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Vince Costa. Un Parlamento più rosa e con più diversità

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Può aver esagerato il Guardian quando ha parlato del Portogallo come “il faro della socialdemocrazia europea”, ma la verità – scriveva oggi il Diario de Noticias – è che con la vittoria di domenica 6 ottobre, con il 36,65% dei voti, il socialista Antonio Costa si è confermato uno dei principali protagonisti della sinistra europea”. I socialisti di Antonio Costa, fino a ieri alla guida di un governo di sinistra-sinistra, hanno ottenuto 106 seggi sui 230 complessivi del parlamento portoghese, a soli 10 seggi dalla maggioranza assoluta. Un risultato che va in controtendenza rispetto al declino europeo del centrosinistra e all’ascesa delle forze populiste di estrema destra. In Portogallo, invece, per le elezioni 2019 la nuova temuta formazione di  destra, Chega! (“Basta!”) è riuscita a ottenere solo un seggio in Parlamento.

Il nuovo Parlamento è più rosa e con più diversità: sono state elette 89 deputate donne, 14 in più rispetto alle ultime elezioni. Di queste, tre sono nere e provengono da paesi africani. Per di più sono tutte attiviste dei diritti delle minoranze e ora potranno finalmente far sentire la loro voce nell’Assemblea della Repubblica (così si chiama qui il Parlamento) che sorge maestosa sulla rua de Sao Bento.

Tuttavia preoccupa l’elevato astensionismo, salito al 45,50%. Il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa ha commentato con rispetto questa tendenza: “Rispettando le ragioni che potrebbero aver portato molti cittadini a non votare, spero – ha detto – che in futuro si possa fare tutto per creare condizioni che consentano loro di riconoscere l’importanza del loro voto nel futuro del Portogallo”. Un’affluenza alle urne di appena il 54,5 per cento è il livello più basso per le elezioni generali da quando il Portogallo è uscito, nel 1974, da una lunga e pesante dittatura.

I risultati finali delle elezioni (ma manca ancora l’assegnazione dei voti espressi all’estero) mostrano diversi cambiamenti negli equilibri tra i partiti rispetto agli anni precedenti a partire dal numero record di formazioni politiche che arrivano all’Assemblea della Repubblica: nove, con l’ingresso di deputati Iniziativa liberale, Chega e Livre, che hanno eletto un deputato ciascuno.

Nel nuovo parlamento il Partito Socialista (PS) di Antonio Costa avrà, come detto, 106 deputati (ne guadagna 20), frutto del vistoso vantaggio di oltre dieci punti percentuali rispetto al Partito socialdemocratico (PSD), che si ferma al 27,90% (77 seggi, meno 12).  Il blocco di sinistra (BE) ha mantenuto i suoi 19 seggi, mentre il Partito comunista (PCP) si è fermato a 12, cinque in meno rispetto alla scorsa tornata elettorale. Cresce il partito ambientalista PAN (Persone, Animali, Natura), passato da uno a 4 deputati (di cui tre donne). Il PAN (che ha votato il bilancio) potrebbe sostenere un nuovo governo Costa, che non dovrebbe faticare a formarsi visto che i partiti di estrema sinistra hanno dichiarato la disponibilità a sostenere nuovamente i socialisti.

Dopo le elezioni del 2015, nelle quali il Ps era arrivato secondo (dietro il Psd)  Costa aveva convinto i comunisti e il blocco di sinistra a sostenere un governo socialista di minoranza, un’alleanza senza precedenti che gli avversari hanno soprannominato la “geringonça”. Appoggiato dalla sua inedita coalizione Costa revocò alcune delle impopolari misure di austerità introdotte dal precedente governo guidato dal Psd e ottenne una ciambella di salvataggio internazionale da 78 miliardi di euro che gli permise di superare la grave crisi finanziaria. Poi, approfittando della ripresa economica globale, ha invertito la rotta rispetto ai tagli ai salari e alle pensioni del settore pubblico e con altre misure di rilancio è riuscito a ridurre il disavanzo di bilancio, che quest’anno è sceso quasi a zero, il livello più basso dopo il ritorno del Portogallo alla democrazia.

Sotto il governo Costa la crescita economica del Portogallo è stata superiore alla media dell’Unione europea negli ultimi anni (2,4% nel 2018), mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,4 per cento, ai livelli pre-crisi. I critici di Costa sottolineano però tre gravi problemi: i salari troppo bassi, l’incertezza nel lavoro e i prezzi delle case e degli affitti in forte aumento a seguito del boom del turismo e per l’afflusso di pensionati da tutta Europa grazie alla politica della tassazione zero. Tutti temi sui quali Antonio Costa si è impegnato a lavorare senza guastare, però, gli oliati meccanismi che hanno permesso di imboccare la via della crescita. Tra i tanti, la lotta all’evasione fiscale per la quale in Portogallo si sono confezionate interessanti ricette (come quella della lotteria degli scontrini fiscali). Ricette alle quali guardano ora molti paesi: in prima fila l’Italia.

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