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Il Senato USA approva il veto di Trump sull’Iran

MEDIO ORIENTE di

Una risoluzione del Congresso che cercava di limitare il potere presidenziale per attaccare la Repubblica islamica rimane paralizzata. 

Dopo il veto imposto mercoledì scorso da Donald Trump sulla risoluzione del Congresso che aveva limitato la sua capacità di usare la forza militare in Iran senza l’approvazione del Campidoglio, il Presidente degli Stati Uniti ha segnato una grande vittoria nella giornata di ieri grazie all’aiuto del Senato – a maggioranza repubblicana – che non è riuscito a bloccare quel veto. Il risultato del voto è stato di 49 voti contrari  e 44 a favore della risoluzione, quindi ben  lontano dai due terzi necessari per  scavalcare il veto presidenziale. L’iniziativa è stata promossa dai democratici e mirava a ridurre le tensioni politiche e militari tra Iran e USA. La risoluzione fallita chiedeva al Presidente di non mobilitare le forze armate  statunitensi contro la Repubblica islamica dell’Iran a meno che non fosse esplicitamente  autorizzato da una dichiarazione di guerra o da un’autorizzazione specifica per l’uso della forza militare.

Nei mesi di gennaio e febbraio, la Camera dei Rappresentati e il Senato avevano approvato una risoluzione che limitava la capacità del Presidente di usare la forza militare  in Iran senza l’esplicita approvazione  del Congresso. L’iniziativa legislativa è arrivata dopo il raid che ha portato all’omicidio del generale iraniano Qasem Soleimani. Trump ha quindi definito l’iniziativa “offensiva” e “parte di una strategia “ da parte dei democratici nella lotta per le elezioni presidenziali.

Soleimani, comandante dell’élite Al Quds della Guardia rivoluzionaria iraniana, l’unità responsabile delle operazioni all’estero, è stato ucciso il 3 gennaio in un attacco di droni, nei pressi dell’aeroporto della capitale irachena Baghdad, effettuato dall’esercito americano per ordine dello stesso Presidente. La morte dell’architetto dell’intelligence  e delle forze militari iraniane negli ultimi vent’anni ha inferto un duro colpo a Teheran, che ha promesso vendetta e scatenato drammaticamente la tensione nella regione. L’Iran ha risposto giorni dopo la morte di Soleimani con un attacco missilistico contro due basi militari statunitensi in Iraq.

La decisione adottata a febbraio dal Senato, ricordiamo a maggioranza repubblicana, rappresentava un severo rimprovero per Trump che aveva dato il via libera all’attacco contro Soleimani senza consultare il Congresso, creando un pericoloso precedente che avrebbe significato troppa autonomia da parte del Presidente in alcune decisioni che potrebbero portare alla guerra.

Finora, Trump ha posto il veto per due volte alla restrizioni del Congresso sulle sue iniziative militari. Il precedente è stato contro una risoluzione per porre fine al sostegno degli Stati Uniti all’offensiva dell’Arabia Saudita nello Yemen.

Di Mario Savina

Coronavirus, le novità in Francia

EUROPA di

Il 2 maggio, dopo un Consiglio dei Ministri straordinario, il Governo francese ha annunciato di voler estendere lo stato d’emergenza sanitaria fino al 24 luglio. Quest’ultimo non si concluderà dunque con il déconfinement programmato dall’11 maggio e paradossalmente, all’occorrenza, potrebbero essere adottare delle misure più restrittive rispetto a quelle già imposte. Nel frattempo, lo stesso piano di déconfinement, dopo esser stato approvato dall’Assemblea Nazionale è stato respinto dal Senato, sebbene i due voti siano simbolici e non abbiano alcun impatto sull’avvio della strategia del governo. In una Francia impegnata a fronteggiare l’emergenza emerge poi un dato che potrebbe riscrivere la cronologia della pandemia: è stato, infatti, accertato un caso di Covid-19 risalente al 27 dicembre, quasi un mese prima del primo contagio ufficiale-24 gennaio- registrato Oltralpe.

 Il nuovo disegno di legge

Dopo un Consiglio dei ministri straordinario, tenuto sabato 2 maggio, il Ministro della sanità Olivier Véran ed il Ministro dell’interno, Christophe Castaner, hanno chiarito il contenuto del Disegno di legge che estende lo stato d’emergenza fino al 24 luglio e specifica le misure che si applicheranno in merito alla quarantena ed all’isolamento delle persone risultate positive. Il testo, che contiene sette articoli, mira a “consolidare il quadro giuridico” e ad ampliarlo per “integrare le questioni del deconfinamento”, che dovrebbe iniziare l’11 maggio. I due ministri hanno pertanto chiarito la strategia nazionale per la prossima fase della gestione del virus, le cui linee principali erano state presentate all’Assemblea nazionale il 28 aprile dal Primo Ministro, Edouard Philippe.

