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Covid-19, gli interventi economici di UE e BCE

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Il coronavirus Covid-19 è in continua diffusione negli Stati membri dell’UE: l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha dichiarato una pandemia e gli Stati colpiti iniziano a dover fare i conti con i suoi effetti, anche quelli economici. L’Italia è senz’altro il paese più colpito in Europa per numero di contagi e di vittime, ma la rapidità con cui si diffonde il Covid-19 spaventa tutti gli Stati europei che hanno iniziato a prendere misure, più o meno rigide, affinché diminuiscano contagio e danni economici. Allo stesso tempo, gli Stati membri si sono rivolti all’Unione Europea chiedendo misure in grado di scongiurare la probabile crisi economica a cui si sta andando incontro.

L’intervento della BCE

La Banca Centrale Europea ha saputo cogliere la richiesta degli Stati membri ed ha iniziato a fornire un vasto pacchetto di misure di politica monetaria. In particolare, l’obiettivo è quello di fornire liquidità al sistema finanziario e bancario. Saranno condotte temporaneamente operazioni di rifinanziamento a lungo termine aggiuntive, così da fornire liquidità a supporto del sistema finanziario dell’area euro. Inoltre, viene prevista una dotazione temporanea di 120 miliardi di euro per ulteriori acquisti netti di attività – che si aggiungono agli attuali 20 miliardi mensili – e questa sarà disponibile fino alla fine dell’anno, assicurando un contributo notevole dei programmi di acquisto per il settore privato. La Banca di Francoforte ha spiegato che “in combinazione con l’attuale programma di acquisto di attività ciò sosterrà condizioni di finanziamento favorevoli per l’economia reale in tempi di maggiore incertezza”; la presidente Lagarde ha aggiunto che si andrà ad utilizzare “tutta la flessibilità prevista dalla cornice del programma di acquisti di titoli”, ovvero del quantitative easing. Questo programma sarà attuato a tassi fermi, con nuove aste di liquidità a lungo termine e tassi praticamente negativi per le operazioni destinate a finanziare le piccole e medie imprese.

La cosa più importante è che a questo punto, anche i governi nazionali facciano la propria parte: la BCE chiede “un intervento tempestivo, coordinato e ambizioso da parte dei governi” poiché ciò che è temuto di più da Christine Lagarde è “il compiacimento e il procedere a rallentatore della politica fiscale”. L’attuale Presidente si è rifiutata di riproporre la formula “whatever it takes” di Mario Draghi e ciò non è piaciuto ai mercati, secondo cui la Bce ha fatto troppo poco: dopo l’annuncio delle nuove misure senza tagliare i tassi di interesse, e dopo la conferenza stampa in cui si dice di non aver il compito di ridurre lo spread, Piazza Affari è peggiorata ulteriormente, con uno spread del rendimento fra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi volato a 250 punti base e la chiusura peggiore degli ultimi anni, a -17%.

Le misure della Commissione europea

Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha espresso sin da subito la solidarietà ai paesi maggiormente colpiti dall’epidemia. Data la particolare situazione italiana, la Von der Leyen ha avuto un confronto in videoconferenza con il Presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte, ed i due leader hanno concordato sul fatto che è necessaria una azione coordinata a livello europeo. Inoltre, la Presidente ha voluto anche mandare un messaggio agli italiani, in italiano: “Cari italiani, in questo momento difficile, voglio dirvi che non siete soli. In Europa stiamo seguendo con preoccupazione e anche con profondo rispetto e ammirazione quello che state facendo. L’Italia è parte dell’Europa, e l’Europa soffre con l’Italia. In questo momento in Europa siamo tutti italiani”. Nell’ambito delle misure, la Von der Leyen ha affermato di voler agire a livello macroeconomico, usando tutti gli strumenti a disposizione e basandosi su una azione coordinata tra Commissione, BCE e Stati membri. La risposta della Commissione vede come principale misura il “Corona Response Investment Initiative”, un fondo diretto ai sistemi sanitari, le piccole e medie imprese, i mercati del lavoro e le parti più vulnerabili delle economie. 25 miliardi di euro è quanto verrà messo a disposizione, istituendo una task force per collaborare con gli Stati membri per garantire che il denaro sia da subito disponibile. Al fine di indirizzare rapidamente i 25 miliardi di euro di investimenti pubblici europei per far fronte alle conseguenze della crisi del Coronavirus, la Commissione proporrà di rinunciare quest’anno al suo obbligo di chiedere il rimborso di prefinanziamenti non spesi per fondi strutturali e di investimento europei attualmente detenuti dagli Stati: la Commissione europea si avvarrà della piena flessibilità del patto di stabilità e crescita. Parallelamente la commissione si assicurerà “che gli aiuti di stato possano essere concessi più facilmente alle imprese in difficoltà”.

Questa proposta può essere attuata mediante una modifica del regolamento di disposizione comune per i fondi strutturali. La Commissione presenterà questa proposta al Consiglio e al Parlamento questa settimana. I programmi operativi nazionali sarebbero quindi adattati per incanalare i finanziamenti verso settori quali misure di lavoro a breve termine, settore sanitario, misure del mercato del lavoro e settori particolarmente colpiti nelle attuali circostanze. Al termine della videoconferenza, Conte ha accolto con favore l’attitudine positiva della Commissione e l’intenzione di usare tutti gli strumenti disponibili per affrontare le conseguenze economiche del Coronavirus, ed ha invitato l’UE ad imparare la lezione dall’Italia per prevenire l’ulteriore espansione del virus.

