vinta quella dell’eclettico architetto che ha saputo tradurre in tecnica strutturale lo slancio emozionale, una progettazione che coniuga l’istinto alla razionalità ispirandosi alla natura. La Vienna sognante non vive solo nelle storie dei reali ma anche ai piani bassi della società dove ribolle una creatività capace di trasformare delle case popolari in un’opera d’arte.

 

Nota di viaggio

Dopo il complesso residenziale non perdete una visita al Museo Hundertwasser dove ammirare i dipinti, i disegni e i progetti architettonici di Freidrich Hundertwasser.

Immagine copertina: Hundertwasser House, Weissgerber, Vienna.

Photo credits: Elena Bittante

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La città dell’eleganza innata, dei walzer sognanti e della storia imperiale si racconta anche nella trasgressione architettonica del ‘900: la Hundertwasser House spicca tra i delicati toni pastello di Vienna inebriandola con i suoi colori vibranti. Il rigore asburgico cambia linguaggio e si racconta con ironia. 🌈 Il mio articolo racconta un tassello di questa città sognante che non vive solo di favole imperiali ma anche di tante storie ai piani bassi della società dove ribolle una creatività capace di trasformare delle case popolari in un’opera d’arte: http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/03/05/hundertwasser-house-ledilizia-popolare-come-opera-darte/ ✨ . . . #hundertwasserhaus #hundertwasser #vienna_city #vienna_go #wienliebe #visitvienna #österreich #organicarchitecture #ecodesign #ecoarchitecture #designdistrict #surrealart #colorfullife

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Bratislava, la capitale per una passeggiata nel cuore d’Europa

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Bratislava, affacciata sul fiume della musica e dei romanzi, legata ad un passato di contese. Oggi è una capitale orgogliosa che guarda dinamica al futuro e accoglie i viaggiatori in un’atmosfera gioiosa a dispetto dello stereotipo post sovietico: gli slovacchi alzano i boccali grondanti di birra dorata e brindano ad una nuova primavera europea

Panorama dal castello: la Stare Mesto e la città nuova in lontananza

Una capitale a misura d’uomo, tutta da scoprire, dal maestoso castello che la sorveglia dall’alto, al curioso Cumil, la statua più famosa della città che vigila il passaggio dei turisti dal basso (meglio conosciuta come “il guardone” per lo sguardo malandrino che punta spudorato alle sottane delle signore). Città che pulsa nel cuore d’Europa, meno inflazionata della magica Praga, dell’elegante Budapest e della regale Vienna (quest’ultima dista solo 60 km, vale una trasferta in giornata in macchina, treno, bus oppure in battello durante la bella stagione). Bratislava è ben collegata a diverse città italiane da voli low cost in partenza da numerosi aeroporti, una meta perfetta da visitare durante il weekend. Il suo fascino si concentra nella Stare Mesto, la città vecchia, e nel Bratislavský hrad, il grande castello ma non mancano satelliti d’interesse poco distante, come la surreale chiesa azzurra o il moderno Ufo del Nový Most, il ponte nuovo sul Danubio.

