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Elena Bittante - page 3

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Il Tempio del Cielo, armonia sulla terra. L’architettura della tradizione cinese simbolo di Beijing

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Il simbolo di Pechino ricalca la perfezione idealizzata dell’architettura Ming, una geometria senza asperità equilibrio del suo credo, il Confucianesimo. Il Tempio del Cielo e della Preghiera per un Buon Raccolto rimanda al concetto cinese di “Tiānyuán Dìfāng’” secondo il quale il cielo è rotondo e la terra è quadrata, ed è così che questo patrimonio della cultura si erge coerente con la sua struttura circolare da una terrazza di marmo quadrata a tre livelli

Entrata sud, Tempio del Cielo

Per capire i dogmi del credo, qualsiasi essi siano, alle volte basta camminare sulla terra prestando un po’ di attenzione, l’uomo è capace di semplificarli alla perfezione. Non si notano imprecisioni al cospetto del Tempio del Cielo nel cuore di Pechino, limpido nella struttura e negli intenti di significato eppure la linearità e regolarità che lo contraddistinguono sono riferimenti indiretti rispetto alla visione diretta dell’osservatore. Una parte per il tutto, sineddoche nell’arte e nell’architettura cinese che si rispecchia anche nei suoi usi e costumi, un approccio curioso per noi occidentali, appassionati ricercatori di espliciti concetti anche nelle sfumature e sottigliezze.

Questo luogo di armonica bellezza racchiude tanti significati, risulta difficile conciliare questa grande concezione estetica con la devastazione culturale che portò l’avvento del comunismo dopo il 1949. Oggi il Tempio del Cielo resta un’icona sopravvissuta nella perfezione dello stile Ming in una delle aree più caotiche e impersonali della città, faro della tradizione che riporta alla luce l’epoca imperiale.

Questa meta imperdibile di Beijing si trova nell’omonimo parco nel distretto di Dongcheng sud, un’oasi di pace di 267 ettari dove vivono indisturbati 4.000 splendidi antichi cipressi. Un luogo idilliaco distante dal ronzio del traffico, meta di pellegrinaggio per turisti e consueto ritrovo per cittadini. Il caratteristico tetto del tempio a tripla gronda ad ombrello di colore viola- blu spunta tra la flora locale e le alte mura che lo circondano. Si svela poco alla volta caricando di aspettativa i visitatori, curiosi di ammirarlo da vicino. Varcato uno dei quattro cancelli della sua cinta muraria ci si rende immediatamente conto che non si tratta di uno stereotipato luogo della fede ma di un’eredità lasciata dalla devozione dell’imperatore, un maestoso palcoscenico un tempo dedicato ai suoi riti solenni. Il “Figlio del Cielo”, si recava a pregare per chiedere il perdono e per invocare il favore degli dei per un buon raccolto.

Nelle giornate di sole l’edificio a struttura circolare svetta verso il cielo velato di smog metropolitano, eppure la foschia di questa città, tra le più inquinate al mondo, non svilisce i suoi 38 metri di magnificenza. Con un diametro di 30 metri si rivela ai visitatori come una struttura semplice ma al contempo ingegnosa: il soffitto non presenta chiodi né cemento ed è sorretto da pilastri in legno d’abete dell’Oregon. Al centro della struttura si trova l’altare dove pregava l’imperatore e sul soffitto un enorme drago dipinto, un simbolo a suo omaggio. Il tempio venne costruito nel 1420 durante l’epoca Ming ma nel 1889 un fulmine lo ridusse in cenere. Venne ricostruito l’anno successivo e oggi lo possiamo ammirare in tutto il suo splendore con gli stessi canoni architettonici della struttura originaria.

Il tempio del Cielo è l’edificio di maggior rilievo del parco, occupa la posizione centrale ed è protetto dagli alti muraglioni che lo circondano. Lungo il loro perimetro troviamo gli accessi principali in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Solo passeggiando ci si rende conto che nulla nell’architettura di questo luogo è lasciato al caso, ovunque si può intravedere l’intervento razionale ed armonizzante dell’uomo. La prevalenza della ragione si descrive perfettamente in questa meta imperdibile ma è una costante nell’architettura cinese della tradizione, ripropone la linearità e la regolarità che si rifanno ai principi del Confucianesimo: ordine e simmetria come imposizione dell’intelletto umano sulla natura.

Dettaglio soffitto del tempio
Portale sud
Parco del Tempio del Cielo, luogo di ritrovo per i pechinesi

Consigli per la visita

Il momento migliore della giornata per visitare il tempio è la mattina presto e il periodo più indicato dell’anno per evitare le lunghe file va da novembre sino ad aprile. Durante la bella stagione è consigliato il pranzo al sacco, un picnic al parco è una pausa ideale e una gradevole esperienza.

Non dimenticate il vostro passaporto, è richiesto per acquistare il biglietto e visitare le principali mete turistiche di Pechino. Il costo del biglietto è 15-35RMB in alta stagione e 10-28RMB in bassa stagione.

Gli orari di apertura sono: 8 – 17 dal 1 aprile al 31 ottobre, 8 – 16 dal 1 novembre al 31 marzo.

Come arrivare: metropolitana linea 5 fermata Tiantan Dongmen station (Exit A1 or A2).

Immagine copertina: Il Tempio del Cielo e della Preghiera per un Buon Raccolto, Beijing, Cina. 

Photo credits: Elena Bittante

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L'armonia delle forme come sintesi di significato 🌸 Il Tempio del Cielo e della Preghiera per un Buon Raccolto è un'allegoria architettonica che rimanda al concetto cinese di "Tiānyuán Dìfāng'" secondo il quale il cielo è rotondo e la terra è quadrata. Questa meravigliosa icona di Beijing ricalca alla perfezione i canoni Ming (eretta nel 1420 e ricostruita nel 1889 a causa di un fulmine che la ridusse in cenere), si erge coerente al suo credo da una terrazza di marmo a tre livelli con l'inconfondibile tetto a tripla gronda ad ombrello 🌸 🇨🇳 . . . #beijing #templeofheaven #instabeijing #pechino #visitbeijing #beijinglife #beijingcity #beijingtrip #chinatravel #unescoheritage #cina #visitchina #asianwanderlust #archilovers #culturalheritage

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Atene, le origini della storia occidentale tra pace e caos

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Frammenti di mito e pezzi di intonaco, una capitale votata al passato, dagli albori della civiltà al racconto dell’ultimo decennio trascorso. Tutto sembra vissuto, a tratti usurato, Atene non è la classica “bella città” ma gioca bene le sue carte con la complicità delle atmosfere suggestive e la luce avvolgente del Mediterraneo. Sorprende inaspettatamente chi si addentra nel dedalo del centro tra palazzi scrostati, gallerie d’arte e scorci sulla storia: da qualsiasi angolo si scorge l’Acropoli, fondamenta della cultura occidentale. Il Partenone, unico e immortale, veglia la città arroccato su un promontorio roccioso sovrastando la valle dell’Ilissos dalla fine del VII secolo a.C.

Il Partenone

Un viaggio alla scoperta delle nostre origini, un tuffo nella creatività e nella serenità che contraddistinguono la tradizione greca. Atene è storia e smussa il peso della sua eredità nella leggerezza della quotidianità rivelandosi una metropoli viva e originale che bypassa le ombre della crisi a ritmo di sirtaki e spunti creativi. L’incontro nelle grandi piazze, la vivacità rilassata della gente, il profumo di basilico fresco dei piatti tradizionali e l’estro degli artisti moderni che omaggiano il glorioso passato sono solo alcuni spunti per viverla a pieno. E’ dalle radici che inizia un viaggio nella culla della civiltà occidentale, per poi divagare in una realtà pittoresca al passo con i tempi.

