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Ustica: una tragedia istituzionale

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27 giugno 1980. L’aereo DC-9 della compagnia Itavia parte da Bologna, dirigendosi verso la Sicilia, a Palermo. Poco prima delle 21, tuttavia, l’aereo precipita in mare nei pressi di Ustica: 81 morti, nessun superstite. I resti del velivolo rimasero per anni a 3500 metri di profondità, insieme a più di 40 persone, i cui cadaveri non furono recuperati.

Poche ore dopo l’accaduto, l’allora Ministro dei Trasporti Formica istituisce una commissione d’inchiesta per comprendere le cause della tragedia: tutto ciò che questa commissione riuscirà a fare sarà solo escludere il cedimento strutturale come causa dell’ “incidente”.

Quali sono dunque le altre ipotesi, vagliate durante le indagini, durate addirittura 19 anni? Una bomba a bordo, l’impatto con un missile, ed infine lo scontro con un aereo militare. Sin da subito, è la strada del missile quella più battuta: Aldo Davanzali, Presidente della compagnia Itavia, cui apparteneva il DC-9, scrisse al Ministro dei Trasporti affermando che, secondo i suoi esperti, fu proprio un razzo ad abbattere il velivolo. Formica fa causa a Davanzali, accusandolo di aver diffuso notizie false, lontane dalle conclusioni della commissione ministeriale d’inchiesta. Nel gennaio ’81, curiosamente, il Ministero dei Trasporti revoca la concessione ad Itavia.

Tuttavia, il recupero della scatola nera e l’analisi delle ultime parole di Gatti e Fontana, rispettivamente comandante e co-pilota del DC-9 in quella tragica sera, sembrano dare ragione a Davanzali: nella registrazione, si sentono delle parole agghiaccianti, prima della caduta: “Guarda, cos’è?”. Un’affermazione che sembra testimoniare l’avvistamento di un qualcosa che si dirigeva verso di loro.

8 anni dopo l’accaduto, durante la trasmissione “Telefono giallo” di Corrado Augias, arrivò la chiamata da parte di un anonimo, il quale dichiarò di essere un ex aviere in servizio a Marsala, al quale avevano imposto il silenzio. Ma è pochi mesi dopo, nel 1989, che avviene forse l’episodio chiave di tutta la vicenda: la Commissione voluta dal Giudice istruttore Bucarelli consegna i risultati della perizia, secondo la quale fu un missile ad impattare il DC-9 e a procurarne la caduta. Dopo un anno, clamorosamente, due periti si dissociano dalle loro stesse conclusioni, sostenendo la tesi della bomba. Nel frattempo l’inchiesta passa a Roma, e nel 1999 il Giudice Priore conclude che il DC-9 in quella tragica sera non era solo: 70 personaggi dell’Aeronautica vengono rinviati a giudizio, per aver oscurato delle prove fondamentali.

L’Aeronautica ha sempre negato il coinvolgimento di aerei NATO o italiani nella vicenda, ma i buchi nei nastri radar dei centri di Marsala e Licola, nonché alcuni suicidi sospetti, come quello di Mario Dettori, in servizio in quella notte presso la costa toscana, alimentano i sospetti.

Nel 1979, infatti, l’URSS aveva invaso l’Afghanistan per ottenere il petrolio dalla nazione, ed alcuni mesi prima, in Iran, circa 60 diplomatici statunitensi erano stati fatti prigionieri dagli stessi iraniani. Ma il blocco USA-Israele era minacciato anche dal leader libico Gheddafi, il quale aveva adottato una politica anti-colonialista ed anti-israeliana. L’Italia, in questo caos, era con un piede in due staffe: alleata del blocco NATO, dipendeva tuttavia dalla Libia per il rifornimento di petrolio, e consentiva ai MiG libici di attraversare l’Aerovia Ambra 13 che costeggiava la fascia tirrenica.

Quella stessa aerovia che, curiosamente, il DC-9 percorreva poco prima delle 21 di quel maledetto 27 giugno 1980. Ciò, ovviamente, fa sorgere un dubbio: è possibile che il DC-9 fosse stato scambiato per un velivolo libico dagli “alleati” NATO? O ancora, possiamo pensare che nel DC-9, quella sera, fosse presente un qualche personaggio, presumibilmente libico, inviso al blocco continentale?

L’ultima ipotesi sembra avvalorata dall’incidente di Castelsilano: neanche un mese dopo la strage di Ustica, infatti, un MiG libico cadde in Calabria, a Castelsilano, con un solo individuo a bordo. Tuttavia, dalle indagini sul cadavere emerse che quest’ultimo sembrava in avanzato stato di decomposizione: fu chiesto ai periti di terminare in fretta l’autopsia e prima di stilare il referto definitivo i due medici addetti apportarono varie correzioni. La data del decesso fu così fatta coincidere con quella della caduta del MiG, 18 luglio.

Non saremo noi di certo ad offrire risposte ad uno dei tanti enigmi della storia italiana: tuttavia, in un’epoca nella quale le istituzioni si fregiano dell’onestà e della limpidezza, è bene ricordare loro ciò che i predecessori sono arrivati a fare, ed è importante ricordare a noi stessi fino a dove essi possono spingersi.

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