GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Libano

Libano: nove mesi di trattative per formare un governo di unità.

MEDIO ORIENTE/Policy/Politics di

Circa nove mesi sono durati i negoziati che hanno dato vita al nuovo governo in Libano, annunciato dal Primo Ministro Saad Hariri nel pomeriggio di giovedì scorso. L’esecutivo sarà formato da trenta ministri. Prima ancora di terminare il suo discorso al palazzo presidenziale di Baabda, il frastuono dei fuochi d’artificio e gli spari in aria assordavano Beirut. Scommettendo in un governo di unità, diversi leader politici hanno usato negli ultimi mesi diversi trucchi politici per superare le insidie e formare un nuovo esecutivo a colpi di concessioni da una parte e dall’altra. Tra i nuovi ministri ci sono quattro donne, una delle quali, Raya Al Hassan, responsabile dell’Interno. È la prima volta che una donna occupa tale carica nel paese.

Hariri ha riferito che il governo “lavorerà al servizio del paese” per “affrontare le sfide sociali ed economiche”, sollecitando in più occasioni la “cooperazione tra le parti”. La ripresa economica, con la situazione dei rifugiati siriani, è in cima all’agenda del nuovo governo, in attesa che le elezioni politiche volgessero al termine. La coalizione degli sciiti Hezbollah e del partito cristiano Movimento Patriottico Libero, guidata dal Presidente Miche Auron, è uscita rafforzata dalle urne come blocco maggioritario. All’opposizione, il partito Il Futuro di Hariri ha ricevuto un duro colpo, perdendo dodici dei trentatre seggi che aveva nel 2009, a dimostrazione della crescente frammentazione nel blocco sunnita. Tuttavia, l’alleato partito cristiano Forze Libanesi, guidato da Samir Geagea, è riuscito a raddoppiare il numero di seggi compensando la perdita del partito amico.

La religione guida la vita politica in Libano chiedendo una divisione salomonica  di potere tra cristiani e musulmani (sunniti e sciiti). All’interno delle quote concordate  ad ogni religione, i posti ministeriali devono essere distribuiti secondo la rappresentazione geografica di ciascuna  delle diciotto confessioni del paese. Una premessa che ha creato non poche dispute, con il partito druso ad essere il primo ostacolo nella formazione di questo governo. Successivamente è scoppiata una faida religiosa tra Il Futuro di Hariri ed Hezbollah sulla concessione di un seggio all’opposizione sunnita, e, infine, la lotta per la distribuzione dei portafogli. Hariri è arrivato alla fine a prendere in considerazione la creazione di un esecutivo con trentadue ministri, per una paese con una popolazione di 4,5 milioni di abitanti. Nell’accordo finale, Hezbollah aggiunge due portafogli, Salute e Sport e gioventù, e uno dei suoi deputati ottiene l’incarico al Ministero di Stato per gli Affari Parlamentari. Da parte sua,  Aoun ha ottenuto due posti chiave, Difesa ed Esteri. Sul blocco opposto, Hariri nomina i ministri degli Interni e delle telecomunicazioni, mentre il suo alleato di Forze Libanesi ha ceduto il Ministero della Cultura per occupare quello del Lavoro e degli affari sociali.

Aiuti economici bloccati. Secondo gli esperti, le pressioni esterne per l’urgente necessità di gestire un’economia sull’orlo della bancarotta hanno portato allo sblocco della situazione politica. La formazione del governo è requisito fondamentale per l’erogazione di oltre 8 miliardi di euro di investimenti promessi nel corso della Conferenza di Cedre – 350 da parte della Banca Mondiale –  che si è tenuta a Parigi lo scorso aprile per sostenere lo sviluppo del Libano. Mentre Hariri si è impegnato a governare con un esecutivo di unità, la frammentazione tra i partiti e l’attuale riparto di poteri continua a contrariare gli alleati internazionali come gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Francia, la Gran Bretagna e l’Arabia Saudita, che hanno già minacciato di paralizzare tutti gli aiuti alle Forze Armate Libanesi qualora il partito della milizia sciita Hezbollah non venga estromesso dal governo. Gli Stati Uniti considerano Hezbollah come gruppo terroristico, mentre l’UE fa lo stesso con l’ala armata del partito.