La prima tappa è l’Acropoli. Lì dove tutto ebbe inizio spiccano gli archetipi dell’architettura classica come eredità inestimabile. Il sito archeologico patrimonio UNESCO dal 1987, racconta la nascita della democrazia evocando suggestioni e riflessioni. Sulla collina dell’Areopago sorgono il Partenone, i Propilei, l’Eretteo e il Tempio di Atena Nike, circondati dalla possente cinta muraria di Temistocle. Il Partenone incorona il sito con candida magnificenza; progettato da Ictino e Callicrate, venne edificato tra il 447 e il 438 a.C. e consacrato alla dea Atena. La costruzione in marmo pentelico bianco scintilla sotto il sole, otto colonne dei lati corti e diciassette su quelli lunghi in stile dorico ingegnosamente inclinate per creare un effetto illusorio. Un tempo l’edificio era ricoperto di fregi e sculture, oggi si aggrappano ai frontoni occidentali e orientali i superstiti delle ere: Helios e il suo destriero raccontano la nascita di Atena dalla testa del padre e la lotta di Atena con Poseidone per il possesso dell’Attica. Lungo il perimetro del tempio spiccano le metope modellate da Fidia, le formelle quadrate con funzione narrativa scolpite ad altorilievo. Oggi come allora i Propilei si trovano all’entrata dell’Acropoli accogliendo da millenni i visitatori. Realizzati per volere di Pericle spiccano allineati con il Partenone in un gioco di geometrie perfette, con le facciate anteriori più basse di quelle posteriori per seguire il dislivello del terreno. Catturano l’attenzione la solennità del Tempio di Atena Nike dedicato alla dea della vittoria nel 425 a.C., e l’Eretteo che deve il suo nome al mitico re di Atene. Questo capolavoro dell’architettura ionica, costruito tra il 421 e il 406 a.C., ostenta le protagoniste dell’architettura classica nel suo portico: le Cariatidi, intente a sorreggere il peso della storia e della cultura (le statue esposte sono una riproduzione delle donne di Karyai, le originali si trovano al museo dell’Acropoli).

Propileo all’entrata dell’Acropoli
Eretteo e loggetta della Cariatidi

All’ombra del Partenone possiamo ritagliare qualche attimo per rilassarci, riflettere e scrutare il panorama della metropoli odierna, una terrazza esclusiva che si affaccia sul divenire di una capitale dai tratti caotici. Il viaggio nella cultura classica prosegue “a valle”, al Museo dell’Acropoli, situato alle pendici meridionali dell’Areopago. L’interessante polo museale si distingue per la struttura moderna in vetro e acciaio e crea un ossimoro architettonico a confronto con le pietre compatte della cittadella del mito. Il museo custodisce tutti i reperti rinvenuti nel sito e spazia dal mondo arcaico a quello romano con cimeli inestimabili come le leggiadre korai, dalle elaborate acconciature a trecce del VI secolo, e il noto giovane con vitellino del 570 a.C. Un’ altra tappa da non perdere per un continuum nella storia ellenica è l’Antica Agorà, dove Socrate elaborò le sue brachilogie, conversazioni fondate su una logica ferrea al fine di educare l’individuo e la sua anima sul fondamento della verità. Qui si erge superstite il Tempio dorico di Efesto del 449 a.C., e il grande complesso a due piani della Stoà di Attalo originario del 138 a.C., ricostruito filologicamente dalla Scuola Americana di Archeologia. Le dimensioni colossali della storia antica sono tutt’ora testimoniate anche nel sito archeologico del Tempio di Zeus Olimpio, maestose rovine di un nucleo architettonico che richiese oltre sette secoli per la costruzione. Un esempio ante litteram di “edilizia posticipata” per mancanza di fondi, l’Olympieion venne ultimato dall’imperatore Adriano nel 131 d.C.

Museo dell’Acropoli

Dopo un tuffo nella storia, Atene offre un’immersione nel mare plumbeo del suo caotico centro non privo di atolli meravigliosi: tra gli edifici in calcestruzzo infatti sorgono le isole verdi della città. L’eden urbano dei Giardini Reali, una visione salvifica nella congestione della metropoli vicino a Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento. Oggi questo eden aristocratico del 1840 è diventato uno spazio pubblico condiviso da milioni di cittadini e turisti diventando il Giardino Nazionale della città di Atene. 38 acri di verde e oltre 500 specie di piante rendono questo spicchio di città un tesoro di biodiversità, avvalorato da cimeli inestimabili che ricordano l’identità di Atene, indissolubilmente legata alla storia. In città i grandi polmoni verdi sono facilmente individuabili alzando semplicemente lo sguardo verso il cielo. Spiccano le pendici boscose del Licabetto sopra il quartiere di Kolonaki, dove si rincorrono miti e leggende, e la collina di Filopappo, descritta da Plutarco per le gesta di Teseo contro le Amazzoni. Quel che fu dello scontro anima solo la leggenda lasciando spazio alla pace in quest’oasi naturale da dove ammirare un panorama privilegiato sull’Acropoli, sull’Attica e sul Golfo di Salonicco per poi spaziare sino a dove arriva l’orizzonte. Passeggiare tra i vialetti ombrosi dei parchi di Atene è l’ideale per chi desidera rilassarsi dal traffico cittadino e ritrovare le idee, fermarsi e osservare il divenire dall’alto può rivelarsi una panacea temporanea, un’occasione per riflettere sui dogmi della vita quotidiana, oggi come allora.

Dopo un tuffo nella storia, Atene offre un’immersione nel mare plumbeo del suo caotico centro non privo di atolli meravigliosi: tra gli edifici in calcestruzzo infatti sorgono le isole verdi della città. L’eden urbano dei Giardini Reali, una visione salvifica nella congestione della metropoli vicino a Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento. Oggi questo eden aristocratico del 1840 è diventato uno spazio pubblico condiviso da milioni di cittadini e turisti diventando il Giardino Nazionale della città di Atene. 38 acri di verde e oltre 500 specie di piante rendono questo spicchio di città un tesoro di biodiversità, avvalorato da cimeli inestimabili che ricordano l’identità di Atene, indissolubilmente legata alla storia. In città i grandi polmoni verdi sono facilmente individuabili alzando semplicemente lo sguardo verso il cielo. Spiccano le pendici boscose del Licabetto sopra il quartiere di Kolonaki, dove si rincorrono miti e leggende, e la collina di Filopappo, descritta da Plutarco per le gesta di Teseo contro le Amazzoni. Quel che fu dello scontro anima solo la leggenda lasciando spazio alla pace in quest’oasi naturale da dove ammirare un panorama privilegiato sull’Acropoli, sull’Attica e sul Golfo di Salonicco per poi spaziare sino a dove arriva l’orizzonte. Passeggiare tra i vialetti ombrosi dei parchi di Atene è l’ideale per chi desidera rilassarsi dal traffico cittadino e ritrovare le idee, fermarsi e osservare il divenire dall’alto può rivelarsi una panacea temporanea, un’occasione per riflettere sui dogmi della vita quotidiana, oggi come allora.

Atelier nel quartiere di Monastiraki
Il Licabetto
Vista dalla collina di Filopappo

Immagine copertina: vista sull’Acropoli dalla collina di Filopappo.

