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sisma Centro Italia

Sisma, l’impegno della Difesa in cifre

Difesa di

Man forte anche dalla Marina Militare alle popolazioni colpite dal sisma. Un plotone di 30 fucilieri della Brigata Marina “SAN MARCO” di Brindisi contribuisce alla rimozione delle macerie e alle operazioni pianificate a beneficio della popolazione, unitamente ai fucilieri del Battaglione Logistico “Golametto”, preparati nello specifico delle strutture campali e concentrati quindi su tende e rifornimenti. A partire dal 24 agosto scorso, data della catastrofe che ha colpito i Comuni di Lazio e Marche, sono in totale 1358 le divise impegnate dalla Difesa in quella che è stata codificata come operazione “Sabina”, dal nome della zona interessata. Dopo la mobilitazione dei primi giorni nelle attività di ricerca dei dispersi, primo soccorso e sicurezza, oltre 850 uomini e donne dell’Esercito e dell’Aeronautica stanno lavorando all’apertura della rete viaria ostacolata dai detriti. In tal senso, i genieri hanno quasi ultimato il ripristino della viabilità d’accesso principale alla città di Amatrice, rappresentata dal ponte “Tre Occhi”. Più di 508 Carabinieri, invece, si occupano in particolar modo della  vigilanza antisciacallaggio nelle città sinistrate e nelle molte frazioni periferiche. Nell’ambito della Direzione Comando e Controllo (Dicomac), sono state mobilitate 12 risorse: 7 unità del Comando Operativo di vertice interforze, 3 dell’Esercito e 2 della Marina Militare. Le Forze Armate hanno inviato inoltre squadre a supporto dell’operatività delle agenzie coinvolte, tra cui Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Croce Rossa, team dedicati al coordinamento e alla pianificazione, e infine unità specializzate dalle competenze peculiari, quali ad esempio il sostegno psicologico. Sul campo, infine, 300 mezzi e 3 aeromobili.

Viviana Passalacqua

Sisma Centro Italia, i militari in prima linea

Difesa/EUROPA di

Militari impiegati in attività di emergenza: assetti specialistici in favore della popolazione terremotata

Calamità naturali ed emergenze nazionali. Sono questi i settori in cui i militari italiani vengono sempre più spesso impiegati. Li abbiamo visti soccorrere persone coinvolte in alluvioni, smaltire detriti, rifiuti, salvare vite. E a distanza di sette anni circa, sembra di rivivere le stesse scene drammatiche che hanno colpito L’Aquila nel 2009. Un altro terremoto, un’altra emergenza. Così, i militari di tutte le Forze armate, ognuno per la specializzazione che li caratterizza, sono intervenuti sui luoghi del disastro. Un’opera di soccorso e recupero di superstiti e vittime che ha visto impiegati oltre 850 uomini e donne dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare, il cui compito principale è stato quello di contribuire alla rimozione delle macerie e al ripristino della rete viaria ostacolata dai detriti. A tal proposito, unità del Genio dell’Esercito hanno provveduto al ristabilimento della viabilità di accesso principale alla città di Amatrice, rappresentata dal ponte “Tre Occhi”, dichiarato inagibile.

Alla Marina Militare il compito di rimuovere le macerie e supportare la popolazione attraverso i propri fucilieri, addestrati e preparati all’allestimento di strutture campali, mentre l’Arma dei Carabinieri contribuisce con più di 500 militari, impegnati principalmente in attività di vigilanza anti sciacallaggio nelle città terremotate e nelle molte frazioni periferiche.

Attività necessarie alla ricostruzione di una vita interrotta dalle scosse. Operazioni che trovano una lunga tradizione nella storia italiana in fatto di impiego di forze militari in contingenze nazionali.

In tutto ciò non mancano i momenti di distrazione per i più piccoli. Alleviare le loro sofferenze è una delle cose che i militari hanno tentato di fare e sembrerebbe anche con un buon esito.

Sono stati quasi una ventina, infatti, i bambini e i ragazzi provenienti dalle zone terremotate di Arquata e Pescara del Tronto, accolti dal 235° Reggimento “Piceno” nello Stabilimento balneare militare di San Benedetto del Tronto. Ad accompagnare i ragazzi, oltre al parroco e ai volontari della Protezione Civile, anche due Ufficiali Psicologi dell’Esercito. Una iniziativa che, seppur breve, ha ricreato un clima di normalità tra i giovani, cercando allo stesso tempo di andare ad intervenire sui traumi psicologici grazie all’aiuto di esperti.

Alessandro Conte
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