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LIBRI - page 3

Recensioni, pubblicazioni e news sulle nuove e meno nuove pubblicazioni

I leoni di Sicilia di Stefania Auci

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Dal romanzo storico che presenta il percorso d’ascesa di una delle famiglie siciliane più importanti della storia alla eterna voglia di perseguire il riscatto sociale.

Quando in Italia è stato pubblicato nel 2019 dalla casa editrice Nord, il giovane romanzo di Stafania Auci aveva già raggiunto le librerie di altri paesi europei tra cui Francia e Spagna. Un successo straordinario che ha saputo conquistare l’approvazione del pubblico fino tanto da conseguire il Premio Nazionale Rhegium Julii, con appartenenza alla categoria narrativa.

Prodotto finale di ricerche infinite condotte con dedizione da parte dell’autrice, il romanzo primo di una prevista duologia, descrive gli eventi che hanno interessato la famiglia Florio, la quale ha agito all’interno del panorama palermitano tra il 1800 e i primi anni del 1900. Con origini Calabresi, i due fratelli Paolo e Ignazio Florio decidono di abbandonare la loro terra natìa a causa di un recente terremoto e sbarcano a Palermo, in cerca di un futuro migliore. Iniziano dal nulla mettendo su un’aromateria in via Materassai, osteggiati e mai visti di buon occhio dai commercianti locali, accusati ti fare “i patruna”, ossia i padroni nel loro territorio.

Tra sacrifici, ostacoli e diverbi, Paolo e Ignazio riescono a gestire la bottega in maniera salda e senza mai fare un passo indietro, anzi, riuscendo ad ottenere sempre più. Tutto questo grazie anche alla moglie di Paolo, Giuseppina, che sacrifica la sua vita amorosa e affettiva per mantenere la stabilità familiare.

Intanto, grazie al benessere ottenuto, Paolo e Ignazio investono sulla formazione di Vincenzo, il figlio di Paolo e Giuseppina, che poi sarà il vero genio della famiglia e colui che ne coltiverà la fortuna.

Alla morte di Paolo, Ignazio manda avanti da solo l’attività potendo contare però, col passare del tempo, sull’aiuto di Vincenzo e della sua spiccata lungimiranza. Valido sarà per quest’ultimo, ai fini della sua formazione, il contributo di Ingham, un imprenditore moderno di ampie vedute tutte squisitamente anglosassoni, che gestiva il commercio del vino marsala in Sicilia.

Quando anche Ingnazio viene a mancare, Vincenzo eredita in tutto e per tutto l’attività del padre e dello zio, dando una forte scossa d’accelerazione all’ascesa della famiglia all’interno del panorama sociale siciliano: la ferrea volontà di essere riconosciuto a livello sociale era il suo carburante. Vincenzo Florio estende i commerci della famiglia sul mare e si dedica anche all’attività della pesca dei tonni, i cosiddetti “maiali del mare”, di cui non si butta via nulla, sempre con lungimiranza e inventiva: proprio a lui si deve l’idea della conservazione del tonno sott’olio, quando prima avveniva sotto sale. 

Nonostante la ricchezza, nonostante il lusso, e nonostante le ottime capacità imprenditoriali di Vincenzo, l’uomo verrà sempre visto come un “pirocchio arrinisciuto” (pidocchio riuscito, che rimane sempre pidocchio anche se salito nella scala sociale), facendo si che la stessa società siciliana si automanifestasse poco moderna e poco aperta al progresso.

Non mancherà anche per Vincenzo una donna d’inestimabile valore, Giulia, che diventerà il suo porto sicuro per tutta la vita.

Un romanzo intenso e introspettivo, dalle frasi puntuali e decise: una saga familiare che ben si sviluppa nello sfondo storico della Sicilia del periodo: dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia.

Diritti umani, tecnologie e responsabilità sociale, di Isabella Corradini.

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In un mondo interconnesso, dove la rete e i social media sono una vetrina sul mondo, la violazione di diritti umani può diventare oggetto di campagne mediatiche volte a colpire pesantemente l’immagine e la reputazione delle organizzazioni coinvolte. Il volume affronta il tema con una visione giuridica, psicologica e sociale, con l’obiettivo di offrire spunti di riflessione per le imprese e, più in generale, per la collettività.