Cumil, la statua più famosa di Bratislava
Stare Mesto

Il Bratislavský hrad, il castello di Bratislava, è il simbolo della capitale slovacca, dal 1961 monumento storico nazionale. Sin dall’antichità domina la città dall’alto di una collina; durante il IV secolo a.C. venne abitato dai Celti per poi essere conquistato dai Romani ma l’aspetto attuale risale alle ricostruzioni del XV e il XVII secolo, un mix tra stile rinascimentale e barocco, dalla caratteristica forma quadrangolare che lo rende simile a un “tavolo rovesciato”. Deve infatti a questa similitudine l’originale appellativo. La vera rinascita del castello si deve a Maria Teresa d’Asburgo che lo scelse come residenza estiva: è proprio durante il suo regno che ebbe inizio l’epoca d’oro per il maniero e per tutta la città di Bratislava, al tempo nota come Presburgo. Un’eredità asburgica che tutt’oggi testimonia nelle sue forme la trasformazione da cupa fortezza ad elegante dimora. Alla fine dell’700 diventò un seminario per poi cadere in rovina dopo il rovinoso incendio del 1811. Solo nel 1953 ebbero inizio i lavori di ristrutturazione e dal 1993 è sede rappresentativa del Parlamento slovacco, anno che sanciva la separazione dalla Cecoslovacchia. All’ingresso la statua equestre di Svatopluk I, sovrano di Moravia del IX secolo, attende orgogliosa i numerosi turisti che sostano qualche minuto sul belvedere: un’incantevole puzzle di tetti color ocra della città vecchia in antitesi con il ponte nuovo che attraversa le acque rilassate del Danubio. Le sale del castello ospitano il Museo Nazionale Slovacco con interessanti raccolte di manufatti e antiquariato locale, e il Museo della Musica, uno scorcio sulla storia e sulle tradizioni del paese.

Statua equestre di Svatopluk I, Bratislavský hrad

Dopo la visita al castello si scende verso il centro storico seguendo i passaggi pedonali che attraversano la superstrada, un’audace infrastruttura che taglia la vecchia trama urbana recidendo il continuum storico tra le due attrattive principali della città. Una pianificazione del territorio opinabile ma che collega strategicamente le due rive della città affacciate sul Danubio: la viabilità è la stessa che attraversa il ponte nuovo, il Nový Most. Affacciata al nastro di asfalto è impossibile non ammirare la “Bella sul Danubio”, l’imponente chiesa di San Martino recentemente rimaneggiata. La cattedrale svetta quasi in bilico sulla superstrada nonostante la struttura maestosa dell’originario impianto gotico. Una tappa cittadina da ammirare all’esterno e all’interno dove è custodita una copia della corona imperiale ungherese ricoperta d’oro dal peso di 300 kg. Dopo il trafficato dardo di catrame è tutta un’altra storia, ci si addentra nella città vecchia percorrendo le viette lastricate che si snodano dalla chiesa e conducono al cuore della Stare Mesto. Le mete principali sono Michalská brána, la Porta di San Michele dove sulla cima vegliano le statue di San Michele e il Drago, e Hlavnè namestie, la piazza principale dal XIII secolo cuore pulsante della città dove spicca l’imponente municipio, Stara Radnica, collage architettonico che riassume cinque secoli. Un piccolo centro ricco di fascino, un susseguirsi di scorci suggestivi nell’area pedonale di Korzo. Un dedalo di stradine e di edifici medievali alternati ai postumi asburgici come il Palazzo del Primate distinguibile dalla raffinata facciata simile ad un ricamo delicato.

La bellezza di Bratislava si concentra nel centro storico ma poco fuori la Stare Mesto si trova il gioiello architettonico di Modry Kostolik nella città nuova, la famosa chiesa azzurra (chiesa di Sant’Elisabetta) che nelle belle giornate di sole si confonde con il cielo. Questo edificio art nouveau del 1907, progettato dall’architetto Ödön Lechner, spicca per la sua tonalità brillante in un quartiere dove ancora prevale un’edilizia post sovietica.

Prima di lasciare questa piccola e graziosa capitale ricordiamola con una vista panoramica dall’alto: uno scorcio indimenticabile dall’Ufo, la moderna torre del ponte nuovo sul Danubio. Una cartolina dove spuntano il maestoso castello e i pinnacoli ossidati delle chiese dal mare di tetti rossi della Stare Mesto. Questa struttura a navicella, così chiamata dagli abitanti per le sembianze aliene, si rivela una tappa interessante nonché un’occasione per sorseggiare una rinfrescante birra chiara ammirando il belvedere dalla piattaforma panoramica.

