GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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gianluca ansalone

Il futuro della Libia passa per la mediazione con Haftar

AFRICA di
La recente visita del Generale Haftar a Roma è solo l’ultimo passo di una lunga catena diplomatica e politica che vede l’Italia ritornare protagonista dei rapporti con la Libia e della proiezione nel Mediterraneo. Cio’ che la stampa ha trascurato è che questa azione diplomatica viene affiancata da una nuova fase di bombardamenti americani sulle postazioni dell’Isis in Libia. A dimostrazione di come quel fronte sia oggi il più problematico in prospettiva ora che lo Stato islamico ha perso le sue principali roccaforti in Siria e Iraq.
L’azione italiana è complessa e ambiziosa. Passa dal dialogo formale con il capo del governo riconosciuto, al Serraj, ma anche con l’imprescindibile generale Haftar, a capo di un esercito parallelo in Cirenaica e forte del sostegno di Egitto e Emirati Arabi.
L’Italia punta a rafforzare la legittimità del primo e includere il secondo in un dialogo di riconciliazione nazionale, al contempo stabilendo rapporti diretti con i capi tribù tuareg del sud della Libia, i padroni dei crocevia dei traffici di esseri umani. È la strategia giusta, che sta portando risultati evidenti sotto il profilo del contrasto al traffico di migranti.
Ma senza un accordo con le potenze regionali, il dialogo tra Tripoli e la Cirenaica rimarrà fragile. Sarà necessario convincere tutti gli interlocutori che una nuova guerra civile in Libia, accoppiata alla penetrazione di santuari dell’Isis, rischia di condurre al fallimento di quello Stato e ad un problema ben più grosso per la comunità internazionale.
Un passo necessario sembra essere un maggior impegno per rafforzare la legittimità e il controllo del territorio da parte di al-Serraj. L’italia, pur non sostituendosi all’iniziativa del negoziatore ONU, non può attendere i passi della lenta diplomazia onusiana. Per questo l’attivismo bilaterale – o meglio sarebbe dire, trilaterale- ha un suo senso profondo in questa fase. Non si potrà però scaricare tutto il peso della responsabilità sull’Italia.
E qui entra in gioco il ruolo troppo debole e defilato dell’Europa. È vero che la Francia percepisce un proprio impegno solo in termini di interesse nazionale, e dunque in potenziale contrasto con la paziente tessitura italiana. La Gran Bretagna è totalmente assorbita da questioni interne mentre la Germania mantiene la propria posizione di vigile neutralità. Non resta che l’Italia e il suo preminente interesse in Libia. Un interesse che viene riconosciuto e delegato al nostro Paese anche dagli Stati Uniti. Ma da soli non si potrà arrivare lontano. Le istituzioni europee devono continuare a fare la loro parte, come ha appena iniziato a fare la Commissione, garantendo fondi ai Paesi del Sahel per fermare i traffici di esseri umani.
L’Italia dovrà però multilatelarizzare la propria azione, allargandola a Egitto, Tunisia, paesi del Golfo. La ricerca condivisa di un progetto di medio termine che porti a conciliare gli interessi in campo è una necessità. Un nuovo fallimento sarebbe forse l’ultima spiaggia prima del baratro. Dell’implosione cioè di un Paese strategico per gli equilibri geopolitici e per la lotta al terrorismo integralista. Ne va del nostro interesse e della nostra sicurezza nazionale.
di Gianluca Ansalone

Isolamento Qatar provocherà gravi ripercussioni

Asia di

La decisione senza precedenti del blocco di Paesi del Golfo (più le Maldive) di rompere le relazioni diplomatiche e commerciali con il Qatar è forse il primo atto di un processo che produrrà effetti a catena nei prossimi mesi. Un processo che era semplicemente tenuto in silenzio dall’attesa per le prime mosse della nuova Amministrazione americana. Non è dunque un caso che la decisione saudita, ma anche di Yemen, Bahrain, Egitto, arrivi a breve distanza dalla visita di Donald Trump a Ryadh. Una visita che ha smontato il primo pezzo della strategia USA impostata da Obama nell’ultimo decennio. Il riconoscimento dell’Iran come pivot geopolitico regionale, attraverso la legittimazione del suo programma nucleare, ha cambiato per un certo periodo il paradigma di potenza nella regione. Il Qatar ha trovato utile la mossa opportunistica di dialogare con Teheran in funzione anti-saudita, continuando peraltro a sostenere i gruppi di opposizione interna ai regimi di Arabia saudita e Egitto, in particolare la Fratellanza musulmana.

