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Libia, Khalifa Haftar vola a Berlino. Merkel: “nessuna soluzione militare”

AFRICA di

Lo scorso 10 marzo il generale Khalifa Haftar, leader dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. L’incontro è avvenuto il giorno successivo alla visita del generale a Parigi , dove ha incontrato il Presidente francese Emmanuel Macron.

 

Al centro dell’incontro tra il leader dell’LNA e la cancelliera Merkel vi è stato, anzitutto, il perdurare della crisi libica, ma anche il confronto sulle possibili soluzioni per porre fine al conflitto. A tal proposito, la cancelliera tedesca ha ribadito che la crisi libica non dovrà essere risolta militarmente e, pertanto, ha nuovamente invocato la necessità di un “cessate il fuoco” permanente.  Secondo quanto dichiarato dal portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, la cancelliera Merkel ha ribadito al leader libico la necessità di favorire l’avvio di un processo politico nel Paese nordafricano, in conformità con quanto stabilito alla Conferenza di Berlino, tenutasi il 19 gennaio scorso. Questo è quanto riferito dal portavoce del governo tedesco, il quale, però, non ha rivelato dettagli sulla risposta di Haftar.

 

Sappiamo però che lo scorso 9 marzo, nel corso dell’incontro con il Presidente francese, il leader libico ha dichiarato di essere pronto a raggiungere una tregua, a patto che tutti i gruppi armati, compreso l’esercito di Tripoli sotto il comando del Governo di Accordo Nazionale (GNA), si impegnino a fare lo stesso.

Il governo di Tripoli, dal canto suo, il 3 marzo scorso aveva invitato la comunità internazionale a proseguire il suo sforzo di pacificazione nel Paese, in particolare esercitando pressioni sulle forze di Haftar volte a porre fine agli scontri.

Il Paese, e soprattutto la capitale libica, continuano tuttavia ad essere caratterizzati da instabilità e da scontri continui tra le due fazioni in campo.

Fonti locali dichiarano infatti che venerdì 13 marzo, le forze dell’LNA hanno avviato un’offensiva su due diversi fronti. Una al centro di al-Aziziya, situata a 55 km a Sud-Ovest di Tripoli, ed un’altra presso al-Hira, vicino la città di Gharyan. Secondo quanto dichiarato, le forze di Haftar avrebbero parallelamente condotto un attacco aereo contro le postazioni delle forze del governo triplino, situate ad Est della città di Misurata. I raid aerei, secondo le stesse fonti, hanno preso di mira principalmente obiettivi militari.

Nel frattempo, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha riferito che la Turchia continua ad inviare a Tripoli combattenti siriani, ovvero militanti appartenenti alle divisioni di Sultan Murad, addestrati da Ankara per combattere a fianco dell’esercito tripolino. Secondo quanto riportato da al-Mismari, il numero di mercenari siriani il Libia ha raggiunto quota 7500, a cui vanno ad aggiungersi funzionari ed altri uomini di provenienza turca.

 

Libia: si dimette l’inviato speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamè

AFRICA di

Dopo meno di tre anni dall’inizio del suo incarico, l’inviato speciale ONU in Libia, Ghassan Salamè, ha presentato le proprie dimissioni al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Si tratta del sesto inviato Onu della Missione in Libia UNISMIL, nonché il secondo di origine libanese, a non essere riuscito a portare la pace nel Paese. Ghassan Salamé aveva ricevuto l’incarico il 16 giugno 2017, succedendo al tedesco Martin Kobler.

La notizia è stata diffusa dallo stesso Salamè mediante un tweet pubblicato la sera del 2 marzo.

“Mesi di stress insostenibile” è il suo commento amaro. “Per due anni ho cercato di riunire i libici, di frenare le interferenze esterne e preservare l’unità del paese. Dopo il vertice di Berlino è stata emessa la risoluzione 2510 e sono state aperte tre strade, nonostante l’esitazione di alcuni: oggi dichiaro che la mia salute non consente più questo tasso di stress, perciò ho chiesto al Segretario Generale di sollevarmi dall’incarico augurando alla Libia pace e stabilità”.