Modry Kostolik, la chiesa azzurra
Ufo del Nový Most

Immagine copertina:  Bratislavský hrad, il castello di Bratislava

Photo credits: Elena Bittante

 

Atene, le origini della storia occidentale tra pace e caos

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Frammenti di mito e pezzi di intonaco, una capitale votata al passato, dagli albori della civiltà al racconto dell’ultimo decennio trascorso. Tutto sembra vissuto, a tratti usurato, Atene non è la classica “bella città” ma gioca bene le sue carte con la complicità delle atmosfere suggestive e la luce avvolgente del Mediterraneo. Sorprende inaspettatamente chi si addentra nel dedalo del centro tra palazzi scrostati, gallerie d’arte e scorci sulla storia: da qualsiasi angolo si scorge l’Acropoli, fondamenta della cultura occidentale. Il Partenone, unico e immortale, veglia la città arroccato su un promontorio roccioso sovrastando la valle dell’Ilissos dalla fine del VII secolo a.C.

Il Partenone

Un viaggio alla scoperta delle nostre origini, un tuffo nella creatività e nella serenità che contraddistinguono la tradizione greca. Atene è storia e smussa il peso della sua eredità nella leggerezza della quotidianità rivelandosi una metropoli viva e originale che bypassa le ombre della crisi a ritmo di sirtaki e spunti creativi. L’incontro nelle grandi piazze, la vivacità rilassata della gente, il profumo di basilico fresco dei piatti tradizionali e l’estro degli artisti moderni che omaggiano il glorioso passato sono solo alcuni spunti per viverla a pieno. E’ dalle radici che inizia un viaggio nella culla della civiltà occidentale, per poi divagare in una realtà pittoresca al passo con i tempi.

La prima tappa è l’Acropoli. Lì dove tutto ebbe inizio spiccano gli archetipi dell’architettura classica come eredità inestimabile. Il sito archeologico patrimonio UNESCO dal 1987, racconta la nascita della democrazia evocando suggestioni e riflessioni. Sulla collina dell’Areopago sorgono il Partenone, i Propilei, l’Eretteo e il Tempio di Atena Nike, circondati dalla possente cinta muraria di Temistocle. Il Partenone incorona il sito con candida magnificenza; progettato da Ictino e Callicrate, venne edificato tra il 447 e il 438 a.C. e consacrato alla dea Atena. La costruzione in marmo pentelico bianco scintilla sotto il sole, otto colonne dei lati corti e diciassette su quelli lunghi in stile dorico ingegnosamente inclinate per creare un effetto illusorio. Un tempo l’edificio era ricoperto di fregi e sculture, oggi si aggrappano ai frontoni occidentali e orientali i superstiti delle ere: Helios e il suo destriero raccontano la nascita di Atena dalla testa del padre e la lotta di Atena con Poseidone per il possesso dell’Attica. Lungo il perimetro del tempio spiccano le metope modellate da Fidia, le formelle quadrate con funzione narrativa scolpite ad altorilievo. Oggi come allora i Propilei si trovano all’entrata dell’Acropoli accogliendo da millenni i visitatori. Realizzati per volere di Pericle spiccano allineati con il Partenone in un gioco di geometrie perfette, con le facciate anteriori più basse di quelle posteriori per seguire il dislivello del terreno. Catturano l’attenzione la solennità del Tempio di Atena Nike dedicato alla dea della vittoria nel 425 a.C., e l’Eretteo che deve il suo nome al mitico re di Atene. Questo capolavoro dell’architettura ionica, costruito tra il 421 e il 406 a.C., ostenta le protagoniste dell’architettura classica nel suo portico: le Cariatidi, intente a sorreggere il peso della storia e della cultura (le statue esposte sono una riproduzione delle donne di Karyai, le originali si trovano al museo dell’Acropoli).