Photo credits: Elena Bittante

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Frammenti di mito e pezzi di intonaco, Atene è votata al passato, dagli albori della civiltà al racconto dell’ultimo decennio trascorso. Tutto sembra vissuto, a tratti usurato, non è la classica “bella città” ma gioca bene le sue carte con la complicità delle atmosfere suggestive e la luce avvolgente del Mediterraneo. Sorprende inaspettatamente chi si addentra nel dedalo del centro tra palazzi scrostati, gallerie d’arte e scorci sulla storia: da qualsiasi angolo si scorge l’Acropoli, fondamenta della cultura occidentale 🇬🇷 Atene è storia e smussa il peso della sua eredità nella leggerezza della quotidianità rivelandosi una metropoli viva e originale che bypassa le ombre della crisi a ritmo di sirtaki e spunti creativi. L’incontro nelle grandi piazze, la vivacità rilassata della gente, il profumo di basilico fresco dei piatti tradizionali e l’estro degli artisti moderni che omaggiano il glorioso passato sono solo alcuni spunti per viverla a pieno. E’ dalle radici che inizia un viaggio nella culla della civiltà occidentale, per poi divagare in una realtà pittoresca al passo con i tempi 🌺 Il mio articolo dedicato alla città dove tutto ebbe inizio: http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/05/19/atene-le-origini-della-storia-occidentale-tra-pace-e-caos/ 🌺 . . . #athens #acropolis #greece #syntagma #ig_athens #athens_city #athensvoice #life_greece #in_athens #eyeofathens #athensview #visitathens #loveathens #greekhistory #travelandlife #traveldiaries #culturetrip #traveljournalist

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La Grande Muraglia Cinese, il limes del possibile

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Una delle Sette Nuove Meraviglie del Mondo Antico e dell’UNESCOPatrimonio dell’Umanità. La Grande Muraglia Cinese appare come un ricamo che intarsia le montagne, trasforma le pendenze più aspre in dolci sinuosità rendendo il limite accessibile. L’occhio perde la via seguendola sino all’orizzonte per poi lasciare spazio alla surreale consapevolezza: quest’opera militare difensiva si estende per oltre 8.000 chilometri, più di 21.000 chilometri se considerati tutti i tratti misurati di fortificazioni collaterali. Uno dei monumenti più emblematici costruiti dall’uomo in tutto il mondo, capace di sorpassare la linea dell’orizzonte e della nostra immaginazione

Località Badaling, a 70 chilometri da Beijing

La Grande Muraglia è la classica meta di un viaggio in Cina. A tratti turistica e affollata, in altri dismessa e difficilmente accessibile ma sempre presente negli intenti di chi desidera ammirarla, solo per una foto ricordo o per un trekking lungo qualche tratto. Visitarla è come conoscere un grande drago che serpeggia da millenni nella parte settentrionale del paese: attraversa sinuoso mondi diversi, quelli di una nazione con una natura eterogenea unica al mondo. Si snoda su e giù per le montagne seguendo anche la morfologia più estrema, attraversa deserti e praterie  dalla costa Est fino agli altopiani dell’Ovest percorrendo un totale di 21196,18 km.

La Grande Muraglia, in cinese 长城 (Chángchéng /channg-chnng/ “Lunga muraglia”), è simbolo di grandezza della storia antica della Cina e oggi come allora si rivela un’opera identitaria del paese nonché una delle meraviglie del mondo, dal 1987 inclusa nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Il muro “originario” risale a 2.300 anni fa nel periodo della dinastia Qin (221-207 a.C.), nel tempo subì numerosi cambiamenti e ristrutturazioni a discapito di innumerevoli vite umane, una macabra leggenda narra che gli scheletri degli operai morti vennero inglobati nella sua costruzione. La storia della Muraglia narra un lungo racconto, un susseguirsi di capitoli in bilico tra mito e realtà, ma sin dal principio affiora la certezza del suo scopo: la difesa del territorio dalle incursioni esterne, soprattutto mongole. Nel XII secolo le orde di Gengis Khan erano divenute una minaccia permanente. L’opera architettonica mantenne la sua funzione difensiva per i secoli a venire ma l’aspetto attuale risale alla dinastia Ming(1368- 1644), durante la quale venne attuata una monumentale opera di restauro dell’intero complesso. L’intera struttura venne rinforzata con pietre, mattoni e una merlatura alta 1.8 metri con scappatoie e feritoie e parapetti alti 1.2 metri.

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Una delle Sette Nuove Meraviglie del Mondo Antico e dell’UNESCO, Patrimonio dell’Umanità. La Grande Muraglia Cinese appare come un ricamo che intarsia le montagne, trasforma le pendenze più aspre in dolci sinuosità rendendo il limite accessibile. L’occhio perde la via seguendola sino all’orizzonte per poi lasciare spazio alla surreale consapevolezza: quest’opera si estende per oltre 8.000 chilometri, più di 21.000 chilometri se considerati tutti i tratti misurati di fortificazioni collaterali. Uno dei monumenti più emblematici costruiti dall’uomo in tutto il mondo, capace di sorpassare la linea dell’orizzonte e della nostra immaginazione 🌏 Qualche pillola di storia nel mio articolo: http://www.europeanaffairs.it/roma/2018/12/13/la-grande-muraglia-cinese-limes-del-possibile/ 🐲 . . . #thegreatwall #thegreatwallofchina #badaling #beijing #instabeijing #pechino #visitbeijing #beijingtrip #chinatravel #unescoheritage #cina #visitchina #asianwanderlust #explorechina #travelchina

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Nonostante la grandiosità del progetto, questa struttura concepita come impenetrabile non si rivelò mai un’efficiente barriera difensiva contro gli invasori, come testimonia la conquista di Beijing nel 1215 da parte dell’esercito di Gengis Khan. Tuttavia, diversamente dal mancato scopo militare, si dimostrò un’eccellente via di percorrenza per il trasporto di materiale e di persone attraverso gli impervi territori montuosi, inoltre si rivelò molto efficace per le comunicazioni grazie al suo sistema di torri di segnalazione che permetteva di trasmettere rapidamente le notizie dei movimenti nemici sino alla capitale. Per rendere possibile questa operazione venivano utilizzati i segnali di fumo bruciando sterco di lupo, un chiaro indizio della fauna locale che ancora oggi vive indisturbata negli sterminati territori che la Muraglia attraversa.

A partire dalla metà del XVII secolo, il venir meno della temuta minaccia mongola fu paradossalmente l’incipit del rovinoso declino di questa opera monumentale. L’apice dell’abbandono avvenne nel ‘900 in quanto la tutela di questo patrimonio non rientrava nelle priorità di una stato votato al comunismo, che destrutturò la bellezza di questa ed altre meraviglie del paese rendendo la vita culturale cinese un arido deserto. Una perdita di valore che scalfì indelebilmente la grandezza della Muraglia assottigliandola nelle dimensioni e sfregiandola nell’identità: Mao Zedong incoraggiò i cinesi che abitavano nelle vicinanze ad utilizzarla come fonte di materiale gratuito per la costruzione di infrastrutture e di brutture edilizie in stile post sovietico.

Solo nel 1984 il successore di Mao, Deng Xiaoping, portò la sua tutela sotto la competenza dello stato. Il progetto di restauro cercò di ridarle dignità ristrutturando alcune sezioni. Tra i tanti luoghi oggi visitabili, un esempio è il suggestivo scenario che si può ammirare a Badaling, a pochi chilometri dalla Capitale. Qui si apre un percorso turistico molto gettonato con un paesaggio da cartolina che ha perso l’autenticità della storia ma che ha ricostruito la dignità della Grande Muraglia e soprattutto gli intenti di chi ama la millenaria identità di questo paese e desidera condividerla con il resto del mondo, un limes del possibile.

Immagine copertina: Grande Muraglia Cinese, Badaling, Cina.

