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Libia: si dimette l’inviato speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamè

AFRICA di

Dopo meno di tre anni dall’inizio del suo incarico, l’inviato speciale ONU in Libia, Ghassan Salamè, ha presentato le proprie dimissioni al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Si tratta del sesto inviato Onu della Missione in Libia UNISMIL, nonché il secondo di origine libanese, a non essere riuscito a portare la pace nel Paese. Ghassan Salamé aveva ricevuto l’incarico il 16 giugno 2017, succedendo al tedesco Martin Kobler.

La notizia è stata diffusa dallo stesso Salamè mediante un tweet pubblicato la sera del 2 marzo.

“Mesi di stress insostenibile” è il suo commento amaro. “Per due anni ho cercato di riunire i libici, di frenare le interferenze esterne e preservare l’unità del paese. Dopo il vertice di Berlino è stata emessa la risoluzione 2510 e sono state aperte tre strade, nonostante l’esitazione di alcuni: oggi dichiaro che la mia salute non consente più questo tasso di stress, perciò ho chiesto al Segretario Generale di sollevarmi dall’incarico augurando alla Libia pace e stabilità”.

Secondo quanto espresso dallo stesso Salamè, quindi, dopo circa 3 anni dall’assunzione del mandato, le sue condizioni di salute non gli consentono più di far fronte al forte stress causato dalla missione stessa, viste le difficoltà riscontate nel raggiungere pace e stabilità nel Paese Nordafricano, nonché nel dialogare con le parti in conflitto. Bisogna inoltre considerare che da tempo il diplomatico libanese aveva fatto sapere che non avrebbe completato il suo mandato.

L’annuncio di Salamè segue il fallimento dei colloqui di stampo politico e militare intrapresi a Ginevra. Gli ultimi, avviati il 26 febbraio scorso, hanno registrato l’assenza di delegati dei due fronti rivali in Libia, facenti capo a Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar. Tali assenze in fase di negoziazione, in particolare il ritiro della delegazione di Serraj dai colloqui, sono state lette come un chiaro atto di sfiducia nei confronti dell’azione dell’emissario ONU nel conflitto libico.

Nelle ultime settimane, inoltre, le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno continuato a condurre attacchi contro Tripoli, compromettendo l’esito delle negoziazioni, e violando l’obbligo di “cessate il fuoco”.

Per alcuni, le dimissioni i Salamè dimostrano come la crisi libica sia giunta ad un vicolo cieco, in cui trovare una soluzione politica appare sempre più difficile. Salamè infatti era considerato come uno tra i pochi ad avere le giuste competenze per affrontare il difficile panorama libico, visto il suo vissuto, caratterizzato altresì dalla crisi politica e dalla guerra civile in Libano. Pertanto, la scelta di un successore e la definizione del suo mandato, si prospettano come passaggi delicati ed incerti.

 

Il Consiglio di Sicurezza ONU adotta la risoluzione 2510 sulla Libia

AFRICA di

Per la prima volta dopo il riaccendersi del conflitto in Libia nel mese di aprile, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto alle parti in conflitto di “impegnarsi per un cessate il fuoco duraturo”. Il 12 febbraio, infatti, il Consiglio di Sicurezza ha approvato la risoluzione 2510 in cui si invitano le parti coinvolte nella crisi a rispettare i 55 punti dell’intesa stabilita nella Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020. La risoluzione è stata approvata con 14 voti a favore e l’astensione della Federazione Russa. Il testo era stato proposto dalla Gran Bretagna e poi discusso per 3 settimane, a dimostrazione delle accese divisioni in seno alla Comunità internazionale in merito alla crisi libica. Gli Stati membri sono stati esortati a non interferire nel conflitto, evitando di adottare comportamenti capaci di inasprirlo, e rispettando l’embargo di armi precedentemente stabilito.

Il documento chiede inoltre al Segretario Generale ONU Antonio Guterres di dare un nuovo impulso all’azione della missione di supporto ONU in Libia (UNSMIL), nonché di presentare proposte per la creazione di un efficace meccanismo di monitoraggio della tregua.

