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Storico accordo tra FARC e governo colombiano firmato all’Havana

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Il 23 giugno scorso è stato firmato all’Havana uno storico accordo sul cessate il fuoco tra le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) ed il governo colombiano del Presidente Juan Manuel Santos. I negoziati, iniziati all’Havana nel novembre 2012, hanno portato ad uno storico risultato: la pacificazione di un conflitto iniziato più di 50 anni fa.

La cerimonia si è svolta all’Havana, capitale del piccolo Paese caraibico che ha dato un grande contributo all’esito dei negoziati. La mediazione tra un gruppo rivoluzionario armato ed un governo non poteva esser svolta in modo migliore che dal Paese rivoluzionario per eccellenza dell’America Latina, il cui governo è erede di un gruppo guerrigliero che ha preso il potere nel 1959. Cuba è allo stesso tempo un Paese che ha costruito una propria solidità istituzionale aggiunta ad un’affidabilità sul piano delle relazioni internazionali, tale da poter essere considerata un interlocutore valido da parte dei principali Paesi della comunità internazionale. Un ruolo decisivo nei negoziati è stato svolto anche dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che oltre ad esser stata un importante mediatore, svolgerà anche importanti funzioni nella fase di attuazione del contenuto dell’accordo. All’incontro del 23 giugno era, infatti, presente anche il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon.

L’accordo si articola in tre parti: la prima riguarda il cessate il fuoco, la fine delle ostilità ed il disarmo; la seconda si riferisce al contrasto delle organizzazioni criminali e la sicurezza delle organizzazioni politiche; la terza, invece, afferma l’impegno delle parti a rivolgersi alla Corte Costituzionale affinché indichi il meccanismo di partecipazione popolare che ritenga idoneo ad approvare l’accordo (si pensa ad un referendum). La prima parte dell’accordo è la più importante poiché definisce le modalità attraverso cui sarà garantita la fine delle ostilità ed il disarmo dei guerriglieri. Si prevede, infatti, la creazione di zone apposite in cui i guerriglieri potranno trasferirsi privi di armi per iniziare un processo di reintegrazione nella vita della società civile. In collaborazione con il governo saranno organizzati corsi di formazione professionale o di educazione a seconda delle necessità. Altro punto importante prevede l’impegno dei guerriglieri a consegnare le armi, le quali passeranno sotto il controllo dell’ONU. I rappresentanti dell’organizzazione provvederanno poi a destinare le armi alla costruzione di 3 monumenti che saranno ideati di comune accordo dal governo colombiano e le FARC. Per garantire l’osservanza degli impegni presi sarà, infine, istituito un meccanismo di controllo e verifica formato da rappresentanti delle FARC, del governo colombiano e dell’ONU. La seconda parte dell’accordo riguarda, invece, l’impegno del governo a contrastare le organizzazioni criminali e a garantire a tutti i movimenti politici e sociali la partecipazione in sicurezza alla vita politica del Paese. Questo è un presupposto necessario per l’inclusione delle FARC nel dialogo politico, in modo che possano in futuro esprimere le proprie rivendicazioni con mezzi pacifici. In cambio, i membri delle FARC si impegnano ad abbandonare definitivamente l’uso delle armi per scopi politici.

Il presidente Juan Manuel Santos ha dichiarato che si apre un nuovo capitolo della storia colombiana, fatto di pace, ma che allo stesso tempo è opportuno rimanere realisti, perché la questione non è ancora del tutto risolta. Ora, infatti, il popolo colombiano dovrà approvare l’accordo raggiunto con un referendum e nonostante la maggioranza della popolazione abbia accolto con gioia la notizia, vi è una parte politica più conservatrice che non ritiene che con le FARC si debba negoziare. Queste forze politiche capeggiate dall’ex-Presidente Álvaro Uribe ritengono che le FARC vadano combattute con le armi. Inoltre, si contesta al governo di lasciare aperta la questione con gruppi armati minori come l’ELN (Ejército de Liberación Nacional), che ha chiesto l’apertura di negoziati separati.

Tuttavia, non si può negare il grande valore dell’accordo raggiunto, la sua forte carica simbolica unita al suo pragmatismo hanno riacceso la speranza nel popolo colombiano di veder risolto il sanguinoso conflitto che affligge il loro Paese dagli anni ’60.

Elena Saroni
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