Photo credits: Elena Bittante

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Mi arrampico al mio desiderio seguendone i bastioni: percorrere un piccolo tratto della Grande Muraglia Cinese. Gli occhi lacrimano dalla commozione e dal freddo, è l'ennesimo inverno per le pietre navigate che indicano la via, un gelo polare che non demorde l'entusiasmo di percorrerla ed ammirarla per qualche ora. La immagino nella storia, nei tumulti devastatori e nei silenzi salvifici delle tregue, appollaiata sulle montagne. Ci sono luoghi che anticipiamo nei sogni e che viviamo con essi, la loro forza evocativa rende il loro valore universale e condiviso un'esperienza intima e personale, unica e irripetibile ♥️ . . . #thegreatwall #thegreatwallofchina #badaling #beijing #instabeijing #pechino #visitbeijing #beijingtrip #chinatravel #unescoheritage #cina #visitchina #asianwanderlust #explorechina #travelchina

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Berlino, città moderna che racconta la storia

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Libertà in continua metamorfosi. Le persone possono creare mondi incredibili, dimensioni in costante divenire che nascono dagli errori del passato, incentivate da un presente di rinascita. Berlino è una fucina creativa, dove la più grande frontiera moderna è caduta ora si vive in comunione di intenti, tra fermento artistico e brio culturale di chi ha voglia di riscatto

Berlino non si visita, si vive. Ci si orienta con i suoi luoghi del simbolo e si passeggia captando la sua energia. Una capitale più interessante che bella, distante dagli stereotipi urbani a “bomboniera” delle realtà tedesche; la sua edilizia post moderna a tratti brutalista prevale senza far soccombere la memoria dei monumenti e dei palazzi neoclassici ricostruiti dopo la Seconda Guerra Mondiale. La sua identità contemporanea valorizza le testimonianze della grande storia rendendo la capitale una meta indissolubilmente legata agli eventi che segnarono il ‘900.

 

Per scoprire Berlino si comincia dal centro, il Mitte, dove spunta un susseguirsi di immagini legate al mito che precedono il viaggio. E’ proprio il “centro” che racchiude un vademecum perfetto per andare alla scoperta della città in un weekend: la Porta di Brandeburgo che dopo la caduta del Muro di Berlino (1989) diventò il simbolo della Nuova Berlino unita, la Torre della Televisione in Alexander Platz, edificata dalla DDR per la diffusione dei programmi di stato è oggi tra i simboli più stilizzati della città, la sua forma “aliena” è un must have per una sequela di souvenir declinabili per ogni esigenza. Il Palazzo del Reichstag, oggi sede del Bundestag (il parlamento federale tedesco), testimonia capitoli indelebili della storia del ’900 rivelandosi ai numerosi visitatori anche uno spettacolo moderno: campeggia sul tetto un’avveniristica cupola in vetro, tra le attrazioni principali della città da dove spaziare sul verde del parco di Tiergarten e osservare l’impeccabile pianificazione del quartiere governativo. I colori della natura smussano la loro intensità con il ciclo delle stagioni nei giardini del Mitte ma anche nel viale più famoso della Germania, l’ “Unter den Linden”, l’immancabile passeggiata sotto i tigli. Percorrerla non è solo rigenerante ma anche un’occasione per entrare in connessione con la città e chi la anima. Lungo la via è impossibile non socializzare e dopo chiacchiere e brindisi si torna a visitare altre mete lungo la via: il Kroprinzepalais, ovvero il Palazzo del Principe Ereditario, il “Zeughaus” l’Armeria dove visitare il Deutsches Historiches Museum (il museo di Storia Tedesca), e l’Università di Humboldt nota per essere stata frequentata da uno dei pensatori più influenti dello scorso secolo, Karl Marx.

Berlino è una capitale ricchissima di musei, per una fuga del weekend la “Museuminsel”, ovvero “Isola dei Musei”, è l’approdo perfetto per non naufragare nell’ampia scelta. Comprende il Museo Antico, un viaggio nel mondo etrusco, greco e romano; il Museo Nuovo dove sono custodite preziose collezioni di reperti di età egizia, tra cui l’incantevole Busto di Nefertiti; il Museo Bode un intreccio d’arte dal Medioevo al XVIII secolo; il Museo di Pergamo che ospita l’intero altare di Pergamo rinvenuto in Turchia nel 1878 dall’ingegnere Carl Wilhelm Humann; e infine la Galleria Nazionale, tra i poli museali più importanti della Germania. Dall’arte antica e classica a quella moderna e contemporanea dalle apparenze futuriste dello strabiliante Sony center a Potsdamer Platz, caratterizzato da un enorme tetto d’acciaio a forma d’ombrello tra le cui particolarità c’è quella di cambiare colore nel corso della giornata.

Berlino è un intreccio di spunti avanguardistici, un susseguirsi di idee innovative e allegorie architettoniche come l’ Holocaust-Mahnmal, il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa. Con una fioritura di 2711 steli in calcestruzzo di diversa altezza evoca il ricordo, un’opera ideata dall’architetto statunitense Peter Eisenmann su un’area di oltre 19.000 mq. Ed è proprio in questo luogo che si comprende in che modo scoprire la città, camminando smarrendosi tra il labirinto delle sue geometrie. Berlino si visita ma soprattutto si vive entrando in empatia con il dinamismo moderno nel ricordo del passato. Si passeggia lungo i brandelli del suo muro oltre il quale si legge un capitolo di storia monito per il futuro, si percorrono i suoi viali e si costeggiano i suoi cantieri, si rincorre la Sprea che scorre serena e i fiumi di birra che appartengono alla tradizione e ad un futuro condiviso.

 

Cupola del Bundestag
Passeggiando al Mitte
Holocaust-Mahnmal

Immagine copertina: Porta di Brandeburgo

Photo credits: Elena Bittante

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Libertà in continua metamorfosi🦋 Le Persone possono creare mondi incredibili, dimensioni in costante divenire che nascono dagli errori del passato, incentivate da un presente di rinascita. Berlino è una fucina creativa, dove la più grande frontiera moderna è caduta ora si vive in comunione di intenti, tra fermento artistico e brio culturale 🇩🇪 Un breve vademecum nel mio articolo per una toccata e fuga a #Berlino http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/05/08/berlino-citta-moderna-che-racconta-la-storia/ 🇩🇪 . . . #berlin #visitberlin #berlinstagram #visitgermany #deutschland #urbanphotography #streetviews #urban_shots #bestcitypics #bestcityviews #mitteberlin #alexanderplatz #streetphotography #officialtravelpage #igtravel #wonderful_places #lonelyplanet

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Stoccolma, dai premi Nobel al vascello affondato. I simboli e le identità della capitale svedese

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Stoccolma la consueta linearità svedese incontra l’eredità storica che ricama il suo centro e lascia preziosi cimeli di guerre mai viste. La capitale scandinava rivela molto più di un consumistico d’arredo minimal, da Gamla Stan, la pittoresca città vecchia, al vascello Vasa, orgoglio storico nonostante sia una nave affondata poco dopo la partenza. E poi l’animo verde della Svezia che travalica le frontiere urbane ritagliando i suoi spazi anche nella capitale. Il parco reale di Djurgården, è l’unica riserva naturale al mondo all’interno di una città: un’isola nel cuore di Stoccolma parte del suo parco nazionale

Una passeggiata nel cuore di Stoccolma è un tuffo nella suggestione per chi ha viaggiato con la fantasia di AndersenGamla Stan sembra l’ambientazione delle sue favole. Perdersi tra i suoi vicoli sbirciando all’interno delle case colorate è un piacere consentito, le finestre senza tende rivelano i loro mondi. Matasse di stradine acciottolate si snodano nella pittoresca piazza principale di Stortorget, la più antica di tutta la città. Si prosegue lungo le vie principali di Västerlånggatan e Österlånggatan a caccia di prodotti tipici e artigianato che profuma di conifere. La città vecchia di Stoccolma è uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa e proprio in quest’area venne fondata Stoccolma nel 1252. Nella trama di casette fiabesche, spicca maestoso il Palazzo Reale. Tra i più grandi del mondo conta più di 600 stanze e ospita importanti musei come quello della Livrustkammaren e l’Armeria Reale, un atelier di armature e costumi d’epoca da non perdere.

