Caso Stefano Leo, UNSA, gravi le dichiarazioni del presidente Corte d’appello

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“Le affermazioni formulate nelle scorse ore dal presidente della Corte d’Appello di Torino sono particolarmente gravi. Non si può mettere sulla graticola il personale degli uffici giudiziari, condannandone a priori l’operato. Sulle responsabilità va fatta chiarezza, ma devo sottolineare come la cancelleria si limiti a rispettare ed eseguire le priorità stabilite dall’alto. Di fronte allo scaricabarile, non possiamo tacere”._ Così Massimo Battaglia, segretario generale di Confsal UNSA, prima sigla sindacale del dipartimento della Giustizia, interviene in risposta alle polemiche legate al caso dell’omicidio di Stefano Leo da parte di Said Mechaquat, il giovane marocchino che il giorno dei fatti avrebbe dovuto trovarsi in carcere perché condannato definitivamente per maltrattamenti nei confronti della compagna.

Battaglia contesta le affermazioni del presidente della Corte d’Appello di Torino, secondo il quale il cancelliere del tribunale avrebbe la colpa di _”non essersi accorto che Said era stato condannato a un anno e sei mesi senza condizionale e di non aver trasmesso immediatamente l’estratto alla procura”_ ai fini dell’esecuzione della sentenza.

_”Su una cosa siamo tutti d’accordo_ – prosegue il segretario generale di Confsal UNSA – _nei palazzi di giustizia manca il personale e l’ho ribadito anche al ministro Alfonso Bonafede nei giorni scorsi, ricordandogli come nel dipartimento della giustizia non si facessero assunzioni da oltre 20 anni. Per il resto, tornando al caso di specie, ho l’obbligo di respingere ogni accusa: il personale giudiziario non decide proprio nulla e, per questa ragione, nelle scorse ore ho scritto al capo del dipartimento della Giustizia chiedendogli di fare chiarezza, se necessario anche attraverso l’intervento del CSM. Le responsabilità vanno chiarite ma il personale giudiziario deve lavorare in maniera equa, umana e con una retribuzione adeguata. Quello di Torino è soltanto il caso limite: ricordo che a fronte della cronica mancanza di risorse umane ed economiche, in Italia ci sono 5 milioni di processi pendenti, di natura penale e civile. Occorre che la politica affronti il problema in modo risolutivo. Altrimenti gli scaricabarile saranno all’ordine del giorno”_, conclude.

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