Propileo all’entrata dell’Acropoli
Eretteo e loggetta della Cariatidi

All’ombra del Partenone possiamo ritagliare qualche attimo per rilassarci, riflettere e scrutare il panorama della metropoli odierna, una terrazza esclusiva che si affaccia sul divenire di una capitale dai tratti caotici. Il viaggio nella cultura classica prosegue “a valle”, al Museo dell’Acropoli, situato alle pendici meridionali dell’Areopago. L’interessante polo museale si distingue per la struttura moderna in vetro e acciaio e crea un ossimoro architettonico a confronto con le pietre compatte della cittadella del mito. Il museo custodisce tutti i reperti rinvenuti nel sito e spazia dal mondo arcaico a quello romano con cimeli inestimabili come le leggiadre korai, dalle elaborate acconciature a trecce del VI secolo, e il noto giovane con vitellino del 570 a.C. Un’ altra tappa da non perdere per un continuum nella storia ellenica è l’Antica Agorà, dove Socrate elaborò le sue brachilogie, conversazioni fondate su una logica ferrea al fine di educare l’individuo e la sua anima sul fondamento della verità. Qui si erge superstite il Tempio dorico di Efesto del 449 a.C., e il grande complesso a due piani della Stoà di Attalo originario del 138 a.C., ricostruito filologicamente dalla Scuola Americana di Archeologia. Le dimensioni colossali della storia antica sono tutt’ora testimoniate anche nel sito archeologico del Tempio di Zeus Olimpio, maestose rovine di un nucleo architettonico che richiese oltre sette secoli per la costruzione. Un esempio ante litteram di “edilizia posticipata” per mancanza di fondi, l’Olympieion venne ultimato dall’imperatore Adriano nel 131 d.C.

Museo dell’Acropoli

Dopo un tuffo nella storia, Atene offre un’immersione nel mare plumbeo del suo caotico centro non privo di atolli meravigliosi: tra gli edifici in calcestruzzo infatti sorgono le isole verdi della città. L’eden urbano dei Giardini Reali, una visione salvifica nella congestione della metropoli vicino a Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento. Oggi questo eden aristocratico del 1840 è diventato uno spazio pubblico condiviso da milioni di cittadini e turisti diventando il Giardino Nazionale della città di Atene. 38 acri di verde e oltre 500 specie di piante rendono questo spicchio di città un tesoro di biodiversità, avvalorato da cimeli inestimabili che ricordano l’identità di Atene, indissolubilmente legata alla storia. In città i grandi polmoni verdi sono facilmente individuabili alzando semplicemente lo sguardo verso il cielo. Spiccano le pendici boscose del Licabetto sopra il quartiere di Kolonaki, dove si rincorrono miti e leggende, e la collina di Filopappo, descritta da Plutarco per le gesta di Teseo contro le Amazzoni. Quel che fu dello scontro anima solo la leggenda lasciando spazio alla pace in quest’oasi naturale da dove ammirare un panorama privilegiato sull’Acropoli, sull’Attica e sul Golfo di Salonicco per poi spaziare sino a dove arriva l’orizzonte. Passeggiare tra i vialetti ombrosi dei parchi di Atene è l’ideale per chi desidera rilassarsi dal traffico cittadino e ritrovare le idee, fermarsi e osservare il divenire dall’alto può rivelarsi una panacea temporanea, un’occasione per riflettere sui dogmi della vita quotidiana, oggi come allora.

