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Andrea Camilleri: dal 17 luglio 2019 il firmamento ha una nuova medaglia preziosa.

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Giorno 17 luglio 2019, appresa la notizia della morte dello scrittore Andrea Camilleri, l’Italia piangeva. Un autore amato, spavaldo con quel suo <<vizio osceno>> del fumo, la sua mente era un calderone di pensieri e di cultura che fece di lui prima ancora che un rinomato scrittore una persona dal valore inestimabile. Nonostante la sua età avanzata – 93 anni – forse, ci ha lasciati anche fin troppo presto.

Sebbene avesse intrapreso una carriera da regista, un caso singolare lo incoraggiò a diventare scrittore: in punto di morte, il padre gli chiese di raccontargli una storia che, infine,  gli picque talmente tanto che lo pregò di trasporla su carta “così come me l’hai raccontata”. Così nacque “Il corso delle cose”, il primo libro di Camilleri, in data 1978.

Ma egli fu sorpattutto il pater che dato vita al commissario Montalbano rendendolo un personaggio caro a tutti noi e non solo ha concepito l’esistenza di un uomo concreto dandogli vita e carattere, della cittadina Siciliana di Vigata popolata da tanta gente e animata dalle più disparate situazioni, ma ha anche plasmato il <<vigatese>>: , una koinè comprensibile da tutta l’italia che vede in sé conglutinati siciliano e italiano.

E così si instaurò anche quel legame lungo e saldo  con la Casa Editrice Sellerio di Palermo, tra le poche ad aver avuto la fiducia dell’autore che tenne depositato in cassaforte per anni il suo ultimo manoscritto, il <<metaromanzo>> che avrebbe sancito la fine del Commissario Montalbano. Si scoprirà solo dopo che in realtà quella cassaforte inspugnabile fosse un semplice cassetto. Ma chi ha seguito Camilleri, sorriderà nel riconoscere ancora una volta la sua tipica birbanteria.

Le storie del Commissario spopolano in tutta Italia guadagnando una fama nazionale dal 1999, anno in cui viene trasmessa in onda la serie televisiva tratta dai romanzi. La prima di tante serie che allieta le serate degli italiani da più di vent’anni ormai, con protagonista Luca Zingaretti. Tra repliche e repliche, puntate viste e riviste, libri letti e strariletti una cosa è certa: nessun italiano si stancherà mai di Salvo Montalbano della cittadina di Vigata. Poichè, sebbene la vita di un commisario possa essere cruenta, piena di imprevisti, ricca di tensione e di paura, di sparatorie a bruciapelo, non manca mai quel velo di ironia che alleggerisce il carico di un’esistenza nella realtà fin troppo frenetica e l’emotività del lettore che non si tedia e rimane incollato con gli occhi tra le righe.

L’evoluzione dei temi, così come quella del personaggio, si rivela essere sempre più inclusiva di racconto in racconto: dalle classiche contingenze di carattere tutto siciliano, Camilleri non tardò a pensare sempre più in grande includendo all’interno dei suoi romanzi avvenimenti che lo aiutarono dipingere, con abili pennellate, un affresco della storia Italiana contemporanea vissuta in primis da lui. “Abbiamo raccontato l’Italia” scriverà poi in una lettera di gratitudine destinata a Zingaretti in occasione del ventennale della serie. Ha avuto inoltre il merito di aver racchiuso, in un unico uomo, valori di giustizia, intelligenza e dedizione, che certamente fa le sue <<minchiati>>  ma che si rivela essere un personaggio esemplare per il pubblico. Magnitudo parvi, potremmo dire alla latina.

Ma Camilleri non si è fermato a Montalbano e che con la sua mente feconda è riuscito a lasciarci in eredità non solo racconti altri e situazioni altre, come “La scoparsa di Patò” da cui è stato tratto l’omoimo film, ma anche romanzi storici tra cui: “Un filo di fumo”, “Il re di Girgenti”, e “La strage dimenticata”, e altri.

Venuto al mondo per “cuntare i cunti”, era proprio così che lo scrittore voleva uscire di scena, immaginandosi seduto in una piazza a raccontare le sue storie con la coppola in mano. Così, il nostro aedo moderno porta via con sé un’epoca segnata dal suo nome, ormai inciso indelebilmente nella coscienza degli italiani che adesso hanno la considerevole responsabilità di mantenerne vivo il ricordo.

“Il sapere non deve essere un’elite. Il sapere deve essere l’uso quotidiano nostro. Il giorno in cui questo avverrà saremo veramente uomini sulla terra”, disse durante una delle ultime interviste rilasciate a “Che tempo che fa”, rispondendo alla domanda “Camilleri, così facendo -coltivando il sapere- si diventa elite”?

Con questa frase riportata a modello, che Andrea Camilleri possa essere la stella polare della generazione a lui contemporanea e di molte altre dopo di lui.

Di Ginevra Lupo

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