GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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La partita russa tra Ucraina e Turchia

Varie di

Il fronte ucraino torna ad essere caldo. Mercoledì 16 dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto (già annunciato in precedenza) che sospende l’accordo di libero scambio tra Kiev e la CSI. La sospensione arriva a seguito dell’accordo di libero scambio tra Ucraina e Unione Europea, in vigore dal 1° gennaio. Il capo del Cremlino ha motivato la decisione spiegando che tale patto lede gli interessi economici russi.

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Di fatto, come citato da molte fonti internazionali, la guerra nell’Est europeo non è ancora finita. In primis, per la conferma, arrivata da Putin nel corso della conferenza stampa di fine anno, della presenza di truppe russe all’interno del territorio ucraino. Poi, a causa del’ostacolo continuo da parte dei separatisti al lavoro dell’OSCE nel Donbass, dove il blocco degli aiuti umanitari, denunciato da Unicef e Medici Senza Frontiere, e la violazione del cessate il fuoco stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza degli accordi di Minsk/2.

Un pericolo denunciato dallo stesso segretario generale NATO Jens Stoltenberg nel corso della conferenza stampa di giovedì 17 dicembre con il presidente ucraino Petro Poroshenko: “Ci sono stati progressi negli ultimi mesi. Tuttavia, recentemente, abbiamo registrato l’aumento delle violazione degli accordi di pace. Esiste un reale rischio di un ritorno alla violenza”.

La conferenza stampa congiunta si è tenuta il giorno dopo la firma del piano di cooperazione tra NATO e Ucraina, altro fattore che potrebbe rendere vani i progressi fatti a Minsk lo scorso febbraio e portare ad un ennesimo raffreddamento dei rapporti tra Occidente e Mosca. Il piano prevede la riconfigurazione del settore Difesa ucraino e il miglioramento del potenziale delle sue forze armate, e la partecipazione di Kiev ai progetti atlantici sulla “Difesa Intelligente”.

Con il continuare delle sanzioni europee ai danni della Russia fino a quando la situazione non andrà stabilizzandosi, come annunciato dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, e con la possibilità dell’ingresso della Turchia in Europa, il Sud-Est europeo si è fatto rovente in questo finale di autunno.

Sempre nel corso della conferenza stampa di fine anno, oltre a definire “atto ostile” l’abbattimento del caccia russo lo scorso 24 novembre, il capo del Cremlino ha parlato di una evidente volontà dei turchi “di mostrarsi compiacenti con gli americani”.

Pur essendo conciliante con gli Stati Uniti sul fronte siriano (“faremo il possibile per trovare il modo di superare questa crisi”) e appoggiando la linea italo-americana in Libia (appoggio del governo di unità nazionale e dell’intervento militare ONU), i rapporti tra Russia e Occidente destano ancora motivi di preoccupazione.

Soprattutto perché, oltre al tema dell’allargamento NATO e alla crisi di rapporti con Ankara, dobbiamo aggiungere la crisi economica russa “troppo dipendente – come dichiarato dallo stesso Putin – da fattori economici esterni, come il drastico calo del prezzo del petrolo” e, come denunciato nei mesi scorsi, dalle sanzioni inflitte da Stati Uniti e Unione Europea.
Giacomo Pratali

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Crisi Ucraina: autunno decisivo

EUROPA di

Il summit delle Nazioni Unite del 24-30 settembre e il vertice tra Germania, Francia, Ucraina e Russia del 2 ottobre sono due appuntamenti cruciali sia per un cessate il fuoco definitivo tra Kiev e i separatisti, sia per i rapporti futuri tra Washington e Mosca.

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Situazione di stand-by nell’ambito della guerra civile in Ucraina. Nel corso del mese di settembre, il cessate il fuoco tra esercito e combattenti filorussi ha retto. Mentre è in corso la visita del segretario generale Nato Jens Stoltenberg a Kiev, dove ha incontrato il presidente Petro Poroshenko: “La Russia sta continuando ad armare i ribelli separatisti nonostante la tregua”, hanno ammonito i due. Ma il clima che si respira è di attesa verso il vertice del 2 ottobre, quando i leader di Germania, Francia, Ucraina e Russia si incontreranno per fare tracciare un bilancio della flebile tregua imposta dall’accordo di Minsk/2.

Se a questo vertice si aggiunge quello delle Nazioni Unite del 24-30 settembre, si intuisce che questo autunno potrebbe essere decisivo per il contesto ucraino, oltre che per altri scenari geopolitici. La crisi finanziaria e di sistema hanno infatti spinto il governo ucraino ad accelerare, a fine agosto, quelle riforme costituzionali che mirano a dare più autonomia alla regioni del Donbass, in linea con gli accordi di Minsk, e a siglare un accordo di ristrutturazione del debito con i creditori.

