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RASSEGNA LAZIOinscena

in CULTURA/TEATRO by

SABATO 16 NOVEMBRE – ORE 21 – ingresso 10 euro

TWAIN

physical dance theatre

JULIETTE

Liberamente tratto da Romeo e Giulietta di W. Shakespeare
Creazione per 10 interpreti un progetto di Loredana Parrella
Regia e coreografia Loredana Parrella
Testi Aleksandros Memetaj Progetto luci Gianni Melis Direttore tecnico Marco Guidi
Assistente alla coreografia Yoris Petrillo Comunicazione, immagine e costumi Gianluca Formica Grafica Enea Tomei

con Gianluca Formica, Maeva Curco Llovera, Yoris Petrillo, Caroline Loiseau, Luca Zanni, Elisa Melis, Giulia Cenni, Aleksandros Memetaj, Maria Stella Pitarresi, Marco Pergallini.

Produzione Twain Centro di Produzione Danza
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena
In collaborazione con Quartieri dell’Arte Festival Viterbo, ATCL Lazio, Festival Cortoindanza Cagliari, Vera Stasi/Progetti per la Scena, Festival del Teatro Medioevale e Rinascimentale di Anagni, Festival OrizzontiVerticali/Fondazione Fabbrica Europa.
In residenza Supercinema e Teatro Il Rivellino – Tuscania, T.OFF e Fucina Teatro – Cagliari
Con il sostegno di Mibac, Regione Lazio e Comune di Tuscania
Link Trailer 2019: https://vimeo.com/361983020

Sono passati più di 400 anni da quando la storia di Romeo e Giulietta, l’amore di due giovani, ostacolati dall’attrito tra le rispettive famiglie, dai vincoli del buon costume e dal fato scaldava i teatri londinesi. È la storia che più di tutte le altre opere di Shakespeare ancora scalda il cuore di giovani e meno giovani in tutto il mondo.

C’è quel fantastico momento, nel 5° atto, in cui Giulietta si sveglia e trova di fronte a sé i corpi morti di Paride e del suo Romeo, bacia quest’ultimo nella speranza di morire avvelenata tra le sue labbra, poi estrae il pugnale e si uccide.

Ma se in quel momento Giulietta avesse fatto una scelta diversa? Se invece di uccidersi col pugnale di Romeo, avesse accettato l’invito del frate a fuggire? Se fosse scappata, lontano, da sola? Se fosse cresciuta, si fosse innamorata di nuovo, se fosse diventata madre?

Giulietta è morta ma Juliette decide di vivere, decide di strappare le pagine del libro che la chiudono in un vincolo eterno d’amore con Romeo. Decide di saltar fuori dalla storia, e scriverne una diversa, lasciandosi alle spalle la famiglia, il cugino defunto, la nutrice, Mercuzio, il frate, e pure il suo Romeo.

Juliette inizia un viaggio alla ricerca della sua libertà ma c’è una storia che la reclama costantemente. Ci sono delle persone costrette a vivere la tragedia da cui lei è scappata. C’è il suo Romeo che continua a proteggerla e ad amarla ad ogni respiro, c’è Mercuzio smarrito nei suoi sogni d’amore, ci sono i genitori di Juliette, bloccati e ciechi come due pilastri che devono sostenere il peso di questa storia (di un mondo) le cui chiavi sono custodite dal frate, condannato eternamente in un limbo, come un moderno Virgilio, e costretto a convivere con la sua colpa. Non è la bella Verona, ma l’inferno di Frate Lorenzo la cornice di questo viaggio all’interno dei personaggi di Juliette.

Tra antichi rancori ed eterni atti d’amore incosciente, Juliette trascina il pubblico all’interno del suo viaggio, fatto di ricordi, tensioni e amori che non finiscono. Juliette è una lente di ingrandimento che mette a fuoco i tormenti dei padri e la fragilità delle madri, dona luce ai vani sogni dell’essere umano e ai suoi continui tentativi di cambiamento, rende onore al coraggio di chi parte e alla sofferenza di chi è costretto a rimanere.