La risoluzione ha poi accolto con favore le riunioni del Comitato militare congiunto libico, composto da rappresentanti del governo di Tripoli e dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), esortando le parti a proseguire i negoziati per giungere ad un cessate il fuoco permanente.

 

Non si fermano intanto le iniziative diplomatiche dei singoli Paesi. Dopo il colloquio di ieri con il capo del governo di Accordo Nazionale al-Serraj, il Ministro degli Esteri italiano Di Maio oggi avrà un incontro a Bengasi con l’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar. Anche la Francia continua a portare avanti la sua azione diplomatica, ieri ad incontrare il generale Haftar è stato Christophe Varno, direttore del Dipartimento Medio Oriente e Nord Africa del Ministero degli esteri francese.

Il blocco saudita si allenta: l’aeroporto di Sanaa torna operativo per aerei civili e dell’ONU

MEDIO ORIENTE di

Il blocco saudita imposto allo Yemen sembra distendersi con la riapertura dell’aeroporto di Sanaa e la ripresa dei voli dell’ONU.

Lo scorso mercoledì 22 Novembre l’aeroporto internazionale della citta di Sanaa è tornato operativo dopo una sospensione del suo regolare funzionamento iniziata il 6 Novembre con un blocco navale, terrestre e areo imposto dall’Arabia saudita come risposta al missile lanciato dai ribelli.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa yemenita (SABA) il direttore generale dell’aeroporto, Khalid Al-Shayef, ha comunicato che due aerei sono atterrati nell’aeroporto. Il primo aereo del Comitato Internazionale della Croce Rossa con a bordo dei volontari e aiuti umanitari per la popolazione; il secondo invece è un aereo russo dal quale è sceso il nuovo gruppo diplomatico russo dell’ambasciata della Federazione Russa a Sanaa.

Il direttore generale ha specificato che l’aeroporto di Sanaa è nuovamente pronto ad accettare tutti i voli in accordo con le normative internazionali e con l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO). Ha aggiunto inoltre che l’arrivo di questi due aerei è un chiaro segnale per il mondo del fatto che l’aeroporto di Sanaa è attivo per un utilizzo civile in linea con gli standard e le condizioni accettate al livello internazionale.

Nel contempo le pressioni operate dall’ONU nei confronti dell’Arabia Saudita per la sospensione del blocco non sono rimaste inascoltate: sono stati riattivati i voli dei passeggeri dell’ONU dalla capitale della Giordania, Amman, alla città di Sanaa.

Il portavoce dell’agenzia di coordinazione degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite (OCHA), Jens Laerke ha annunciato venerdì 24 Novembre che i voli riprenderanno il giorno successivo e che questa decisione potrebbe essere seguita da quella di autorizzare anche voli dal Gibuti a Sanaa.

Laerke ha anche aggiunto che “un volo da Amman a Sanaa non andrà a cambiare la situazione generale” e che “ciè che davvero conta è che la riattivazione di questi voli diventi sostenibile e che, in secondo luogo, possiamo avere accesso ai porti di Hodeida e Saleef sia per gli aiuti umanitari che per le importazioni commerciali”.

Il blocco saudita nei confronti dello Yemen persiste causando sempre più morti

MEDIO ORIENTE di

Dopo undici giorni dal lancio del missile diretto a Riyadh da parte dei ribelli Houti, lo Yemen sta ancora subendo un blocco navale, terrestre e aereo che impedisce l’entrata nel paese di aiuti umanitari per far fronte ai sempre più gravi problemi che la popolazione, tra cui molti bambini, sta ingiustamente sopportando.

Sebbene lunedì L’Arabia Saudita avesse annunciato la riapertura delle vie aree e navali per accedere allo Yemen ad oggi ufficiali yemeniti riferiscono che il porto di Hudaida, punto più importante per la raccolta di aiuti, non è stato aperto. Il blocco sembra dunque persistere nonostante i reclami fatti da parte di diverse organizzazioni internazionali riguardo la disastrosa situazione umanitaria.

