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Mitsubishi: dati emissioni truccate

Asia di

Un nuovo “caso VolksWagen” si profila sull’orizzonte del sol Levante, seppur su scala minore. E’ di ieri la notizia che la Mitsubishi Motors, storica casa giapponese di automobili (e non solo), ha ammesso di aver truccato i dati relativi all’efficienza energetica di alcuni suoi veicoli.

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Il presidente del gruppo Tetsuro Aikawa ha indetto una conferenza stampa a Tokio per scusarsi con i clienti, e gli stakeholders della Mitshubishi, rivelando che i dati relativi a 625 mila veicoli sono stati manipolati in modo improprio per aumentare i valori del chilometraggio e simulare un minore consumo di carburante. 157 mila di questi sarebbero marchiati Mitsubishi, mentre i restanti 468 mila sarebbero stati prodotti per la Nissan. In tutti i casi si tratta di mini auto con una cilindrata di 660 cc, molto popolari sul mercato nipponico.

La compagnia ha inoltre ammesso di aver violato la legge nipponica, adottando metodologie di test irregolari sin dal 2002. La rivelazione ha spinto  Ministero dei trasporti giapponese ad avviare un’indagine giudiziaria per verificare l’effettiva portata della falsificazione e del danno relativo inflitto ai consumatori.

L’unica danno certo, per ora, è quello che la Mitsubishi ha inflitto al valore delle sue stesse azioni: dopo la conferenza stampa di Aikawa, infatti, il valore di capitalizzazione sulla borsa di Tokio è crollato del 15 per cento: una dura battuta di arresto per i profitti del sesto produttore giapponese di veicoli a motore, fino a quel momento sospinti dalla crescita della domanda globale di automobili.

I problemi, del resto, potrebbero non limitarsi ai veicoli fino ad ora identificati, poiché il gruppo sta svolgendo ulteriori indagini interne per stabilire se anche le macchine vendute fuori dal Giappone siano state testate con le stesse irregolari metodologie.

Secondo una prima stima fatta da un analista di JP Morgan, lo scandalo potrebbe costare alla holding circa 50 milioni di Yen (450 milioni di dollari), comprensivi dei risarcimenti e dei costi di sostituzione delle parti non a norma delle auto. Ma il vero danno, per la casa nipponica, potrebbe essere la compromissione dell’affidabilità del brand, le cui ricadute in termini economici non sono al momento quantificabili.

Le rivelazioni hanno prodotto un’immediata reazione da parte delle autorità giapponesi. La polizia ha condotto un blitz in una delle sedi principali della Mitsubishi Motors, nella città di Okazaki, per raccogliere documentazione ed ha intimato alla società di fornire, entro il limite tassativo del 27 aprile, un rapporto dettagliato sulla situazione e sui test fino ad ora condotti sui veicoli. Lo scopo delle autorità è capire come siano stati falsificati i test e verificare che lo scandalo non abbia proporzioni maggiori di quelle fino ad oggi emerse.

Non è la prima volta che la Mitsubishi si trova costretta a riconquistare la fiducia dei consumatori. All’inizio degli anni 2000 il colosso giapponese dovette affrontare un altro scandalo, quando emerse che alcune sue automobili presentavano una serie di gravi difetti, con freni e frizioni mal funzionanti e serbatoi che si staccavano dal veicolo durante la marcia.

Lo scandalo Walkswagen, costato alla casa di Wolfsburg 6,7 miliardi di dollari e la perdita di importanti quote di mercato, non è dunque rimasto un caso isolato e solo il futuro ci dirà quanti altri produttori hanno truccato i dati sulle emissioni, truffando i consumatori, per aggiungere qualche zero ai propri profitti.

 

Luca Marchesini

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Luca Marchesini
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