GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Gli Stati Uniti cambiano direzione sotto la Presidenza Trump

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L’8 di novembre il popolo statunitense ha eletto il repubblicano Donald Trump come prossimo Presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, i risultati elettorali hanno preso alla sprovvista quasi tutti. La vittoria di Donald Trump è stata assolutamente inaspettata, soprattutto perché i sondaggi avevano previsto il successo di Hillary Clinton. In ogni caso, i risultati elettorali mostrano un Paese profondamente diviso tra due opposte visioni dell’America e opposte idee sul ruolo che gli Stati Uniti dovrebbero svolgere sul piano delle relazioni internazionali. Per comprendere perché gli statunitensi hanno eletto Donald Trump a dispetto delle previsioni, sarà utile esaminare le sue proposte di politica interna oltre a quelle di politica estera.

La politica interna di Donald Trump può essere sintetizzata nello slogan “Make America great again”. Trump ha svolto la sua campagna elettorale concentrandosi sulla classe lavoratrice ed enfatizzando l’idea che l’America abbia un grande potenziale che non è stato a pieno utilizzato fin’ora. Secondo Trump, le ragioni di tale situazione sono da riscontrarsi nell’eccessivo sviluppo dell’economia finanziaria a scapito di quella reale. L’economia reale sostiene la crescita economica e rende possibile un miglioramento del benessere, mentre l’economia finanziaria è considerata responsabile della bolla immobiliare, che è esplosa nel 2007. Trump si è riferito ai suoi sostenitori definendoli un grande movimento, volenteroso di cambiare l’America. La sua retorica è stata considerata come populismo da gran parte del Paese, tuttavia la maggioranza ha visto in essa un modo per sentirsi in potere di cambiare le sorti dell’America. Secondo alcuni esperti, i votanti hanno preso posizione contro l’establishment. Il rifiuto della classe politica tradizionale non è un fenomeno isolato nello scenario internazionale come abbiamo potuto osservare in occasione del referendum sulla Brexit, oltre che nei recenti risultati elettorali in diversi Paesi europei. I principali strumenti per ridare grandezza all’America, secondo Trump, sono i tagli alle tasse per le imprese, misure più restrittive sull’immigrazione e leggi inflessibili contro criminali e terroristi. Il taglio delle tasse è pensato per sostenere la crescita economica aiutando le imprese a restare negli Stati Uniti invece di delocalizzare la produzione all’estero. La posizione di Trump sull’immigrazione è stata largamente criticata, poiché ha proposto di costruire un muro al confine con il Messico e di espellere tutti gli stranieri irregolari che risiedono negli Stati Uniti. Infine, la sua posizione sui criminali ed i terroristi è stata considerata razzista da gran parte dei cittadini americani. In particolare, Trump ha proposto di introdurre leggi stringenti e rafforzare i poteri della polizia per risolvere il problema della conflittualità razziale negli USA. Tuttavia, questo tipo di misure preoccupa la popolazione afroamericana che è stata protagonista di numerose proteste durante l’ultimo anno poiché si sente discriminata dalla polizia. La durezza della posizione di Donald Trump in merito alla questione razziale potrebbe portare ad incrementare la conflittualità già esistente tra il governo e le comunità afroamericane.

Passiamo ora ad analizzare la politica estera di Donald Trump. Il suo progetto può essere identificato nell’espressione “isolazionismo”. Per quanto riguarda le relazioni economiche con altri Paesi, Trump vorrebbe introdurre misure protezionistiche, poiché ritiene che i problemi economici degli USA siano principalmente dovuti al processo di globalizzazione. Non si tratta di una posizione isolata se pensiamo al Regno Unito che probabilmente negozierà l’uscita dal Mercato Unico Europeo. L’idea di focalizzarsi sui problemi interni degli USA, piuttosto che realizzare interventi militari in tutto il mondo, è l’argomento di politica estera che ha convinto maggiormente gli elettori. Gli statunitensi non comprendono le ragioni del consistente coinvolgimento degli USA in Medio Oriente come in altre parti del mondo, anche perché non percepiscono alcun vantaggio diretto da tali operazioni. Trump ha sostenuto, durante la sua campagna, che gli USA dovrebbero spendere meno soldi nel finanziare la NATO e gli interventi all’estero, concedendo maggiore indipendenza militare ai loro alleati ed usando il denaro per migliorare lo standard di vita americano. Tale isolazionismo in politica estera porta ad alcune importanti conseguenze. In primo luogo, le relazioni con l’UE cambieranno, in campo militare ma anche nel settore economico. Infatti, Trump ha espresso la sua opposizione al Trattato di Partenariato Transatlantico sul commercio e gli investimenti, che dovrebbe essere firmato tra l’UE e gli USA. Ciò nonostante, il più importante cambio nelle relazioni internazionali sarebbe dato da un mutamento di attitudine verso la Russia. Dal canto suo, il Presidente Putin ha subito espresso la sua volontà di ripristinare relazioni amichevoli con gli Stati Uniti. La principale conseguenza di una riconciliazione tra gli USA e la Russia sarebbe un possibile accordo sulle crisi in Siria ed in Ucraina. La stabilizzazione del Medio Oriente, oltre alla soluzione della crisi in Ucraina, allontanerebbe la minaccia di uno scontro diretto tra Russia e Stati Uniti. D’altro canto, le future relazioni con la Cina sono incerte. Trump ha fatto alcune dichiarazioni contro la strategia economica cinese ed ha espresso la volontà di essere più economicamente indipendente dalla Cina. Tuttavia, dobbiamo tenere a mente che la Cina possiede la maggior parte del debito statunitense. Un altro aspetto della politica estera di Trump, in grado di influenzare tutto il mondo, è la scelta di rispettare o meno l’accordo sul cambio climatico negoziato a Parigi lo scorso anno ed entrato in vigore pochi giorni fa. Infine, non è chiaro se Trump proseguirà nella riconciliazione con l’Iran e se rispetterà l’accordo sul nucleare concluso lo scorso anno con tale Paese.

