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Dialogo col male

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18 maggio 1920: nasce a Wadowice, in Polonia, Karol Wojtyla, che diverrà Papa nel 1978 col nome di Giovanni Paolo II. A 100 anni esatti dalla sua nascita, vogliamo trarre spunto dall’episodio forse più famoso della sua esistenza per riflettere sull’Occidente di oggi: un Occidente nel quale la religione (ed in particolare il Cristianesimo, data la sua maggiore diffusione in questo contesto), non sembra più parlare alla vita delle persone, aspetto questo che porta molti ad allontanarsi dalla fede.

Oggi sono tanti i tentativi da parte della Chiesa cristiana di far riavvicinare i fedeli, soprattutto con Papa Francesco, che ha a volte derogato ai saldi principi della Chiesa per allargare la comunità. Lungi da noi il criticare le scelte del Pontefice, vogliamo però proporre una via “alternativa” (non necessariamente opposta, per carità), attraverso la quale il Cristianesimo, a nostro avviso, può ancora parlare alla vita, riuscendo a mandare un messaggio forte, senza ovviamente obbligare nessuno ad abbracciare tale messaggio.

È il 13 maggio 1981: a Piazza San Pietro Papa Giovanni Paolo II tiene l’udienza del mercoledì. Alle 17.17 circa, la folla entusiasta sente quattro spari: è Ali Agca, membro dei Lupi Grigi, che da soli tre metri ha colpito il Papa polacco all’addome. Di corsa, il Pontefice viene portato al policlinico Gemelli, dove viene sottoposto ad un intervento chirurgico, mentre la folla, in Piazza S. Pietro, comincia a pregare. Il Papa, dopo cinque ore di intervento, è salvo.

Due anni dopo, il 27 dicembre 1983, Papa Giovanni Paolo II fa visita ad Ali Agca nel carcere romano di Rebibbia: qui il Pontefice, faccia a faccia col suo potenziale assassino, lo perdona incontrandolo “da fratello”; e sempre in questo modo si rivolgeva a lui già nell’angelus del 17 maggio ‘81, quando disse di aver pregato “per il fratello che mi ha ferito”.

L’immagine è forte, e ci racconta di un uomo che, faccia a faccia con il male, non ha paura di chiamarlo “fratello”, e di stringerlo a sé, senza però perdere la propria identità. È questa, sintetizzata e sublimata, la catabasi: nella tradizione greca, tale termine indica il viaggio verso l’Ade, il regno dei morti, da parte dei vivi. Oltre ad Omero e Virgilio, ce lo descrive Apuleio, quando nelle Metamorfosi racconta che Psiche, per ottenere l’amore di Eros, incontra personalmente Persefone nell’Ade.

Nel mondo di oggi, tendiamo spesso a sottovalutare il male, per cui non passa giorno, ad esempio, nel quale non sentiamo estemporanee citazioni de La banalità del male di Arendt, senza capirne il senso e la profondità. Noi crediamo che, al contrario, questa adeguata considerazione del male da parte del Cristianesimo (ma in generale di ogni religione della quale però non possiamo, né sapremmo entrare nello specifico) sia utile per entrare in dialogo, aderendo alla vita vera.

A meno che, come molti, non crediate che il mondo sia rose e fiori. In quel caso, purtroppo, non c’è dialogo che tenga.

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