La cultura che (non) ti aspetti

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ATTUALITA’

Sinistra italiana cercasi

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Sabato 17 ottobre, a Piazza del Popolo a Roma, circa mille persone si sono radunate per manifestare contro il ddl Zan, disegno che prevede l’inasprimento delle pene per attacchi omofobi o transfobici, mediante la modifica degli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, e la cui approvazione alla Camera, prevista per questa settimana, è stata fatta slittare.

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Iconoclast(olt)i

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Solo pochi mesi fa, il pensiero unico si mobilitava contro Indro Montanelli (o forse, sarebbe meglio dire contro le sue raffigurazioni). Ora che molti dei burattini che si sono lasciati muovere ne hanno forse perfino scordato le fattezze, conviene spendere due parole sul caso.

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La vicenda (Pal)amara

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“La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Così recita l’articolo 101 di quel feticcio che ormai è divenuto, ahinoi, la Costituzione della Repubblica Italiana: proprio il 12 di giugno il Corriere della Sera ci informa che è stato prodotto un video, in cui vari artisti, fra i quali Pier Francesco Favino, leggono “i principali brani” della Carta. Continue reading “La vicenda (Pal)amara” »

A Cesare quel che è di Cesare

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L’Arcivescovo Viganò, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera nientemeno che al Presidente americano, Donald Trump, annoverandolo tra i cosiddetti “figli della luce”: non c’è nulla, ahinoi, di profondo né di teologico su cui riflettere nelle parole dell’Arcivescovo. Tuttavia, queste righe possono servire come spunto di riflessione su quella che è una delle due grandi categorie del pensiero unico odierno: quella dei complottisti. Continue reading “A Cesare quel che è di Cesare” »

La violenza dei nonviolenti

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Più di un mese è ormai passato dal 25 maggio 2020, data nella quale un poliziotto criminale, Derek Chauvin, ha tolto la vita a George Floyd. Tempo che ha consentito, come è giusto che sia, di riflettere sulle circostanze della sua morte, e condannare l’assassino che ha commesso l’atrocità.

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Lo strano caso USA

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Tutti in questi giorni abbiamo letto, visto e sentito cosa è successo e cosa sta accadendo negli Stati Uniti, dove le rivolte sociali sono all’ordine del giorno e dove è ormai in corso una vera e propria guerra civile, conseguente all’uccisione di George Floyd ad opera della polizia.

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The bUtterfly effectS

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Difficile trovare le parole giuste in questi casi. Difficile comprendere i motivi che possono spingere una persona ad ucciderne un’altra, nello stesso modo in cui si pone fine all’esistenza di un insetto.

E’ noto a tutti il triste epilogo di George Floyd, cittadino afroamericano di 46 anni, ucciso il 25 maggio 2020 da un agente di polizia -Derek Chauvin- nella città di Minneapolis. Le immagini del terribile episodio, riprese da alcuni passanti, hanno fatto il giro del mondo.

Il tutto nasce da un pagamento effettuato del quarantaseienne con una banconota falsa: all’arrivo delle forze dell’ordine nella tabaccheria, l’uomo viene immobilizzato dagli agenti, con Chauvin che si posiziona con il ginocchio sul collo della vittima. Floyd morirà dopo ben 8 minuti di agonia, nonostante questi abbia dichiarato più volte di non riuscire a respirare. L’autopsia ufficiale e l’autopsia richiesta dal fratello della vittima, concordano sul fatto che si tratti di omicidio, e nel secondo caso, la causa della morte è senza alcun dubbio l’asfissia da compressione sul collo e sulla schiena, come riportato da tutte le testate mondiali.

Siamo di fronte all’ennesimo omicidio da parte di un membro della polizia statunitense ai danni di un uomo di colore. Hashtags come #IcantBreathe (le ultime parole della vittima) e #JusticeforGeorgeFloyd, hanno riempito tutti i social media del globo a difesa di George Floyd e della Comunità Nera mondiale.

Da giorni gruppi estremisti di ogni fazione politica si scontrano con la polizia in ogni parte della nazione: attacchi mirati, edifici ed auto in fiamme e reazione violenta delle forze dell’ordine, con il presidente Trump costretto a rifugiarsi nel bunker sotterraneo della Casa Bianca.

Come detto in precedenza, purtroppo, Floyd non è la prima vittima delle forze dell’ordine americane e non possiamo isolare gli Stati Uniti ad unica nazione macchiatasi di questi delitti atroci -si pensi al caso Cucchi-. Grazie alle testimonianze e alle riprese video effettuate da alcuni passanti, il principale assassino e tutti i suoi colleghi -che nelle riprese partecipavano alla compressione corporea o assistevano senza intervenire- sono stati arrestati.

Il caso è ovviamente stato strumentalizzato da tutto il mondo politico, a causa delle imminenti elezioni presidenziali che si terranno nel novembre di quest’anno: la situazione è paradossale (per molti, ma non per chi condanna la politica presa nel suo insieme), dal momento che, sebbene gli USA siano in mano ad un presidente conservatore come Donald Trump, lo Stato del Minnesota è governato da Tim Walz, democratico.

Ma il silenzio mediatico italiano di questi giorni è stato assordante, rispetto al caos che, almeno in parte, ci è stato restituito dai media non istituzionali: noi crediamo che se il parlare è un atto volontario, il tacere lo è ancora di più. E allora proviamo a capire il motivo di questo silenzio.

In questi giorni si sono succedute varie manifestazioni, con una data chiave, quella del 30 maggio.

Sì, perché quel sabato, oltre all’indegna figura dell’ometto coi baffi a Milano, abbiamo assistito a molteplici manifestazioni a Roma: si sono riunite le “Mascherine tricolori”, indegnamente fatte passare per un gruppo di estremisti di destra, quando in realtà queste persone sono perlopiù piccoli commercianti ridotti alla fame dalle politiche scellerate di questo periodo.

Ma si sono riuniti anche altri cortei autonomi, che la polizia ha provveduto a tenere ben separati da quello delle mascherine a Montecitorio, e sempre a Montecitorio si sono radunati il 27 maggio i medici specializzandi; ma a protestare in varie città italiane sono stati anche gli avvocati, le maestre d’asilo ed i lavoratori del turismo (solo per citarne alcuni).

E così, se in un paese come l’Italia che da più di 70 anni segue pedissequamente gli USA non vengono date determinate notizie, non stupiamoci. Lorenz ci spiega che un battito delle ali di un gabbiano è sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre: figuriamoci una rivolta sociale come quella americana di questi giorni.

“Cast away” italiano

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Come nell’omonimo film di Robert Zemeckis, in cui il sopravvissuto Chuck Noland, impersonificato da Tom Hanks, deve imparare a cavarsela da solo su un’isola deserta in uno stato di assoluto abbandono, è più o meno così (metaforicamente parlando) anche per migliaia e migliaia di Italiani che si trovano tutt’oggi ancora all’estero, senza possibilità di rientro a causa di uno Stato resosi latitante anche su questo fronte. Continue reading ““Cast away” italiano” »

Cavie da maturità

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“Ritiro per studenti: abbandona la tua vita per tre mesi.” Prendo in prestito queste parole, riadattandole e attualizzandole, del romanzo “Haunted” (Cavie, ndr), dello scrittore americano Chuck Palahniuk. È quello che abbiamo vissuto tutti in questo periodo, ma in particolar modo gli studenti e i maturandi: tre mesi di stand-by con il resto del mondo, conditi da una didattica a distanza non sempre efficiente e chiamati ad affrontare, riprendendo le parole del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, “Un momento importantissimo: il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta.”
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Matteo Sansoni
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