L’attrattiva che orienta i passi in città è l’elegante Municipio di Stoccolma. Con la sua guglia alta 106 metri, è un punto di riferimento anche per la storia e l’identità svedese. Opera dell’architetto Ragnar Östberg è il simbolo del potere della Svezia, basta affinare lo sguardo per notare le Tre Corone dorate che campeggiano sulla sua cima. Riferimento per cittadini e turisti ma anche per la scienza e la cultura: nelle sue sale si svolge il prestigioso ricevimento dei Premi Nobel.

 

Municipio di Stoccolma

Dopo aver svelato l’animo più romantico e pittoresco della città, facciamo tappa al Museo d’Arte Moderna situato nell’ isoletta di Skeppsholmen. L’edificio con le sue linee moderne, progettato dall’architetto spagnolo Rafael Moneo, è l’incipit del meraviglioso percorso d’arte che custodisce capolavori dei maestri del Novecento come Dalì, Picasso, Matisse e Derkert e avanguardie contemporanee da scoprire e appuntare.

Vasamuseet

Si continua a passeggiare seguendo l’intreccio di ponti che collegano le isole e attraversano i canali arrivando nel verde di Djurgården, dove la tradizione svedese si racconta nella natura. Un tempo riserva di caccia reale oggi è un atollo di possibilità: l’area ospita musei, monumenti e parchi divertimento. Che sia la natura ad ospitare l’uomo, o la città ad accogliere il suo verde sono interpretazioni della stessa storia, una simbiosi ancestrale che gli svedesi hanno con la loro terra. Stoccolma è una capitale verde, non solo per mentalità e qualità della vita. Conifere, querce e numerose varietà di alberi abbracciano la città e fanno da quinta a grandi musei e spazi ricreativi. Il Djurgården è la più grande oasi urbana, nata nel 1580 come riserva faunistica, si trasformò poi in riserva di caccia con il regno di Carlo XI. Nel corso del XVIII secolo venne trasformata in un parco pubblico e con il tempo spuntarono sempre più numerose delle piccole locande in legno, luoghi di incontro e convivialità tanto da ispirare anche il genio musicale di Carl Bellman, il trovatore simbolo della Svezia. Oggi i prati e i boschi del parco continuano ad essere fonte di ispirazione o di relax alternandosi ai luoghi della cultura, questo grande giardino dalle sembianze fiabesche racconta la storia del suo paese nei musei più importanti della città. A Djurgården si trova il Vasamuseet dove è esposto un magnifico vascello del seicento, un’imbarcazione che quasi per beffa conobbe la sua fortuna solo dopo l’esposizione museale del 1990: affondò dopo il primo chilometro del suo viaggio d’inaugurazione nelle gelide acque del porto di Stoccolma il 10 agosto del 1628. Il maestoso relitto dopo una complessa operazione di recupero e restauro sfoggia le sue sembianze praticamente intatto ed è considerato una delle attrazioni principali della capitale svedese. La storia campeggia nella natura a Djurgården, l’area ospita anche il Nordiska Museet, fondato nei primi anni del 1900. Quattro piani di uno stravagante castello in stile rinascimentale si propone come almanacco della vita quotidiana svedese dal 1520 sino ai giorni nostri. In esposizione collezioni di cimeli dell’ artigianato contadino, moda, tessuti e arredi che raccontano lo spirito della cultura scandinava.

Il maestoso vascello Vasa

Raccontare le origini e la tradizione è un tassello fondamentale per gli svedesi, descrivere e riprodurre anche le usanze più semplici che rimandano ad una vita rurale sembra quasi una controtendenza all’ostentazione del bello che prevale nei poli museali. In Svezia l’arte e le innovazioni si evolvono in connessione con la natura e le radici affondano nell’inventiva di una popolazione contadina che reinventava con astuzia le possibilità offerte dalla terra. Con questa chiave di lettura risulta facilmente comprensibile l’ostentazione antropologica delle “piccole cose semplici” che si descrivono nell’artigianato e nelle usanze di questo paese. A coronare questa interpretazione della tradizione scandinava nel parco è lo Skansen. Si tratta del primo museo all’aperto della Scandinavia, ideato nel 1891 con l’intento di omaggiare e ricordare il passato in una società sempre più industrializzata. In quest’area tematica si trovano 150 case e fattorie provenienti da tutta la Svezia per riprodurre la vita contadina e la cultura lappone Same. Passeggiare per i suoi viali è un’esperienza unica, un suggestivo viaggio nel tempo che proietta nei primi del ‘900 e aiuta a comprenderne l’inventiva e la dignità di una vita di sussistenza. Un’occasione per vivere in prima persona la storia del paese attraverso gli usi e i costumi e le attività lavorative riprodotte da teatranti appassionati in costumi d’epoca. Scorci di vita e impegni quotidiani ma anche balli popolari e celebrazioni di feste tipiche. Skansen permette di viaggiare nella storia tutto l’anno e propone un fitto programma di attività, anche interattive. L’evento più atteso, come vuole la tradizione svedese è il mercatino di Natale, con danze attorno all’albero e concerti nella chiesa di Seglora. Il museo di Skansen è un excursus architettonico e antropologico ma anche zoologico e botanico: ovunque sono visibili flora e fauna dei paesi nordici con orsi, lupi e alci perfettamente ambientati e tutelati nel loro habitat naturale. Musei e tradizioni immersi nel verde, Djurgården è un parco che racchiude l’identità svedese che difficilmente si dissocia dalla natura.

Vista su Djurgården

Immagine copertina: la piazza principale Stortorget, Gamla Stan.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Varsavia: un tour romantico alla scoperta del Parco Łazienki e della Residenza di Wilanów

in EUROPA by

La capitale della Polonia ritaglia degli angoli preziosi, avulsi dal pregiudizio post sovietico che gli “occidentali del vecchio continente” tendono ad attribuire alle realtà dell’est Europa, standardizzandole nel calcestruzzo anonimo e nell’assenza di creatività. Varsavia racconta la sua storia anche nei toni romantici di un passato glorioso, quello dei parchi e dei palazzi d’epoca, risorti dignitosamente dall’ultimo secolo che ne svilì la bellezza. Scopriamo Park Łazienki con il suo incantevole Palazzo sull’Acqua, polmone verde della capitale, e la Residenza di Wilanów, un tesoro dai tratti nostrani in terra polacca, a pochi chilometri dalla sua capitale

Facciata nord del Palazzo sull’Acqua

Parco Łazienki e il Pałac na Wodzie, il Palazzo sull’Acqua.

Il Parco Łazienki è il più vasto di Varsavia, quasi 80 ettari di verde che confonde i suoi toni con un tocco di blu del lungo specchio d’acqua che lo attraversa da nord a sud. Non è un caso se i varsaviani lo conoscono come “Łazienki Królewskie, letteralmente “Bagni Reali”. Considerato il più bel parco urbano della capitale, questo angolo verde è un elegante salotto naturale dove spuntano candide architetture neoclassiche, eredità di un passato reale che svela il lato più romantico della città, forse quello che ispirò anche il compositore polacco più famoso della storia, Frédéric Chopin.