Cie Twain physical dance theatre, compagnia di danza contemporanea e teatro fisico fondata nel 2006 da Loredana Parrella direttrice artistica e coreografo principale in collaborazione con il designer Roel Van Berckelaer, e sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Dipartimento dello Spettacolo dal 2011. Capofila di Periferie Artistiche Centro di Residenza Multidisciplinare sostenuta dalla Regione Lazio e Mibact. Dal 2016 è Centro di Produzione Danza della Regione Lazio.
Twain è residente presso il Centro d’Arte e Cultura di Ladispoli ed Supercinema di Tuscania.
Ad oggi ha realizzato più di 20 produzioni che hanno circuitato in tutta Italia, in Spagna, Inghilterra, Serbia, Germania, Cipro, Montenegro, Bulgaria e Stati Uniti.
La compagnia si identifica in una ricerca basata sulla potenzialità di diversi linguaggi, per dar vita a creazioni che divengono manifesto di un mondo fatto di interiorità e pensiero, di ispirazioni che nascono dal corpo e di visioni che diventano forma.
La linea artistica del progetto diretto da Loredana Parrella è fondata sulla scelta di autori di formazione eterogenea, appartenenti a differenti generazioni e mette a disposizione degli autori un nucleo stabile di danzatori, che rafforza la linea di coerenza artistica.
Dal 2006 ha sostenuto ed organizzato progetti di produzione di spettacoli dal vivo con oltre 360 repliche, in 170 Teatri e Festival, 17 Regioni italiane e 8 Paesi esteri; formazione professionale e del pubblico, residenze artistiche, organizzazione di eventi, rassegne e consulenze artistiche.
Dal 2013 la compagnia con il progetto Cie Twain/nuovi autori ha sostenuto i giovani coreografi Valeria Loprieno, Fernando Pasquini, Pablo Tapia Leyton, Francesco Collavino, Yoris Petrillo, Collettivo Sa.Ni/N.Cisternino-S.Sguotti, Jessica De Masi. Dal 2015 inoltre sostiene il lavoro di due coreografi associati Simonetta Pusceddu e Loris Petrillo e dal 2018 anche Silvana Barbarini.
La compagnia si avvale spesso di importanti collaborazioni tra le quali:Teatro Comunale di Modena, Fondazione Cantiere Internazionale d’ Arte di Montepulciano, ATCL Lazio, TuscaniaDanza/Progetti per la Scena, tst/Teatri di Vetro Festival, Amat Marche, Argot Produzioni, Diesis Teatrango/Teatro di Bucine, Acs Abruzzo, Teatro Vascello Roma, Rete Teatrale Aretina, T.OFF Cagliari, Fondazione Toscana Spettacolo, Scenario Pubblico Centro Nazionale Produzione Danza, Settimo Cielo/Teatro di Arsoli, Festival Quartieri dell’Arte Viterbo, che hanno coprodotto o sostenuto alcune delle produzioni tra le più importanti Lei e Tancredi, Romanza, Carmen_Les Hommes, Era mio Padre, Il Mago dei Fiori, Robin Hood, Don Quijote, Cigno, Le Città Invisibili, Powder, Little Something, Alle Acque, Storia di Schiaccionoci.
Tra i premi e riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni ricordiamo: Vincitore Bando Teatri di Vetro 2007; Finalista Premio Equilibrio 2008; “Migliore Compagnia” 2010 fuori Concorso del MarteAwards; Vincitore Bando Fuori Rotta 2010/2011 Milano , Finalista I Teatri del Sacro 2011, Primo Premio alla Miglior Coreografia al CortoinDanza 2011_Cagliari; Selezione Premio Roma Danza 2011, Finalista E45 Napoli Fringe Festival 2012, Finalista Ne(x)twork 2013 Kilowatt/Teatro Orologio, Selezione Visionari Kilowatt Festival 2013, Vincitore Bando Dinamiche Teatrali 2013 Perugia,Vincitore I Teatri del Sacro V ed. 2017, Vincitore DNA appunti coreografici 2017.  

INFO: tel 06 45426 982 – 345 2978091
via della vasca navale 58 – Roma
info@spaziorossellini.it
www.spaziorossellini.it

Cafè Loti in concerto

in CULTURA/MUSICA by




Presentazione dal vivo del nuovo cd “IN TABERNA”
Nando Citarella
: voce, tammorre, chitarra battente, marranzano
Stefano Saletti: oud, lauta, bouzouki, percussioni, voce
Pejman Tadayon: saz, oud, bamtâr, setâr, ney, percussioni, voce

Giovedì 7 novembre 2019, alle ore 21 allo Spazio Rossellini Cafè Lotiil trio formato da Nando Citarella Stefano Saletti  e Pejman Tadayon, presenta dal vivo “In taberna” il nuovo cd pubblicato dalla storica etichetta indipendente Materiali Sonori.
“In taberna” ruota attorno al concetto della taverna intesa come luogo d’incontro, di convivialità, di scambio di esperienze ed emozioni

“IN TABERNA”

Cafè Loti_In taberna LOW_Roberto Moretti.jpg
7 novembre 2019 ore 21. Ingresso 10 euro

Un nuovo progetto per Cafè Loti, il trio formato da Nando Citarella (voce, tammorra, chitarra battente, marranzano), Stefano Saletti (voce, oud, bouzouki, lauta, percussioni), Pejman Tadayon (voce, saz, bamtar, oud, percussioni).

Si chiama “In taberna” e ruota attorno al concetto della taverna intesa come luogo d’incontro, di convivialità, di scambio di esperienze ed emozioni. Il lavoro è uscito il 20 settembre in CD e in formato digitale per la storica etichetta indipendente Materiali Sonori.


Qui il link per ascoltarlo: https://promo.theorchard.com/eBCleb3XQGXHLaU2TtRz

Un lavoro diviso simmetricamente in due parti. Nella prima, ci sono sei brani originali che come sempre costituiscono un ponte sonoro tra passato e presentetra musica medievale e popolaretra Oriente e Occidente. Un percorso che parte dalla Spagna, si incontra con i trobadours francesi e le cantate popolari di Napoli e del Sud d’Italia, incrocia il canto in Sabir, attraversa le antiche vie della seta, la Persia e, poi si trasforma e diventa una musica capace di vivere di nuova luce, di emozionare e trascinare chi l’ascolta. Per dimostrare che la musica è il linguaggio del possibile dove l’incontro con l’altro arricchisce, trasforma, innova. Così è stato per secoli prima che si innalzassero barriere e muri figli della paura e dell’ignoranza.

Il trio prende infatti il nome dall’antico Cafè Loti di Istanbulluogo in cui i viaggiatori si fermavano a parlare, si conoscevano e cadevano le differenze tra Nord e Sud del mondo.


La seconda parte di “In taberna” invece prende spunto dal lavoro fatto dal Cafè Loti per riportare all’origine lo spirito di mosaico multilingue e multiculturale che animava i racconti e le storie narrate nel Codex buranus che prese successivamente il nome di Carmina BuranaUna rilettura in chiave popolare di questi canti che ne evidenziano la grande forza espressiva e la profonda anima di canti del popolo. Per far emergere il contenuto assai vario dei temi trattati, che andavano da poesie di indole dottrinale, religiosa, polemica ad altre che cantavano scene sacre fino ad arrivare a quelle che inneggiavano con accento schiettamente popolare all’amore, al vino e alla natura, il Cafè Loti ha attinto, oltre al latino e al tedesco, alle “lingue” delle varie tradizioni popolari, dal siciliano al napoletano al sabir la lingua del Mediterraneo.

Un grande viaggio, quindi, per fare dei Carmina un unicum tra mondi musicali ed espressivi apparentemente differenti che, presentati in questa nuova veste, fanno comprendere e apprezzare il modo in cui la musica Occidentale colta ha sempre saputo accogliere suggestioni della più varia provenienza, ed utilizzarle come un mezzo per rinnovarsi e reinventarsi (come fece Orff nel 1936).