Olivier Véran ha sottolineato che non sarà “un semplice passo indietro: dovremo vivere per un po’ con il virus”. Il Ministro ha poi dichiarato che non è il momento di rilassarsi nella lotta contro il virus, in caso contrario “tutti questi sforzi fatti mirabilmente dai francesi sarebbero stati vani”. Inizialmente, il Ministro della Salute ha annunciato che la quarantena sarà obbligatoria per “chiunque entri nel territorio” ma il Palazzo dell’Eliseo ha poi chiarito che questa misura non riguarderà i viaggiatori provenienti dall’Unione Europea, dalla zona Schengen o dal Regno Unito, qualunque sia la loro nazionalità. “Un decreto, su proposta degli scienziati, definirà la durata, le condizioni di accesso ai beni essenziali, il follow-up medico che sarà organizzato” ha aggiunto Véran specificando che la misura riguarderà gli asintomatici, mentre per coloro che sviluppano sintomi, l’isolamento sarà obbligatorio. D’altro canto, saranno imposte misure di isolamento per le persone risultate positive già presenti sul territorio francese, ma il governo non ha adottato misure coercitive in caso di mancato rispetto di tale isolamento. “I francesi continueranno ad essere responsabili; non è necessario introdurre misure nella legge per costringerli a rimanere a casa” ha dichiarato Véran. Lo stesso Edouard Philippe, il 28 aprile aveva spiegato: “Lasceremo la scelta alla persona testata positiva di isolarsi a casa, il che comporterà il confinamento di tutta la casa per quattordici giorni, oppure isolarsi in un luogo messo a sua disposizione, in particolare in hotel requisito”. Il Ministro della Salute ha inoltre annunciato che la tracciabilità dei contatti delle persone risultate positive non verrà effettuata con un’applicazione telefonica. “A partire dall’11 maggio no, non ci sarà alcuna applicazione StopCovid disponibile nel nostro paese e il Primo Ministro è stato molto chiaro: se questo tipo di applicazione dovesse vedere la luce del giorno, ci sarebbe un dibattito specifico in Parlamento , nulla è cambiato da quel punto di vista” ha dichiarato il Ministro distinguendo quattro tipologie di “contact tracing” esercitate dal personale sanitario, dall’assicurazione sanitaria, dalle Agenzie regionali e infine dalla sanità pubblica francese con la direzione generale della sanità.

“L’11 maggio, se le condizioni saranno soddisfatte, la regola generale tornerà ad essere la libertà di movimento e i francesi non dovranno più produrre un certificato per uscire per strada” ha dichiarato il Ministro dell’Interno, Christophe Castaner, confermando altresì la sua intenzione di rendere obbligatoria l’uso delle mascherine nel trasporto pubblico. Per quanto riguarda i negozi, il Ministro ha avvertito che riapriranno solo se verranno rispettate le misure di precauzione: “Stiamo lasciando la scelta binaria tra apertura e chiusura: sarà ora possibile assoggettare l’apertura di uno stabilimento a condizioni specifiche”. Al fine di applicare queste regole, il disegno di legge prevede altresì l’estensione dei poteri di verbalizzazione a diverse categorie di agenti che potrebbero, a partire dall’11 maggio, “riconoscere il mancato rispetto delle norme di emergenza sanitaria e punirlo”. “È un contributo considerevole, è un segno di fiducia. È per darci tutte le possibilità affinché il deconfinamento avvenga nelle migliori condizioni sanitarie possibili” ha precisato Christophe Castaner, appellandosi al “civismo dei francesi”.

Il testo del disegno di legge, dopo l’analisi del Senato e dell’Assemblea Nazionale, passerà all’adozione definitiva prima del fine settimana.

La posizione del Senato e la scoperta di un caso positivo a dicembre

Il 4 maggio, il Senato francese, con una maggioranza di seggi appartenenti ai partiti di destra, non ha convalidato la strategia di deconfinamento del governo con un’astensione “massiccia” da parte dei senatori di Les Républicains (LR) e un voto contrario dei gruppi socialisti e comunisti. Presentato dal Primo Ministro, il piano è stato, invece, approvato il 28 aprile dall’Assemblea Nazionale, a maggioranza di deputati appartenenti a La République en Marche. I due voti all’Assemblea Nazionale ed al Senato rimangono prettamente simbolici e non hanno alcun impatto sull’avvio del déconfinement, ciò che conta è il cambio di atteggiamento da parte del Senato francese: inizialmente conciliante nell’ affrontare l’epidemia, l’istituzione francese ha poi cambiato tono, ponendo persino la minaccia di un rinvio al Consiglio costituzionale se la questione della responsabilità delle autorità locali nella gestione del deconfinamento non fosse risolta.

 

In un quadro già di per sé complesso si aggiunge un ulteriore dato rilevante: è stato infatti accertato un caso di Covid-19 risalente al 27 dicembre, quasi un mese prima del primo contagio ufficiale-24 gennaio-registrato nel territorio francese. Il caso è stato scoperto dall’ospedale Jean-Verdier di Bondy, nella banlieue parigina, dove sono stati riesaminati i tamponi di pazienti ricoverati con polmonite nel mese di dicembre. Sarà, dunque, necessario riscrivere la cronologia dell’epidemia in Francia, primo Paese europeo a dichiarare il ricovero di pazienti Covid 19.