Secondo l’organizzazione non governativa Save The Children non meno di 130 bambini muoiono ogni giorno in Yemen a causa di malnutrizione e malattie evitabili. L’ONG ha messo in guardia l’Arabia Saudita sui rischi che questo blocco sta causando e sulla possibilità che essi si moltiplichino nel caso in cui il blocco persista e gli aiuti umanitari non raggiungano il paese.

Le prospettive future sono infatti sconcertanti: ci si aspetta che entro la fine dell’anno 10.000 bambini moriranno per fame e malattie nelle province di Hudaydah e Ta’izza. Il direttore di Save The Children in Yemen ha dichiarato. “these deaths are as senseless as they are preventable. They mean more than a hundred mothers grieving for the death of a child, day after day”.

L’ONG citata non è l’unica organizzazione internazionale a denunciare le atrocità in atto nella popolazione yemenita. Anche tre agenzie ONU, la FAO, l’UNICEF e la WHO, hanno pubblicamente chiesto all’Arabia Saudita di intervenire in favore della rimozione del blocco. Le tre agenzie segnalano che 3.2 milioni di persone rischiano seriamente la carestia mentre un milione di bambini sarebbe a rischio per una epidemia di difterite. Ciò su cui convengono le organizzazioni e su cui viene accusata l’Arabia Saudita, è l’insensatezza di queste morti di civili e il fatto che molte di queste sarebbero evitabili con facilità se solo il paese avesse accesso agli aiuti umanitari.

Houthis "forbid" UN envoy's return to Sanaa

BreakingNews @en di

Al-Samad, head of houthis leader, has affirmed it is forbidden to UN envoy Ahmed to come back to Sanaa, indeed UN must choose another envoy, who is respectful of Yemeni people. This statement has been followed after the important and relevant incident, which involved Ahmed during the trip to Sanaa. This declaration was considered as a principle of tensions between warring parties and it was considered as a damage to his efforts to peace. UN Envoy, Ahmed, was condemned of not being neutral as he is supposed to be and also not being respectful of UN resolutions. This is not the first attack personally direct to UN envoy. In fact, it is important observing there was a huge manifestation after shooting to UN envoy convoy. His operation to guarantee a discussion table  between warring parties failed.

 

 

Serbia and UN ink Development Partnership Framework

BreakingNews @en di

The Development Partnership Framework between the Serbian government and the UN Country Team for the period from 2016 to 2020 has been signed in Belgrade. The document was inked by First Deputy Prime Minister and Foreign Minister Ivica Dacic and UN Resident Coordinator in Serbia Karla Robin Hershey. The Development Partnership Framework is “fully aligned with the national development priorities of the Serbian government, as well as with the process of pre-accession negotiations between Serbia and the European Union and the UN Agenda for sustainable development by 2030”. The estimated value of the program of activities for a five-year period covered by the Development Partnership Framework amounts to USD 170 million. Dacic said he hoped that through the joint work of Serbian ministries, offices and agencies of the UN system, the Development Partnership Framework will be successfully put into practice, in the interest of all citizens of Serbia.

Civilians Bear Brunt As Fresh Syria Strikes Kill 35, Says UN

BreakingNews @en di

A fresh wave of airstrikes in eastern Syria killed at least 35 civilians including women and children, state media and a monitoring group reported Friday, the U.N. human rights chief said civilians are increasingly paying the price of escalating attacks against the Islamic State group in the country. “The same civilians who are suffering indiscriminate shelling and summary executions by ISIL, are also falling victim to the escalating airstrikes, particularly in the northeastern governorates of” Raqqa and Deir el-Zour, al-Hussein said in a statement from Geneva, using another acronym for IS. “Unfortunately, scant attention is being paid by the outside world to the appalling predicament of the civilians trapped in these areas”. In the meantime, The U.S.-led coalition also announced on Friday that a U.S. service member has died in northern Syria. A statement said the serviceman died of injuries sustained “during a vehicle roll-over”. It was not immediately clear whether the incident was related to a combat situation. No further details were made available.

