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Divagazione e divulgazione scientifica

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Montagnier, premio Nobel nel 2008, ha espresso il suo parere: il virus sarebbe uscito da laboratorio a seguito di presunte sperimentazioni su un vaccino per l’HIV, in quanto il nuovo coronavirus presenta alcune sequenze genomiche del tutto simili con quelle dell’HIV.

Ma la discussione è aperta: il francese, in passato, ha già espresso tesi e affermazioni forti, alcune delle quali mai verificate o approvate dalla comunità scientifica, come quelle sulla memoria dell’acqua (basata sulle teorie precedenti di  Jacques Benveniste) e quella sull’uso terapeutico della Papaya (ricerca poi mai pubblicata).

Ovviamente, di fronte a questo, dobbiamo capire su quali basi un’affermazione scientifica viene giudicata vera. Brevemente possiamo dire che ogni tesi, dopo essere avvalorata a monte da una ricerca e dopo essere stata testata empiricamente svariate volte, viene pubblicata nelle rispettive riviste di competenza ufficiali, riviste che si avvalgono della “peer review” o revisione paritaria, metodo di valutazione che conferisce la verificabilità e la riproducibilità di una ricerca da parte di esterni alla stessa, secondo le attuali metodiche e strumentazioni in uso nella comunità scientifica.

Ma come mai solo ora tutta questa attenzione alla validazione delle affermazioni di ordine scientifico? Thomas Kuhn, fisico e filosofo statunitense, ci parla del paradigma scientifico, come quell’insieme di teorie sulla cui base la scienza effettua i suoi studi e le sue valutazioni, e ci spiega che quando un paradigma entra in crisi, c’è un periodo di rivoluzione, al termine del quale si stabilisce un nuovo paradigma.

La tesi però più forte dello scienziato e filosofo è che, nel momento dell’affermazione di un nuovo paradigma, il criterio per la scelta non sia necessariamente la verità, ma l’accettazione sociale delle nuove teorie presentate.

A nostro avviso ciò risulta importante per spiegare cosa stia accadendo oggi: Montagnier, da come si evince dal video che nelle scorse settimane ha fatto il giro del web, non ha posto la sua affermazione come scientificamente incontestabile (fa riferimento a una sua personale ricerca sull’argomento in collaborazione con il ricercatore Jean-Claude Perez, oltre ad aver nominato uno studio dell’Università di Delhi del Gennaio 2020 proprio sul genoma del SARS-CoV-2, studio poi non validato) ma ha sollevato un suo personale dubbio che, posto per assurdo fosse vero, di fatto non cambierebbe nulla circa l’origine del virus, poiché il francese ha sollevato l’ipotesi che lo stesso sia stato modificato, e non creato artificialmente (rimandiamo al lettore la consultazione personale dell’articolo della rivista Nature sull’origine di SARS-CoV-2 ).

Il punto, forse, è un altro: arrivare ad affermare che il virus sia uscito accidentalmente da laboratorio potrebbe portare facilmente a pensare che in realtà dietro non ci sia affatto disattenzione, ma un attacco mirato da parte di una delle due grandi fazioni mondiali (socialista o capitalista) verso l’altra. Il video ha destato ad ogni modo curiosità negli utenti e ha sollevato negli stessi, giustamente, domande e dubbi sull’argomento anche vista la natura del personaggio che, benché abbia ricevuto nel corso degli anni diverse diffide da parte della comunità scientifica, è comunque un premio Nobel e può quindi conferire a nostro avviso una ben diversa “autorevolezza” alle sue affermazioni rispetto ad un personaggio comune.

Ovviamente, non si vuole affermare affatto con certezza che il virus sia artificiale, né tantomeno chi sia l’artefice; ma ci sentiamo di chiedere sicuramente una divulgazione scientifica più autorevole e meno saccente (vedi Burioni), che sia sottoposta alle stesse stringenti norme di verificazione di ogni affermazione. Ma se l’affermazione di febbraio di Ricciardi, ripetuta dall’OMS e dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo la quale gli asintomatici avrebbero uno scarso indice di infettività, fosse stata sottoposta a tali verifiche, dubitiamo sarebbe stata pubblicata in rivista ufficiale. Chiediamo quindi al lettore di non far proprie solo le informazioni che si ritenga più convenienti accettare, ma di analizzare in modo più lucido possibile quanto ci viene riportato in primis dagli organi preposti alla gestione e allo studio del virus e in secondo ordine da tutti quei personaggi più o meno “autorevoli” che tanto sentiamo parlare tramite i media, partendo sempre dal presupposto che la Scienza e la ricerca scientifica richiedono tempo e possono incorrere in errori, e che anche il parere di un premio Nobel può rivelarsi inesatto.

 

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