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Il Cairo

Egitto: esplosione autobombe, almeno 30 feriti

Almeno 30 feriti, di cui 6 poliziotti, a seguito di tre autobombe esplose davanti al Palazzo di Sicurezza e ad un tribunale de Il Cairo: “Un uomo ha improvvisamente arrestato la propria vettura davanti all’edificio della Sicurezza nazionale, è saltato fuori ed è fuggito a bordo di una motocicletta che seguiva il veicolo”, ha riferito il Ministro degli Interni egiziano.

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A sorpresa, la natura di questa azione terrorista potrebbe non essere jihadista. Il gruppo Black bloc ha infatti rivendicato l’attentato. “Annunciamo la nostra completa responsabilità per le esplosioni di poche ore fa”, hanno affermato i responsabili dell’organizzazione tramite il proprio profilo Facebook. Essi ha inoltre spiegato che questa è una risposta all’arresto di molte persone trattenute in prigione per reati politici e di opinione.

Dopo le leggi antiterrorismo approvate da al Sisi appena tre giorni fa, questo atto terroristico è una chiara denuncia della linea dura e illiberale intrapresa dal governo egiziano.Infine, potrebbe essere la prima azione violenta di matrice antiislamista nel Paese, se le responsabilità del gruppo Black bloc venissero accertate.
Giacomo Pratali

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Egitto, Sinai: 70 soldati uccisi dall’Isis

Attaccati i check point dell’esercito. Almeno 30 miliziani sono rimasti uccisi. Guerriglieri e veicoli-bomba utilizzati nell’attentato. Il Cairo dichiara lo stato di guerra. L’azione terroristica è avvenuta a pochi giorni dall’uccisione del Procuratore Generale.

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“L’Egitto è in guerra”. Queste le parole del governo egiziano dopo gli attentati, verificatisi all’alba di mercoledì 1° luglio, presso la cittadina Sheikh Zuweld, nel Sinai. Il bilancio provvisorio parla di 70 soldati morti e almeno 30 perdite tra i terroristi. L’offensiva del gruppo “Provincia del Sinai”, affiliato allo Stato Islamico dal novembre 2014, ha visto i miliziani condurre un attacco combinato guerriglieri più autobombe contro le cinque postazioni delle truppe regolari.

Non è la prima volta che nella regione orientale dell’Egitto si verificano attacchi di questo genere. Ma stavolta i jihadisti sembrano avere affinato la propria tecnica. Mentre l’esercito, fermo anche in questo caso nelle proprie postazioni fisse, non sembra avere adottato nessuna contromisura negli ultimi mesi.

Il governo del Cairo ha risposto bombardando i guerriglieri con i propri cacciabombardieri F16. Tuttavia, sembra una risposta tardiva ad un attacco prevedibile. Soprattutto alla luce di quello che è accaduto pochi giorni fa, quando il Hisham Barakat, Procuratore Generale dell’Egitto, è rimasto ucciso dopo un attacco bomba mentre era a bordo del proprio veicolo nel centro della Capitale.

Le dichiarazioni e soprattutto i processi contro i nemici di Al Sisi, a cominciare dal presidente deposto Morsi, hanno scatenato una guerra su più fronti all’interno dell’Egitto. Dentro le città, a partire da Il Cairo, dove cellule terroristiche operano. Nel Sinai, luogo storicamente instabile (vedi le misure governative contro l’etnia dei Beduini a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000), dove i miliziani della Provincia del Sinai hanno messo su un’organizzazione militare e strategica ispirata a quella dei mujahideen: taglio delle comunicazioni, attacchi combinati, manovre diversive. Vista l’instabilità di questa regione, Israele ha deciso di chiudere le frontiere.

Infine, il governo italiano ha emesso un comunicato in cui esprime la propria vicinanza “al popolo e al governo egiziano di fronte ai gravissimi attacchi terroristici che hanno provocato decine di vittime. L’Egitto è un pilastro di stabilità nella regione e l’escalation della minaccia terroristica non riuscirà a piegare la determinazione del popolo e del governo”.
Giacomo Pratali

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Giacomo Pratali
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