Paralisi politica. Alla fine del 2017, Hariri aveva dovuto dimettersi da Riad inaspettatamente durante un viaggio controverso nel quale era stato temporaneamente trattenuto. Il principe ereditario Salman Bin Mohamed, aveva rimproverato il suo alleato di eccessivo permissivismo nei confronti di Hezbollah. È stato l’intervento  del presidente francese, Emmanuel Macron, a permettere il ritorno del primo ministro a Beirut. Nel 2016, un’altra paralisi politica in chiave regionale è stata risolta quando un accordo siglato tra Teheran e Riad, padrini rispettivamente di Hezbollah e Hariri, metteva fine ad un vuoto presidenziale dovuto alla mancanza del quorum. La situazione  regionale, con la vicina Siria come epicentro, ha paralizzato la vita politica, legislativa ed economica del paese. Il Libano ha dovuto fare i conti con l’arrivo di un milione e mezzo di rifugiati siriani e il rapido declino economico collegato al calo delle entrate dal turismo e delle rimesse, fino ad accumulare un debito estero pari al 150% del PIL. La scarsa partecipazione dell’elettorato (49,2%) nelle ultime elezioni ha dimostrato lo scetticismo dei cittadini che oggi protestano contro l’aumento delle tasse e la corruzione cronica, attribuite alla casta politica del paese.

 

Di Mario Savina

MIBIL: Ministro della difesa libanese Yacoub Sarraf in visita al comando generale.

MEDIO ORIENTE di

Il 10 ottobre scorso, il ministro della difesa libanese Yacoub Sarraf, accompagnato dall’ambasciatore Italiano in Libano Massimo Marotti, è andato in visita presso il comando della MIBIL, in Al Samaya, Sud del Libano. L’acronimo MIBIL sta per missione italiana bilaterale in Libano. Inquadrata in ambito ONU, dal 2015 si propone di supportare il Libano che, alla luce del conflitto siriano, è affetto da numerosi disagi sociali ed economici. A seguito  delle gravi ripercussioni sui fronti della stabilità e della sicurezza l’Italia ha avviato delle attività bilaterali nel settore della formazione del personale militare libanese(LAF).

Ad accogliere Yacoub Sarraf c’era il comandante Stefano Giribono, in carica dal 15 settembre scorso. Durante la riunione gli sono state fornite tutte le informazioni riguardanti la MIBIL, da come è nata, passando per l’organizzazione e arrivando ai risultati ed agli obbiettivi futuri. I dati forniti riguardo i corsi di addestramento parlano di 700 unità formate, tra ufficiali, sottoufficiali e militari di truppa, tra il 2016 ed il 2017, con un numero che arriverà a toccare le 1000 unità nelle previsioni per la fine dell’anno solare. Il ministro ha poi assistito simultaneamente ad una dimostrazione pratica del corso mirato a formare le unità cinofile effettive alla guardia presidenziale libanese.

Una volta concluso l’incontro Yacoub Sarraf ha speso parole d’elogio per l’organizzazione della missione, definendosi molto soddisfatto: “Ringrazio davvero per il contributo offerto. Oggi ho avuto la prova di una grande cooperazione. In particolare, in questo contesto di minaccia terroristica, l’Italia non contribuisce solo con UNIFIL, ma anche con la MIBIL che garantisce un ulteriore incremento dell’efficienza delle LAF”. Le autorità si sono poi spostate verso la base “Millevoi” di Shama, sede del Comando del Contingente italiano in Libano, dove il ministro ha firmato l’albo d’onore.

