18 anni di missione in Afghanistan, a Roma si onorano i caduti.

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A Roma splende il sole il 1 marzo del 2019 mentre la sala della Protomoteca del Campidoglio si riempie di ospiti. Promotrice dell’iniziativa e moderatrice del dibattito del convegno Chiara Giannini e le associazioni dei parenti dei caduti che hanno organizzato questo evento per ricordare David Tobini e tutti i caduti in 18 anni di missione di “pace” in Afghanistan.

Presenti in sala tra gli ospiti le famiglie di quei ragazzi che hanno dato la vita on in paese lontano per impegno dello stato e per fedeltà al giuramento fatto alla patria che con grande digita hanno partecipato e dato il loro contributo per cercare di far comprendere il loro dolore e allo stesso tempo il sacrificio dei loro cari.

Emerge dalle parole dei relatori ed in particolare nell’intervento di Maria Clara Mussa, reporter di guerra di grande esperienza con tante missioni sulle spalle, un interrogativo, una richiesta di chiarezza su queste missioni che indicate come di Pace, troppe volte sono in territori dove gli altri fanno la guerra, allora sono vere missioni di pace?

Deserti rossi al tramonto e di un giallo intenso se visti a mezzogiorno da un elicottero che vola con i portelloni aperti e le mitragliatrici pronte a reagire. In volo con il mezzo più sicuro, l’elicottero che permette alle nostre truppe di muoversi da una FOB all’atra. Il rischio e a terra sui campi che costeggiano le strade sui quali i mezzi sono costretti a passare per evitare le strisce d’asfalto nei punti più critici troppe volte minate con ordigni improvvisati causa di molte delle nostre perdite.

Troppe volte e stato detto che i soldati partecipano volontariamente a queste missioni per i soldi e che in fondo se succede qualcosa sapevano a che rischio andavano incontro.

Affermazioni che vengono fatte generalmente da chi non ha mai visto come si vive in una FOB, sotto il pericolo dei cecchini e dei mirini laser, lontani da casa minando le relazioni familiari, con il continuo rischio di essere obiettivo di un attacco, forse la prima volta si parte attratti da una paga più alta la seconda si parte solo se si pensa che questo sacrificio valga l’onore di servire i paese, di portare una speranza ai giovani dei villaggi, di far conoscere un modo diverso di vivere oltre la violenza.

Violenza che e stata stata testimoniata dall’obiettivo del fotoreporter Daniel Papagni che nei teatri di guerra ha svolto il suo lavoro al fianco delle forze armate per testimoniare il lavoro svolto in quei lontani paesi e che in occasione di questa manifestazione ha voluto realizzare un video che potesse ricordare le vittime di queste missioni.

Molti gli invito spediti dall’organizzazione ai rappresentanti della politica di ogni partito ma solo pochi come il Ministro dell’Interno Salvini, i sottosegretari alla difesa Volpi e Tofalo che seppur impegnati hanno risposto dimostrando attenzione all’evento e al suo significato.

Presente invece Fabrizio Santori, dirigente della Lega, che ha promosso insieme alla giornalista Chiara Giannini un momento di riflessione importante per ricordare ed onorare i nostri caduti insieme al capogruppo della Lega in Campidoglio Maurizio Politi.

Tra gli ospiti anche il padre di Tiziano Chierotti ucciso in un attentato portato a termine dalle stesse persone dell’esercito Afghano con cui collaborava per le attività di mentoring cui era dedicato, era il 25 ottobre del 2012 nel lontano distretto di Bakwa (Afghanistan) sito nella provincia di Farah, dove sarei stato solo un mese dopo con la mia troupe per un reportage sugli alpini dislocati nella stessa provincia.

Grande emozione tra tutti i presenti durante la lettura dei nomi dei nostri caduti sulle note dell’inno nazionale fatta da Anna Rita Lo Mastro madre di David Tobini, paracadutista Romano caduto in Afghanistan, lettura emozionante per tutti i presenti che mai dimenticheranno il sacrificio di questi figli d’Italia.

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