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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegno a volare

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Esattamente a metà strada tra il romanzo di fomazione e la fiaba per bambini: dall’importanza di mantenere la parola data al coraggio di osare per diventare sè stessi.

“Promettimi che non ti mangerai l’uovo, stridette. Promettimi che ne avrai cura finchè non sarà nato il piccolo, e promettimi che gli insegnerai a volare”.

Amburgo: così muore la gabbiana Kadigah in presenza di Zorba, un gatto “nero grande e grosso”, uccisa da una macchia nera di petrolio riversatasi in mare. È questa situazione iniziale del romanzo di Luis Sepùlveda, pubbliato nel 1998 dalla casa editrice Salani.

Il gatto Zorba si trova impelagato in un gran bel pasticcio senza volerlo: come avrebbe fatto a diventare la “mamma” di un cucciolo di gabbiano senza conoscerne la specie? Come avrebbe fatto a insegnargli addirittura a volare? 

Si profila innanzi al lettore, pagina dopo pagina, un microcosmo felino accuratamente strutturato: “i gatti del porto” tra la solita routine, i bisticci coi propri simili , costantemente impegnati nell’astio millenario che li lega ai topi, vivono in uno stato di pacata normalità. L’inaspettato evento che coinvolge Zorba, però, cambia gli equilibri e fa da detonaore per creare nuovi dissidi. Oltre le righe, operando un’analisi contenutistica concreta, il lettore non tarderà ad accorgersi che ogni gatto con cui Zorba entrerà in contatto, rappresenta un tipo umano ben caratterizzato. Il nostro potagonista, infatti, non tarderà a ricercare un aiuto tra i suoi simili e grazie a lui potremo fare la conoscenza di Colonnello, il gatto più maturo e “saggio”; di Segratario, il più disponibile e servizievole; di Diderot, il gatto istruito che legge addirittura l’enciclopedia (nome che volutamente rimanda a Diderot, autore della prima enciclopedia nella seconda metà del settecento); di Sopravento, la gatta dei mari con una vita ricca di avventure e infine dello Scimpanzè, la classica presenza “scomoda” che semina zizzanie e si diverte a instillare dubbi e incertezze.

Il gatto <<nero grande e grosso>> si prenderà cura della gabbianella ancor prima della sua nascita, covando personalmente l’uovo e poi proteggendola dai pericoli, fronteggiando anche i topi che volevano mangiarla con grande diplomazia: un patto col loro capo, e l’inconveniente viene sistemato.

Nonostante le difficoltà del ruolo di madre, perchè intendiamoci “non è facile essere mamma”, al gatto Zorba verrà via via sempre più naturale prendersi cura della sua cuccioletta – poi chiamata Fortunata – che diventa ben presto una gabbiana dalle ali argentate che ha paura di volare e di prendere la sua strada.

Tra mille peripezie e sacrifici, è stato necessario anche l’ausilio degli umani e i gatti si sono ritrovati a dover rompere il “tabù” che ergeva un grande muro tra loro e gli uomini: la parola. Non a caso l’umano designato era un poeta: un uomo sensibile che sapeva utilizzare le parole e che ha aiutato la gabbianella a volare portandola fin sulla sommità del campanile di San Michele.

 “Sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante”, miagolò Zorba.

“Ah, sì? E cos’ha capito?” chiese l’essere umano

“Che vola solo chi osa farlo”.

Un romanzo delicato e sottile che fa perno su temi estremamente importanti che riguardano le relazioni sociali, e temi di forte attualità come quelli legati all’inquinamento e alla brutalità dell’uomo, agente ormai tossico per il pianeta, finanche al tema della diversità che diventa un valore da preservare e da promuovere all’interno di una storia in cui mondo felino, mondo umano e dei mondo volatili crea un fronte comune e costruisce un sodalizio d’intenti, esattamente come dovrebbe essere nel migliore dei mondi possibili.

Non manca l’adattamento cinematografico, in tal senso ricordiamo il cartone animato con regia a cura di Enzo Dalò dell’anno 1998, con l’inserimento di nuovi personaggi e di canzoni che rendono la storia spendibile anche per il pubblico della prima infanzia. Progetto a cui contribuì lo stesso Sepùlveda, doppiando con la propria voce il personaggio del poeta.

