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Iraq: Nasce a Mosul il primo Team Joint per la stabilizzazione.

Difesa/SICUREZZA di

Nasce a Mosul il Civil Affair Team della Task Force Praesidium. L’obbiettivo  è quello di supportare la ricostruzione e lo sviluppo socio-economico del territorio recentemente liberato dal Daesh . Il Team nasce dalla volontà di implementare le attività legate alla stabilizzazione dell’area attraverso il supporto diretto alla popolazione ed è costituito dai rappresentati del Counter-Terrorism Service e del National Security Service, supportati da personale della Praesidium.

Tra le iniziative che possano rispondere adeguatamente alle esigenze dei villaggi, il Civil Affair Team ha costituito, nel vasto distretto di Wanà, a pochi chilometri dalla Diga, un tavolo di incontro settimanale con il Manager della Municipalità. Tra i principali scopi del tavolo di lavoro è prevista sicuramente la realizzazione di progetti caratterizzati da una maggiore presenza sul territorio da parte di Organizzazioni Umanitarie, in grado di conseguire attività a lungo termine a favore della popolazione.

Il team è già a lavoro. Nella prima settimana di attività sono stati donati arredi scolastici alla scuola primaria del vicino villaggio di Babinet. Quotidianamente il team si incontra con le autorità locali per discutere e pianificare i progetti di sviluppo e di implementazione di settori fondamentali quali l’istruzione, la sanità e dell’agricoltura.

La delicata situazione sanitaria ha infatti spinto la Praesidium a realizzare un progetto congiunto con il reparto del Counter-Terrorism per il supporto alla locale Clinica pubblica, attraverso un’assistenza settimanale fornita da medici italiani e iracheni in rinforzo al personale della struttura

Il territorio; Il distretto conta oltre 30 villaggi ed una popolazione di circa 30mila abitanti. Questo numero è però in forte crescita dopo che l’area è ritornata sotto il controllo delle Forze Irachene. Infatti, in queste ore, molte famiglie, che avevano abbandonato l’area durante la presenza dell’Isis, stanno facendo ritorno dai campi profughi o dalle altre zone dove avevano trovato riparo.

 

Mosul, gli alpini della Task Force Presidium addestrano le forze Curdo-irachene all’operatività in montagna

ASIA PACIFICO/SICUREZZA di

Presso la diga di  Mosul è stata inaugurata una nuova area addestrativa mirata ad aumentare la capacità operativa delle truppe Curdo –Irachene nel combattimento in quota.

La palestra di Roccia realizzata dalla Task Force Presidium e battezzata “Monte nero” in onore della battaglia del 3° Alpini nella prima Guerra Mondiale è in gardo di fornire un ampio ventaglio di scenrai utili alla formazione montana, la parete messa in sicurezza e dotata di 12 vie ferrate con difficoltà variabile sarà utilizzata per l’addestramento delle truppe operanti  nell’area.

La cerimonia è stata presieduta dal Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, accompagnato dal Comandante del Contingente Italiano e Deputy Commanding General for Training presso il Combined Joint Force Land Component Command – Operation Inherent Resolve, Generale di Brigata Francesco Maria Ceravolo.

In questa area  sotto il  coordinamento del Kurdistan Training Coordination Center (KTCC), l’Unità addestrativa multinazionale a guida italiana, sarà avviato prossimamente il primo corso di di Mountain Warfare Basic Skills, svolto dagli istruttori alpini a favore del Battaglione Kommando degli Zaravani delle Forze di Sicurezza Kurde.

La missione italiana

L’Italia partecipa con la “Missione PrimaParthica, secondo contributore dopo gli USA, all’Operazione “Inherent Resolve” di contrasto al terrorismo internazionale”: 1500 militari appartenenti a tutte le Forze Armate, impiegati nelle sedi di Baghdad e Erbil nell’addestramento delle Forze di Sicurezza curde (Peshmerga) ed irachene, ed assicurando a tutta la Coalizione, con un Task Group aeromobile dislocato presso  l’aeroporto di Erbil, la capacità di Personal Recovery (PR) in tutto il quadrante settentrionale  del teatro iracheno.

Nell’ambito di tale missione, la Task Force “Praesidium”, con i suoi 500 uomini e donne dell’Esercito italiano, garantisce la sicurezza al sedime della diga dove la ditta italiana Trevi Spa sta operando per mettere in sicurezza l’infrastruttura idraulica e scongiurarne il rischio di una catastrofe ambientale.

Happy International Museum Day!

feed_corousel di

This is just a small tribute to all the incredibly brave people, who have been fighting and risking their own lives, to preserve and rescue our worldwide historical and archaeological heritage, as well as the core of our often forgotten thousand-year-old civilizations.

