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Il governo Costa a un passo dalla crisi

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Le fibrillazioni elettorali (prima le europee e poi,in autunno, il rinnovo dell’Assemblea legislativa) stanno portando il governo portoghese ad una grave crisi politica. Il “casus belli” che sta facendo implodere il governo delle sinistre è il decreto a favore degli insegnanti, che i sindacati hanno portato in piazza più volte negli ultimi mesi per ottenere il recupero di quanto hanno perso ai tempi della “troika” dell’UE. La ricetta della troika ha raddrizzato il bilancio portoghese, ma a costo di pesanti sacrifici e di nodi che ora il Partito comunista (PCP) e il BE (il Blocco de Esquerda) vorrebbero cominciare sciogliere anche a costo di rompere l’alleanza con il PS, il partito socialista, maggiore azionista del governo.

Ieri sera, dopo un incontro con il presidente della Repubblica e il presidente dell’Assemblea Nazionale,  il premier portoghese Antonio Costa è stato chiarissimo: “L’approvazione finale del decreto sugli insegnanti costringerà il governo a dimettersi”. Il voto definitivo è previsto per metà maggio. Giovedì 2 maggio, in una importante votazione sul riconteggio degli scatti di anzianità, c’è stata l’inedita alleanza tra BE e-PCP, da un lato, e i partiti di destra PSD e CDS dall’altro, con solo il PS di Costa a votare contro.

Costa parla di  “intransigenza sindacale” cavalcata non solo dalle destre, ma anche dai suoi alleati di governo nella cosiddetta Geringonça (”accozzaglia”, come viene informalmente chiamato il suo esecutivo). La rivendicazione degli insegnanti trae origine da una misura adottata dal governo di centro-destra ai tempi dei drastici tagli di bilancio voluti dalla UE (2011-2015): quella del congelamento delle carriere e degli scatti di anzianità nell’amministrazione pubblica. Alle elezioni del 2015 i partiti del centro destra furono sconfitti e nacque un accordo parlamentare inedito tra Partido Socialista (Ps) Bloco de Esquerda (Be) e Partido Comunista Português (Pcp) che dette il via all’attuale esecutivo composto esclusivamente da ministri socialisti. Nel patto di governo il riconteggio degli scatti di anzianità non era contemplato, ma nelle recenti trattative governo-sindacati si era arrivati nel marzo scorso alla promulgazione di un decreto legge nel quale, al fine dell’aumento di stipendio, nel computo degli anni lavorati vengono inclusi tre dei nove anni persi tra il 2011 e il 2017. Ora l’emendamento approvato il 2 maggio scorso prevede il recupero integrale dei nove anni e due mesi “congelati”.  Secondo Costa questo “condizionerebbe inammissibilmente” non solo “la governance corrente”, ma anche “la governance futura” e “in termini che solo l’elettorato ha la legittimità di approvare”. Il voto finale sulla legge costituirà quindi – secondo Costa – una rottura irreparabile con per il “consolidamento dei conti pubblici e mette a repentaglio la credibilità esterna del paese”. Inoltre “l’implementazione a breve, medio e lungo termine di questa misura” implicherebbe “inevitabili tagli agli investimenti” e “aumenti significativi delle tasse”.

Costa ha aggiunto che lo “scongelamento” dei 9 anni e due mesi per gli insegnanti sarebbe esteso ad altri dipendenti della pubblica amministrazione, il che comporterebbe  un “aumento permanente” delle spese di 800 milioni di euro all’anno. E, per quest’anno, necessariamente, una sostanziosa rettifica di bilancio.

Il capo del governo ha elencato tutte le misure approvate in questa legislatura, quali l’aumento del salario minimo, le modifiche migliorative su ferie e orario di lavoro, sulla spesa sociale, sull’aumento degli assegni familiari e la gratuità dei libri di testo scolastici. Ma tutte queste misure – ha ricordato Costa – sono state approvate “non facendo il passo più lungo della gamba” e cercando sempre “di perseguire una politica fiscale responsabile”. Ciò ha permesso al Paese di recuperare credibilità internazionale, di “stabilizzare il sistema finanziario” e di ottenere una “forte riduzione della disoccupazione” e “una riduzione del deficit e del debito”.

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