Il parco all’inglese come possiamo ammirarlo oggi, venne progettato nel 1764 per volere del re Stanislao Augusto. Ispirato ai grandi giardini europei di Francia e d’Inghilterra, l’area si snoda in un dedalo di percorsi: il rincorrersi dei suoi vialetti ci permette di spaziare nella sua grande area tenendo come punto di riferimento il lungo lago centrale “tagliato” da uno dei palazzi più importanti di tutta la città. Il gioiello architettonico del Łazienki è il Pałac na Wodzie, il Palazzo sull’Acqua, che al primo colpo d’occhio appare come un gioco di prestigio: in lontananza sembra sorgere dallo specchio d’acqua come per incanto. Opera di Domenico Merlini che nel 1772 trasformò il padiglione preesistente nell’elegante struttura che oggi possiamo ammirare e visitare. Come un museo di arti figurative all’aria aperta, l’esterno è ornato da colonne e il suo attico è coronato da statue di André le Brun, impersonificazioni marmoree di elementi naturali e del mito. Questa elegante residenza “sull’isola”, come amano definirla gli abitanti di Varsavia, continua a stupire oggi come allora i visitatori con un teatro all’aperto che adibisce un palco “sulle acque”, coerente all’architettura onirica del vicino palazzo. Le gradinate si trovano sulla terraferma mentre la scena è posta su un’isoletta con tanto di false rovine, un omaggio all’antichità classica che ricalca più un artificio barocco.

Vialetti e ponti nel parco Łazienki
Facciata sud del Palazzo sull’Acqua

La residenza di Wilanów

Varsavia è una capitale eterogenea, convive con stucchi e cemento in perfetta armonia. Parchi, giardini e splendidi palazzi dalle apparenze fiabesche spuntano nei quartieri popolari della periferia, più votati alla praticità che alla bellezza, come la Residenza di Wilanów a pochi chilomentri dal centro della città. Costruita come dimora estiva della corte per volere di Giovanni III Sobieski nel 1677, nei primi anni si trasformò in un’autentica accademia d’arte, complice l’influenza francese che dilagava in tutta Europa. Numerosi artisti polacchi e stranieri vennero chiamati per adornare il palazzo e i regnanti si ispirarono al Re Sole, mecenate di bellezza, un “influencer” ante litteram ma degno per contenuti ed unicità. La sua emulazione fu uno stimolo che incentivò l’abbellimento della residenza sino a trasformarla in una piccola Versailles.

A dispetto dell’iniziativa suggerita dalla ricchezza francese, l’aspetto esteriore e la predisposizione degli interni poco hanno a che fare con il suo stile: basta un’occhiata alla facciata del palazzo per intuire una chiara vocazione italiana. La residenza di Wilanów è infatti ispirata al barocco toscano che rimanda all’ingegno di Augusto Locci. L’esterno è scandito da semi colonne corinzie e statue raffiguranti le virtù, spiccano inoltre numerosi bassorilievi che tramandano ad immagini le battaglie vinte contro i Turchi, un’iconografia strategica che rappresentava con orgoglio gli onori della casata. Anche l’interno conserva l’impianto voluto dall’architetto sul modello delle ville italiane: due grandi sale al centro e gli appartamenti reali ai lati. E’ possibile visitare gli interni e la Galleria del Ritratto polacco ospitata negli spazi di questa residenza dai tratti nostrani.

Entrata Residenza di Wilanów
Interni del palazzo

Immagine copertina: Parco Łazienki e il Pałac na Wodzie

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Muscat: tra incenso, datteri e madreperla. La tradizione mercantile dell’Oman nel quartiere di Mutrah

in MONDO by

Muscat si rivela una città del sogno, un viaggio da mille e una notte nell’atmosfera autentica di un mondo arabo dove il tempo sembra essersi fermato. La sua posizione strategica, protetta dalle montagne del deserto e affacciata sulle acque dell’oceano Indiano, permise lo sviluppo di un’antica tradizione commerciale che oggi vive nel porto e nel souq, il mercato coperto dove i turisti amano perdere l’orientamento tra le nuvole d’incenso e il caleidoscopio delle merci variopinte

La passeggiata lungo la Corniche

La capitale dell’Oman anticipa la sua identità priva di contaminazioni avveniristiche dettate da ricchezze repentine. L’effetto dell’ “oro nero” non ha distorto la sua dimensione urbana fatta di case basse ed arabeschi, a differenza della vicina Dubai. Il profumo d’incenso misto ai fiori di ibisco mischia la sua essenza all’odore pungente del mare: è la città che accoglie il suo porto, il luogo che ha fatto la sua storia e racconta un presente votato al commercio. Oggi come allora Muscat vive dei suoi traffici mercantili, motore dell’economia locale e attrazione irresistibile per i visitatori.

Mutrah Fort

Nel II secolo la città era un importante centro per il commercio del pesce, dei datteri, della madreperla e del frenchincenso, una pregiata resina aromatica richiesta sin dall’altra parte dell’ecumene conosciuto. I traffici con il Mediterraneo erano continui, anche il suo nome lo testimonia: furono i greci a battezzarla Muscat che significa “ancoraggio”. A raccontare la vocazione mercantile anche il postumo Mutrah Fort, avamposto portoghese di fine ‘500 che tutt’oggi si ammira abbarbicato sulla collina che sorveglia Mutrah, all’estremità orientale del porto.

Lo sviluppo della città avvenne lungo la costa, in uno stretto lembo di terra che alterna i sobborghi residenziali ad ampi spazi aperti di montagna. Le brulle alture la incorniciano e a tratti penetrano il territorio abitato rendendolo un centro dispersivo, unico nel suo genere. Il quartiere di Mutrah è una delle aree di questo tessuto urbano “segmentato”, dove è racchiusa l’essenza più autentica della capitale omanita, legata al commercio e alla vita di mare distante dai frenetici ritmi capitalistici. La Corniche, è la lunga passeggiata che costeggia la zona, conduce al porto e al souq. Bastano gli scorci che si susseguono lungo il percorso a descrivere l’identità di questa città in simbiosi con l’oceano: il via vai di barche che anima il golfo e il lungo mare che accoglie turisti e pescatori con le sue case ornate da finestre graticolate, una caratteristica ricorrente in tutta Muscat. Gli edifici si rifanno a delle rigorose norme edilizie che richiedono almeno la presenza di una cupola o di finestre con arabeschi. Questa politica urbana rende il profilo cittadino ordinato ed uniforme, affine all’iconico gusto locale. L’orario migliore per visitare la zona del porto è all’alba quando si anima il mercato del pesce(situato accanto al Marina Hotel, si svolge ogni giorno dalle 6 alle 10), oppure al tramonto, quando le ombre delle cupole civili e delle mezze lune religiose si allungano verso il mare mentre le creste dei monti si delineano in lontananza. Uno spettacolo da non perdere all’inizio o al volgere del dì.

Il mercato coperto di Mutrah
Artigianato locale
Nuvole di frenchincenso, Mutrah souq

Il mercato coperto di Muscat a Mutrah è tra le mete più gettonate della città e si rivela straordinariamente effervescente ma non caotico. Si distingue dall’esagitato caos compulsivo che caratterizza i commerci arabi. Il suo souq è coerente alla tradizione composta di popolo omanita, gentile ed accogliente, che lo distingue dalla frenesia che spesso attanaglia le altre capitali della regione. Ma non lasciatavi ingannare, l’intraprendenza mercantile non manca. La contrattazione è d’obbligo ed è previsto perdersi tra il dedalo di banchetti, smarrire la bussola è incluso nel gioco nonché il bello dell’esperienza. Il mercato è una meta imperdibile per i collezionisti e gli amanti dell’antiquariato, tra ninnoli e vecchie cornici, mandu, i tradizioniali cassettoni da dote, e khanjar, i tradizionali pugnali ricurvi. Vere e proprie opere in miniatura spesso decorate in madreperla, vezzo locale che li rende dei souvenir preziosi. Immancabile il souq dell’oro, strabiliante opulenza meno alla portata di tutti i portafogli, qui non sono previste soddisfacenti contrattazioni ma ammirare l’arte orafa non ha prezzo.