Dall’altro lato, c’è la Russia. Una Russia colpita duramente dal crollo dei prezzo del petrolio e che ha visto calare di oltre il 20% il valore del Rublo negli ultimi quattro mesi. Uno scenario dove le sanzioni economiche imposte da Stati Uniti e Unione Europea non sono la principale causa della crisi, ma fattori tuttavia importanti, soprattutto nell’ottica dello sviluppo energetico.

Se il Cremlino, infatti, ha il coltello dalla parte del manico verso l’Europa per quanto concerne la fornitura di gas, dall’altro lato le sanzioni costituiscono un intralcio ai progetti di sviluppo petrolifero e gasifero nel Mar Artico. Programmi di cui l’economia russa ha bisogno per mantenere alto il proprio livello di produzione attuale.

La crisi ucraina, pertanto, potrebbe vivere di riflesso degli esiti dei vertici del 24-30 settembre e 2 ottobre. Nel primo, sarà importante l’incontro tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, dove verrà evidenziato l’intervento russo in Siria al fianco del governo ma, soprattutto, contro lo Stato Islamico. Nel secondo, il vertice di Vladimir Putin con Angela Merkel e Francoise Hollande servirà ad ammorbidire Germania e Francia. In entrambi i casi, l’obiettivo è uno solo: arrivare alla riduzione delle sanzioni economiche contro la Russia a partire dal biennio 2016/17.

Tuttavia, i passi falsi da ambo le parti continuano. Sul fronte ucraino, si registra l’aumento del coinvolgimento di combattenti nelle brigate paramilitari di estrema destra che combattono al fianco dell’esercito di Kiev. Mentre il Consiglio Nazionale per la Sicurezza ha redatto una nuova lista nera che ha messo al bando 34 giornalisti stranieri, di cui 3 della Bbc, oltre all’ex presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, reo di avere preso parte alla visita in Crimea assieme a Putin.

Sul fronte russo, infine, il Cremlino è stato smentito da un articolo, pubblicato per sbaglio (poi rimosso) dalla testata Delovaia Zhizn e ripreso per primo da Forbes, in cui è stato svelato il numero di soldati russi morti nel conflitto in Ucraina: 2000. Mentre Mosca ha sempre negato il coinvolgimento diretto.

Ma la riunione Onu del 24-30 settembre e il vertice europeo a quattro del 2 ottobre, assieme all’accentuarsi delle crisi geopolitiche in Siria e Libia, potrebbero indurre le parti in causa a giungere ad una soluzione che porti non solo alla fine della guerra civile in Ucraina, ma al “riscaldamento” dei gelidi rapporti tra Stati Uniti e Russia.
Giacomo Pratali

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Ucraina, Kiev: almeno un morto e 90 feriti

BreakingNews/EUROPA di

Almeno un morto e circa 90 feriti, soprattutto poliziotti e volontari della Guardia Nazionale Ucraina, dopo una serie di ordigni fatti esplodere nella piazza antistante al Parlamento di Kiev da parte di manifestanti della destra nazionalista, in particolare riconducibili al partito Svoboda. La protesta è divampata a seguito dell’approvazione della prima bozza della riforma costituzionale sul decentramento istituzionale che, in linea con gli accordi di Minsk 2, prevede lo statuto speciale per le regioni di Donetsk e Lugansk.

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Un ritorno alle proteste di piazza nella capitale, dunque, ad un anno e mezzo dagli scontri di Maidan. Se gli accordi di Minsk 2 finora non erano stati rispettati per il susseguirsi degli scontri nel Donbass e il continuo rimbalzo di accuse tra Kiev e Mosca, adesso sono i gruppi nazisti a non volere cedere sul piano delle autonomie. La stessa parte politica che, negli ultimi mesi, ha visto arruolare il maggiore numero di volontari tra le brigate che combattono contro i separatisti filorussi.

Oltre alla questione dei jihadisti loro alleati in questa guerra civile, oltre alla crisi economica ucraina ormai endemica testimoniata da un debito pubblico fuori controllo, si pone il problema della collocazione nella società civile di alcuni soggetti politici sorti in difesa dei confini ucraini. La questione, infatti, non è più solo porre fine al conflitto interno al Paese e a quello internazionale che coinvolge Nato e Russia, ma il ritorno alla normalità di uno Stato che rischia di rimanere irrimediabilmente segnato al proprio interno: la destra nazista e miliziani islamisti potrebbero costituire un problema reale a due passi dall’Europa.
Giacomo Pratali

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Giacomo Pratali
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