Secondo quanto espresso dallo stesso Salamè, quindi, dopo circa 3 anni dall’assunzione del mandato, le sue condizioni di salute non gli consentono più di far fronte al forte stress causato dalla missione stessa, viste le difficoltà riscontate nel raggiungere pace e stabilità nel Paese Nordafricano, nonché nel dialogare con le parti in conflitto. Bisogna inoltre considerare che da tempo il diplomatico libanese aveva fatto sapere che non avrebbe completato il suo mandato.

L’annuncio di Salamè segue il fallimento dei colloqui di stampo politico e militare intrapresi a Ginevra. Gli ultimi, avviati il 26 febbraio scorso, hanno registrato l’assenza di delegati dei due fronti rivali in Libia, facenti capo a Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar. Tali assenze in fase di negoziazione, in particolare il ritiro della delegazione di Serraj dai colloqui, sono state lette come un chiaro atto di sfiducia nei confronti dell’azione dell’emissario ONU nel conflitto libico.

Nelle ultime settimane, inoltre, le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno continuato a condurre attacchi contro Tripoli, compromettendo l’esito delle negoziazioni, e violando l’obbligo di “cessate il fuoco”.

Per alcuni, le dimissioni i Salamè dimostrano come la crisi libica sia giunta ad un vicolo cieco, in cui trovare una soluzione politica appare sempre più difficile. Salamè infatti era considerato come uno tra i pochi ad avere le giuste competenze per affrontare il difficile panorama libico, visto il suo vissuto, caratterizzato altresì dalla crisi politica e dalla guerra civile in Libano. Pertanto, la scelta di un successore e la definizione del suo mandato, si prospettano come passaggi delicati ed incerti.

 

La missione Sophia va in pensione. Il Consiglio Affari Esteri lavora ad una nuova iniziativa UE nel Mediterraneo

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Lo scorso 17 Febbraio il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea (UE) ha sancito all’unanimità il termine dell’Operazione Sophia (EUNAVFOR Med) per il 20 marzo 2020. Si tratta di una missione di sicurezza marittima che opera nel Mediterraneo centrale approvata nell’estate del 2015, a seguito dei ripetuti naufragi di imbarcazioni con a bordo migranti e richiedenti asilo dalla Libia. Il compito dell’operazione, già prorogata di 6 mesi a settembre 2019 e da tempo priva della sua componente navale, era quella di contrastare e neutralizzare le rotte dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo.

Secondo quanto espresso da Josep Borrell, Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, la nuova missione europea, ancora priva di un nome, dovrebbe partire a fine marzo con l’intento di dare attuazione all’embargo sulle armi imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Alto Rappresentante Borrell è quindi riuscito a forzare le resistenze dei Paesi più reticenti a dare il via a nuovo impegno dell’UE nel Mediterraneo, in particolare Austria e Ungheria, da sempre critici sui dispiegamenti navali, giudicati un “pull factor” per i flussi migratori. Non è un caso che tra i dettagli noti della missione ci sia la possibilità di ritirare gli assetti navali qualora ci si rendesse conto di alimentare maggiori partenze. In più, sempre per giungere alla necessaria convergenza tra tutti gli Stati membri, si è specificato che lo sforzo si concentrerà sulla zona orientale della Libia, lì dove si concentra il traffico di armi, e non ad ovest, dove invece si registra il maggior numero di partenze dei migranti.

I Ministri degli Esteri UE hanno inoltre previsto come compiti accessori della nuova missione l’addestramento della guardia costiera e della marina libiche, nonché la lotta alla criminalità organizzata. Nonostante i dubbi e le incertezze sulla nuova iniziativa, il comando della missione europea in Libia è ora conteso tra Italia, Francia e Spagna. L’Italia, che aveva inizialmente proposto un potenziamento di Sophia, punta a confermare la sua leadership nell’impegno europeo in Libia anche se, trattandosi di una nuova iniziativa, ciò non è per nulla scontato. Parigi e Madrid sono le altre due candidate alla guida della missione, anche se la pretesa spagnola è indebolita dal comando attualmente detenuto su una missione anti-pirateria nelle acque del Corno d’Africa (EUNAVFOR Somalia). L’ipotesi di un doppio comando non agevola quindi le aspirazioni spagnole.

 

Una decisione definitiva è attesa per il 23 marzo, quando il Consiglio Affari Esteri dovrebbe lanciare la nuova missione, giungendo ad un accordo unanime sulle regole di ingaggio, l’assegnazione del comando e ulteriori dettagli della nuova missione.