La European Union Delegation visita la base avanzata italiana di UNIFIL

Difesa di

Si è svolta oggi, sul confine tra Libano e Israele, la visita della European Union Delegation (EUDel) presso la base 1-31 di UNIFIL al confine con Israele

Guidata dalla Signora Julia Koch, vice capo della Missione EUDel presso le Nazioni Unite, la delegazione è stata accolta dal Generale di Brigata Francesco Olla, Comandante della Joint Task Force – Lebanon, e ha avuto occasione di assistere a un briefing informativo che ha illustrato la storia e caratteristiche della linea di demarcazione tra i due paesi

Il Generale Olla, a capo del contingente italiano con l’Operazione “Leonte XXII”, ha colto l’occasione per incontrare, nella stessa sede, i comandanti dei Battle Group alle dipendenze, per la periodica azione di comando e controllo nel complesso contesto di una Grande Unità composta da dodici nazioni.

Al Batt Commanders meeting, hanno partecipato anche i rappresentanti del DPCA (DePartment of Civil Affairs) dell’UNIFIL HQ, con i quali è stato affrontato la tematica di “genere” nelle Peace-Keeping Operations.

La base avanzata, sotto il controllo di un plotone del Reggimento “Lancieri di Montebello” (8°), è l’avamposto del contingente italiano in Libano nell’ambito della missione UNIFIL, con l’incarico di monitorare senza sosta la Blue Line, come sancito dalla Risoluzione n.1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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Libano: Military Adviser delle Nazioni Unite in visita alla base avanzata italiana

Middle East - Africa di

Shama (Libano) 12 maggio 2017 – Giovedì 11 maggio si è conclusa la visita ad una delle basi avanzate del contingente italiano in Libano con la missione UNIFIL da parte del Ten. Gen. Carlos Humberto Loitey (Uruguay), Military Adviser (MilAd) per le Nazioni Unite e responsabile del SottoSegretariato Generale.

Il Ten. Gen. Carlos Humberto Loitey, che ricopre l’incarico dal 22 novembre 2016, è deputato alla supervisione e all’assistenza di alcuni organi delle Nazioni Unite quali il Segretariato Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Department of Political Affairs e il Department of Peacekeeping Operations (DPKO) ed è dirigente esecutivo e politico delle missioni militari di mantenimento della pace, fra cui UNIFIL. Il Comandante della Missione, il generale dell’esercito irlandese Micheal Beary e il Comandante della Joint Task Force – Lebanon, il Generale di Brigata Francesco Olla, hanno accolto il Military Adviser presso la base “UN-P 1-31”, l’avamposto dei “caschi blu” italiani che senza sosta monitora la zona di confine tra Libano e Israele attraverso attività di pattugliamento motorizzato e appiedato lungo la cosiddetta Blue Line, la linea di demarcazione dettata dalle Nazioni Unite il 7 giugno del 2000.

Nella base avanzata, dove attualmente è stanziato un plotone dei “Lancieri di Montebello”, il MilAd ha avuto occasione di approfondire, attraverso un briefing informativo, le tematiche connesse sia alla definizione esatta della citata Blue Line da parte delle Autorità Libanesi e Israeliane sia alle attività previste dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1701 che il contingente italiano svolge dal 2006 con l’Operazione “LEONTE”.

Unifil, cambio di comando ITALBAT, subentra il Colonnello Colizza

Asia/Difesa di

Al Mansouri (Libano) 02 maggio 2017 – Ha avuto luogo questa mattina, presso la base italiana di   Al Mansouri, la cerimonia di avvicendamento del comando di ITALBATT, l’unità di manovra del Contingente Italiano della missione UNIFIL, tra il Colonnello Angelo DI DOMENICO, cedente, e il Colonnello Massimo CROCCO BARISANO COLIZZA, subentrante.

Il passaggio della bandiera ONU che sancisce il Traferimento di AutoritàIl passaggio della bandiera delle Nazioni Unite alla presenza del Gen.B. Francesco OLLA, Comandante della Joint Task Force – Lebanon Sector West su base Brigata Meccanizzata “Granatieri di Sardegna”, e degli stendardi dei Reggimenti “Genova Cavalleria” (4°) e “Lancieri di Montebello” (8°), ha sancito ufficialmente l’inizio dell’operazione “Leonte XXII” per il “Montebello”.