Dopo un tuffo nella storia, Atene offre un’immersione nel mare plumbeo del suo caotico centro non privo di atolli meravigliosi: tra gli edifici in calcestruzzo infatti sorgono le isole verdi della città. L’eden urbano dei Giardini Reali, una visione salvifica nella congestione della metropoli vicino a Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento. Oggi questo eden aristocratico del 1840 è diventato uno spazio pubblico condiviso da milioni di cittadini e turisti diventando il Giardino Nazionale della città di Atene. 38 acri di verde e oltre 500 specie di piante rendono questo spicchio di città un tesoro di biodiversità, avvalorato da cimeli inestimabili che ricordano l’identità di Atene, indissolubilmente legata alla storia. In città i grandi polmoni verdi sono facilmente individuabili alzando semplicemente lo sguardo verso il cielo. Spiccano le pendici boscose del Licabetto sopra il quartiere di Kolonaki, dove si rincorrono miti e leggende, e la collina di Filopappo, descritta da Plutarco per le gesta di Teseo contro le Amazzoni. Quel che fu dello scontro anima solo la leggenda lasciando spazio alla pace in quest’oasi naturale da dove ammirare un panorama privilegiato sull’Acropoli, sull’Attica e sul Golfo di Salonicco per poi spaziare sino a dove arriva l’orizzonte. Passeggiare tra i vialetti ombrosi dei parchi di Atene è l’ideale per chi desidera rilassarsi dal traffico cittadino e ritrovare le idee, fermarsi e osservare il divenire dall’alto può rivelarsi una panacea temporanea, un’occasione per riflettere sui dogmi della vita quotidiana, oggi come allora.

Atelier nel quartiere di Monastiraki
Il Licabetto
Vista dalla collina di Filopappo

Immagine copertina: vista sull’Acropoli dalla collina di Filopappo.

Photo credits: Elena Bittante

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Frammenti di mito e pezzi di intonaco, Atene è votata al passato, dagli albori della civiltà al racconto dell’ultimo decennio trascorso. Tutto sembra vissuto, a tratti usurato, non è la classica “bella città” ma gioca bene le sue carte con la complicità delle atmosfere suggestive e la luce avvolgente del Mediterraneo. Sorprende inaspettatamente chi si addentra nel dedalo del centro tra palazzi scrostati, gallerie d’arte e scorci sulla storia: da qualsiasi angolo si scorge l’Acropoli, fondamenta della cultura occidentale 🇬🇷 Atene è storia e smussa il peso della sua eredità nella leggerezza della quotidianità rivelandosi una metropoli viva e originale che bypassa le ombre della crisi a ritmo di sirtaki e spunti creativi. L’incontro nelle grandi piazze, la vivacità rilassata della gente, il profumo di basilico fresco dei piatti tradizionali e l’estro degli artisti moderni che omaggiano il glorioso passato sono solo alcuni spunti per viverla a pieno. E’ dalle radici che inizia un viaggio nella culla della civiltà occidentale, per poi divagare in una realtà pittoresca al passo con i tempi 🌺 Il mio articolo dedicato alla città dove tutto ebbe inizio: http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/05/19/atene-le-origini-della-storia-occidentale-tra-pace-e-caos/ 🌺 . . . #athens #acropolis #greece #syntagma #ig_athens #athens_city #athensvoice #life_greece #in_athens #eyeofathens #athensview #visitathens #loveathens #greekhistory #travelandlife #traveldiaries #culturetrip #traveljournalist

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Berlino, città moderna che racconta la storia

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Libertà in continua metamorfosi. Le persone possono creare mondi incredibili, dimensioni in costante divenire che nascono dagli errori del passato, incentivate da un presente di rinascita. Berlino è una fucina creativa, dove la più grande frontiera moderna è caduta ora si vive in comunione di intenti, tra fermento artistico e brio culturale di chi ha voglia di riscatto

Berlino non si visita, si vive. Ci si orienta con i suoi luoghi del simbolo e si passeggia captando la sua energia. Una capitale più interessante che bella, distante dagli stereotipi urbani a “bomboniera” delle realtà tedesche; la sua edilizia post moderna a tratti brutalista prevale senza far soccombere la memoria dei monumenti e dei palazzi neoclassici ricostruiti dopo la Seconda Guerra Mondiale. La sua identità contemporanea valorizza le testimonianze della grande storia rendendo la capitale una meta indissolubilmente legata agli eventi che segnarono il ‘900.