Inside Mosul Museum/ Eleonora Vio

 

Inside what ISIS left of Mosul Museum/ Eleonora Vio

 

Head of the Heritage Buildings in Mosul and archaeologist Layla Salih assesses the damages inside Mosul Museum/ Eleonora Vio

 

Because of ISIS snipers located all around, archaeologist Layla Salih is forced to leave Mosul Museum from a hole carved on a side wall/ Eleonora Vio

Special thanks to Layla Salih, one of the most courageous women I’ve ever met.

All pictures were taken at Mosul Historical Museum, in the western side of Mosul city, in April 2017.

Mosul, I bambini del fronte

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Children on the frontline/ Eleonora Vio

Mentre a Mosul la battaglia contro lo Stato Islamico avanza lentamente alle porte della città vecchia, i quartieri liberati che delimitano la linea del fronte riflettono l’incubo da cui molti iracheni faticano a svegliarsi. I colpi di mortaio rimbombano in continuazione, facendo traballare i palazzi pericolanti e animando le strade deserte ricoperte da cumuli di macerie. E i bambini, con sguardi spenti ma interrogativi, sono le vittime di questa terrificante e surreale desolazione.

Questa foto è stata scattata il 9 aprile a Mosul.

To be continued…

La battaglia di Mosul e il dibattito sull'unita nazionale irachena

Asia/Difesa di

Le dichiarazioni e le denunce da parte di diversi attori internazionali riguardo le numerose vittime civili causate dai bombardamenti statunitensi su Mosul, hanno inevitabilmente rallentato l’avanzata nella Città Vecchia. Ad oggi le forze dell’esercito nazionale iracheno sono rallentate dai militanti dello Stato Islamico nei pressi della Grande Moschea di al-Nuri. Si valuta che circa 300.000 persone siano ancora presenti nei quartieri della Città Vecchia di Mosul, e ciò induce ad una necessaria pazienza da parte dei militari iracheni. Tuttavia la sconfitta dei terroristi e la liberazione della Moschea avrebbe una portata simbolica enorme: proprio qui infatti nel 2014 Abu Bakr al-Baghdadi proclamava la nascita di Daesh.

Alla rallentata offensiva sul fronte Ovest, fa da contraltare una accelerazione verso la normalità nella parte Orientale della città. Secondo fonti governative irachene nell’ultima settimana circa il 90% dei rifugiati sono potuti tornare nelle loro abitazioni nella parte liberata, contraddette però dal Commissario ONU per i Rifugiati secondo cui ci sono ancora 400.000 internally displaced persons (IDP).

Resta tuttavia ancora al centro del dibattito, la prospettiva politica di un Iraq unito e compatto attorno ad un governo nazionale. In particolare sul fronte curdo, vi sono state dichiarazioni che rendono nuovamente difficile pensare ad un futuro pacifico per il Paese, anche dopo la sconfitta dello Stato Islamico. Dopo la decisione del governo regionale di Barzani di issare la bandiera curda sugli edifici pubblici nella città di Kirkuk, il consiglio cittadino si è proclamato a favore di un referendum per decidere sul suo futuro: aderire alla regione autonoma curda oppure rimanere legata a Baghdad. Le reazioni contro tale votazione non si sono fatte attendere, non solo da parte del governo centrale iracheno. Ankara e Teheran si sono prontamente dichiarate contrarie alla possibilità di una eventuale adesione di Kirkuk alla regione curda: il Primo Ministro turco Yildrim ha dichiarato che Kirkuk “è una città turkmena”. Anche l’Iran si è pronunciato contro il possibile referendum. Gli interessi iraniani riguardano innanzitutto l’accordo firmato recentemente tra Baghdad e Teheran riguardo la distribuzione del petrolio proveniente dai ricchi giacimenti della provincia di Kirkuk. Ma nel quadro politico generale, né Erdoğan né Rouhani possono permettersi un Kurdistan iracheno indipendente e forte, dal momento che sia in Turchia che in Iran vi sono delle importanti minoranze curde, che potrebbero guardare ad Erbil come a un modello di ispirazione politica.

Non a caso dopo la conclusione dell’operazione turca Euphrates Shield in Siria, in molti hanno analizzato la possibilità di un rafforzato impegno di Ankara in Iraq, con particolare attenzione nell’area di Shingal e Tel Afar, dove la presenza del Parito Curdo dei Lavoratori (PKK) pone rischi per tutti gli attori regionali. A tal proposito risuonano minacciose le parole del Presidente Erdoğan: operazioni militari nella regione non si possono infatti escludere.

Continua ad esserci grande incertezza sulla stabilità di un governo nazionale anche però internamente ai partiti politici ed alla corrente maggioritaria sciita. Tra questi occupa un ruolo prominente il leader del Supremo Consiglio Islamico Iracheno (ISCI), Ammar al-Hakim. Egli ha incontrato il Rappresentante dell’ONU Jan Kubiš, sottolineando l’importanza di evitare le divisioni e i conflitti interni; tuttavia ha anche rifiutato la proposta di per la “riconciliazione nazionale”, criticata e ritenuta inaccettabile dal partito sciita.