La cedente Task Force “Genova” nel corso dell’ultimo mese ha condotto un corso di lingua italiana a favore delle giovani studentesse dell’Istituto Femminile di Tiro e uno di Information Communication Technology a favore di circa 10 donne in collaborazione con il Social Development Centre che opera nell’area a Sud del Litani. I progetti di formazione, oltre a aver contribuito ad infondere una conoscenza di base delle materie trattate, hanno volutamente coinvolto l’importante dimensione femminile nell’ottica di una prospettiva di gender, aspetto fondamentale nella condotta delle operazioni internazionali delle Nazioni Unite.

Le “redini” della Task Force ITALBATT passano, quindi a reggimento “Lancieri di Montebello” (8°), con le unità operative del proprio Gruppo Squadroni Esplorante – che esprimono nell’ambito della stessa operazione anche la riserva tattica di settore alle dirette dipendenze del Generale Comandante il Sector West – e un Battaglione del 1° reggimento “Granatieri di Sardegna”, entrambi di stanza a Roma.

I compiti operativi che i “Verdi Lancieri” saranno chiamati ad assolvere nella propria area di operazione sono definiti dalla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che vedono, tra i suoi obiettivi principali, la cessazione delle ostilità attraverso un costante monitoraggio della Blue Line; il supporto alla popolazione locale, attraverso la funzione operativa di cooperazione civile-militare (CIMIC); il supporto alle Forze Armate libanesi dislocate nel Libano del Sud, attraverso il coordinamento, la pianificazione e l’esecuzione di attività addestrative e operative congiunte.

I “Lancieri di Montebello” e i Granatieri continueranno ad assicurare le attività di alta rappresentanza e cerimoniale di stato nella città di Roma, così come le attività operative nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure” in Roma Capitale.

Granatieri al comando del contingente italiano in Libano

Varie di

Shama (Libano) 27 aprile 2017 – Avvenuto oggi il passaggio di responsabilità del comando del contingente italiano che opera nell’ambito della missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon), la forza di interposizione delle Nazioni Unite nel Sud del Libano.

Il Comando dell’ operazione “Leonte” passa alla Brigata “Granatieri di Sardegna”, subentrata questa notte alla Brigata “Pozzuolo del Friuli”.

La cerimonia del TOA (Transfer of Authority) si è svolta presso la “Millevoi” di Shama alla presenza del Comandante del COI (Comando Operativo di Vertice Interforze), Ammiraglio di Squadra Giuseppe Cavo Dragone, del Comandante della Missione UNIFIL, il generale dell’esercito irlandese Micheal Beary, nonché di numerose autorità politiche e locali del Libano del Sud.

Nel corso della cerimonia, il generale Micheal Beary ha ringraziato il personale della Brigata “Pozzuolo del Friuli” per il prezioso contributo fornito in questi sei mesi e per l’importante ruolo ricoperto nell’ambito delle attività previste della Risoluzione delle Nazioni Unite n°1701.

La Brigata “Granatieri di Sardegna”, la più antica dell’Esercito Italiano, ha già condotto l’operazione nella terra dei cedri nel 2014 con “Leonte XV”, rilevando, come allora, il Comando della Joint Task Force dalla Brigata di cavalleria “Pozzuolo del Friuli” che in sei mesi, tra l’altro ha svolto oltre 37.500 attività operative diurne e notturne, 4 mila attività operative congiunte con le Forze Armate Libanesi e completato 58 progetti di cooperazione civile e militare.

“I guerrieri di Dio, Hezbollah” di Fabio Polese e Stefano Fabei

Medio oriente – Africa di

Il Libano è sempre stato un coacervo di culture che fin dai tempi delle conquiste romane ha ospitato genti provenienti da regioni e religioni diverse.

Oggi il paese dei cedri è stretto da decenni di guerre di confine e interne che dagli anni settanta hanno scosso la società libanese, ma il malessere e la determinazione di questo popolo ha radici lontane nella storia moderna.

Questa genesi viene descritta ampiamente nel libro di Fabio Polese e Stefano Fabei, una narrazione storica necessaria per comprendere lo stato attuale della geopolitica dell’area.

