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Vertice tra UE e Giappone per una risposta congiunta al Covid-19

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Il 26 maggio, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno tenuto una videoconferenza con il Primo ministro giapponese Shinzō Abe. I leader hanno affrontato la questione della risposta alla pandemia da Covid-19 evidenziando l’importanza della solidarietà globale, della cooperazione e del multilateralismo e hanno convenuto sulla necessità di trarre insegnamenti dall’attuale situazione globale al fine di prevenire future pandemie nonché i loro effetti. “Il nostro incontro invia due messaggi importanti: in primo luogo il partenariato UE-Giappone è molto forte e vivace. E in secondo luogo, stiamo lavorando molto duramente insieme per affrontare questa crisi COVID-19” queste le parole del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

L’impegno congiunto

Il Giappone è uno dei partner più affini dell’Unione europea. Il partenariato strategico UE-Giappone si basa su una cooperazione di lunga durata, valori e principi condivisi come la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il buon governo, il multilateralismo e le economie di mercato aperte. Ai sensi dell’accordo di partenariato strategico, l’UE e il Giappone stanno rafforzando le loro relazioni in una vasta gamma di settori, dalla cooperazione politica rafforzata al commercio e agli investimenti, dallo sviluppo alla trasformazione digitale, dall’azione per il clima alla ricerca e innovazione, e dalla cooperazione in materia di sicurezza alla crescita sostenibile.

Il 26 maggio, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel ed il Primo Ministro giapponese Shinzō Abe, in videoconferenza, facendo leva sull’iniziativa dell’Unione europea che recentemente ha riscosso molto successo, quella della “Risposta globale al coronavirus” avviata il 4 maggio, hanno ribadito il loro impegno per la collaborazione globale nell’ambito dell’emergenza attuale, sostenendo finanziamenti per lo sviluppo e l’implementazione di efficaci medicinali antivirali, strumenti per la diagnostica, trattamenti e vaccini, al fine di renderli disponibili a tutti ad un prezzo accessibile. I leader hanno confermato che sia il Giappone che l’UE sono impegnati per frenare la diffusione della pandemia da Covid-19, proteggere le vite e mitigare le conseguenze sociali ed economiche, in linea con i loro principi e valori democratici, i diritti umani, lo stato di diritto e il principio di non discriminazione. Al fine di prevenire future pandemie, i leader hanno sottolineato l’importanza di rafforzare le capacità di preparazione e risposta, di condividere le informazioni in modo libero, trasparente e rapido e di migliorare la risposta internazionale anche attraverso organizzazioni internazionali pertinenti, come l’OMS, attingendo insegnamenti tratti dalle attuali risposte globali. Durante la videoconferenza è stato ribadito il ruolo dell’OMS nel coordinare la lotta contro la pandemia di Covid-19 ed è stato accolta con favore la risoluzione recentemente adottata in occasione della 73a Assemblea mondiale dell’Organizzazione che ha richiesto al Direttore generale di avviare, al più presto, un processo graduale di valutazione imparziale, indipendente e completa per rivedere l’esperienza acquisita e le lezioni apprese nell’ambito della risposta sanitaria coordinata ed internazionale al COVID-19.

Cooperazione e multilateralismo

Illustrando l’impegno congiunto dell’UE e del Giappone per accelerare la cooperazione in materia di ricerca, il Commissario europeo per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù, Mariya Gabriel e il Ministro dello giapponese per la politica scientifica e tecnologica, Naokazu Takemoto, hanno firmato a margine della videoconferenza, una lettera di intenti sul rafforzamento della cooperazione scientifica, tecnologica e innovativa. L’intesa include la collaborazione tra il programma giapponese di ricerca e sviluppo “Moonshot” e il programma “Horizon Europe” dell’UE. Giappone e Unione europea stanno promuovendo il coordinamento globale in vari consessi internazionali come il G7, il G20 e il sistema delle Nazioni Unite e sono impegnati ad assistere i paesi vulnerabili e le comunità bisognose.