FILIPPINE: DUERTE ACCUSATO DI ESSERE IL MANDANTE DI CENTINAIA DI OMICIDI

Asia/BreakingNews di

 

Rodrigo Roa Duerte, classe 1945, nel maggio del 2016 vince le elezioni presidenziali delle Filippine dopo una campagna elettorale dai toni esaltati nella quale spende la propria reputazione di uomo forte e inarrestabile, costruita dal 1988 in poi occupando la poltrona di Sindaco di Davao, Capitale della grande isola di Mindanao, nel sud dell’Arcipelago.

Oggi, la dichiarazione rilasciata davanti all’assemblea legislativa del Senato da parte di un ex-appartenente ad uno squadrone della morte lo chiamano in causa come ispiratore e mandante di centinaia di uccisioni, durante gli anni in cui ha ricoperto la carica di Primo cittadino di Davao.

Salito al potere con il 39% delle preferenze, Duerte non ha mai rinnegato i soprannomi che la stampa gli aveva attribuito: Giustiziere, Punisher ed altri appellativi da B movie americano facevano evidentemente riferimento ad i metodi brutali e arbitrari con i quali l’ex sindaco Duerte aveva condotto la sua personale battaglia contro la corruzione e la droga. In diverse occasioni le organizzazioni per i diritti umani locali e internazionali avevano espresso sconcerto e preoccupazione per le centinaia di esecuzioni extragiudiziarie condotte nella città di Davao durante i lunghi anni del suo governo, delle quali erano rimasti vittima pusher, consumatori di stupefacenti, ma anche semplici cittadini.

Nonostante fossero giunte critiche addirittura dal Vaticano, i Filippini, profondamente cattolici, hanno deciso di concedere la propria fiducia a Duerte, il cui cavallo di battaglia in campagna elettorale è stata la promessa di uccidere 100 mila spacciatori e malviventi nel corso dei primi sei mesi di presidenza. A cinque mesi dalle elezioni, la quota 100 mila è ancora molto lontana ma le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’uccisione di circa 3 mila persone ed una sostanziale sospensione dello stato di diritto in ampie zone del paese. La polizia, che sembra ormai godere di un’impunità quasi totale, ha di fatto confermato queste cifre.

La popolarità di Duerte, durante questi cinque mesi di sangue e violenza, ha continuato a crescere, impermeabile alle denunce delle ONG e alle tante testimonianze che dimostrerebbero l’uccisione di civili incensurati, compresi alcuni bambini, nel corso delle operazioni condotte dalle autorità di pubblica sicurezza.

Oggi, però, la testimonianza rilasciata di fronte al senato da Edgar Matobato, ex-membro di uno squadrone della morte Di Davao, apre scenari ancora più inquietanti e mette il presidente Duerte in una posizione estremamente scomoda.

I Lambada Boys, come si faceva chiamare il gruppo di sicari di cui era membro Matobato, 57 anni e cinquanta omicidi all’attivo, sarebbero responsabili di centinaia di esecuzioni mirate, perpetrate a Davao nel corso degli ultimi decenni. Il testimone, chiamato a parlare di fronte all’aula riunita dalla senatrice Leila de Lima, ex direttrice della commissione per i Diritti Umani delle Filippine, ha dichiarato che Duerte sarebbe stato il mandante di queste esecuzioni, di cui sarebbero rimasti vittime sia molti esponenti della malavita locale che oppositori politici dell’allora sindaco. Matobato ha parlato di corpi dati in pasto ai coccodrilli, di ventri squarciati per non far riemergere i cadaveri sepolti in mare e di altre brutalità riconducibili agli ordini impartiti direttamente da Duerte, la cui immagine appare oggi più vicina a quella di un gangster che a quella di un politico di successo.

Leila de Lima, grande oppositrice del Presidente e, secondo Matobato, bersaglio mancato nel 2009, quando la squadra di sicari non riuscì a portare a termine il suo omicidio, intende utilizzare la testimonianza per mettere sotto accusa Duerte e per creare un legame logico e simbolico tra la violenza che ha insanguinato la città di Davao durante il suo mandato, tra il 1988 ed il 2013, e l’odierna sospensione dei più basilari diritti umani, alla base della guerra voluta dal Presidente per estirpare il narcotraffico e sterminare gli esponenti della piccola criminalità legata al mondo dello spaccio di stupefacenti.

Duerte per ora non ha voluto rispondere alle accuse, ma i suoi portavoce hanno già iniziato ad erigere un muro difensivo, mettendo in dubbio la credibilità di Matobato e sostenendo che de Lima, che dovrà presto presentarsi di fronte ad una commissione di inchiesta parlamentare, sia invischiata in attività illecite legate al traffico di droga.

Lo scontro si sposta dunque in campo aperto e sono in molti a temere che un Duerte ferito, ma ancora forte del sostegno popolare, possa reagire in modo scomposto, trascinando il paese con se in una nuova stagione di violenza e sospensione dei diritti.

Luca Marchesini
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