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Stefano Fabei
descrive il percorso storico che dalla prima guerra mondiale al secondo dopoguerra ha segnato la nascita e la vita delle popolazioni dei territori medio orientali e in particolare dello stato libanese moderno.

Il contesto politico nel quale si muove attualmente Hezbollah viene descritto con grande precisione da Fabio Polese, fotoreporter e giornalista che nei suoi molti viaggi e reportage nell’area ha potuto constatare di persona il ruolo di questo partito politico nel Libano moderno.

Hezbollah nasce nel 1982 come milizia territoriale ad ispirazione sciita per difendere il paese durante il conflitto Libano- Israele che durò fino al 2000 Con l’obiettivo di difendere le popolazioni sciite del Libano e ispirandosi alla repubblica iraniana si basa su tre principi indiscutibili la fine di ogni potenza imperialista in Libano”, “sottoporre le Falangi Libanesi ad una giusta legge e portarli a processo per i loro crimini”, e dare al popolo la possibilità di scegliere “con piena libertà il sistema di governo che vogliono”.

Dopo questa fase iniziale Hezbollah ha lanciato un vero e proprio programma politico basato sull’assistenza nella ricostruzione dopo la guerra e sull’istruzione scolastica, programma aperti a qualsiasi libanese di qualunque credo basandosi comunque su alcuni principi irrinunciabili, la coesione delle tante componenti religiose dell’area e la liberazione dei territori occupati da Israele.

Una apertura che ha permesso al Partito di Dio di raggiungere un consenso sempre più ampio dal punto di vista politico e di rafforzare la propria potenza militare, tanto da essere considerati l’una vera forza di difesa del paese.

fotopolese3Una politica molto pragmatica che li ha portati a sfruttare le molte contraddizioni tra il mondo mussulmano, sciita e sunnita, e quelle dei cristiani maroniti, storici nemici di Hezbollah, per avere delle alleanze sempre più forti.

Dalla lettura del libro di Fabio Polese e Stefano Fabei questi fatti vengono descritti con grande attenzione permettendo al lettore di comprendere a fondo il contesto geopolitico dell’area di riferimento e del Libano stesso.

Aver approfondito il contesto storico risalendo ai fatti di oltre un secolo fa quando i confini degli stati di questa area furono segnati su una carta per volontà di Francia e Gran Bretagna creando delle convivenze difficili e dividendo etnie sulla base di convenienze economiche e politiche.

Questo libro è una risorsa importante per chiunque voglia approfondire i fatti di oggi, per comprendere le alleanze e gli obiettivi che vengono annunciati dalla grandi potenze e anche le responsabilità storiche.

Il volume è di agevole lettura e fornisce tutte le informazioni basilari sia di contesto che di dettaglio su questa organizzazione prima militare e poi politica che oggi rappresenta in Libano una forza sociale molto importante.

Da leggere sicuramente, per addetti ai lavori ma anche per semplici interessati.

 

9788842558040_0_0_1500_80I guerrieri di Dio. Hezbollah: dalle origini al conflitto in Siria

Stefano Fabei, Fabio Polese
Editore: Ugo Mursia Editore
Collana: Testimonianze fra cronaca e storia
Anno edizione: 2017
Pagine: 394 p. , Brossura

 

 

 

 