È proprio riguardo il dialogo tra questi due attori che si concentra la pubblicazione del Middle East Research Institute: il blocco sciita rivestirà un ruolo decisivo per una riconciliazione politica in Iraq, eppure le differenze tra al-Hakim e al-Sadr sembrano ancora una volta irrisolvibili. Alla proposta di Historical Settlement da parte del primo, ha fatto seguito la controproposta da parte del secondo di una tabella di marcia comprendente diversi punti critici. Nonostante entrambi si dichiarino favorevolmente all’unità politica del Paese, persistono dunque degli elementi di scontro. Uno di questi riguarda certamente il rapporto con Teheran: il sostegno iraniano al partito di al-Hakim è storico. Diversamente al-Sadr ha usato spesso toni aspri verso il paese vicino, ed è il primo leader sciita a pronunciarsi contro il regime di Assad in Siria, invitandolo a farsi da parte per il bene del suo popolo. Contemporaneamente però, un punto centrale del suo “roadmap”, si basa sul ritiro immediato di tutte le forze militari straniere dal suolo iracheno.

Di certo la situazione di instabilità in Iraq non si può ritenere facilitata dalla recente decisione del Presidente Trump di intervenire con decisione nel conflitto siriano. Gli attori in gioco in Siria sono gli stessi in Iraq, ed una escalation di tensione tra Washington e Teheran, che possa coinvolgere pure Ankara e Mosca, sarebbe certamente distruttiva per ogni ipotesi di tavolo di pacificazione nazionale. Ancora una volta è necessario sottolineare l’importante ruolo che Trump deve affidare al suo Segretario di Stato Rex Tillerson e alla diplomazia statunitense.

Di Adriano Cerquetti

Mosul, liberato il 70% della città

Asia/Difesa di

Le truppe iraqene supportate dalla coalizione hanno liberato il 70% della città dopo settimane di aspri combattimenti casa per casa.

La conquista di tutti i ponti sul Tigri rappresenta una passo decisivo verso la completa liberazione della città da ha dell’esercito regolare Iraqeno e delle truppe Peshmerga.

Nella mattinata di oggi è stata preso anche l’Istituto Tecnico dell’Università di Mosull sulla University Boulevard, viale che si ricongiunge verso il Tigri sul quinto ponte, azione che permetterebbe di chiudere in una sacca l’eventuale resistenza dei quartieri a ridosso del fiume per una accurata azione di sicurezza casa per casa.

Questo successo è da attribuire in parte anche allo sforzo tattico della coalizione che, con i bombardamenti mirati e il supporto tattico alle truppe Iraqene, comprese le forze Zerawani e Peshmerga, ha permesso una avanzata molto più veloce in questi giorni.

Il comandante della operazione Inherente Resolve , il colonnello dell’esercito Statunitense brett sylvia, nella conferenza stampa di ieri ha indicato come sia stato importante il coordinamento strategico tra il supporto tattico e le forze iraqene, un lavoro di squadra eccezionale che ha portato al risultato odierno.

I questo scenario i bombardamenti mirati e l’uso dei droni hanno permesso di mettere fuori gioco la principale risorsa tattica dell’ISIS , le auto bombe e gli ordigni esplosivi improvvisati, dando finalmente lo spazio di manovra necessario per la liberazione della città.

Queste autobombe realizzate per massimizzare l’effetto dirompente dell’esplosione sono state per mesi il punto di formza delle milizie nere mettendo in serie difficoltà le truppe di sicurezza. Queste auto venivano lanciate contro la linea difensia, i check point o le truppe in avanzata creando vittime e caos che permettava un tiro di efficacia sui superstiti.

Mosul nei quasi 24 mesi di occupazione è stata fortificata e nel sottosuolo sono stati realizzati tunnel sia per le persone che per piccoli mezzi dando la possibilità ai terroristi di muoversi al sicuro da un punto all’altro della città.

Ma la perdita di questi mezzi non significa aver distrutto la loro capacità offensiva, su Mosul volano anche piccoli Droni quadricotteri commerciali con una autonomia di 45 minuti capaci di sganciare ordigni esplosivi o di lanciarsi come kamikaze sulle postazioni iraqene..

Il Ministro della Difesa italiano Pinotti vola a Mosul

Asia/Difesa di

In vista del nuovo impegno in Iraq pianificato per proteggere le operazioni di messa in sicurezza dell’imponente diga di Mosul il Ministro Pinotti si reca in visita alle forze italiane di che operano a Erbil.

Le forze presenti nella città appartengono al 5° Reggimento Aviazione “Rigel” e al 7° “Vega” della Brigata aeromobile “Friuli” dell’Esercito italiano, appoggiati dal reggimento di fanteria aviotrasportata del 66° “Trieste“.