I Presidenti von der Leyen e Michel e il Primo Ministro giapponese Abe hanno sottolineato altresì la loro determinazione a garantire una solida ripresa economica ed a ricostruire economie più sostenibili, inclusive e resilienti, in linea con l’Agenda 2030, gli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’accordo di Parigi. I leader hanno poi sottolineato la necessità di assistere i paesi in via di sviluppo nella loro risposta al coronavirus, ad esempio attraverso il pacchetto di sostegno “Team Europe” di oltre 20 miliardi di euro. Al centro delle discussioni vi sono state anche le conseguenze geopolitiche della pandemia da coronavirus ed è stato ribadito l’impegno a sostenere l’ordine internazionale basato sul diritto e a rafforzare la cooperazione in settori quali la sicurezza informatica, la lotta alle minacce ibride e l’antiterrorismo. I leader hanno poi condiviso la preoccupazione che la diffusione del virus possa intensificare alcuni conflitti regionali e rendere più difficile la protezione della popolazione civile. Pertanto, hanno sostenuto la richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco globale nell’ambito della pandemia di COVID-19 e hanno insistito sul rispetto dei principi umanitari. Continue reading “Vertice tra UE e Giappone per una risposta congiunta al Covid-19” »

Turismo e trasporti: il pacchetto della Commissione europea per il rilancio del settore

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Il 13 maggio la Commissione europea ha presentato un pacchetto di orientamenti e raccomandazioni per aiutare gli Stati membri dell’UE, dopo mesi di lockdown, ad eliminare gradualmente le restrizioni ai viaggi, consentire la riapertura delle imprese turistiche e rilanciare il settore turistico europeo, nel rispetto delle precauzioni sanitarie. L’obiettivo è garantire che l’Europa continui ad essere la prima destinazione dei turisti. “L’Europa sta riaprendo, passo dopo passo. Oggi la Commissione europea fornisce indicazioni su come riprendere a viaggiare in modo sicuro e responsabile e rimettere in piedi il turismo europeo” ha scritto su Twitter la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Misure per turisti e viaggiatori

La libera circolazione e gli spostamenti transfrontalieri sono fondamentali per il turismo e rappresentano un pilastro fondamentale dell’Unione europea. Man mano che gli Stati membri riusciranno a limitare la diffusione del Covid-19, le restrizioni generalizzate alla libera circolazione dovrebbero essere sostituite da misure più mirate. Qualora la situazione sanitaria non giustifichi un’eliminazione generalizzata delle restrizioni, la Commissione europea propone un approccio graduale e coordinato che inizi con l’eliminazione delle restrizioni tra zone o Stati membri che presentano situazioni epidemiologiche sufficientemente simili. L’approccio deve, inoltre, essere flessibile e comprendere la possibilità di reintrodurre determinate misure restrittive qualora la situazione epidemiologica lo richieda. Nel dettaglio, gli Stati membri dovrebbero agire sulla base di tre criteri: epidemiologico, focalizzandosi nelle zone in cui la situazione sanitaria è in miglioramento, in virtù degli orientamenti del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie nonché con l’ausilio della relativa mappa regionale; capacità di applicazione di misure di contenimento durante i viaggi, ivi comprese cautele e misure ulteriori nei casi in cui sia difficile garantire il distanziamento sociale; considerazioni di natura economica e sociale, dando priorità in un primo momento agli spostamenti transfrontalieri nelle principali zone di attività.

Di particolare importanza è il principio di non discriminazione: uno Stato membro che decida di consentire i viaggi nel proprio territorio o in regioni e zone specifiche all’interno del proprio territorio dovrebbe farlo in modo non discriminatorio e consentendo i viaggi da ogni zona, regione o paese dell’UE che presenti condizioni epidemiologiche simili. Le restrizioni devono, dunque, essere eliminate senza discriminazioni, per tutti i cittadini dell’UE e per tutti i residenti dello Stato membro interessato, indipendentemente dalla cittadinanza.

