GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Ucraina-Russia: tra gas, blocco e recessione

EUROPA di

Tornano roventi i rapporti tra Ucraina e Russia. Non tanto sul piano della guerra civile, quanto sul piano diplomatico. La questione del gas, in cui Kiev sembra avere adesso il coltello dalla parte del manico. L’embargo commerciale e alimentare inflitto al Paese ex sovietico da parte di Mosca. Il Cremlino, attanagliato dalla recessione, in cerca di un riavvicinamento con l’Europa.

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Il mese di gennaio ha segnato il riacutizzarsi della guerra diplomatica tra Ucraina e Russia. Guerra che sta mettendo a dura prova gli accordi di Minsk del febbraio 2015. L’ingresso dell’inverno, come prevedibile, ha fatto sì che il tema della fornitura di gas tornasse il perno di questa crisi geopolitica.

E proprio su questo fronte, come riportato da Bloomberg, il piano si è rovesciato. Con la Russia pronta ad abbassare il prezzo della fornitura all’Ucraina (l’accordo è in vigore fino al 2019), pur di non perdere Kiev come suo cliente e punto strategico per la distribuzione in Europa.

Ma proprio la non sempre meno dipendenza del Vecchio Continente da Mosca, con l’aumento della fornitura dalla Norvegia e dall’Algeria, rendono Putin meno determinante sul fronte energetico. E Poroshenko meno frettoloso nel cercare un compromesso sull’energia e a concedere l’autonomia costituzionale al Donbass. Nemmeno le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov sull’opportunità di sfruttare il progetto South Stream, bypassando l’Ucraina per ragioni di instabilità politica, sembrano preoccupare Kiev e fare breccia a Bruxelles.

L’altro punto dello scontro è l’embargo per i generi alimentari e l’introduzione delle tariffe doganali per l’Ucraina, messa sullo stesso piano di tutti quei Paesi UE e non che hanno introdotto le sanzioni contro l’economia russa. Un provvedimento che di fatto allontana Kiev dalla galassia CSI e rende ancora più rigida sul fronte autonomista interno.

Infine, l’economia russa. I dati relativi al 2015 parlano di recessione. Il PIL sceso del 3,7% e il crollo del Rublo hanno costretto il premier Dimitri Medvedev ad annunciare un piano entro la prossima settimana. Due le cause che hanno contribuito a questo tracollo, visibile anche nei rapporti di interscambio con l’area UE: la discesa del prezzo del petrolio e, in piccola parte, le sanzioni economiche imposte dall’Occidente.

L’irrigidimento ucraino e la difficoltà russe stanno, a sorpresa, portando ad un cambiamento nell’atteggiamento dei Paesi europei e degli Stati Uniti nei confronti di Kiev e Mosca. Nel corso dell’incontro in Russia con Lavrov, il ministro degli Esteri francese Emmanuel Macron ha detto di confidare “nel rispetto degli accordi di Minsk da parte di tutti per arrivare alla cancellazione delle sanzioni l’estate prossima”. Mentre il segretario di Stato John Kerry confida “nella buona fede di tutti gli schieramenti”.

Frasi sibilline, dunque, ma rivelatrici del monito nei confronti di Kiev, invitata a retrocedere dal suo oltranzismo, vista anche la generale tregua delle truppe separatiste nel Donbass. Complice anche e sopratutto lo scenario siriano, i rapporti con la Russia sono tornati più caldi nell’ultimo scorcio del 2015. La Francia, anch’essa impegnata in Siria contro lo Stato Islamico, così come l’Occidente, hanno tutto l’interesse, dal punto di vista geopolitico, a chiudere lo scenario ucraino, per concentrare l’attenzione sul contesto mediorientale e quello libico, l’altro teatro di un sempre più probabile intervento militare internazionale.
Giacomo Pratali

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Crisi Ucraina: autunno decisivo

EUROPA di

Il summit delle Nazioni Unite del 24-30 settembre e il vertice tra Germania, Francia, Ucraina e Russia del 2 ottobre sono due appuntamenti cruciali sia per un cessate il fuoco definitivo tra Kiev e i separatisti, sia per i rapporti futuri tra Washington e Mosca.