 

Per scoprire Berlino si comincia dal centro, il Mitte, dove spunta un susseguirsi di immagini legate al mito che precedono il viaggio. E’ proprio il “centro” che racchiude un vademecum perfetto per andare alla scoperta della città in un weekend: la Porta di Brandeburgo che dopo la caduta del Muro di Berlino (1989) diventò il simbolo della Nuova Berlino unita, la Torre della Televisione in Alexander Platz, edificata dalla DDR per la diffusione dei programmi di stato è oggi tra i simboli più stilizzati della città, la sua forma “aliena” è un must have per una sequela di souvenir declinabili per ogni esigenza. Il Palazzo del Reichstag, oggi sede del Bundestag (il parlamento federale tedesco), testimonia capitoli indelebili della storia del ’900 rivelandosi ai numerosi visitatori anche uno spettacolo moderno: campeggia sul tetto un’avveniristica cupola in vetro, tra le attrazioni principali della città da dove spaziare sul verde del parco di Tiergarten e osservare l’impeccabile pianificazione del quartiere governativo. I colori della natura smussano la loro intensità con il ciclo delle stagioni nei giardini del Mitte ma anche nel viale più famoso della Germania, l’ “Unter den Linden”, l’immancabile passeggiata sotto i tigli. Percorrerla non è solo rigenerante ma anche un’occasione per entrare in connessione con la città e chi la anima. Lungo la via è impossibile non socializzare e dopo chiacchiere e brindisi si torna a visitare altre mete lungo la via: il Kroprinzepalais, ovvero il Palazzo del Principe Ereditario, il “Zeughaus” l’Armeria dove visitare il Deutsches Historiches Museum (il museo di Storia Tedesca), e l’Università di Humboldt nota per essere stata frequentata da uno dei pensatori più influenti dello scorso secolo, Karl Marx.

Berlino è una capitale ricchissima di musei, per una fuga del weekend la “Museuminsel”, ovvero “Isola dei Musei”, è l’approdo perfetto per non naufragare nell’ampia scelta. Comprende il Museo Antico, un viaggio nel mondo etrusco, greco e romano; il Museo Nuovo dove sono custodite preziose collezioni di reperti di età egizia, tra cui l’incantevole Busto di Nefertiti; il Museo Bode un intreccio d’arte dal Medioevo al XVIII secolo; il Museo di Pergamo che ospita l’intero altare di Pergamo rinvenuto in Turchia nel 1878 dall’ingegnere Carl Wilhelm Humann; e infine la Galleria Nazionale, tra i poli museali più importanti della Germania. Dall’arte antica e classica a quella moderna e contemporanea dalle apparenze futuriste dello strabiliante Sony center a Potsdamer Platz, caratterizzato da un enorme tetto d’acciaio a forma d’ombrello tra le cui particolarità c’è quella di cambiare colore nel corso della giornata.

Berlino è un intreccio di spunti avanguardistici, un susseguirsi di idee innovative e allegorie architettoniche come l’ Holocaust-Mahnmal, il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa. Con una fioritura di 2711 steli in calcestruzzo di diversa altezza evoca il ricordo, un’opera ideata dall’architetto statunitense Peter Eisenmann su un’area di oltre 19.000 mq. Ed è proprio in questo luogo che si comprende in che modo scoprire la città, camminando smarrendosi tra il labirinto delle sue geometrie. Berlino si visita ma soprattutto si vive entrando in empatia con il dinamismo moderno nel ricordo del passato. Si passeggia lungo i brandelli del suo muro oltre il quale si legge un capitolo di storia monito per il futuro, si percorrono i suoi viali e si costeggiano i suoi cantieri, si rincorre la Sprea che scorre serena e i fiumi di birra che appartengono alla tradizione e ad un futuro condiviso.