Una decisione che è opportunistica nelle modalità ma strutturale nelle motivazioni. Il golpe interno al piccolo stato del Golfo, atto fondativo della fase contemporanea della monarchia, è stato forse il momento di rottura più drammatico della vita interna al Qatar. I sauditi hanno considerato sempre il vicino come un protettorato. Fino a quando Doha non si è smarcata a suon di dollari del gas, di una attiva diplomazia economica e culturale e dello shopping finanziario e bancario in giro per il pianeta. La geometria delle alleanza, a partire da quel momento, è diventata variabile. Qatarini ed emiratini si sono trovati su fronti contrapposti in Libia – non è un caso che alla rottura delle relazioni diplomatiche si sia associato anche il Governo non riconosciuto di Tobruk -; sauditi ed emiratini hanno sponsorizzato gruppi diversi di copmbattenti in Siria; Qatar e Arabia Saudita si sono contrapposte in Egitto, con Doha che ha supportato ampiamente i Fratelli Musulmani di Morsi mentre Ryadh considera il Generale Al-Sisi un presidio di stabilità. Tutte queste contraddizioni hanno però trovato un punto di sintesi nella contrapposizione del mondo sunnita, guidato dalla dinastia degli al-Saud, all’Iran sciita. Ed è su questo punto che si è consumata la frattura delle scorse ore. L’Iran combatte una guerra per procura in Yemen, contro i gruppi vicini ai sauditi, in Siria – dove peraltro è l’unico Paese con “scarponi sul terreno” contro lo Stato Islamico -, in Bahrein, dove senz’altro alimenta le proteste di piazza contro il regno della minoranza sunnita. Ma la risposta dei sauditi al tentativo egemonico di Teheran non è meno spregiudicato: in Siria come in Iraq, i gruppi che si mescolano allo Stato islamico sono finanziati da Ryadh, come sostengono i rapporti dell’intelligence americana e dei principali think tanks internazionali.

In Medio Oriente si combatte una gigantesca guerra per procura per il predominio geopolitico e identitario nella regione. L’America di Obama aveva fatto una scelta strategica precisa, puntando sull’Iran come elemento di futura stabilizzazione. Era da immaginare che questa scelta avrebbe scontentato i sauditi e i suoi alleati nel Golfo. Non era immaginabile però che il nuovo Presidente americano avrebbe agito così rapidamente e contribuito a smontare con una sola visita un paziente lavoro di cucitura diplomatica durato anni. L’Iran rischia dunque un nuovo isolamento e il Qatar, che non ha mai rotto il filo del dialogo con gli iraniani, è il primo a farne le spese.
Si è riaperto un grande gioco in quell’area del mondo – c’è da attendersi che Russia e Cina non staranno a guardare. Le cui conseguenze sono imprevedibili. C’è però da giurare che, rientrato alla Casa Bianca dopo il suo primo lungo tour internazionale, Trump abbia capito finalmente quanto sia complicato il mondo e quanto sia difficile provare a governarlo.

di Gianluca Ansalone

AREA DI CRISI – LIBIA, DA GHEDDAFI FINO AL GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE

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AREA DI CRISI – LIBIA, DA GHEDDAFI FINO AL GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE
Terza puntata del WebFormat “AREA DI CRISI” settimanale di approfondimento di EUROPEAN AFFAIRS MAGAZINE. In studio Alessandro Conte, direttore di European Affairs Magazine, intervista il Gianluca Ansalone, Docente SIOI e esperto di relazioni internazionali

 

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CREDITS
AREA DI CRISI – Settimanale di european affairs –
CONDUCE: Alessandro Conte, direttore European Affairs Magazine –
REDAZIONE: Giacomo Pratali, Paolo Balmas, Paola Fratantoni, Paola longobardi, Giada Bono – SEGRETERIA DI REDAZIONE: giacomo pratali –
MUSICA SIGLA: per gentile concessione di Francesco Verdinelli –
REGIA: Tino Franco –
IMMAGINI: Nel blu studios –
MONTAGGIO: Daniele Scardecchia –
REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON :
EUROPEAN AFFAIRS MAGAZINE – www.europeanaffairs.media
NEL BLU STUDIOS – www.nelblustudios.com –
EDITO DA: Centro Studi Roma 3000 – www.roma3000.it

Alessandro Conte
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