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Lisbona “contagiata” dall’Eurofestival della canzone

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Lisbona è stata letteralmente “contagiata” dall’Eurofestival della canzone, il più grande show musicale del mondo (43 paesi in gara). Soprattutto nella settimana che porta alla finalissima di sabato 12 maggio per la città girano gruppi di “tifosi” dei paesi in gara, avvolti nelle bandiere o tatuati in volto con i colori nazionali, proprio come se si trattasse di una finale di Champions League. Li vedi soprattutto a piazza del Commercio (chiamato anche “Terreiro do Paço”) lungo il fiume Tejo, dove dal 4 maggio è stato allestito l’Eurovision Village; li vedi all’adiacente Euroclub  Ministerium o anche all’ Euro Café MoMe, nell’ Avenida 24 de Julho.

Ma le maggiori e rumorose concentrazioni si sono viste in occasione delle due semifinali dell’8 e del 10 maggio, sia per lo spettacolo delle 14 che per quello delle 21 (in diretta tv in alcuni dei 48 paesi partecipanti): per questi eventi la stazione della metro Oriente, sotto le grandi palme d’acciaio opera dell’archistar Santiago Calatrava, rigurgitava di fan imbandierati e chiassosi che si spargevano anche nel centro commerciale Vasco da Gama di fronte alla gigantesca Altice Arena. Pochissimi finora gli italiani, che sembrano snobbare l’evento.

L’ Altice Arena, dove si svolge l’Eurofestival, è una delle più grandi d’Europa: ha una capacità di 20mila posti ed è stata realizzata in occasione dell’Expo di Lisbona del 1998 con il nome di Pavilhão Atlântico.

Il padiglione ha ospitato molti grandi eventi musicali, come l’MTV Europe Musica Awards del 2005 e poi i concerti di Justin Bieber, Adele, Lady Gaga, Britney Spears, Kylie Minogue.

In questi giorni di Eurofestival l’Arena ha dato il meglio di sé, nel senso che ha sfruttato al meglio la sua capacità di produrre effetti speciali luminosi, trasformandosi in una astronave luminosa e scoppiettante di rock e metal, o anche nell’enorme bocca di un mangiafuoco. Con le canzoni di quest’anno ha smentito, insomma, le parole del cantante portoghese Salvador Sobral: “A música não é fogo-de-artifício, é sentimento“.

Sobral, un anno fa a Kiev aveva trionfato portando così in Portogallo l’Eurofestival e regalando al suo paese l’ingresso di diritto a disputare la finalissima senza passare attraverso le selezioni delle due semifinali, esattamente come i “Big Five”: Germania, Spagna, Italia, Francia e Regno Unito. Per la cronaca, al termine delle votazioni della seconda semifinale di ieri, si sono qualificate per la finalissima la Serbia, l’Ucraina, la Norvegia, la Slovenia, la Moldávia, l’Ungheria, la Svezia, l’Australia (sì, c’è anche l’Australia), la Danimarca e l’Olanda.

L’8 maggio si erano già qualificati l’Albania, la Repubblica Ceca, la Lituania Israele, l’Estonia, la Bulgaria, l’Austria, la Finlandia, l’Irlanda e Cipro.

Proprio Cipro è uno dei paesi favoriti, insieme a Francia e Israele: la cantante greca Eleni Foureira,  Madame Monsieur, e Netta sono i rispettivi interpreti delle canzoni.

Ma attenti anche alla canzone danese, di ispirazione vichinga, Higher Ground, un inno alla pace tratto dalla storia dell’uomo che si è rifiutato di prendere le armi nel nome del re. Le ragazzine in sala ieri erano in visibilio per i prestanti interpreti in abiti vikinghi.

E gli italiani? Ermal Meta e Fabrizio Moro sono al decimo posto nei pronostici e certo non fanno molto per farsi conoscere un po’ meglio qui in Portogallo. Ieri erano assenti all’Altice Arena, durante lo spettacolo delle 14, snobbando “l’intervista sulla poltrona” dedicata ai Big Five: “erano impegnati in interviste con le tv italiane”, ha detto un po’ imbarazzata una delle quattro bellissime presentatrici di Eurovision 2018: Filomena Cautela, Sílvia Alberto, Daniela Ruah e Catarina Furtado.

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Per ascoltare tutte le 43 canzoni: Eurovision 2018: Songs & Videos

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