Ricordiamo così un autore dalla vita travagliata e avventurosa, amato ed apprezzato dal pubblico, che è venuto a mancare nei giorni scorsi all’età di settant’anni a causa del coronoravirus.

Un amore in guerra, di Riccardo Bacchelli

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La Legge Bacchelli è stata approvata nel 1985 durante il governo Craxi e istituisce un fondo in favore di cittadini illustri che versino in uno stato di particolare necessità economica. Tra i beneficiari che hanno usufruito del vitalizio troviamo personaggi importanti della cultura italiana si possono ricordare: lo scrittore, poeta e drammaturgo Dario Bellezza, la poetessa Alda Merini – che fu ricoverata per 8 anni in manicomio probabilmente per un disturbo bipolare –, l’attrice Alida Valli, il pugile Duilio Loi, l’attore Franco Citti, l’eroeGiorgio Perlasca (che fu fascista ma non condivise la scelta delle leggi razziali operata dal regime e si adoperò per salvare 8000 ebrei ungheresi dalla deportazione e venne nominato Giusto tra le Nazioni); anche il poeta e filosofo Guido Ceronetti, scomparso nel 2018, ottenne questo assegno. Tra i viventi è da ricordare certamente Gavino Ledda lo scrittore, poeta, glottologo e accademico sardo autore di Padre padrone.

Altri importanti personaggi del cinema come Anita Ekberg e Laura Antonelli non poterono o non vollero usufruire della pensione, così come Gino Bartali e Franco Califano.

Questa Legge della Repubblica Italiana prende il nome dallo scrittore Riccardo Bacchelli (1891-1985) che, ironia della sorte, non potè beneficiarne perché morì prima della sua assegnazione.

Lo scrittore di origine bolognese fece la Grande Guerra come ufficiale volontario di fanteria è stato autore di romanzi storici e il più famoso è Il mulino del Po’ pubblicato nel 1957.

Indeciso se aderire o meno al regime fascista perché aveva ricevuto un pressante invito da parte di Mussolini a cui era piaciuto molto il suo romanzo Il diavolo di Pontelungo, nel 1927 si recò a Napoli per chiedere un consiglio a Benedetto Croce e il filosofo liberale gli espresse il suo parere favorevole.

Il 16 dicembre 1940 l’Università di Bologna gli conferisce la laurea honoris causa in Lettere. L’Accademia d’Italia lo accoglie fra i suoi membri, tuttavia egli scelse nel 1944 di dimettersi.

Una delle sue opere meno conosciute ma non per questo di minor valore è Un amore in guerra ripubblicato nel 2017 dalle Edizioni di Ar ora nella collana Il Cavalo alato e precedentemente ne Le librette di controra sempre per la casa editrice padovana-irpina.

In questo breve romanzo si narrano le vicende di Enrico De Nada, un barone napoletano prestato alla caccia bellica nel periodo della sconfitta di Caporetto del 1917 e racconta la guerra per quella che è stata nella realtà: scavare trincee, resistere, combattere, vedere in faccia la propria morte e quella degli amici.

La guerra nel racconto di Bacchelli è un’esperienza che negli esseri umani mette in rilievo gli aspetti sia positivi che negativi del loro animo: viltà ed eroismo, egoismo e solidarietà, paura e coraggio; sono sentimenti che ogni uomo prova perché non è un Dio ma deve far prevalere le virtù e la positività se vuole rimanere equilibrato e non cadere nella follia che in diversi casiha provocato questa esperienza così estrema.

Per tornare alla trama, De Nada dopo essere stato consapevole delle atrocità e delle difficoltà incontrate superate con virilità e saggezza, incontra una nobildonna durante la ritirata: si chiama Cecchina Gritti e pian piano se ne innamora ed è da lei ricambiato pur sapendo di essere sposato. Il loro amore è tormentato dai sensi di colpa, dalle incertezze e dubbi di entrambi.

Scrive l’Autore: «Quando fra i due l’attesa del primo bacio aveva grandeggiato tanto da confondere tutti i loro pensieri, quando dubitavano ormai che fosse possibile baciarsi».