E così dentro “In taberna” la tammorra risuona su un bouzouki greco, il saz, il setar e l’oud accompagnano il marranzano e il canto a tenore. Si susseguono echi della tradizione sefardita spagnola, cantigas medievali, la musica classica persiana, madrigali, tarantelle, ballate popolari.

Una festa in musica che attraversa il Mediterraneo sulle rotte degli antichi viaggiatori.

In Taberna segue il primo lavoro discografico del trio, “Cafè Loti” uscito nel dicembre 2015 distribuito da Materiali Sonori, finalista delle Targhe Tenco 2016 nella sezione dialetti e lingue minoritarie.

Video:

Sito webhttps://www.facebook.com/cafeloti

INFO: tel 06 45426 982 – 345 2978091

via della vasca navale 58 – Roma
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Daniele Silvestri – La terra sotto i piedi

in CULTURA/MUSICA/PHOTOGALLERY by


Pallazetto dello sport – Roma 25.10.2019

Live report, pregalleria e galleria fotografica di Claudio Enea

Prima data, del tour “La terra dal vivo sotto i piedi” e prima volta per Danile Silvestri nel Palazzetto dello Sport di Roma, che risponde in maniera totalmente automatica all’evento con un quasi pieno a dispetto dello sciopero dei mezzi che ha quasi paralizzato la città fino almeno alle ore 18.

Ovviamente in scaletta c’è non solo l’ultimo album ma gran parte dei successi del cantautore romano che festeggia quest’anno i 25 anni di attività, ben 35 brani che ripercorrono la sua carriera del 1994 ad oggi.

Un palco molto vasto cosparso di vera terra come da titolo dell’album, fanno da scenografia assieme ad un imponente ledwall e un particolare gioco di luci, che per noi fotografi specialmente nei primi tre brani, sono stati una vera sfida.

Una band numerosa e di tutto rispetto, ben 9 elementi, accompagna Silvestri, ospite fisso Rancore, suo compagno di avventura anche nell’ultima kermesse Sanremese.

Band
Adriano Viterbini – Chitarra
Daniele Fiaschi – Chitarra
Duilio Galioto – Tastiere
Fabio Rondanini
– Batteria
Gianluca Missili – Tastiere
Gabriele Lazzarotti– Basso
Jose Ramon Caraballo Armas – Tromba e Percussioni
Marco Santoro – Tromba
Piero Monterisi
– Batteria


Scaletta

  1. Qualcosa cambia
  2. Marzo 3039
  3. Complimenti ignoranti
  4. Concime
  5. Scusate se non piango
  6. Manifesto
  7. Tutti matti
  8. Precario è il mondo
  9. L’appello
  10. La guerra del sale
  11. Argentovivo (con Rancore)
  12. Arlecchino (Rancore cover)
  13. Il mio nemico
  14. Dove sei
  15. Le cose in comune
  16. Hold me
  17. Strade di Francia
  18. Desaparecido
  19. Occhi da orientale
  20. 1000 euro al mese
  21. A me ricordi il mare
  22. Monetine
  23. Acqua stagnante
  24. L’amore non esiste (dal progetto Fabi Silvestri Gazzè)
  25. La mia casa
  26. La vita splendida del capitano
  27. Tempi modesti
  28. Gino e l’Alfetta
  29. Salirò
  30. Le navi
  31. Prima che
  32. La paranza
  33. Testardo
  34. Cohiba
  35. Alla fine

Pregalleria


(Foto complessive galleria 32)


“Flautissimo 2019 – Verso Sud” – XXI edizione

in CULTURA/MUSICA by


Direzione artistica Stefano Cioffi

Il 2 novembre a Roma al Teatro Palladium, prende il via la ventunesima edizione di Flautissimo, manifestazione che affonda le sue radici nella musica classica, e che negli anni ha vissuto tante stagioni di aperture ai nuovi linguaggi dello spettacolo contemporaneo.

E così oggi Flautissimo è anche jazz, teatro, performance crossdisciplinari e altro ancora: è un tuffo inebriante nel mondo che abitiamo alla ricerca di contenuti attuali e condivisioni diffuse.

In questa edizione dal titolo “Verso Sud” tutto gira attorno al viaggio e al movimento, verso o da qualcosa, un’esplorazione di luoghi del mondo e dell’anima, o meglio ancora dell’anima dei luoghi in cui troviamo piccole e grandi storie e sguardi verso culture differenti.

Una programmazione diffusa (in scena al Palladium e al Vascello), ragionata e rivolta alla contemporaneità con una proposta delicata e profonda, questa l’ambizione di Flautissimo: un contenitore di idee e suggestioni per ragionare sulla nostra società godendo della bellezza dello spettacolo dal vivo, sia questo musica, teatro, performance o tutto quanto messo insieme.

Si parte il 2 e il 3 novembre al Palladium con due intense giornate (dal mattino alla sera) dedicate interamente alla musica classica con alcuni tra i più grandi flautisti al mondo come Emmanuel Pahud, Silvia Careddu, Philippe Bernold, Jacques Zoon, Mario Caroli, Juliette Hurel, Riccardo Ghiani, Andrea Oliva, Joséphine Olech, Adriana Ferreira, Francisco López, Gareth McLearnon e Andrea Manco e una sezione espositiva che comprende le migliori pubblicazioni dell’editoria musicale e i più apprezzati costruttori di flauti del mondo con i loro strumenti. Inoltre le masterclass, appuntamento immancabile per il Festival Flautissimo, un’opportunità privilegiata per dieci giovani flautisti provenienti da Portogallo, Spagna, Italia, Colombia, Lettonia, Israele, di fare lezioni individuali con una platea di quattrocento musicisti, guidati dai più grandi maestri a livello mondiale. Quest’anno, le lezioni sono tenute dai maestri Caroli, Ghiani, Manco, Oliva e Bernold. A completare il programma, una masterclass collettiva tenuta dal maestro McLearnon, “Il flauto per tutti” e una presentazione editoriale di Rien De Reede che ci racconta la sua ultima fatica “Mozart & Rock” metodo per iniziare a suonare il flauto, pubblicato dalle edizioni Riverberi Sonori.