 

Gli orientamenti, presentanti dalla Commissione europea il 13 maggio, illustrano principi generali per il ripristino sicuro e graduale del trasporto dei passeggeri per via aerea, ferroviaria, stradale e per vie navigabili. A tal proposito la Commissione ha formulato una serie di raccomandazioni, quali ad esempio la necessità di limitare il contatto tra i lavoratori del settore e i passeggeri, nonché tra i passeggeri stessi, e la riduzione, qualora possibile, della densità dei passeggeri. Inoltre, è stato stabilito un quadro comune che fissa i criteri per la ripresa graduale e in sicurezza delle attività turistiche e sviluppa protocolli sanitari per gli alberghi e gli altri tipi di strutture ricettive con l’obiettivo di proteggere la salute degli ospiti e dei dipendenti.

Gli Stati membri, con il sostegno della Commissione, hanno altresì concordato gli orientamenti per garantire l’interoperabilità transfrontaliera delle applicazioni di tracciamento, in modo che i cittadini possano essere allertati in caso di potenziale contagio da coronavirus anche quando viaggiano nell’UE. I requisiti di queste applicazioni sono volontarietà, trasparenza, carattere temporaneo, cibersicurezza, uso di dati anonimizzati e della tecnologia Bluetooth, interoperabilità transfrontaliera e tra sistemi operativi.

Ai sensi della normativa UE, in caso di annullamento di titoli di trasporto o di pacchetti turistici, i viaggiatori hanno il diritto di scegliere tra ricevere dei buoni o il rimborso in denaro. Confermando questo diritto, la raccomandazione della Commissione mira al tempo stesso a garantire che i buoni diventino un’alternativa valida e più attraente rispetto al rimborso per i viaggi annullati nel contesto dell’attuale pandemia, che ha comportato un grave onere finanziario anche per gli operatori turistici. I buoni dovrebbero essere protetti in caso di insolvenza di chi li ha emessi, avere un periodo minimo di validità di 12 mesi ed essere rimborsabili dopo al massimo un anno, se non utilizzati. Dovrebbero inoltre offrire flessibilità sufficiente, consentire ai passeggeri di viaggiare sulla stessa tratta alle stesse condizioni di servizio, permettere ai viaggiatori di concludere un contratto per un pacchetto turistico con servizi dello stesso tipo o di qualità equivalente e dovrebbero anche essere trasferibili a un altro viaggiatore.

Misure per le imprese turistiche

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La commissione europea lancia la Riposta globale al coronavirus: 7,4 miliardi di euro raccolti

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Il 4 maggio la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha lanciato la “Riposta globale al coronavirus” una campagna di fundraising per garantire lo sviluppo collaborativo e la disponibilità universale di vaccini e di strumenti diagnostici e terapeutici nella lotta al Covid-19. La Commissione ha registrato impegni di finanziamento da tutto il mondo per un valore di 7,4 miliardi di € (8 miliardi di $). Il risultato sfiora l’obiettivo iniziale di 7,5 miliardi di € e costituisce un ottimo punto di partenza per la maratona mondiale di raccolta fondi che proseguirà fino a giugno. Un tentativo di leadership globale da parte dell’Unione europea nonché un tentativo di rilanciare la cooperazione e il multilateralismo nel contesto di una crisi economica e di un confinamento generalizzato.

 La Risposta globale al coronavirus

La campagna di fundraising per la “Risposta globale al coronavirus” è stata organizzata congiuntamente da Unione europea, Arabia Saudita-che detiene la presidenza di turno del G20-Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia-presidenza entrante del G20-Norvegia, Regno Unito e Spagna. L’iniziativa concretizza un impegno assunto dai leader del G20 il 26 marzo e fa seguito all’appello dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e di un gruppo di iniziatori operanti nel campo della salute che, dopo aver dato vita all’iniziativa ACT-Accelerator, hanno esortato ad instaurare una collaborazione planetaria per accelerare lo sviluppo, la produzione nonché un accesso equo nel mondo alle nuove tecnologie sanitarie essenziali per la lotta al coronavirus. La Risposta globale al coronavirus dovrà contribuire all’ACT-Accelerator ed allinearsi al relativo quadro. Nel dettaglio, la campagna è costituita da tre partenariati, basati sulle tre priorità della Risposta globale al coronavirus, che riuniscono il mondo dell’industria e della ricerca, fondazioni, autorità di regolamentazione e organizzazioni internazionali, secondo un’impostazione orientata alla catena del valore nel suo insieme: dalla ricerca alla produzione fino alla distribuzione. I tre partenariati opereranno quanto più autonomamente possibile, con un asse di lavoro trasversale dedicato al potenziamento della capacità dei sistemi sanitari e alla condivisione delle conoscenze e dei dati. Inoltre, il quadro collaborativo sarà limitato nel tempo-2 anni-ma sarà rinnovabile e farà leva sulle organizzazioni esistenti, senza creare nuove strutture.