 

Cupola del Bundestag
Passeggiando al Mitte
Holocaust-Mahnmal

Immagine copertina: Porta di Brandeburgo

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Libertà in continua metamorfosi🦋 Le Persone possono creare mondi incredibili, dimensioni in costante divenire che nascono dagli errori del passato, incentivate da un presente di rinascita. Berlino è una fucina creativa, dove la più grande frontiera moderna è caduta ora si vive in comunione di intenti, tra fermento artistico e brio culturale 🇩🇪 Un breve vademecum nel mio articolo per una toccata e fuga a #Berlino http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/05/08/berlino-citta-moderna-che-racconta-la-storia/ 🇩🇪 . . . #berlin #visitberlin #berlinstagram #visitgermany #deutschland #urbanphotography #streetviews #urban_shots #bestcitypics #bestcityviews #mitteberlin #alexanderplatz #streetphotography #officialtravelpage #igtravel #wonderful_places #lonelyplanet

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Stoccolma, dai premi Nobel al vascello affondato. I simboli e le identità della capitale svedese

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Stoccolma la consueta linearità svedese incontra l’eredità storica che ricama il suo centro e lascia preziosi cimeli di guerre mai viste. La capitale scandinava rivela molto più di un consumistico d’arredo minimal, da Gamla Stan, la pittoresca città vecchia, al vascello Vasa, orgoglio storico nonostante sia una nave affondata poco dopo la partenza. E poi l’animo verde della Svezia che travalica le frontiere urbane ritagliando i suoi spazi anche nella capitale. Il parco reale di Djurgården, è l’unica riserva naturale al mondo all’interno di una città: un’isola nel cuore di Stoccolma parte del suo parco nazionale

Una passeggiata nel cuore di Stoccolma è un tuffo nella suggestione per chi ha viaggiato con la fantasia di AndersenGamla Stan sembra l’ambientazione delle sue favole. Perdersi tra i suoi vicoli sbirciando all’interno delle case colorate è un piacere consentito, le finestre senza tende rivelano i loro mondi. Matasse di stradine acciottolate si snodano nella pittoresca piazza principale di Stortorget, la più antica di tutta la città. Si prosegue lungo le vie principali di Västerlånggatan e Österlånggatan a caccia di prodotti tipici e artigianato che profuma di conifere. La città vecchia di Stoccolma è uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa e proprio in quest’area venne fondata Stoccolma nel 1252. Nella trama di casette fiabesche, spicca maestoso il Palazzo Reale. Tra i più grandi del mondo conta più di 600 stanze e ospita importanti musei come quello della Livrustkammaren e l’Armeria Reale, un atelier di armature e costumi d’epoca da non perdere.

L’attrattiva che orienta i passi in città è l’elegante Municipio di Stoccolma. Con la sua guglia alta 106 metri, è un punto di riferimento anche per la storia e l’identità svedese. Opera dell’architetto Ragnar Östberg è il simbolo del potere della Svezia, basta affinare lo sguardo per notare le Tre Corone dorate che campeggiano sulla sua cima. Riferimento per cittadini e turisti ma anche per la scienza e la cultura: nelle sue sale si svolge il prestigioso ricevimento dei Premi Nobel.

 

Municipio di Stoccolma

Dopo aver svelato l’animo più romantico e pittoresco della città, facciamo tappa al Museo d’Arte Moderna situato nell’ isoletta di Skeppsholmen. L’edificio con le sue linee moderne, progettato dall’architetto spagnolo Rafael Moneo, è l’incipit del meraviglioso percorso d’arte che custodisce capolavori dei maestri del Novecento come Dalì, Picasso, Matisse e Derkert e avanguardie contemporanee da scoprire e appuntare.