Per il teatro e la musica, tante le novità e le prime assolute. Si inizia il 6 novembre al Teatro Vascello con “Le illusioni perdute”, una drammaturgia che trae spunto da Honoré de Balzac di e con Giancarlo De Cataldo e le musiche eseguite dal vivo Rita Marcotulli. Si prosegue il 16 novembre con Il resto della settimana di Maurizio De Giovanni con Peppe Servillo, in scena con la doppia veste di attore e cantante, e le musiche eseguite dal vivo Natalio Mangalavite. Il 17 novembre (alle ore 17.00) Francesco Piccolo con L’animale che mi porto dentro: la formazione di un maschio contemporaneo, specifico e qualsiasi.

Il 20 novembre sarà la volta di Francesca Pica con Mare, liberamente tratto da “Donne di mare” e “La danza delle streghe” di Macrina Marilena Maffei e il 24 novembre  (alle ore 18.00) il concerto di una delle più interessanti formazioni musicali italiane, gli Avion Travel che, a distanza di 15 anni dal loro ultimo album di inediti “Poco Mossi gli altri Bacini”, tornano con “Privé”, un disco e un concerto fedele allo spirito di produzione indipendente e alle atmosfere della trilogia composta da “Bellosguardo”, “Opplà”, “Finalmente Fiori”.

Il 7 dicembre alle ore 21 e l’8 dicembre alle ore 18 al Palladium in scena una nuova versione di Doc-donne di origine controllata di e con Francesca Reggiani e l’11 dicembre grande chiusura di festival al Palladium con un’altra prima assoluta: Sulle vie del tango (il sogno di Borges) con Massimo Popolizio e Javier Girotto.

Flautissimo 2019 è una produzione Accademia Italiana del Flauto, in collaborazione con Fondazione Roma Tre Teatro Palladium e La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello e il sostegno della Regione Lazio.

L’IDEA: Ogni edizione di Flautissimo ha un titolo differente, a seconda dell’idea intorno alla quale è stata pensata e realizzata. Quest’anno Stefano Cioffi, direttore artistico del festival, ha scelto “Verso Sud”.

““Partir, c’est mourir un peu.” Siamo sedentari da poco, ma per lungo tempo la nostra casa è stata la strada. Noi siamo perché ci muoviamo tra i luoghi, è proprio il movimento che ci rende abitanti del mondo, continuiamo a partire, scoprire, conoscere, come incantati da un inesorabile richiamo primordiale.

I bambini si calmano quando le madri li fanno camminare, aggrappati al loro seno, perché quell’andare richiama l’ancestrale nomadismo dell’uomo. Oggi assistiamo a un nuovo irresistibile movimento, a una transizione umana da un luogo a un altro come mai avevamo vissuto prima. È uno spostamento immancabilmente ascensionale: ci si muove dal Sud del mondo per andare verso l’alto, verso il Nord, potenziale vita, opportunità, rinascita. Ma non è sempre così.

Quest’anno Flautissimo inverte la rotta, mette la barra a mezzogiorno: torniamo verso il Sud, verso il baricentro, verso gli abissi, verso l’origine della terra. Andiamo verso quei luoghi che oggi più che mai lasciamo inesorabilmente inesplorati o desolati. L’uomo è scisso per natura tra la spinta ad andare nel mondo e il bisogno di tornare alla propria casa. Ambivalenza insuperabile, che rende vivo e divino l’uomo, che lo spinge a cercare un’assolutezza nelle proprie scelte.
Flautissimo quest’anno guarda nelle pieghe e nelle ombre dell’erranza umana, indaga quel paesaggio basso e dimenticato, il Sud del mondo e di noi stessi, alla ricerca della ragione che determina il nostro agire e definisce le nostre identità. Stefano Cioffi.

MUSICA CLASSICA: Sabato 2 novembre e 3 novembre dalle 9.30 alle 23 – PALLADIUM

Emmanuel Pahud, Silvia Careddu, Philippe Bernold, Jacques Zoon, Andrea Oliva,​ ​Mario Caroli, Andrea Manco​, ​Juliette Hurel, Riccardo Ghiani,​ ​Adriana Ferreira,​ ​Francisco López,​ Joséphine Olech,​ Gareth McLearnon: flauto
Giuseppe Scaglione: violoncello.
Sara Matteo, Francesca Carta, Marco Grisanti, Cameron Roberts, Helène Couvert, Selim Mazari: pianoforte.

TEATRO  6 novembre 2019 h.21.00  – VASCELLO
LE ILLUSIONI PERDUTE
[Prima assoluta] drammaturgia su “Le illusioni perdute” e “Splendori e miserie delle cortigiane”
di Honoré de Balzac con Giancarlo De Cataldo; musiche eseguite dal vivo Rita Marcotulli

TEATRO/MUSICA 16 novembre 2019 h.21.00  – VASCELLO
IL RESTO DELLA SETTIMANA
 [Prima assoluta] di Maurizio De Giovanni
con Peppe Servillo musiche eseguite dal vivo Natalio Mangalavite

TEATRO 17 novembre 2019 h.17.00  – VASCELLO
L’ANIMALE CHE MI PORTO DENTRO
 [Prima assoluta] di e con Francesco Piccolo

TEATRO  20 novembre 2019 h. 21.00 – VASCELLO
MARE
liberamente tratto da “Donne di mare” e “La danza delle streghe” di Macrina Marilena Maffei
di e con Francesca Pica

MUSICA 24 novembre 2019 h.18.00 – VASCELLO
AVION TRAVEL in concerto
Peppe Servillo, voce / Mimì Ciaramella, batteria / Peppe D’Argenzio, sax / Flavio D’Ancona, tastiere / Duilio Galioto, piano e tastiere / Ferruccio Spinetti, contrabbasso