Il loro compito è quello di fornire CSAR, Combat search and rescue, ossia operazioni di recupero, ricerca e salvataggio in ambienti ostili.

A questi verranno affiancate nuovi elementi che avranno il compito di garantire la sicurezza degli operatori civili della società TEVI che si occuperà dei lavori alla diga.

04022018-4ebd-4632-854d-cf330aef75c706MediumLa diga si trova a circa 20 chilometri da Mosul e l’area al momento è interessata da combattimenti tra le forse del governo Irakeno e i terroristi del Daesh che hanno avuto il controllo della zona fino a pochi mesi fa.

Durante la visita il Ministro Pinotti ai militari presenti a Erbil ha confermato il forte apprezzamento per il oro lavoro “La missione che state svolgendo con grande competenza, professionalità e umanità – ha detto durante il suo discorso – è fondamentale per la sicurezza dell’Iraq e del nostro Paese. Sconfiggere il terrorismo deve essere un obiettivo prioritario della comunità internazionale. Grazie perché con il vostro lavoro tenete alto l’onore dell’Italia”.

Con l’invio dei nuovi 500 elementi delle Forze Armate l’Italia diventa il secondo Paese più importante nella coalizione anti Isis. Un impegno che nasce dalla ferma volontà di contrastare l’attività dei terroristi.

Mosul e i dubbi sull’invio dei militari italiani a difesa della diga

Asia/Difesa di

È la più grande dell’Iraq e la quarta in tutto il Medio Oriente. Stiamo parlando della ormai famosa diga di Mosul, emblema, da mesi, di un eventuale nuovo intervento militare da parte dell’Italia sul territorio iracheno.

Lo scorso dicembre, infatti, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dichiarato che lo stato attuale della diga è seriamente compromesso e dal momento che l’appalto per la rimessa in sicurezza sembrerebbe vinto da un’azienda italiana, la Trevi S.p.a., l’unica ad aver presentato l’offerta economica per la manutenzione della diga, il governo sarebbe disposto ad inviare 450/500 militari a difesa dei tecnici che lavoreranno sul posto. L’annuncio di Renzi fa eco su tutti i giornali online e offline, alimentando anche perplessità sull’impiego strategico di un contingente sul posto. Generalmente, infatti, le grandi aziende che operano in aree di crisi, si autofinanziano per la propria sicurezza attraverso agenzie di contractors che vengono ingaggiati per la sicurezza dei propri dipendenti.

Quale obiettivo strategico si nasconde dietro alle parole del Presidente del Consiglio? Ancora non è chiaro e in risposta alle dichiarazioni di Renzi, c’è subito la contropartita del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che ha assicurato che i militari italiani interverranno solo ed esclusivamente a protezione del sito. Ricordiamo che Mosul è la seconda città dell’Iraq e che ha visto l’avanzata del sedicente Stato islamico per poi essere riconquistata dai combattenti peshmerga che controllano tuttora la zona. Ma Mosul, definita anche attuale capitale del califfato nel nord dell’Iraq, oggi è anche teatro dei raid americani. È solo di un paio di giorni fa infatti, la notizia del bombardamento del deposito di denaro dell’Isis.

Intanto, sull’ipotetico intervento militare italiano in Iraq, si esprime anche il ministro delle risorse idriche iracheno, Mushsin Al Shammary, che in un colloquio con l’ambasciatore italiano, ha affermato che l’Iraq “non ha bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il suo territorio, i suoi impianti e la gente che ci lavora”, e che ogni eventuale dispiegamento di truppe italiane sul territorio iracheno, potrà avvenire solo ed esclusivamente attraverso intese con il governo locale. Allo stato attuale mancano le basi degli accordi internazionali tra i due governi e per la Trevi si allunga l’attesa, così come per la diga, la cui distruzione rischia di mettere in pericolo la popolazione delle province di Ninive, Kirkuk e Salahuddin, causando danni nella pianura dell’Eufrate fino a Baghdad, 350 chilometri a sud di Mosul.

Paola Longobardi

L'Isis conquista la città di Palmira

Video di

Inarrestabile la marcia dell’Isis che dopo aver conquistato la citta’ di Palmira muove verso Bagdad .

il califfato si dirige verso le due capitali damasco in Siria e Bagdad in Iraq con l’obiettivo di far cadere i due governi e instaurare il califfato nero

Ma intanto anche i qaedisti del Fronte al Nusra, insieme ad altri gruppi armati fondamentalisti, hanno inferto un altro duro colpo alle forze siriane, occupando un ex ospedale trasformato in caserma nella citta’ Nord-Occidentale di Jisr al Shughur, dove erano assediati da settimane 200 soldati, la cui sorte rimane per ora sconosciuta

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Redazione
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