photo credits: per gentile concessione di Fabio Polese

Missione UNIFIL, in Libano prosegue l’impegno italiano – VIDEO

Difesa/Video di

La missione UNIFIL è nata con la Risoluzione 425 adottata in data 19 marzo 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978). Successive Risoluzioni hanno prorogato, con cadenza semestrale, la durata della missione. L’obiettivo della missione è assistere il Governo libanese ad esercitare la propria sovranità sul Libano ed a garantire la sicurezza dei propri confini, in particolare dei valichi di frontiera con lo Stato di Israele. UNIFIL sostiene, inoltre, le forze armate libanesi nelle operazioni di sicurezza e stabilizzazione dell’area allo scopo di prevenire un ritorno delle ostilità e creare le condizioni all’interno delle quali possa essere ritrovata una pace duratura. Alla missione UNIFIL partecipano oltre 10.000 soldati provenienti dai seguenti Paesi: Armenia, Austria, Bangladesh, Bielorussia, Belgio, Brasile, Brunei, Cambogia, Cina, Croazia, Cipro, El Salvador, Francia, Finlandia, Repubblica di Macedonia, Germania, Ghana, Grecia, Guatemala, Ungheria, India, Indonesia, Italia, Irlanda, Kenia, Malesia, Nepal, Nigeria, Qatar, Korea, Serbia, Sierra Leone, Slovenia, Spagna, Sri Lanka, Tanzania e Turchia.

Un attacco alle Israeli Defence Force (IDF), avvenuto il 12 luglio 2006, a Sud della Blue Line nelle vicinanze del villaggio israeliano di Zar’it, da parte di elementi Hezbollah, uccide otto soldati israeliani mentre altri sei vengono feriti e due catturati. Al rifiuto della richiesta di rilascio, Israele inizia una campagna militare in Libano mirata ad annientare le milizie di Hezbollah ed altri elementi armati; in conseguenza di ciò, le milizie di Hezbollah conducono attacchi contro infrastrutture civili israeliane nel Nord di Israele.

L’escalation delle ostilità porta le IDF a condurre una vasta campagna militare nel Nord della Blue Line contro le milizie armate di Hezbollah. Le ostilità continuarono per 34 giorni durante i quali viene svolta una intensa attività diplomatica internazionale tesa al conseguimento di una tregua/cessate il fuoco per la successiva creazione di stabili condizioni di pace, che culmina con la Risoluzione n. 1701 dell’11 agosto 2006. Tale risoluzione sancisce la cessazione delle ostilità a partire dal 14 agosto 2006.

Dall’inizio del cessate il fuoco, le IDF continuano ad occupare larghi tratti dell’Area di Operazioni (AO) di UNIFIL mentre gli Hezbollah e gli elementi armati rimangono nel Sud del Libano. Durante i giorni di conflitto, inoltre, i contingenti di UNIFIL di India e Ghana continuano ad occupare le proprie postazioni nella AO mentre, dal 24 luglio 2006, i 4 posti di osservazione vengono abbandonati dagli osservatori ONU.

Il 2 febbraio 2007, il Generale di Divisione italiano Claudio Graziano, dando il cambio al Generale di Divisione francese Alain Pellegrinì, assume il Comando della forza ONU in Libano (UNIFIL) e al quale successivamente succede, da gennaio del 2012 fino al luglio 2014, il Generale di Divisione Paolo Serra. Dal 24 luglio scorso il Generale di Divisione Luciano Portolano è al Comando della forza ONU in Libano (UNIFIL).

Gli obiettivi,

Gli obiettivi principali della missione ONU sono quelli di monitorare le attività delle due fazioni lungo la linea di demarcazione denominata BLU LINE, impedire il movimento di persone e armi nel territorio di competenze e di perseguire un clima di tranquillità e sicurezza nell’area di competenza tesa a raggiungere una pace stabile.

L’ambiente in cui si sviluppa l’operazione è sicuramente unico. La missione Leonte (denominazione italiana dell’Operazione), innestata sulla preesistente struttura di UNIFIL3 , nasce dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite. Tale documento, nella fase centrale dell’operazione, assegna al Contingente multinazionale il compito di impedire la ripresa delle ostilità tra il Libano e Israele e supportare le Forze Armate libanesi nella loro azione di controllo del territorio sino alla completa autonomia operativa. I principi contenuti nella risoluzione e le direttive emanate dal comando UNIFIL4 stabiliscono inequivocabilmente il modus operandi delle unità militari sul terreno: l’uso della forza è autorizzato solo al fine di difendere la vita umana e assicurare il rispetto del mandato ONU. I soldati di UNIFIL sorvegliano costantemente tutta l’area di operazioni che si estende dal Fiume Litani sino alla Blue Line, linea di demarcazione tra lo stato del Libano e quello di Israele e la cooperazione con le Forze Armate libanesi diviene lo strumento fondamentale per assicurare a Sud il rispetto della Blue Line da parte dei due paesi confinanti e a Nord per evitare l’infiltrazione di armi illegali nell’area di responsabilità attraverso il Fiume Litani.