TEATRO  7 dicembre ore 21 – 8 dicembre ore 18 – PALLADIUM
DOC- DONNE DI ORIGINE CONTROLLATA
[Nuovo testo rivisitato] di Francesca Reggiani, Valter Lupo, Gianluca Giugliarelli
con Francesca Reggiani
e con la partecipazione di Linda Brunetta

TEATRO  11 dicembre 2019  ore 21 – PALLADIUM
SULLE VIE DEL TANGO (Il sogno di Borges)
[Prima assoluta] di Jorge Luis Borges
con Massimo Popolizio musiche eseguite dal vivo da Javier Girotto

INFO & SEGRETERIA FLAUTISSIMO 2019:
ACCADEMIA ITALIANA DEL FLAUTO

Tel +39 06 44703290 – segreteria@accademiaitalianadelflauto.it

Biglietti Vascello: intero € 20 / ridotto over 65 € 15 / ridotto under 26 € 12
* per il concerto degli Avion Travel: Intero € 25 ridotto over 65 € 18 ridotto under 26 € 15
Biglietti Palladium: intero €20 / ridotto €15

Fabrizio Moro – Figli di nessuno Tour

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Pallazetto dello sport
– Roma 19.10.2019

Live report, pregalleria e galleria fotografica di Claudio Enea

Un palazzetto dello sport quasi esaurito, se non per i posti meno ambiti, quello della seconda serata di Fabrizio Moro a Roma.

Open Act del giovane Emanuele Bianco poi, luci spente, urlo immancabile del palazzetto, ingresso della band con tanto di count down sul muro led, un crescendo che allo 0, culmina con un cuore spezzato e l’ingresso di Fabrizio sulle note di Quasi.

L’artista ripercorre tutti i suoi successi e ovviamente l’album da cui prende il nome il tour, correndo avanti e indietro sulla passerella che lo porta verso il suo pubblico che quasi lo abbraccia quando di slancio monta sulle casse, ultima appendice del grande palco.

Molto belli i giochi di luce che hanno accompagnato questo splendido concerto di quasi due ore, un concerto che possiamo definire rock come i suoi protagonisti, dall’ineccepibile bravissima band a quella dell’acclamato cantautore romano.

Band:
Alessandro Inolti (batteria)
Andrea Ra
 (basso e cori)
Claudio Junior Bielli (tastiere)
Davide Gobello (chitarra)
Roberto Maccaroni (chitarra e cori)

Scaletta:
1. Quasi
2. Arresto cardiaco
3. Tutto quello che volevi
4. Figli di nessuno
5. La felicità
6. Per me
7. Tu
8. Alessandra sarà sempre più bella
9. Eppure mi hai cambiato la vita
10. Non mi avete fatto niente
11. Ho bisogno di credere
12. Giocattoli
13. 21 anni
14. Sangue nelle vene
15. Come te
16. Sono solo parole
17. Quando ti stringo forte
18. Libero
19. L’essenza
20. Sono come sono
21. Da una sola parte
22. Me ‘nnamoravo de te
23. Pensa
24. L’eternità
25. Portami via
26. Parole rumori e giorni
27. Non mi sta bene niente
28. Filo d’erba
29. Pace

Pregalleria


(Foto complessive galleria 50)


Marlene Kuntz – 30:20:10 MK² Tour

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Orion club – Roma 10.10.2019

Live report, pregalleria e galleria fotografica di Claudio Enea

E finalmente festeggiano i loro 30 anni di carriera!
I Marlene Kuntz infatti, non avevano potuto farlo quest’estate in occasione del Rock in Roma, per una dolorosa tendinite accorsa al batterista Luca Bergia e che li aveva costretti ad annullare tute le date previste.

Con il nuovo tour 30:20:10 MK² Tour, Cristiano Godano e compagni, calcano il palco dell’Orion di Roma in un concerto double-face dove ripercorrono tutta la loro storia discografica in due tempi divisi tra acustico ed elettrico.

Non mancano le famosissime cover, riarrangiate negli anni  dalla band e presenti nel doppio vinile MK30 – Covers & Rarities uscito quest’anno assieme a MK30 – Best & beautiful.

Aprono la serata i Life in the Woods una giovanissima band romana, rock/blues, molto promettente.

FORMAZIONE:
Cristiano Godano – voce, chitarra
Riccardo Tesio – chitarra
Luca Bergia – batteria, percussioni, cori
Luca “Lagash” Saporiti – basso
Davide Arneodo – tastiere, violino, percussioni, cori

SCALETTA DELLA SERATA:
Set Acustico
Lieve
Ti giro intorno
Notte
La lira di Narciso
Osja, amore mio
Bella ciao
L’artista
Sapore di miele
Fantasmi
Musa

Set Elettrico
L’odio migliore
L’abitudine
Le putte
Infinità
Una canzone arresa
Questo e altro
Ineluttabile
Lamento dello sbronzo
In delirio
Un sollievo
Impressioni di settembre
Il genio (L’importanza di essere Oscar Wilde)
La canzone che scrivo per te
Bellezza
A fior di pelle

Nuotando nell’aria
Sonica

Pregalleria



Thegiornalisti – Love al Massimo

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Circo Massimo
– Roma 07.09.2019

Live report, pregalleria e galleria fotografica di Claudio Enea

Chiudono il Rock in Roma 2019 e lo fanno in una delle location più ambite dagli artisti italiani e non, vedi Rolling Stones, Bruce Springsteen, David Gilmour, Roger Waters, Genesis.

“Faccio un po’ come se cantassi nel salotto di casa mia, perché se penso che sono al Circo Massimo…”, così Tommaso Paradiso, leader e cantante dei Thegiornalisti ad un certo punto esordisce mentre intrattiene il pubblico, tra un brano e l’altro.

Tommaso Paradiso, Marco Primavera e Marco Antonio Musella, il trio romano che festeggia i 10 anni di attività, tira un sospiro di sollievo per l’annunciato, quanto fortunatamente mancato flop, che invece li vede esibirsi di fronte a 45.000 spettatori accompagnati da una nutrita orchestra.