Mutrah è una meta perfetta tra caos moderato e fascino, ideale per riscoprire le tracce di un passato coloniale e l’orgoglio di un presente commerciale che non travalica la tradizione. Un luogo dove respirare il profumo del mare immergendosi nell’atmosfera locale: è facile lasciarsi trasportare dal ricordo delle avventure di Sindibàd, inebriati dal profumo dei fiori di ibisco e del sale che si diffonde lungo le sue vie.

Quando visitare il suq

Dal sabato al giovedì 8-13 e 17-21.

Il venerdì 17-21.

Photo credits: Elena Bittante

 

Finlandia: la pittoresca cittadina di Porvoo, quintessenza di un passato mercantile

in EUROPA by

Porvoo o Borgå in svedese, è la seconda città più antica della Finlandia, famosa per le sue case rosse affacciate sul fiume Porvoonjoki. Un luogo dove il profumo del legno delle abitazioni centenarie si confonde con quello vivido della foresta poco distante. Un centro dal passato commerciale oggi votato al turismo per i viaggiatori interessati alla storia e alla tranquillità

IL PICCOLO CENTRO E LA TUOMIOKIRKKO

Vanha Porvoo, la città vecchia e la sua storia

Vanha Porvoo, la città vecchia, appare ai turisti come un perfetto prototipo di villaggio del nord Europa. Case in legno colorate, piccole e regolari, cura e ordine in ogni angolo delle sue strade, una realtà quasi immaginaria per chi arriva dal caos delle grandi metropoli. Da ogni finestra sporge un vaso di fiori e dagli usci si espande un profumo di dolci alla cannella, al cioccolato o forse del famoso tortino di Runeberg, la specialità tipica farcita con marmellata di lamponi. Un habitat ideale anche per chi apprezza la pasticceria di qualità (e non disdegna le calorie) che si tramanda da generazioni.

La Porvoo delle cartoline è nota per le sue casette color rosso ruggine affacciate lungo al fiume Porvoonjoki. Un tempo questi edifici erano utilizzati come magazzini ed erano ricolmi di merci destinate in ogni angolo d’Europa, soprattutto verso la fine del XIV secolo quando venne istituito ufficialmente il centro cittadino. Oggigiorno fanno parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e la loro vista è imperdibile. Oltre al fascino pittoresco di questo panorama che si può scorgere dall’altro lato del fiume, dobbiamo proiettarci nella sua storia con un pizzico d’immaginazione. Le acque di questo tranquillo canale erano solcate da un via vai di navi mercantili, la cittadina era un crocevia commerciale con un importante porto al riparo dalle impetuose acque del Baltico. Oggi questi spazi ospitano le botteghe degli artigiani che hanno votato la loro operosità al turismo, gli atelier degli artisti, i negozi di souvenir e di antiquariato. Il fascino della cittadina si descrive lungo la promenade che costeggia il fiume e continua nel suo centro storico. Ricostruito nel ‘700 dopo un disastroso incendio, ci accoglie con un dedalo di stradine di ciottoli che si snodano tra case in legno colorate.

Troneggia sulla cima della collina della Vanha Porvoo la Tuomiokirkko, l’elegante cattedrale in stile gotico. Luogo di fede e tassello della storia finlandese: proprio qui nel 1809 lo zar Alessandro I convocò la prima Dieta di Finlandia. Una data memorabile per la nazione che testimonia la conquista della sua libertà religiosa.

PORTALE TUOMIOKIRKKO
VIA PRINCIPALE DEL CENTRO, VANHA PORVOO

Come raggiungere Porvoo

Il piccolo centro di Porvoo si trova a soli 50 km da Helsinki. La vicinanza, la bellezza e l’importanza storica la rendono tra le mete più gettonate vicine alla capitale, facilmente raggiungibile anche con i trasporti pubblici. L’autobus è il mezzo più diretto ed è possibile prenderlo dalla stazione degli autobus di Helsinki, a Kamppi. Da qui partono tutti i giorni ogni mezz’ora numerosi mezzi diretti a Porvoo. La percorrenza è di un’ora e il costo del biglietto è di 11,80 €.

Un’alternativa meno pratica ma indubbiamente entusiasmante è il treno. La partenza è dalla stazione di Kerava, cittadina vicina alla capitale. Se optate per questo trasporto, la comodità lascia spazio alla suggestione poiché si parte a bordo del lättähattu, “il cappello piatto”, un treno del 1950.

Altro mezzo alternativo per un tragitto rilassato è la nave. Effettuano la tratta Helsinki-Porvoo la J.L. Runeberg costruita nel 1912 e la Royal Line, entrambe partono da Kauppatori, la Piazza del Mercato di Helsinki. La percorrenza dura quasi tre ore, una proposta ideale per il periodo estivo.

Per chi noleggia un’auto, la direzione da seguire è Kotka o San Pietroburgo (sui cartelli segnalata come Pietari). La durata del percorso è di circa 40 minuti.

PASSEGGIATA LUNGO IL PORVOONJOKI

Immagine copertina: Il Porvoonjoki 

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

 

 

 

 

Valencia, la città di Calatrava che non rinuncia al verde urbano

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Valencia è un mosaico urbano di tasselli antichi e moderni, una storia di incastri perfetti. Dalla pianificazione romana della sua fondazione nel II secolo a.C. ai capricci dei nostri tempi dell’archistar valenciano Santiago Calatrava. Una città dove spiccano cimeli di varie epoche, basta scrutare l’orizzonte dall’alto del campanile della Cattedrale il “Miguelete”, per notare lo sfavillio delle cupole blu, gioielli dell’eredità moresca, e contare le guglie gotiche degli edifici civili che si stagliano verso il cielo. Il rincorrersi dei secoli attraverso le forme eterogenee dell’architettura si coglie anche passeggiando per le vie del centro. Il dedalo di vicoli del “Barrio del Carmen” contrasta con le eleganti vie che si snodano dalla piazza del municipio, ricolme di ricami art nouveau, sino a giungere all’ “Eixample”, l’espansione moderna nella parte meridionale della città che affaccia verso il mare

Torre della Cattedrale
Panorama della città, spiccano le tipiche cupole blu

Valencia ha una trama variegata, un’unione di stili legati da un verde urbano ricorrente, un’autentica città giardino con una spiccata vocazione alla natura. Lo capiamo ancora prima di arrivare leggendo la sua mappa: risalta una lunga area di verde pubblico che attraversa l’intera città e cinge la parte nord-est del centro storico. Si tratta dei giardini del Turia che sorgono sul vecchio letto dell’omonimo fiume, trasformato in parco pubblico negli anni ‘50. Questa strategia urbanistica venne pianificata a seguito di numerose inondazioni, il corso d’acqua simbolo di vita e humus di civiltà divenne una spada di Damocle per i residenti, alla quale si doveva far fronte. Il corso del Turia venne deviato e il vecchio alveo trasformato in un’arteria verde che oggi pulsa a tutte le ore del giorno con un continuo via vai di ciclisti, runners o di chi ama passeggiare lungo il suo percorso sinuoso. Un lungo itinerario di 9 km che parte dal bel panorama sulla città del “Parque de Cabecera” sino al polo della “Ciudad de las Artes y las Ciencias”.

Le eleganti linee dell’Umbracle, la passerella della Ciudad de las Artes y las Ciencias
Museo delle scienze Príncipe Felipe e il planetario Hemisfèric
Hemisfèric
Le statue del Jardines del Real

Valencia, il terzo centro più grande della Spagna è una realtà dinamica che dissolve la frenesia e il caos metropolitano nei suoi angoli di pace. La città ospita altre numerose oasi come i “Jardines del Real”, chiamati dai valenciani “Los Viveros”. Un elegante parco dove l’arte incontra la natura, un invito ad attimi di relax tra palmeti e agrumeti, a differenza del dinamico Turia dove prevalgono il movimento e l’attività fisica.