Nella area di competenza, oltre le truppe ONU, sono presente i contingenti dell’esercito libanese ai quali viene richiesta una attività di supporto per finalizzare eventuali controlli su persone e mezzi, attività che non rientra nel mandato dell’ONU ma che si rende necessaria per mantenere il controllo degli armamenti nella zona.

Sono molte le pattuglie e i posti di osservazione che vengono messi in campo ogni giorno in particolare dal contingente italiano, una attività continua che rende quanto mai visibile il controllo del territorio da parte dell’ONU e delle LAF ( Lebanese Armed Force).

Nella nuova configurazione, successiva alla risoluzione UNSC 1701 del 11 agosto 2006, l’area di operazioni di UNIFIL è stata ingrandita (includendo l’area di Tiro) e suddivisa in due settori a livello Brigata il Sector East e il Sector West.

Il nostro reportage è stato realizzato durante la permanenza in teatro della Brigata Taurinense che aveva alle sue dipendenze il 1° rgt Nizza Cavalleria schierato insieme al 9 Btg Alpini.

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Le attività di Peacekeeping

La fondamentale attività di monitoraggio dell’area operativa è resa possibile da una fitta attività di pattugliamento che coinvolge il personale e i mezzi della missione ininterrottamente giorno e notte. Le pattuglie muovono dalla base di Shama pr controllare tutte le vie di transito e i villaggi più importanti, con mezzi Lince di ultima generazione sono ben visibile per il loro colore bianco e per le bandiere ONU che sono sistemate su tutti i mezzi. La popolazione civile accoglie con benevolenza la presenza dei soldati in missione, riconoscendo la loro funzione di portatori di pace.

I Lince si muovono in coppia percorrendo le strette strade dei villaggi o le strade bianche delle campagne coltivate a banani con il compito di intercettare qualsiasi movimento sospetto.

Ogni movimento dura circa Quattro ore durante le quali si devono operare dei posti fissi di osservazione, i mezzi si fermano e il personale osserva con attenzione il territorio circostante che sia in aperta campagna di notte o una strada trafficata di giorno.

Una accurata pianificazione e una strategia di movimento specifica mettono in grande difficoltà chiunque voglia mettere in atto un azione contro le truppe ONU o più in generale contro la stabilità del sud del Libano

La missione Leonte dal 2007 ha adottato nuove direttive per il comportamento sul campo considerando che ogni più piccola azione di ogni capopattuglia sul territorio poteva potenzialmente influire sullo stato globale della missione.

In questo contesto è stato deciso di emanare una serie di procedure che mettono ogni capo pattuglia nelle condizioni di valutare la reazione corretta ad ogni tipo di incidente, lancio di sassi, sorveglianza sospetta verso le truppe UNIFIL, richiesta di aiuto da parte di civili, presenza di armi illegali, attacco verso pattuglie del Contingente.

Le attività sul territorio vengono svolte in stretta sinergia con le Forze Armate Libanesi e le autorità locali elevando in maniera decisiva le capacità di risoluzione delle eventuali crisi .

In questo teatro operativo il potenziale strategico – mediatico di ogni azione pone ogni singolo operatore a dover valutare con molta attenzione ogni reazione e come si è visto anche in questa ultima missione Leonte a volte non reagire è la migliore reazione.

 

 

UNIFIL Libano, cambio di comando per la missione italiana

Difesa/Medio oriente – Africa di

La Brigata Sassari subentra alla Brigata Taurinense nell’Operazione Leonte al confine sud del paese.

I compiti della missione e le regole di ingaggio non cambiano ma proseguono con lo stesso livello di professionalità e impegno profuso negli anni dai contingenti italiani nell’ambito della missione ONU denominata UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon).

20160418 ToA JTFL Sector West-269Al comando della Brigata Sassari il Generale di Brigata Arturo Nitti che subentra al Generale Franco Federici comandante della Brigata Taurinense.