Tanti i fan, non necessariamente di Roma, assiepati sugli spalti del Circo Massimo, veramente un bel colpo d’occhio. Come un bel colpo d’occhio è vedere l’eterogeneità del pubblico presente, genitori e ragazzini o nipoti e nonni, come nonna Rosa, 81 anni, accompagnata da sua nipote e super fan di Tommaso Paradiso, presente nella primissima fila della “Love area”, canta a memoria, prima del concerto, tutti i pezzi della band.

Il “Love al Massimo” oltre a proporre i super successi della band, non si contano più dischi d’oro, di platino ed altri riconoscimenti, vede anche una sfilza di ospiti avvicendarsi sul palco per festeggiare e duettare con la band, Luca Carboni, Elisa, Franco126, Dardust, Dario Faini, Calcutta, Takagi e Ketra.

Ventisei i pezzi in scaletta che vede la consacrazione definitiva della band pop del momento, ecco l’elenco:

SCALETTA:

“Completamente”
“L’ultimo giorno della terra”
“Senza”
“Love”
“Il tuo maglione mio”
“Una casa al mare”
“Controllo”
“Sold out”
“Stanza singola” (con Franco126)
“Fatto di te”
“Milano Roma”
“Luca lo stesso” (con Luca Carboni)
“Promiscuità”
“Questa nostra stupida canzone d’amore” (con Dardust)
“L’ultimo grido della notte/Mare Balotelli”
“Io non esisto”
“Proteggi questo tuo ragazzo”
“Dr. House”
“Fine dell’estate” (con Calcutta)
“Tra la strada e le stelle” (con Elisa)
“Da sola in the night” (con Takagi & Ketra e Elisa)
“Zero stare sereno”
“New York” (con Dardust)
“Riccione”
“Maradona y Pelé”
“Felicità puttana”

(n.d.r – La politica di concedere ai fotografi solo i primi 3 brani è a volte incomprensibile.
Quando c’è spazio per muoversi, senza creare disagi al pubblico, ma sopratutto quando ci sono ospiti di eccezione, come in questo caso, sarebbe cosa giusta concedere una deroga a questa strana regola.)

 

(Pregalleria)



 


Porto, la città di fiume marittima nel cuore

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Porto, una bellezza decadente affacciata sul fiume Douro, una città dall’atmosfera mediterranea che fiuta l’aria dell’Atlantico. Un susseguirsi di scorci pittoreschi rivelano l’anima popolare e mercantile nascosta dietro la ricercata facciata turistica degli ultimi anni: gli edifici scrostati si alternano a quelli più fotogenici ammantati da azulejos, piastrelle in ceramica nei toni del bianco e dell’azzurro come almanacchi della storia portoghese. E’ un binomio di colori ad introdurci nella seconda città del Portogallo, accompagnato dall’ebbrezza del suo vino.

Appollaiata sulle alture che lambiscono il corso del Douro, questa città di fiume è marittima nel cuore: la sua storia e le sue atmosfere rimandano al vicino Atlantico anticipando quelle delle spiagge della vicina Foz. Porto ha mantenuto nei secoli la grande tradizione del commercio e della costruzione navale. Ricoprì un ruolo importante durante le spedizioni portoghesi del XV secolo, fu una protagonista nel commercio del Porto dal XVIII secolo, il tipico vino dolce e liquoroso della valle del Duoro.

Igreja do Carmo

Porto è una città aperta al turismo ma al contempo gelosa della sua identità, la sintesi di questa ambivalenza è il quartiere della Ribeira affacciato sul corso del Douro, Sito Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Gli angoli più fotografati del “quartiere sul fiume” sono stati tirati a lucido per i turisti negli ultimi anni ma la Ribeira si rivela ancorata alla sua identità nei vicoli secondari, tra le pareti scrostate delle case e le fronde di biancheria stesa su liane di spago. In quest’area della città si concentrano gran parte delle mete da visitare a Porto. Si può iniziare il tour da un punto di arrivo, la Stazione ferroviaria di São Bento, la prova inconfutabile che un luogo di transito può rivelarsi un’esperienza. Un tramite come stato in luogo dove soffermarsi ed ammirare i grandi pannelli di azulejos degli anni ’30 ad opera di Jorge Colaço: più di 20.000 piastrelle bianche e azzurre tappezzano il grande atrio della stazione illustrando battaglie storiche e scene di vita quotidiana.

Si prosegue alla scoperta del quartiere facendo tappa nel luogo del credo simbolo della città, il . L’imponente cattedrale del XII secolo spicca severa nei toni freddi del granito grigio tra il colore acceso delle case. La facciata si presenta lineare con un grande rosone centrale e due torri gemelle con cupole ai lati ma al suo interno la chiesa è ammantata dall’opulenza barocca del XVIII e lascia solo intravedere la purezza dello stile romanico delle sue origini. Degno di nota il chiostro, un abbraccio stilistico ritmato dalle geometriche arcate gotiche e dalle ricche decorazioni delle azulejos. Un racconto dettagliato in bianco e azzurro che rappresenta il Cantico dei Cantici di Salomone e la Vita della Vergine.

Le azulejos del chiostro del Sé

La Cattedrale non è solo un simbolo di Porto, è anche un punto di riferimento e di “vedetta” grazie alla posizione più alta rispetto alle altre zone della città: dal Terreiro da Sé, lo spazio davanti alla chiesa, si ammira una splendida visuale sulla Ribeira, sul Douro e spazia sulla cittadina di Vila Nova de Gaia appollaiata sull’altra sponda del fiume.

Il barocco è uno stile ricorrente in città, “rimodernò” numerose chiese e palazzi nel XVIII secolo. L’apoteosi dell’eccentrico si trova sempre nel quartiere, la Igreja de São Francisco interamente decorata con la particolare tecnica della talha dourada, intarsi in legno dorato. Sulle pareti della chiesa si anima un paradiso ligneo di cherubini, animali e grappoli d’uva, personaggi e fronzoli che transitarono in purgatorio durante la fine del XVIII secolo: questi decori vennero considerati eccessivi dai membri del clero tanto da sospendere le funzioni religiose per un lungo periodo.