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Situazione di stand-by nell’ambito della guerra civile in Ucraina. Nel corso del mese di settembre, il cessate il fuoco tra esercito e combattenti filorussi ha retto. Mentre è in corso la visita del segretario generale Nato Jens Stoltenberg a Kiev, dove ha incontrato il presidente Petro Poroshenko: “La Russia sta continuando ad armare i ribelli separatisti nonostante la tregua”, hanno ammonito i due. Ma il clima che si respira è di attesa verso il vertice del 2 ottobre, quando i leader di Germania, Francia, Ucraina e Russia si incontreranno per fare tracciare un bilancio della flebile tregua imposta dall’accordo di Minsk/2.

Se a questo vertice si aggiunge quello delle Nazioni Unite del 24-30 settembre, si intuisce che questo autunno potrebbe essere decisivo per il contesto ucraino, oltre che per altri scenari geopolitici. La crisi finanziaria e di sistema hanno infatti spinto il governo ucraino ad accelerare, a fine agosto, quelle riforme costituzionali che mirano a dare più autonomia alla regioni del Donbass, in linea con gli accordi di Minsk, e a siglare un accordo di ristrutturazione del debito con i creditori.

Dall’altro lato, c’è la Russia. Una Russia colpita duramente dal crollo dei prezzo del petrolio e che ha visto calare di oltre il 20% il valore del Rublo negli ultimi quattro mesi. Uno scenario dove le sanzioni economiche imposte da Stati Uniti e Unione Europea non sono la principale causa della crisi, ma fattori tuttavia importanti, soprattutto nell’ottica dello sviluppo energetico.

Se il Cremlino, infatti, ha il coltello dalla parte del manico verso l’Europa per quanto concerne la fornitura di gas, dall’altro lato le sanzioni costituiscono un intralcio ai progetti di sviluppo petrolifero e gasifero nel Mar Artico. Programmi di cui l’economia russa ha bisogno per mantenere alto il proprio livello di produzione attuale.

La crisi ucraina, pertanto, potrebbe vivere di riflesso degli esiti dei vertici del 24-30 settembre e 2 ottobre. Nel primo, sarà importante l’incontro tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, dove verrà evidenziato l’intervento russo in Siria al fianco del governo ma, soprattutto, contro lo Stato Islamico. Nel secondo, il vertice di Vladimir Putin con Angela Merkel e Francoise Hollande servirà ad ammorbidire Germania e Francia. In entrambi i casi, l’obiettivo è uno solo: arrivare alla riduzione delle sanzioni economiche contro la Russia a partire dal biennio 2016/17.

Tuttavia, i passi falsi da ambo le parti continuano. Sul fronte ucraino, si registra l’aumento del coinvolgimento di combattenti nelle brigate paramilitari di estrema destra che combattono al fianco dell’esercito di Kiev. Mentre il Consiglio Nazionale per la Sicurezza ha redatto una nuova lista nera che ha messo al bando 34 giornalisti stranieri, di cui 3 della Bbc, oltre all’ex presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, reo di avere preso parte alla visita in Crimea assieme a Putin.

Sul fronte russo, infine, il Cremlino è stato smentito da un articolo, pubblicato per sbaglio (poi rimosso) dalla testata Delovaia Zhizn e ripreso per primo da Forbes, in cui è stato svelato il numero di soldati russi morti nel conflitto in Ucraina: 2000. Mentre Mosca ha sempre negato il coinvolgimento diretto.

Ma la riunione Onu del 24-30 settembre e il vertice europeo a quattro del 2 ottobre, assieme all’accentuarsi delle crisi geopolitiche in Siria e Libia, potrebbero indurre le parti in causa a giungere ad una soluzione che porti non solo alla fine della guerra civile in Ucraina, ma al “riscaldamento” dei gelidi rapporti tra Stati Uniti e Russia.
Giacomo Pratali

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Giacomo Pratali
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