Libya: press and media are among the world’s least free

BreakingNews @en di

Reporters without Borders, has declassified Libya in its annual report. In its annual report released yesterday, the French watchdog put Libya 163 of the 180 countries it surveyed. It noted that since the Revolution in 2011, more than 50 journalists had fled into exile after colleagues had been murdered, kidnapped or beaten up. Moreover, the climate of repression is worsening. Libya’s ranking was one slot down over last year. The organisation accused Libya to be a theatre for kidnapping and execution of journalists, but also of psychological pressure on them. Reporters Without Borders, asks international community to take in consideration the statue of these journalists to protect them.

About the Friday protest in Tripoli: the MPB had asked PC to apologize to Libyan people

BreakingNews @en di

Misrata Political Bloc (MPB) has strongly deplored the statement of UN-installed Presidency Council (PC) about the Friday protest in Tripoli and demanded it to retract it. In a statement, published Saturday morning, the MPB had asked to PC to apologize to Libyan people and Misrata locals, following the racist and hate speeches heard during the manifestaiton of Friday night, which had been dispersed by gunfire, from an unknown group.

The PC and GNA have denounced the violences on Tripoli Martyr Square

BreakingNews @en di

The Presidential Council (PC) and the Government of National Accord (GNA) have denounced the violences which took place on Tripoli Martyr Square this Friday. The manifestation had been organized to call General Haftar to bring his Army inside Tripoli to stabilize the country. But during the protest someone has opened the fire on the crowd. At this time (18/03) we still haven’t got any precisions on the number of injured or killed.

Saudi deputy crown prince heads to US for official visit, set to meet Trump

BreakingNews @en di

Saudi Arabia’s Deputy Crown Prince and Defense Minister Mohammed bin Salman will start on Thursday his official trip in the US and will meet President Trump and senior US officials to strengthen bilateral relations and discuss of regional issues of mutual interest, such as global energy prices, conflicts in Syria where Saudi Arabia is part of a US-led coalition bombing campaign against the Daesh group, Iraq, Lybia and Yemen where a Saudi-led coalition backed by Washington has been bombing Iran-backed Shiite rebels for two years. No information were given about when he will meet Trump but he will be the first Gulf Arab royal to meet the president since his inauguration.

Al-Sweihli arrives in Qatar for more support to GNA

BreakingNews @en di

The Head of the High Council of State (HCS) Abdelrahamn Al-Sweihli, has arrived in Qatar today on a formal visit aiming at receiving more support for the UN-brokered Government of National Accord (GNA). This diplomatic operation is looking to create international sustains to the GNA after recent troubles due to Oil crescent crisis, and the “crisis” inside Libya. Indeed, after his sustain for BDB (BengazhiDefence Brigade), GNA has lost the the faith from large part of East Libya’s population, which has reached LNA (Libyan National Army) supports and the HoR (House of Representatives). So by this way, GNA is trying to recuperate an international support to maintain his partial power on the country.

Tribal gathering in Benghazi affirms support for Haftar

BreakingNews @en di

Recent violences in the Oil Crescent against LNA (Libyan National Army) and Haftar’s forces from BDB (BengazhiDefence Brigade) have pushed a lot of tribes, especially from the East to sustain LNA. These tribes, have also condemned the common call of UK, US and France to stop hostilities, wich is “suspicious and inaceptable”. For Egypt, is annoyed of the fact that Haftar has refuted to meet his Tripolis’ counterpart last month. The BDB, for his own, argues that LNA has forced 300,000 peoples to flee Bengazhi three years ago.

UK-funded camps in Libya 'indefinitely for detaining asylum seekers

BreakingNews @en di

The United-Kingdom is in front of controverts since a report published on Friday, the UK’s Independent Commission for Aid Impact has criticized the application of the ₤10m delivered to Libya to manage migrants. The Commission, mentioned before, accused the government to have given the money without thinking to Human Rights. The report is also questioning about the philosophy of this policy. Indeed, in one hand, with this program, the UK avoid the deaths of number libyans, but in an other hand, the report ask if its not a deny of asylum right. Furthermore, this create the risk to harm refugees, forcing them to go in refugees’ camps, where as seen in a lot of report, exist daily violences.

Redazione
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