Nel denso tessuto urbano della Ribeira spicca la Torre dos Clérigos dell’omonima chiesa, anch’essa edificio dell’epoca barocca concepito da Nicola Nasoni, architetto di origine italiana. Vale la visita la faticosa salita sino alla sua cima per poi rituffarsi nel labirinto di stradine del quartiere sino a giungere nella sua parte bassa dove parte il ponte in ferro Dom Luis I. Questa mirabile infrastruttura venne progettata nel 1881 da Téophile Seyrig, allievo di Gustave Eiffel. La forma leggiadra dell’arcata centrale ricorda l’iconica torre francese, elemento stilistico e strutturale del ponte che collega Porto alla cittadina gemella Vila Nova de Gaia dove poter visitare numerose cantine e degustare dell’ottimo Porto. Questo centro è rinomato in tutto il mondo per la migliore produzione di tutto il Portogallo di questo particolare vino. Il Dom Luis I è un’opera ingegneristica scenografica, soprattutto se ammirata da sotto o da un barcos rabelos. Si tratta delle tipiche imbarcazioni che transitano lungo il fiume, un tempo adibite al trasporto delle botti di porto, oggi utilizzate per le gite turistiche, un’esperienza da provare per ammirare la città da un’altra prospettiva.

Il ponte in ferro Dom Luis I, 1881

Porto è famosa per il suo vino ma è anche un viaggio nel gusto. Il Mercado do Bolhão è il più famoso e qui è possibile trovare tutte le specialità del posto. Le osterie collocate nella parte centrale del mercato sono la meta ideale per fare uno spuntino, deliziatevi con la triade del gusto di Porto: la trippa, il baccalà, cucinato in 100 modi diversi, e la franchesina, un toast inventato negli anni ’60 e oggi il piatto veloce per eccellenza. Il mercato è un’occasione per degustare le specialità tipiche ma anche per conoscere gli usi e costumi degli abitanti della città, un affaccio sulla quotidianità.

Porto si distingue anche per un altro cibo, alcuni lo definiscono “per la mente”, i libri. Prima delle degustazioni alcoliche fate una tappa alla libreria di Lello e Irmão, da tanti considerata la più bella del mondo. Ideata dall’ingegnere e politico portoghese Francisco Xavier Esteves a fine ‘800, questo luogo è una perfetta fusione di stile gotico e liberty, un’atmosfera da favola. Non è un caso se venne scelta dagli scenografi di Harry Potter come set per alcune riprese. Tra gli scaffali ricolmi di volumi spicca sinuosa una grande scala in legno a forma di otto o di infinito, quasi un richiamo a perdersi in uno dei tanti mondi racchiusi nei libri o nel fascino di questo luogo suggestivo.

Porto, la città cartolina dai colori sbiaditi, un puzzle imperfetto dove nei pezzi mancanti sono incastonati gioielli barocchi. Porto è come il profumo del suo vino, ebrezza rilassata che si affaccia sul placido scorrere del Douro. Un tuffo nella storia e nelle tradizioni ma allo stesso tempo un percorso esperienziale, da scoprire a ritmo lento.

Immagine di copertina: panorama della Ribeira, a sinistra la cattedrale del Sé, a destra la Torre dos Clérigos

Photo credits: Elena Bittante

Ragusa, la città barocca dalle due anime

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Un tuffo nella luce e nella raffinata pazzia del barocco siciliano, il Val di Noto. L’angolo più estremo della Sicilia è il centro della creatività: Ragusa, Noto, Caltagirone, Modica, Scicli, Palazzolo Acreide, Militello Val di Catania, fenici di umanità che hanno reagito al dramma del terremoto del 1693 con gioia creativa e di vivere. Anarchia del bello come risposta alla paura dell’indistinto, città UNESCO, patrimoni di bellezza e umanità da scoprire seguendo il volgere del sole: come specchi della sua vanità incendiano la loro pietra candida sin dalle prime ore dell’alba per giungere al culmine infuocato del tramonto. Il tour inizia dal capoluogo Ragusa, la città dalle due anime.

Ragusa Ibla

E’ facile intuire il perché Ragusa e Ragusa Ibla siano due realtà distinte in un’unica città, si può capire dando uno sguardo alla mappa prima dell’arrivo: la trama urbana segue la sinuosità dei colli, i monti Iblei, un sali scendi che la caratterizza e delinea la sua doppia identità. Ragusa venne distrutta dal terremoto nel 1693 e durante la ricostruzione si crearono due grandi poli, uno sulle macerie della vecchia città, Ragusa Ibla, e una nuova, Ragusa superiore. Nel 1865 la loro distinzione era tale da costituire due comuni, per poi essere riuniti nei primi del ‘900. Oggi, nonostante il legame amministrativo, le due realtà restano appollaiate quasi a specchiarsi l’un l’altra, collegate da tre ponti, il vecchio, il nuovo e quello di San Vito, e da una lunga scalinata di 340 gradini. Una passeggiata impegnativa se percorsa iniziando da Ragusa Ibla, che si trova ad un’altitudine più bassa rispetto a Ragusa superiore. Non è un caso che questa area, la più antica e caratteristica, venga chiamata “jusu”, che in dialetto significa “sotto”.

Via delle Scale, inizio della scalinata che conduce a Ragusa superiore

La città di Ragusa è stata inserita interamente tra i siti patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco nel 2002. Si comprende la ragione di questo meritato riconoscimento addentrandosi a Ragusa Ibla. Venne ricostruita per volontà del ceto nobiliare dopo il terremoto del 1693 in stile tardo barocco, una novità assoluta per quei tempi. Il suo simbolo è il Duomo di San Giorgio, trofeo di pietra che sovrasta l’omonima piazza. Frutto del progetto di Rosario Gagliardi, protagonista della ricostruzione barocca del Val di Noto. La chiesa spicca nell’immediato con la sua facciata costruita “a torre” con il campanile inserito al suo interno. Il ricamo di dettagli e il gioco di concavità e convessità della facciata rende quest’opera monumentale un’architettura leggiadra, una sinfonia di forme adagiata su un piedistallo di scale, in posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante. La chiesa risplende baciata dal sole e spicca con la sua enorme cupola, come un faro che illumina la via nel mare di vicoli della città vecchia.

