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Yemen: un nuovo missile è stato lanciato da parte dei ribelli contro i nemici sauditi

MEDIO ORIENTE di

I ribelli Houti hanno lanciato, giovedì 30 novembre, un missile balistico di media gittata diretto in territorio saudita. Secondo quanto riporta Masirah TV, il missile è partito dal nord dello Yemen ed è riuscito a colpire l’obiettivo militare fissato in Arabia Saudita. D’altra parte un video rilasciato dalle forze militari saudite smentisce parte della notizia, mostrando l’abbattimento del missile prima del raggiungimento dell’obiettivo.

Questo sarebbe il secondo missile yemenita lanciato verso l’Arabia Saudita nel mese di Novembre.

L’attacco è stato sferrato poco dopo che il capo del movimento di resistenza Ansarullah, Sayyid Abdul-Malik Badreddine al-Houthi, da cui il nome con cui vengono appellati i ribelli, ha rilasciato un discorso in diretta televisiva. Tale discorso ha avuto una grande visibilità, dieci mila spettatori, in quanto si stavano celebrando i festeggiamenti per l’anniversario di compleanno del profeta Maometto, ricorrenza che quest’anno coincide con l’anniversario di trent’anni dalla liberazione dell’occupazione Britannica in territorio yemenita del 1967.

Al-Houti ha minacciato future rappresaglie contro l’Arabia Saudita, in risposta al blocco areo, navale e terrestre che sta mettendo in ginocchio la popolazione yemenita. “Se il blocco dovesse continuare, sappiamo cosa (quali obiettivi), potrebbero causare grande dolore e sappiamo come raggiungerli” queste sono le dure parole del leader dei ribelli, che arrivano solamente un giorno dopo gli scontri mortali avvenuti vicino la moschea di Saleh, nella capitale.

La Corea del Nord testa un nuovo missile balistico

Asia di

La Corea del Nord ha fatto un altro passo verso uno dei suoi obiettivi prioritari: realizzare un missile inter-continentale che sia in grado di trasportare una testata nucleare e colpire in modo accurato il nemico, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Nelle ultime ore infatti i media statali hanno diffuso la notizia che Pyongyang ha testato con successo un nuovo motore a combustibile solido in grado di aumentare considerevolmente la potenza del suo arsenale missilistico. Il test fa parte di un più ampio progetto, volto allo sviluppo di un missile balistico a lunga gittata (ICBM, InterContinental Ballistic Missile), che sembra progredire rapidamente nonostante le sanzioni dell’ONU e i numerosi allarmi lanciati dalla Corea del Sud.

Dopo i recenti test nucleari di gennaio, la Corea del Nord continua dunque a muoversi in modo spericolato sul crinale che divide la retorica bellicista contro i nemici del sud e degli Stati Uniti e gli effettivi sviluppi sul fronte della tecnologia militare.

L’agenzia di stampa nazionale, la KCNA, ha salutato con orgoglio il successo del nuovo test, che “ha contribuito ad incrementare la potenza dei missili balistici”, aggiungendo che presto gli ingegneri nordcoreani saranno in grado di testare nuovi ordigni “capaci di colpire senza pietà le forze ostili”.

Anche il presidente Kim Yong-Un ha assistito al lancio dimostrativo, celebrandone immediatamente la riuscita. “Questo è un giorno storico ed indimenticabile”, avrebbe dichiarato davanti ai microfoni e ai taccuini dell’informazione di regime.

Il test rafforza di fatto la posizione di Pyongyang, dopo che la scorsa settimana, stando a quanto riportato dai media locali, era stato sperimentato con esito positivo il lancio ed il rientro in atmosfera di un  missile balistico che potrebbe presto o tardi essere attrezzato per trasportare una testata nucleare miniaturizzata.

Ai test militari, ancora una volta, si è alternata la retorica della provocazione. Mercoledì scorso il Nord ha minacciato di colpire l’ufficio presidenziale del Sud con una batteria di missili di grande calibro, aggiungendo che le unità speciali dell’esercito sono pronte ad entrare in azione. Il presidente sudcoreano Park Geun-hye ha deciso di replicare al tentativo di intimidazione, ordinando di aumentare lo stato di allerta e chiedendo all’esercito di essere pronto a rispondere alle “incoscienti provocazioni” di Pyongyang.

La tensione nella penisola coreana torna dunque a salire pericolosamente, in un momento in cui il regime del nord si sente stretto tra le nuove sanzioni decise dall’ONU, dopo gli ultimi test nucleari, e le esercitazioni militari congiunte che il Sud e gli USA stanno conducendo, come ogni anno, a poca distanza.

Esercitazioni che ovviamente hanno messo in allarme Pyongyang, che le considera come “prove di guerra nucleare” alle quali è necessario rispondere in modo deciso.

Nonostante i progressi sul fronte dei motori a combustibile solido, gli esperti ritengono che la Corea del Nord non sarà in grado, ancora per molti anni, di minacciare gli Stati Uniti con missili ICBM. Probabilmente parte dell’escalation verbale e propagandistica di Pyongyang va fatta risalire a motivazioni interne. Tra poco infatti dovrebbe tenersi il primo congresso del Partito dei Lavoratori nordcoreano dopo 35 anni e l’attuale leadership, rappresentata dal presidente Kim Yong-Un, ultimo della dinastia dei Kim, ha bisogno di portare sul tavolo qualche importante successo sul piano militare per riaffermare la propria legittimità come guida suprema.

Luca Marchesini
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