Vasamuseet

Si continua a passeggiare seguendo l’intreccio di ponti che collegano le isole e attraversano i canali arrivando nel verde di Djurgården, dove la tradizione svedese si racconta nella natura. Un tempo riserva di caccia reale oggi è un atollo di possibilità: l’area ospita musei, monumenti e parchi divertimento. Che sia la natura ad ospitare l’uomo, o la città ad accogliere il suo verde sono interpretazioni della stessa storia, una simbiosi ancestrale che gli svedesi hanno con la loro terra. Stoccolma è una capitale verde, non solo per mentalità e qualità della vita. Conifere, querce e numerose varietà di alberi abbracciano la città e fanno da quinta a grandi musei e spazi ricreativi. Il Djurgården è la più grande oasi urbana, nata nel 1580 come riserva faunistica, si trasformò poi in riserva di caccia con il regno di Carlo XI. Nel corso del XVIII secolo venne trasformata in un parco pubblico e con il tempo spuntarono sempre più numerose delle piccole locande in legno, luoghi di incontro e convivialità tanto da ispirare anche il genio musicale di Carl Bellman, il trovatore simbolo della Svezia. Oggi i prati e i boschi del parco continuano ad essere fonte di ispirazione o di relax alternandosi ai luoghi della cultura, questo grande giardino dalle sembianze fiabesche racconta la storia del suo paese nei musei più importanti della città. A Djurgården si trova il Vasamuseet dove è esposto un magnifico vascello del seicento, un’imbarcazione che quasi per beffa conobbe la sua fortuna solo dopo l’esposizione museale del 1990: affondò dopo il primo chilometro del suo viaggio d’inaugurazione nelle gelide acque del porto di Stoccolma il 10 agosto del 1628. Il maestoso relitto dopo una complessa operazione di recupero e restauro sfoggia le sue sembianze praticamente intatto ed è considerato una delle attrazioni principali della capitale svedese. La storia campeggia nella natura a Djurgården, l’area ospita anche il Nordiska Museet, fondato nei primi anni del 1900. Quattro piani di uno stravagante castello in stile rinascimentale si propone come almanacco della vita quotidiana svedese dal 1520 sino ai giorni nostri. In esposizione collezioni di cimeli dell’ artigianato contadino, moda, tessuti e arredi che raccontano lo spirito della cultura scandinava.

Il maestoso vascello Vasa

Raccontare le origini e la tradizione è un tassello fondamentale per gli svedesi, descrivere e riprodurre anche le usanze più semplici che rimandano ad una vita rurale sembra quasi una controtendenza all’ostentazione del bello che prevale nei poli museali. In Svezia l’arte e le innovazioni si evolvono in connessione con la natura e le radici affondano nell’inventiva di una popolazione contadina che reinventava con astuzia le possibilità offerte dalla terra. Con questa chiave di lettura risulta facilmente comprensibile l’ostentazione antropologica delle “piccole cose semplici” che si descrivono nell’artigianato e nelle usanze di questo paese. A coronare questa interpretazione della tradizione scandinava nel parco è lo Skansen. Si tratta del primo museo all’aperto della Scandinavia, ideato nel 1891 con l’intento di omaggiare e ricordare il passato in una società sempre più industrializzata. In quest’area tematica si trovano 150 case e fattorie provenienti da tutta la Svezia per riprodurre la vita contadina e la cultura lappone Same. Passeggiare per i suoi viali è un’esperienza unica, un suggestivo viaggio nel tempo che proietta nei primi del ‘900 e aiuta a comprenderne l’inventiva e la dignità di una vita di sussistenza. Un’occasione per vivere in prima persona la storia del paese attraverso gli usi e i costumi e le attività lavorative riprodotte da teatranti appassionati in costumi d’epoca. Scorci di vita e impegni quotidiani ma anche balli popolari e celebrazioni di feste tipiche. Skansen permette di viaggiare nella storia tutto l’anno e propone un fitto programma di attività, anche interattive. L’evento più atteso, come vuole la tradizione svedese è il mercatino di Natale, con danze attorno all’albero e concerti nella chiesa di Seglora. Il museo di Skansen è un excursus architettonico e antropologico ma anche zoologico e botanico: ovunque sono visibili flora e fauna dei paesi nordici con orsi, lupi e alci perfettamente ambientati e tutelati nel loro habitat naturale. Musei e tradizioni immersi nel verde, Djurgården è un parco che racchiude l’identità svedese che difficilmente si dissocia dalla natura.

Vista su Djurgården

Immagine copertina: la piazza principale Stortorget, Gamla Stan.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Elena Bittante
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