L’Amore oltre il tempo, vince il globo d’oro 2020

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Il cortometraggio L’amore oltre il tempo, diretto da Emanuele Pellecchia e prodotto dalla vomerese Phoenix Film Production, anche casa editrice di saggi, romanzi e fumetti nel ramo Phoenix Publishing, vince il Globo d’oro 2020 per la sua categoria.

In un anno in cui la tecnologia ha fatto da padrona, il corto vincitore del Globo d’oro ci ricorda che la vera comicità non ha bisogno di parole e…di cellulari. Il film omaggia l’arte di Buster Keaton e Charlie Chaplin del primo Novecento.

Di fronte all’apprezzamento dei giornalisti della stampa estera che hanno motivato la scelta del premio definendo il film << […]giocoso, con risvolti sorprendenti e inaspettati e un finale bellissimo che fa onore al titolo, con l’amore che rimane in tutti i tempi>>, il regista napoletano ha commentato: «Per un giovane regista ottenere un riscontro così prestigioso al proprio lavoro significa innanzitutto realizzare un sogno. Ho capito che se credi in quello che fai e coinvolgi il cuore, le sfide perdono la loro carica minacciosa e diventano la scintilla che accende la fiamma e dà la forza di non mollare>>.

Protagonisti un ragazzo e una fanciulla di epoche diverse che si conoscono a causa di un’interferenza telefonica e fanno di tutto per incontrarsi, sfidando i limiti imposti dal tempo. Un racconto che mescola la delicatezza di un amore di altri tempi con i mezzi (e gli ostacoli) del mondo moderno. Da un’idea dello stesso Pellecchia e di Lucia Cecilia Kwok, nel cast gli attori Luca Lombardi, Denise Capuano, Enzo Perrotta, Francesco Saverio Tisi, Gianluca Testaverde, Elena Erardi, Nicola Mondino, e con la partecipazione di Vincenzo Merolla nei panni del proprietario di un negozio sull’onda del fallimento che fa da trait d’union tra passato e presente.

Le scene sono state girate a pochi metri dalla sede della storica Lombardo film che mosse i primi passi proprio a Napoli negli anni Venti del secolo scorso; celebre casa cinematografica che, trasferitasi a Roma, assunse il nome conosciuto di “Titanus”.

Il corto richiama il passato nelle tecniche scelte per la ripresa: camera fissa e movimenti di macchina a mano, con musiche eseguite al pianoforte come sottofondo e accompagnamento delle azioni. E recupera i tempi comici, la gestualità loquace, i movimenti goffi, i sorrisi e gli sguardi del grande cinema muto in cui la mimica sostituiva le parole nella rappresentazione di azioni e sentimenti. Impossibile non menzionare il riferimento esplicito al grande Charlot nel momento in cui il protagonista si applica i baffetti con il tabacco e improvvisa una “danza” con le pipe, come Chaplin aveva fatto nel filmLa febbre dell’oro (1925) con forchette e panini.

Un vero e proprio gioiello che riscopre la magia del cinema e dei sentimenti che sopravvivono all’inesorabile flusso del tempo.

 

Erika Lo Schiavo

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