Anche se la Brigata “Sassari” è alla sua prima missione in Libano con i colori delle Nazioni Unite ha una grande esperienza sul campo, presente negli anni sui diversi scenari operativi internazionali ha accumulato una grande esperienza operativa che sarà utile in un contesto come quello libanese che vive da anni una situazione di tregua con il vicino Israele ma che necessità di un altissimo livello di professionalità e attenzione per non far infiammare nuovamente il conflitto.

La situazione internazionale non aiuta il mantenimento della stabilità, il Libano soffre al nord di infiltrazioni da parte dell’ISIS, come dimostrano i recenti arresti da parte delle autorità nazionali, oltre alla crisi umanitaria provocata dal sempre crescente numero di profughi siriani ospitati anche nei campi profughi presenti nella zona di competenza della missione UNIFIL.

Durante la cerimonia di cambio di comando il Generale Portolano, Capo missione e comandante delle forze UNIFIL ha indicato come fondamentale il ruolo degli italiano come ambasciatori di pace e sottolinea come la missione conclusa dalla “Taurinense” sia stata “caratterizzata dalla condivisione di un progetto comune realizzato attraverso il dialogo con la popolazione e le sue istituzioni e” continua il Generale “come Il consenso sia stato alla base di ogni attività condotta dagli alpini del contingente italiano grazie ai quali è stata incrementata l’efficacia delle attività operative per il mantenimento della stabilità dell’area e la fiducia della popolazione libanese nei confronti di Unifil. “

IMG_9791L’attività di peacekeeping nella missione Leonte è il pilastro fondamentale della missione, la raccolta di consenso da aprte della popolazione permette una operatività sul territorio fondamentale per il mantenimento della pace.

La missione LEONTE è caratterizzata da un mix di attività cinetiche come il pattugliamento del territorio e il controllo di mezzi e persone con l’obiettivo di impedire il movimento di armi e incidenti lungo la Blue Line.

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Libano, trasporto sanitario d’urgenza

Difesa di

Evacuato un militare francese gravemente ammalato dalla Task Force “Italair” in servizio in Libano. La missione aerea, portata avanti con successo da un elicottero AB 212 dell’Esercito Italiano, con a bordo il team aeromedico francese, è stata attivata dalla call del Mission Air Operation Center di UNIFIL (United Nations Interim Force In Lebanon).

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Il velivolo italiano, decollato in sei minuti alla volta della Base ONU francese, ha imbarcato il paziente per condurlo al San Geroge Hospital di Beirut. Quello del trasporto sanitario d’urgenza è uno dei servizi più importanti svolti dai militari italiani a Naqoura. La Task Force “Italair” – composta dagli equipaggi di volo dell’Aviazione dell’Esercito, da un equipaggio della Marina Militare e uno dell’Aeronautica Militare – opera in Libano dal 1979, ed è l’unità più veterana al servizio delle Nazioni Unite.

Gli equipaggi di volo garantiscono ogni giorno, 24 ore su 24, un elicottero pronto al decollo in 30 minuti per tale scopo ed un secondo elicottero con le stesse caratteristiche di prontezza per compiti di vario genere, svolgendo quotidianamente missioni di ricognizione, pattugliamento e trasporto. In 37 anni di servizio, “Italair” ha effettuato 39.000 ore di volo nei cieli del Libano e di Israele, e 1700 trasporti di feriti o ammalati gravi. Frattanto proseguono le attività dello staff italiano di Unifil presso la base militare di Shama. Dopo un’intensa settimana di lezioni teoriche e pratiche sul first aid in area ostile, sono stati consegnati gli attestati di frequenza ai partecipanti del 1° corso di formazione al soccorso medico in operazione.

Il ciclo formativo – centrato sulla simulazione di incidenti con feriti gravi da stabilizzare ed evacuare dal campo di battaglia – è stato condotto dal personale italiano per le Forze Armate libanesi e i contingenti stranieri del Sector West.

Viviana Passalacqua

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Viviana Passalacqua
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