In conclusione, è ancora troppo presto per fare previsioni su come gli Stati Uniti e le loro relazioni con il resto del mondo cambieranno. La questione dipende fondamentalmente dal fatto che Trump  rispetti o meno il programma elettorale. Secondo le sue prime dichiarazioni, tuttavia, sembra che l’intenzione sia quella di moderare alcuni punti controversi del programma elettorale (si veda la posizione sulla questione razziale, sugli omosessuali e sui musulmani). Trump ha annunciato la volontà di collaborare con l’amministrazione Obama per preservare le maggiori conquiste ottenute negli ultimi 8 anni. Obama, da parte sua, ha manifestato il proprio sostegno al nuovo Presidente ed ha dichiarato che farà tutto il necessario per aiutarlo a svolgere in modo soddisfacente il proprio mandato.

Messico: le proteste degli insegnanti continuano

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In Messico continuano le proteste degli insegnanti contro la riforma educativa approvata dal governo all’inizio del 2013. Nell’ultimo mese lo scontro tra il governo ed il CNTE (Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación) si è intensificato, sfociando nel “massacro di Nochixtlán” del 19 giugno, in cui sono rimasti uccisi 8 civili in uno scontro con armi da fuoco.

La riforma educativa decisa dal governo di Enrique Peña Nieto è stata pensata per migliorare la qualità del sistema educativo messicano. In particolare, il governo vuole eliminare le relazioni clientelari che si sono create in alcune zone del Paese per quanto riguarda l’accesso alla professione di insegnante. Una delle misure previste dalla riforma è la selezione degli insegnanti tramite concorso pubblico, oltre ad un sistema di valutazione della preparazione degli insegnanti già in servizio e l’organizzazione di corsi di aggiornamento per i docenti. Questa misura è il principale motivo che ha mobilitato moltissimi insegnanti che lavorano nelle zone del Sud del Messico: in particolare gli Stati di Oaxaca, Guerrero e Chiapas. Si tratta soprattutto di professori che operano nelle zone rurali a maggioranza indigena, dove parte della popolazione parla ancora solo la lingua locale e non conosce lo spagnolo. Questi professori ritengono che i criteri di valutazione a cui verranno sottoposti non tengano conto delle specificità locali e delle esigenze delle comunità in cui lavorano. In tal modo, è probabile che questi insegnanti verranno esclusi dalla professione poiché ritenuti non in linea con i criteri richiesti, mentre loro affermano di essere essenziali soprattutto per il loro bilinguismo. In tali comunità agricole molto isolate dal resto del Paese, infatti, gli insegnanti del luogo svolgono una funzione molto importante: da un lato insegnano ai ragazzi lo spagnolo, dall’altro comunicano efficacemente con i loro genitori, i quali a volte parlano solo la lingua indigena. Inoltre, trattandosi di località molto isolate, dove a volte manca addirittura la copertura telefonica, difficilmente degli insegnanti provenienti da altre zone del Paese sarebbero disposti a trasferirvisi.

Per queste ragioni, gli insegnanti riuniti nel CNTE hanno organizzato scioperi prolungati e blocchi alla circolazione nelle strade strategiche per il trasporto di generi di prima necessità. La popolazione delle aree coinvolte, se a detta del governo sembra aver appoggiato la riforma educativa, ha talvolta offerto il suo sostegno alle rivendicazioni degli insegnanti.

L’episodio del 19 giugno nella cittadina di Nochixtlán dello Stato di Oaxaca, merita di essere menzionato per la gravità dei fatti accaduti. La polizia è intervenuta per sgomberare il blocco di una strada che gli insegnanti del CNTE occupavano da una settimana. La versione ufficiale del governo è che le forze di polizia abbiano aperto il fuoco in risposta a qualche manifestante che aveva estratto armi da fuoco. La versione degli abitanti del villaggio è invece diversa: affermano che sia stata la polizia ad aprire il fuoco e che loro si siano difesi con armi rudimentali come pietre ed altri oggetti. Resta il fatto che il bilancio dello scontro a fuoco è stato di 8 civili morti (ma gli abitanti del villaggio affermano che siano 11) e 3 agenti feriti. L’ONU ha chiesto al governo del Messico di fare chiarezza sull’episodio.

Dopo l’incidente del 19 giugno il governo ha deciso di cambiare strategia e di offrire al CNTE la ripresa dei negoziati in cambio della cessazione dei blocchi alle principali vie di comunicazione della regione. Il 5 luglio i rappresentanti del governo e del CNTE si sono incontrati a Città del Messico per scambiarsi le reciproche proposte di soluzione del conflitto. Hanno poi fissato un nuovo incontro per l’11 luglio, data che precede di pochi giorni l’inizio delle vacanze scolastiche, previsto per il 15 luglio.

Gli insegnanti sono aperti al dialogo, ma chiedono con fermezza il ritiro della riforma educativa e si dicono disposti a rispondere con tutte le armi in loro possesso in caso di un nuovo uso della forza da parte del governo centrale. Ricordiamo che nel Sud del Messico sono presenti gruppi armati legati alla popolazione indigena tra cui l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Elena Saroni
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