Praga, le nuove proteste e i controlli dell’UE

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Il 1° marzo, diverse migliaia di persone si sono radunate nel centro di Praga contro il primo ministro ceco Babis, sotto accusa dall’Unione Europea per la frode ai sussidi. La nuova manifestazione – dopo quelle principali di giugno e novembre – è dovuta in particolare alla nomina di Stanislav Křeček a difensore civico del paese. Dal punto di vista dell’UE, gli eurodeputati sono particolarmente preoccupati per la situazione in Repubblica Ceca e chiedono alla Commissione di controllare i pagamenti – diretti e indiretti – alle società di proprietà del Primo Ministro ceco e di altri membri del governo ceco.

La protesta

L’evento si è svolto nel pomeriggio del 1° marzo, con una marcia iniziata a Hradčanska, quartiere di Praga, e terminata alla piazza della Città vecchia. “Siamo qui per contrastare “l’Agrofert-izzazione” del nostro paese, un abuso di potere politico e la distruzione mirata di importanti istituzioni democratiche”, ha dichiarato Mikulas Minar, capo del movimento Million Moments for Democracy, che ha organizzato la manifestazione. “Se continua così, potremmo finire a livello di Ungheria e Polonia”, ha aggiunto, riferendosi agli altri due Stati membri dell’UE che sono sotto l’inchiesta di Bruxelles sullo stato della loro democrazia. Oltre alla delicata situazione del Primo ministro Babis, la nomina di Křeček si rivela l’ulteriore motivo di protesta: l’ottantunenne è stato raccomandato per il ruolo di ombudsman dal Presidente della Repubblica Milos Zeman, considerato filorusso e filocinese, oltre che un alleato di Babis.

Křeček ha sconfitto il candidato del Senato, Vít Alexander Schorm, per il ruolo di rappresentante del governo ceco dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Anche l’avvocato Jan Matys è stato proposto dal Senato ma ha perso durante il primo turno. “L’elezione di Křeček è un evidente esempio di come il governo e le principali istituzioni vengano sistematicamente e deliberatamente demoliti e privatizzati politicamente passo dopo passo” dichiara duramente il movimento organizzatore della protesta. “Si sta gradualmente e sistematicamente demolendo le prestigiose istituzioni democratiche che dovrebbero controllare le regole e servire tutti i cittadini, non solo selezionare politici”, ha aggiunto Million Moments.

Durante le recenti proteste, non è passato inosservato il problema del coronavirus: un uomo nella folla ha indossato una maschera e un cartello con su scritto “Attenzione, virus Babis!”, proprio nel giorno in cui la Repubblica Ceca ha individuato e reso pubblici i primi tre casi di coronavirus, destinati poi ad aumentare nel corso dei giorni fino a portare all’attuale chiusura delle scuole e delle università.

Le preoccupazioni degli eurodeputati

A Praga, una delegazione di sei parlamentari europei ha concluso una visita di accertamento dei fatti in Repubblica Ceca, in seguito a segnalazioni su possibili irregolarità nella distribuzione dei fondi dell’UE. Durante la missione, i deputati europei hanno incontrato giornalisti investigativi, rappresentanti di ONG, associazioni di agricoltori privati e il comitato per le relazioni sui progetti di audit del Senato ceco. Hanno inoltre parlato con le autorità responsabili della gestione e della distribuzione dei fondi dell’UE, tra cui il viceministro delle finanze L. Dupáková, il viceministro dell’agricoltura J. Šír, il direttore generale del fondo di intervento dell’agricoltura statale M. Šebestyán e il viceministro dello sviluppo regionale D. Grabmüllerová.

Dopo la conclusione della missione conoscitiva, l’eurodeputata Monika Hohlmeier, parlando a nome della delegazione, ha dichiarato: “In questa visita è stato fondamentale per noi ascoltare tutte le parti, al fine di ottenere una visione imparziale, poiché il Parlamento europeo nella sua autorità di controllo del bilancio non può operare esclusivamente sulla base di impressioni e rapporti dei media”. Ha poi continuato “durante la nostra missione, abbiamo visto un esempio eccezionale di come i fondi dell’UE possano essere utilizzati bene per progetti di ricerca di alto livello con valore aggiunto europeo. D’altro canto, abbiamo ascoltato agricoltori su piccola scala che condividevano una diversa realtà quotidiana nell’utilizzo dei sussidi UE, con aziende agricole che ottenevano sussidi multipli per una singola azienda”. “Abbiamo anche chiesto a coloro che controllano la distribuzione di denaro dell’UE nella Repubblica ceca in che modo vengono implementate le normative nazionali dell’UE e ceche sul conflitto di interessi e come vengono identificati i beneficiari finali dei fondi dell’UE” ha affermato la Hohlmeier.

I prossimi step

In conclusione, è emerso che la società civile rimane molto preoccupata dall’irregolarità nell’uso dei fondi dell’UE nel paese. Dunque, è stata presa la decisione di procedere con i controlli da parte della Commissione, raccogliendo le informazioni più importanti da tutti gli attori e assicurando la collaborazione con le autorità ceche ed europee. I prossimi passi importanti si compiranno nell’ambito della votazione del bilancio europeo e, in particolare, per ciò che riguarda il controllo dei bilanci, ciò che maggiormente preoccupa gli eurodeputati.

Flaminia Maturilli
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