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La minorità del pensiero unico

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“Per ciascun essere umano singolarmente preso è dunque difficile liberarsi da una minorità divenutagli quasi natura. È giunto perfino ad amarla, e di fatto è effettivamente incapace di servirsi della propria intelligenza, non essendogli mai stato consentito di metterla alla prova. Precetti e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o piuttosto di un abuso, delle sue disposizioni naturali, sono i ceppi di una permanente minorità”.

Così scrive Immanuel Kant, nel 1783, nella sua Risposta alla domanda che cos’è l’illuminismo?. Cos’è la minorità per Kant? In breve, è la condizione a causa della quale molte persone non sono in grado di pensare autonomamente. Concetto banale, direte voi: oggi in ogni direzione si erge il vessillo del pensiero autonomo; ma, a ben vedere, spesso le nostre opinioni risultano condizionate anche in maniera inconscia.

In realtà, basta pensare a quanto è accaduto da marzo ad oggi. Anzi, andiamo a febbraio: dall’alto ci veniva chiesto di abbracciare i cinesi, di uscire in gruppi, di fare aperitivi: dopo due settimane, gli stessi paladini del politicamente corretto ci obbligavano, terrorizzandoci, a restare a casa, fino a farne un hashtag.

Ed ecco palesarsi la condizione di minorità degli individui: da una parte chi, a forza di accuse di analfabetismo funzionale, è riuscito in pochi giorni a dire tutto e il contrario di tutto: prima era “mascherine no, e se le vuoi sei uno stupido” a “mascherine sì, e se non le vuoi sei un criminale”; da “chiunque voglia i pieni poteri in Italia è un dittatore” a “se lo fanno è per il nostro bene”. Queste persone, che si autoincensano come erudite, sono in realtà ingenue e facili da plasmare: “seguite le fonti autorevoli”, ripetono in continuazione.

La cosa paradossale è che proprio queste fonti autorevoli hanno dato in questo periodo il meglio di loro: prendiamo l’OMS, che a gennaio inoltrato, elogiava la Cina per il suo contributo allo studio del coronavirus, quando, al contrario, sapeva benissimo che la Repubblica comunista di Xi Jinping aveva diffuso i dati con più di una settimana di ritardo. E poi, ovviamente, le direttive: come scordarsi delle meravigliose indicazioni in virtù delle quali gli asintomatici non avrebbero infettato, e non ci sarebbe stato bisogno delle mascherine?

Tranquilli, ovviamente non ci siamo scordati della controparte, quella dei complottisti: questa categoria antropologica, che sembrava ormai dissolta, o addirittura inglobata nel pensiero mainstream con la formazione del nuovo governo, ha goduto di una rinascita in questo periodo.

Li riconoscete subito: sono quelli che, senza sapere cosa sia il 5G o in cosa consista il principio del vaccino, legano in una relazione causale i due aspetti, solo perché l’hanno letto 5 minuti prima su qualche blog “indipendente”, lontano dall’influenza dei cosiddetti “poteri forti”.

È evidente lo stato di minorità, nel quale, kantianamente, questi risiedono: che sia una parlamentare di un gruppo misto mai sentita prima, o un bizzarro ex generale coi baffetti, questi non pensano autonomamente, ma si lanciano nella nuova battaglia quotidiana privi di qualsiasi capacità o voglia di riflessione.

Nei Fratelli Karamazov, Ivan racconta l’episodio del Grande Inquisitore: Cristo torna sulla terra nel ‘500, e viene catturato dal grande inquisitore spagnolo che vuole giustiziarlo l’indomani. Il vecchio lo sottopone ad un interrogatorio lunghissimo, durante il quale Cristo rimane muto per tutto il tempo, fino a dare un bacio all’Inquisitore prima di andare via dalla prigione.

Ecco la Verità: davanti a chi strilla, urla, impreca, insulta, Lei rimane composta ed ascolta. La verità umana, tuttavia, non ha l’assolutezza di quella divina: solo il pensiero unico crede di possedere il vero tutto per sé. Noi, al contrario, preferiamo metterci in discussione.

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