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Marco Valerio Verni

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La chiesa Valdese accoglie i migranti: ma non scordiamoci i corridoi umanitari.

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Ad accogliere 10 dei 49 migranti sbarcati dalla Sea Watch sarà, dunque, la Chiesa Valdese in Italia. Lo farà a sue spese, come d’altronde avviene per tutte le altre persone che, tramite essa, giungono in Italia attraverso i corridoi umanitari.

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Ministro Salvini, da zio e da avvocato di Pamela sono col Lei

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Lettera aperta al ministro Salvini

Sono con Lei, Ministro: da uomo, da cittadino, da italiano, da zio di Pamela Mastropietro e da avvocato. Alcuni dovrebbero smettere di confondere le acque e far passare per razzista chi stia cercando, semplicemente (anzi, neanche poi tanto, a quanto pare), che i flussi migratori avvengano in maniera controllata e nel rispetto delle regole sulla protezione internazionale, ed eliminando l’in-dotto che da essi derivi alle organizzazioni criminali che favoriscono e gestiscono questi che, così svolti, non esito a definire traffici di esseri umani.

Sulle loro cause dovrebbero intervenire l’Unione Europea o, perché no, le Nazioni Unite, che, all’occorrenza, in passato, hanno anche interpretato- o permesso che si interpretasse- “ad hoc” la propria Carta, per giustificare interventi militari, con le diverse qualificazioni giuridiche del caso.

Ci sarebbe da dire- ma non qui- pure sulle organizzazioni umanitarie, sulla gestione dei fondi destinati all’accoglienza, sui processi di integrazione, sul singolare istituto della protezione umanitaria, e su altro.

Siamo tutti d’accordo nel sostenere che la delinquenza non abbia colore di pelle (e che non tutti gli immigrati siano delinquenti), ma sicuramente essa nasce e si sviluppa anche basandosi su differenze culturali e, quindi, valoriali, che spesso sono oggettive: di base, c’è- o ci dovrebbe essere- che non ha senso aggiungere criminalità (quella importata) ad altra criminalità (quella italiana) ed una più attenta gestione di questo complesso fenomeno permetterebbe, tramite una accurata selezione delle persone, nel rispetto dei parametri anzidetti, anche questo (come avviene, ad esempio, con i c.d. corridoi umanitari).

Evitando che a subire le conseguenze di una mancanza di regole, siano proprio i bisognosi, a discapito di altri che, magari, potrebbero rimanere nel proprio paese, anche a combattere, se necessario, come fecero i nostri avi (che morirono, pure giovanissimi, sul fronte, nella Prima Guerra mondiale o che dovettero affrontarne persino una fratricida- quella tra repubblichini e partigiani- nel Secondo Conflitto) per consegnarci uno Stato democratico.

Venendo a Pamela, in particolare, un punto tengo a precisare e a doverosamente premettere: nessuna morte è inferiore ad un’altra, soprattutto per il dolore che essa comporta a coloro che sopravvivono alla persona che se ne va.

Lo scrivo, perché non è mancato chi abbia osservato che la stessa attenzione dedicata, almeno in alcuni tratti, al caso specifico, sia mancata in altri, oppure che si stia strumentalizzando una tragedia il cui dolore dovrebbe essere metabolizzato nell’intimità delle mura domestiche e che nulla ha di diverso da altre uccisioni, magari perpetrate da italiani.

Intanto, per quanto riguarda me e la mia famiglia, posso assicurare che avremmo certamente evitato che Pameladiventasse un caso simbolo (e, quindi, non privato), reso tale non certo per volontà nostra, ma, al di là della sua uccisione, anche e soprattutto per tutti i fatti che la hanno preceduta e, più ancora, per le modalità, poi, in cui sia stato ridotto il suo corpo (che, lo ricordo, è stato depezzato, scuoiato, scarnificato, disarticolato, lavato con la candeggina, messo in due trolley ed abbandonato- non si sa ancora perchè- sul ciglio della strada).

Di poi, sono convinto che, chi rispetti le leggi, debba guardare con attenzione all’unico luogo dove esse vengono discusse, decise, scritte ed emanate e, eventualmente, cambiate, ossia il Parlamento: ritenere dunque che la problematica dell’immigrazione (che, come altre, hanno avuto la loro importanza nella tragica vicenda di Pamela, e non solo) non sia anche una questione da mettere in discussione e dibattere in quella sede, ed essere tacciati di voler, appunto, strumentalizzare, credo sia fuorviante, così come penso lo sia, parimenti, il voler continuare a chiedersi “cosa fosse successo se lo avesse fatto un italiano”.

Intanto, a quanto pare, così non è stato e, comunque, l’italiano nasce qui e, come dice qualcuno, te lo devi tenere. Il criminale importato, invece, lo si poteva evitare.

Noi combatteremo fino in fondo per far ottenere giustizia a Pamela e, con lei, a tutta l’Italia civile, affinché quel che è successo a questa ragazzina di 18 anni, non accada ad altri.

A Lei, invece, signor Ministro, l’invito a continuare così, per il nostro amato Paese, per gli italiani e per coloro che veramente fuggono dalle guerre. Viva l’Italia!

Marco Valerio Verni

Marco Valerio Verni
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