Duomo di San Giorgio, simbolo della città

Le chiese a Ragusa Ibla invocano un pellegrinaggio dell’arte oltre che della fede. Incantevole la chiesa di Santa Maria dell’Itria appartenuta al Sovrano Militare Ordine di Malta, si rivela maestosa secondo una perfetta scenografia barocca in una stradina “di clausura” dell’antico quartiere ebraico Cartellone. La chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, chiamata dai cittadini “degli archi” per via dell’acquedotto che un tempo l’attraversava, Santa Maria dei Miracoli o “bammina” della metà del XVII secolo, rimasta incompleta costituisce un esemplare unico nel panorama barocco della città. Tra le tante chiese che sono rinate dopo il terremoto, il portale di San Giorgio resta ancorato al ricordo da quel giorno fatidico: è ciò che rimane di una chiesa in stile gotico-catalano di epoca normanna del 1349, un arco acuto con ricchi intagli e al centro la figura di San Giorgio a cavallo che uccide il drago e libera la principessa di Berito. Poco distante si trovano i Giardini Iblei, chiamati dai ragusani “la Villa”. Realizzati a metà ‘800 sono un luogo di quiete e di contemplazione: si trovano in una posizione suggestiva su uno sperone di roccia, un autentico belvedere sulla vallata dei Monti Iblei.

La chiesa di Santa Maria dell’Itria nel quartiere Cartellone

Ai luoghi del credo si alternano meravigliosi palazzi come il palazzo Cosentini, il primo costruito in stile barocco a Ragusa e il palazzo della Cancelleria, conosciuto anche come palazzo Nicastro del XVIII secolo, abbarbicato in una posizione suggestiva nel quartiere degli Archi lungo la via delle Scale che conduce a Ragusa superiore. Lungo questa via s’incontra un’altra chiesa, un punto di riferimento tra le due anime della città, Santa Maria delle Scale, la più antica di Ragusa. Dal suo terrazzo panoramico possiamo ammirare e comprendere l’identità di Ragusa Ibla: basta volgere lo sguardo alle simmetrie delle abitazioni rese vivaci dal barocco siciliano, vuoti alternati a trofei di pietra con le loro facciate in movimento. Le architetture sembrano quasi evocare una musica, un’armonia perfetta dalle note in crescendo.

Ragusa superiore ha barattato la sua essenza antica con la crescita urbana dalla seconda metà del ‘900, spesso incurante di speculazione. Il lato della città meno pittoresco ma altrettanto interessante. Da non perdere la Cattedrale di San Giovanni Battista. Anch’essa riscostruita dopo il terremoto, spicca imponente e “mutilata”: si caratterizza per un singolo campanile mentre sul lato destro resta il basamento vuoto di un secondo mai realizzato. A poche centinaia di metri il palazzo Vescovile Schininà oggi sede del vescovado e degli uffici della curia, il palazzo Zacco che ospita gli incontri culturali in città e sede del Museo del Tempo Contadino e la Civica raccolta Carmelo Cappello, noto scultore ragusano. Consigliato anche il Museo Archeologico Ibleo, che raccoglie i preziosi reperti raccolti negli scavi compiuti nell’area a partire dal Neolitico.

La cupola del duomo di San Giorgio che spicca da tutti gli angoli del quartiere

Ragusa, due anime distinte unite dalla stessa voglia di rivalsa contro la natura matrigna che la ridusse in cenere. Un luogo magico che ha ispirato anche la creatività di Andrea Sironi, regista del Commissario Montalbano, la fortunata serie televisiva Rai tratta dai romanzi del maestro Andrea Camilleri. Un atelier dell’arte tra tufi silenziosi e luminosi, dove si racconta il tardo barocco siciliano, uno stile fantasioso e affollato che fu capace di sprigionare vita dalla pietra nella Sicilia dell’apocalisse: una rivalsa di gioia creativa al vuoto e alla perdita d’identità lasciate dal terremoto del 1693. Anarchia del bello come risposta alla paura dell’indistinto, un patrimonio di bellezza e umanità unico al mondo.

Immagine di copertina: panorama di Ragusa Ibla 

Photo credits: Elena Bittante

Fiorella Mannoia – Personale Tour

in CULTURA/MUSICA/PHOTOGALLERY by


Auditorium Parco della Musica
 – Roma 29.07.2019

Live report, pregalleria e galleria fotografica di Claudio Enea

“Essere appassionati di qualcosa è la più grande fortuna che si possa avere.
Non c’è età̀ per scoprire nuove passioni, io ho scoperto da poco quella della fotografia.
Venerdì esce il nuovo album che è anche la mia piccola e umile “personale”.
Ho voluto abbinare a ogni brano uno scatto realizzato nel corso di viaggi,
di incontri, di momenti imprevedibili. Perché le fotografie raccontano prima di tutto delle storie, esattamente come le canzoni.”

Così esordiva Fiorella Mannoia il 26 marzo, sul sito ufficiale, per annunciare l’uscita del suo ultimo album
Ed eccola ora a Roma davanti al suo pubblico, lo stesso che fa registrare il sold out alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica e conosce a memoria le sue canzoni dai suoi successi più lontani all’ultimo “Personale”.

Evento nell’ambito del Roma Summer Fest, per presentare questo nuovo progetto discografico Personale”, 13 brani, 13 foto, 13 storie che non sono altro che l’istantanea dell’evoluzione artistica ed umana della cantante romana.

Molte le collaborazioni note e meno note, autori dei testi tra gli altri, Luca Barbarossa, Bungaro, Ivano fossati la Mannoia stessa e molti altri.
Per le foto ed i testi dell’album Personale vi rimandiamo al sito ufficiale https://www.fiorellamannoia.it/



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Claudio Enea
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