La pianificazione del verde pubblico valenciano fu negli anni ponderata e consapevole e questo eccellente esempio urbano contrasta con il progetto avveniristico di Calatrava, particolarmente contestato dai cittadini. Verso la “foce” del parco del Turia troviamo il suo regno, la città delle arti, delle scienze e per certi versi dell’azzardo a causa dei suoi costi esorbitanti pagati con le tasse dei valenciani. Nonostante le controversie rimane per tanti abitanti e per i turisti la “ciudad” dello spettacolo e dell’immaginazione soprattutto nelle giornate di sole quando il “Palau de les Arts Reina Sofia”, rivestito di mosaici in ceramica traslucidi, brilla candido sotto il cielo azzurro delineandosi come un enorme scarafaggio, molto simile ad un’entità extraterrestre. Il polo ospita anche il museo delle scienze “Príncipe Felipe” e il planetario “Hemisfèric”, strutture armoniche di acciaio e vetro a contrasto della loro materia.

Il complesso appare come un’architettura organica d’avanguardia, una sintesi della tecnica che estremizza le forme della natura in strutture dall’apparenza aliena. La Città delle Arti e delle Scienze sembra un mondo surreale ma il progetto omaggia la realtà del creato, stile inconfondibile dell’architetto valenciano. In questo luogo la connessione alla natura è sempre presente, non solo negli intenti architettonici. Ne è l’esempio l’ “Umbracle”, una passerella di 320 metri ad archi parabolici che ospita un palmeto e numerose specie floreali. Nonostante i pareri contrastanti, questa cittadella è un progetto oneroso ma stupefacente che trasforma la periferia in un gioiello territoriale, abbracciato dal verde continuo di Valencia che sfuma al blu del mar Mediterraneo.

Palau de les Arts Reina Sofia
Il giardino dell’Umbracle

Immagine copertina: Museo delle scienze Príncipe Felipe e il planetario Hemisfèric – Ciudad de las Artes y las Ciencias, Valencia 

Photo credits: Elena Bittante

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Eccolo il capriccio architettonico dell’archistar valenciano Santiago Calatrava, la città delle arti, delle scienze e per certi versi dell’azzardo a causa dei suoi costi esorbitanti pagati con le tasse dei valenciani. Il progetto avveniristico, nonostante le controversie, rimane per tanti abitanti e per i turisti la “ciudad” dello spettacolo e dell’immaginazione. Basta soffermare lo sguardo sul “Palau de les Arts Reina Sofia”, il complesso delle arti, rivestito di mosaici in ceramica traslucidi a contrasto della struttura in brullo calcestruzzo per immaginare mondi alieni sotto il cielo azzurro di una bella giornata di sole🦋 . . . #igvalencia #valencia #valenciacity #visitvalencia #valenciagram #valenciabonita #ig_spain #living_europe #ciudadartesyciencias #santiagocalatrava #modernarchitecture #organicarchitecture #dametravel

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Rijksmuseum di Amsterdam: i toni freddi olandesi si scaldano con le opere di Rembrandt, maestro della luce

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La capitale sull’acqua accoglie anche i viaggiatori in cerca di un grand tour moderno a caccia delle meraviglie dell’arte, non solo trasgressioni. Ad Amsterdam troviamo il Rijksmuseum, uno dei maggiori musei europei. Dopo il suo ultimo restauro terminato nel 2013, ha aperto le sue 80 sale in grande stile: quattro piani per un viaggio nella storia dell’arte olandese, con digressioni asiatiche. Quest’ultima ala espositiva comprende opere provenienti da Cina, Giappone, Indonesia, India, Vietnam e Thailandia, dal 2000 a.C. fino ai giorni nostri. Un incontro di stili che non offuscano le opere del grande artista orgoglio olandese, Rembrandt

Estate, Jan van Goyen, 1625

Il Rijksmuseum, perché è tra i migliori d’Europa 

Il Rijksmuseum è tra i più noti di Amsterdam, nonchè uno tra i più rinomati di tutta Europa e del mondo. Una visita obbligata per i pionieri dell’arte ma anche una valida proposta per chi cerca riparo dal freddo o dalla pioggia dell’autunno dei Paesi Bassi. Un incontro inatteso con l’arte che può risvegliare una passione sopita o mai rivelata perché questo museo è molto più di un’esposizione ma una proposta innovativa e interattiva. L’ultimo restauro (dal 2003 al 2013, costato 370 milioni di euro) l’ha reso un percorso cronologico perfetto che si addentra nella creatività olandese della sua storia dell’arte dal Medio Evo fino al XX secolo. La sua collezione conta 1 milione di pezzi dei quali circa 8mila sono in mostra. Un’esposizione che vanta numerosi nomi del firmamento artistico mondiale, soprattutto le personalità di spicco del ‘600 olandese, epoca d’oro per la produzione artistica del paese.  A primeggiare sono le opere immortali di Harmenszoon van Rjin Rembrandt.

Le meraviglie di Rembrandt: tour dedicati e mondo virtuale. Il Rijksmuseum è un museo smart

La produzione olandese del 1600 è un mondo a sè e per capirla e apprezzarla pienamente vale la pena vivere la dimensione cittadina che oggi come allora vive in simbiosi con l’acqua, quella malinconica dei suoi canali e delle nuvole fitte sopra le sue case. Per questa ragione si propone Rijksmuseum come meta del secondo giorno della vostra vacanza ad Amsterdam, quando vi sarete un minimo ambientati con la realtà cittadina.I quadri di Rembrandt sono un’antitesi perfetta al mondo esterno che li accoglie, risplendono nelle loro cornici come una visione salvifica e luminosa. La ricerca della luce vibrante è una costante nelle sue opere e ricorda ai nostri occhi allenati alla meraviglia italiana, i dipinti di Caravaggio. L’artista olandese a differenza del suo “contemporaneo”, la usa con meno esasperazione ricreando delle scene meno drammatiche, incredibilmente calde e coinvolgenti. Si potrebbe passare ore davanti all’opera più famosa del museo: La Ronda di Notte, uno dei capolavori di Rembrandt esposti al Rijksmuseum. Si centellinano gli attimi al suo cospetto e si rivede innumerevoli volte in digitale. La vocazione alla storia dell’arte di questo museo non preclude le eccellenti tecnologie del presente: è possibile scaricare liberamente dal sito 225mila foto in alta risoluzione delle opere della sua collezione. Questo enorme progetto di digitalizzazione condivide l’arte con un linguaggio 2.0 e attira l’attenzione di molti giovani.

Dettaglio di La Ronda di Notte Rembrandt (La Compagnia di Frans Banning Cocq e Willem van Ruytenburch), 1642

Per chi desidera visitare direttamente le opere di Rembrandt il Rijksmuseum offre inoltre la possibilità di seguire tour tematici. Il Rembrandt Tour per esempio è un’occasione unica per approfondire la conoscenza della vita del pittore olandese e affacciarsi alla realtà del XVII secolo. E’ possibile partecipare ai tour in inglese tutti i giorni dalle 15 alle 16, mentre per la visita guidata in italiano serve effettuare una prenotazione apposita. Se siete interessanti a scoprire le opere maggiori, il museo organizza due tour al giorno. Anche in questo caso si consiglia la prenotazione.

Passeggiata lungo i canali

Immagine copertina:  La Ronda di Notte Rembrandt (La Compagnia di Frans Banning Cocq e Willem van Ruytenburch), 1642.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

Elena Bittante
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