la geografia della scoperta

Times Square, il dietro le quinte della fabbrica dei sogni

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Times Square è come un cuore d’automa, iperattivo e disumano nonostante il mare di persone che lo popolano h24, ipnotizzate da luci e megaschermi che tolgono il sonno alla notte. Energia urbana scintillante, a tratti soffocante, eppure viverla è un’occasione per scoprire l’esuberanza di New York. Una possibilità per conoscere una storia oltre la patina pubblicitaria e la maschera dello spettacolo, questa fabbrica dei sogni ha vissuto gli incubi di un recente passato

Una geometria del consumismo, Times Square è l’incrocio tra Brodway e la Seventh Avenue nel centro di Manhattan. Non è un semplice luogo di transito ma è uno stato in luogo per l’emblema che racchiude. Si rimane disorientati di fronte a questo firmamento di insegne, un susseguirsi esponenziale di messaggi in slogan dei brand più in voga e degli spettacoli da non perdere. Il cuore pulsante della Grande Mela è il regno delle pubblicità che svettano coloratissime inglobate nei grattacieli. Un mondo ipnotico sopra le nuvole di vapore che escono dai tombini, sferzate dal passaggio continuo di taxi gialli e sciami di persone che sgomitano. La musica di Times Square è un frastuono di decine di lingue e dialetti diversi, turisti elettrizzati che sostano per collezionare selfie e “locali” di ogni angolo del mondo, che transitano a passo svelto nel loro deserto di insegne per arrivare in tempo a lavoro.

Questo è l’epicentro di Manhattan, c’è chi lo odia, chi lo ama e chi lo racconta. Oggi come nel passato si conferma un’esplorazione delle interconnessioni umane. Proprio qui il fotoreporter Alfred Eisenstaedt catturò l’immagine iconica comparsa sulla copertina della rivista Life: il marinaio dell’esercito e l’infermiera che si baciano nel giorno della vittoria, il V-J Day del 1945. Testimonianza di passione ed entusiasmo in un luogo che di storie vere ne ha viste tante, oltre l’apparenza. La famosa fotografia nota in tutto il mondo ha ispirato ilKiss-In, una tradizione che si svolge proprio a Times Square ogni cinque anni nell’anniversario della fine della seconda guerra mondiale: centinaia di coppie si ritrovano per ricreare la scena. Il prossimo appuntamento è previsto per l’agosto di quest’anno.

Times Square, la bella senz’anima racconta un passato di luci ed ombre

Per molte persone questa famosa meta di New York resta un incrocio senza identità, solo business, consumismo e sogni senza spessore. Eppure Times Square è la sintesi di un’epoca, esalta i suoi desideri e nasconde le sue paure.

All’inizio del ‘900 era un semplice punto indistinto nella grande maglia urbana, all’ombra dell’epicentro commerciale di Lower Manhattan. Il trasporto pubblico e l’editoria rivoluzionarono il suo destino: August Belmont, il fautore della metropolitana di New York, incoraggiò l’editore del New York Times Adolph Ochs a spostare il quartier generale del giornale all’incrocio tra Brodway e la 42nd St, proprio dove transitava la prima linea del trasporto sotterraneo. La persuasione di Belmont unita a due vantaggi oggettivi fu vincente: con l’utilizzo della metro il trasporto dei quotidiani sarebbe stato più veloce, inoltre l’afflusso dei pendolari sotto la sede avrebbe incentivato le vendite del giornale.

Questa scelta strategica lanciò la prima sede del Times (che ora si trova al 620 di della Eighth Av), e fu l’incipit del più importante quartiere commerciale, condiviso con la scena teatrale più importante della città. La Brodway degli anni ’20 scrisse la storia culturale di New York con i ritmi leggeri dei musical di pari passo alla grande drammaturgia americana che si inscenava soprattutto nei teatri del Midtown. Oggi il Theater District di Brodway e di off-Brodway si estende dalla 40th St alla 54 th St e tra la Sixth Ave e la Eighth Ave, un rincorrersi di botteghini che offrono svago e ispirazioni, una fucina d’arte teatrale senza eguali.

Dove oggi le luci del successo brillano accecanti, in alcuni decenni del Novecento illuminavano ad intermittenza. Questa fabbrica di sogni fu un incubo in tempi relativamente recenti. A causa del crollo economico all’inizio degli anni ’70, le grandi società abbandonarono la zona, chiusero i negozi e i lussuosi hotel si ridimensionarono in alberghetti squallidi, i “single room occupancy”, un’ospitalità spartana di camere singole e senza bagno. Nei palcoscenici del Theater District dove oggi scintillano le stelle del musical s’inscenava il mal costume. Le luci rosse erano il monocolore di una realtà allo sbando e Times Square era un luogo insicuro e decadente.

La rinascita iniziò negli anni ’90 con il sindaco Rudolph Giuliani. Il primo cittadino adottò una politica di riconversione urbana incentivando il trasferimento di una serie di catene di negozi, ristoranti e una serie di attività “rispettabili”. Localizzò inoltre una vigilanza a tappeto con un considerevole numero di poliziotti che sorvegliavano notte giorno la zona. Una riqualificazione che segnò il rilancio dell’intera area riportandola ai vecchi fasti, sino a ridefinirla come un permanente palcoscenico all’aperto.

La riqualifica urbana più recente è stata progettata nel 2009. La parte più grande di Times Square è stata chiusa al traffico motorizzato ed è diventata una zona pedonale. A pianificare e seguire il progetto è stato lo studio scandinavo Snøhetta, un piano che ha ritagliato un’effettiva “square”, una piazza vera e propria tra le varie arterie di traffico veicolare. La grande via che taglia longitudinalmente tutta Manhattan è stata chiusa al traffico all’altezza della 42th fino alla 47th delineando lo spazio del “Bowtie”, il cuore del Times Square Theater District.

Times Square è una sintesi di colori vividi e messaggi lampanti dei valori e dell’immaginario di un’epoca, il risvolto di una città delle possibilità ma anche del terrore dell’indistinto. New York, è in primis una metropoli d’immigrazione succube del suo riscatto. Come scrisse Francis Scott Fitzgerald: “New York non è la città di chi è nato, ma quella di chi l’ha molto desiderata e ha dovuto combattere per farne parte”. Forse l’opulenza di questo luogo dalle mille luci non è altro che un’apparente corazza per dimostrarsi vincitore agli occhi del mondo.

Curiosità di viaggio: riqualifica urbana

Qual è l’esempio newyorkese di riqualificazione verde per eccellenza? Una piattaforma panoramica dal passato industriale trasformata in un giardino pensile nel quartiere di Chelsea. Si tratta della High Line, il parco lineare nato da un progetto di rinnovamento urbano che ha trasformato lo spazio squallido e abbandonato di una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata West Side in una delle aree più frequentate della città.

Vista dalla High Line, Chelsea

Immagine copertina: musical Brodway, Times Square.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

 

 

 

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