Lo stile del libro è lirico è a volte suggestivo lontano anni luce dal grigiore e dallo squallore che contraddistinguono una buonaparte della narrativa contemporanea che tra nevrosi devirilizzanti e crisi esistenziali ha perso ogni slancio vitale ed eroico, fu definito dall’aristocratico ed avventuriero Enrico de Boccard (1921-1988) di cui è da ricordare la collaborazione alla nota rivista erotica Playman dove nel 1970 intervistò il filosofo tradizionalista Julius Evola destando scalpore tra gli ambienti della destra più conservatrice, già combattente della Repubblica Sociale Italiana e autore di uno dei migliori libri della «letteratura dei vinti» Donne e mitra del 1950 – riedito col titolo Le donne non ci vogliono più bene nel 1995 – «come le pagine migliori che si siano potute leggere sulla famosa ritirata, 1917, dell’esercito italiano da Caporetto al Piave».

Viva l’Italia di Aldo Cazzullo

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In tempo di coronavirus uno slancio patriotico ha attraversato il nostro paese. Il canto degli italiani così come altre canzoni che hanno caratterizzato la nostra storia, sono diventati gli habitué delle nostre serate in quarantena. In questa atmosfera il grido di “Viva l’Italia” è diventato molto più di un grido scherzoso o da stadio, ci ha fatto riscoprire la nostra identità di italiani che come ormai accade dal 1861 è costantemente rimessa in discussione. Continue reading “Viva l’Italia di Aldo Cazzullo” »

Bonelli Erede nella Task force COVID19, come destreggiarsi nel labirinto normativo

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 BonelliErede con la Task Force Covid-19 e i Focus Team di settore e di practice, elaborano un progetto per sostenere le aziende coinvolte nei numerosi decreti emanati dal Governo e dalle Istituzioni per far fronte alla Pandemia. Al fine di scongiurare possibili malintesi nell’interpretazione di normative, correttivi e disposizioni attuative,  giorno 7 aprile 2020 è stato stilato un documento ad uso e consumo delle aziende e dei clienti Continue reading “Bonelli Erede nella Task force COVID19, come destreggiarsi nel labirinto normativo” »

Come muoiono le democrazie, di Levitsky e D. Ziblatt

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L’estrema polarizzazione della dialettica politica, l’avanzata dei populismi così come la svolta illiberale di alcuni stati sembra mettere sempre più in discussione il ruolo della democrazia. La regressione democratica, pericolo che sembrava colpire soltanto stati lontani dalla sfera occidentale, come le attualità politiche contemporanee confermano, sta attraversando non solo il vecchio continente, ma anche la nazione affermatasi come “arsenale delle democrazie”: gli Stati Uniti. L’elezione di Donald Trump ha sollevato una questione che già molti in Europa si stavano ponendo: le nostre democrazie sono in pericolo? Continue reading “Come muoiono le democrazie, di Levitsky e D. Ziblatt” »

Bookreporter, ARF festival lancia “Come Vite Distanti”, un libro per la lotta al COVID19

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Con Daniele Bonomo co-founder del ARF festival di Roma, parliamo dell’iniziativa benefica che è stata lanciata in questi giorni, la realizzazione di un libro a fumetti che sarà venduto online con l’obiettivo di devolvere tutto il ricavato all’ospedale Spallanzani di Roma.

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L’isola del mondo alla conquista del pianeta, di Carlo Terracciano

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Gli Stati Uniti dalla scoperta dell’America in poi hanno esercitato una profonda influenza sulla geopolitica mondiale. Secondo Carlo Terracciano (1948-2005) autore de L’isola del mondo alla conquista del pianeta(Anteo Edizioni, 2012) che raccoglie una serie di articoli apparsi negli anni Ottanta sul mensile Orion, è stato anche redattore sin dalla sua fondazione della rivista di studi geopolitici Eurasia, la conquista delle Americhe non fu da attribuire a Cristoforo Colombo bensì ai Vichinghi guidati dal figlio di Erik il Rosso, il quale raggiunse Capo Cod nei pressi dell’attuale Boston anticipando di circa mezzo millennio l’impresa dello storico navigatore genovese nel 1492. Continue reading “L’isola del mondo alla conquista del pianeta, di Carlo Terracciano” »

Redazione
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