KRG official says U.N. officially informed about Kurdistan referendum

BreakingNews @en di

Dindar Zebari, head of the Kurdistan Region Government’s High Committee to Evaluate and Respond to International Reports, said  that the U.N. Security Council had officially been informed about the intention to hold a referendum on the independence of the Kurdistan Region this year. Zebari told the official website of the Kurdistan Democratic Party (KDP) that the “[United Nations] will be a part of the mechanism set to oversee upcoming elections”, including the referendum. Recent discussions over a referendum in the U.N. Security Council means that U.N. officials have officially been told that a referendum to decide the fate of the Kurdistan Region would be held, he said. “Speeches by the United Nations Envoy to Iraq, who said that Barzani informed them that the region will hold a referendum, shows that an official channel [the U.N.] has been informed [along with] the International Security Council as the political and legal side, about the region’s intention to hold a referendum which no one can stand against”, he added. The United Nations Envoy to Iraq said on May 22 that Kurdistan Region senior officials intend to hold the referendum this year. In a briefing to the U.N. Security Council, Special Representative of the United Nations Secretary General (SRSG) for Iraq, Jan Kubis, said Kurdish senior officials have shown their intention to hold a referendum on the region’s future later in 2017. Kubis added that Kurdish officials had indicated their aim was to “show the world the will of the people” on the status of Kurdistan rather than to declare independence immediately.

The United Nations Committee against Torture of Bahrain

BreakingNews @en di

The United Nations Committee against Torture on Friday called on Bahrain to release prominent activist Nabeel Rajab from more than nine months of solitary confinement and investigate widespread allegations of ill-treatment and torture of detainees. Bahrain’s mainly Shiite Muslim-led opposition has faced a government crackdown since last year in the  Persian Gulf kingdom. The Western-allied government closed down the main opposition al-Wefaq group, arrested Rajab and revoked the citizenship of Shiite spiritual leader Ayatollah Isa Qassim. The United Nations panel, composed of 10 independent experts, conducted its first review of Bahrain’s record in five years at a session ending on Friday, Reuters reported. Abdulla Faisal Aldosari, the Assistant Minister of Foreign Affairs who led Bahrain’s delegation, said it faced national security challenges but was acting on torture complaints. So far 52 cases had been brought to criminal courts in which 101 suspects had been found guilty of torture, he said. The UN experts, in their findings, urged authorities to “put an end to the solitary confinement of Mr. Nabeel Rajab and ensure that he is provided with adequate medical assistance and redress”. His solitary confinement “is reported to have exceeded nine months during which he has been denied adequate medical care”. The UN experts cited “continued, numerous and consistent allegations of widespread torture and ill-treatment of persons deprived of their liberty in all places of detention” in Bahrain. A “climate of impunity” seemed to be prevailing, with few convictions and light sentences, they said. The panel voiced concern at reports of coerced confessions obtained under torture, including those of three men executed in January and two men facing the death penalty, Mohammed Ramadhan and Hussain Ali Moosa. The panel suggested that the latter be retried. It also said that Bahrain should ensure that people arrested on criminal charges, including under the terror act, be brought before a judge within 48 hours. Authorities should also consider repealing provisions that allow civilians to be tried in military courts and improve conditions, especially in Jaw prison where inmates rioted in January.

 

OSCE Behind ‘Greater Albania’ Project?

BreakingNews @en di

Serbian Prime Minister and President-elect Aleksandar Vucic commented on the recent remarks of former head of the OSCE verification mission in Kosovo William Walker; “Serbia will in every place and at every level present this as the ultimate proof that Walker’s goal was never to protect human rights in Kosovo but to fight against Serbia and for the creation of the ‘Greater Albania’”. Slavka Kojic, Serbian expert on international legal activity, told Sputnik that Walker’s remarks come as a serious blow to the international order based on the UN charter and an urged for re-consideration of borders of the UN member states. She added that she is convinced that Walker has been speaking on his own behalf and not on behalf of any state or any international entity, however his remark is not any less dangerous.

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Aurora Vena
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