La Commissione europea registrerà e terrà traccia degli impegni di finanziamento fino alla fine di maggio, ma non incasserà alcun pagamento. I fondi andranno direttamente ai destinatari, che non potranno però decidere da soli come impiegarli: il loro uso sarà stabilito di concerto con il partenariato. Nel rispetto degli impegni assunti, tutti i nuovi vaccini e strumenti diagnostici e terapeutici contro il coronavirus dovranno essere resi disponibili a livello mondiale a prezzi accessibili, indipendentemente dal luogo in cui sono stati sviluppati.

La Risposta globale dovrà coinvolgere anche la società civile ed i cittadini di tutto il mondo, motivo per cui la Commissione europea intende collaborare con ONG come Global Citizen e altri partner.

Risultati e prospettive future

L’evento di mobilitazione collettiva si è aperto con una videoconferenza di donatori che ha visto la partecipazione di oltre 40 paesi con le assenze significative, che non sono passate inosservate, di Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti, infatti, lavorano da soli per trovare un vaccino entro la fine dell’anno. Ottenere il vaccino per primi ed in esclusiva: questo è l’obiettivo statunitense, reso evidente a partire da gennaio, quando il governo tedesco ha rivelato che l’amministrazione USA aveva provato ad acquisire un’azienda tedesca, la CureVac, proprio per conseguire tale obiettivo. Più volte nell’attuale crisi, così come in passato, l’attuale Casa Bianca ha dimostrato di non apprezzare il multilateralismo e nelle scorse settimane, Washington ha persino sospeso i suoi contributi all’OMS. L’altro grande assente, la Russia, ha disertato l’incontro sollevando ulteriori dubbi sulla sua gestione dell’emergenza sanitaria in corso. La Cina si è, invece, limitata ad aderire all’evento con la partecipazione del suo ambasciatore in Europa.

 

I leader del mondo presenti alla videoconferenza hanno pronunciato un breve discorso e hanno annunciato il proprio contributo alla raccolta. La Commissione europea ha registrato impegni di finanziamento da tutto il mondo per un valore di 7,4 miliardi di €. Si tratta dell’inizio di un processo che punta a mobilitare risorse ancora maggiori. L’obiettivo iniziale di 7,5 miliardi di € non sarà, infatti, sufficiente a garantire la distribuzione in tutto il mondo di tecnologie sanitarie contro il coronavirus, che comportano costi ingenti in termini di produzione, approvvigionamento e distribuzione. Il vertice mondiale sui vaccini organizzato da Gavi Alliance, in programma per il 4 giugno, mobiliterà ulteriori risorse affinché le generazioni future possano essere protette grazie ai vaccini. I donatori sono invitati a continuare ad assumere impegni di finanziamento a favore della campagna e hanno la possibilità di scegliere la priorità che desiderano sostenere – test, cure o prevenzione – ma anche fare una donazione a sostegno dell’asse di lavoro trasversale dell’iniziativa, che si prefigge di aiutare i sistemi sanitari di tutto il mondo ad affrontare la pandemia.

Il ruolo dell’UE

Quanto all’UE, per contribuire agli obiettivi della Risposta globale al coronavirus, ha stanziato 1 miliardo di € sotto forma di sovvenzioni e 400 milioni di € a garanzia dei prestiti, mediante la ridefinizione delle priorità di Orizzonte 2020 (1 miliardo di €), RescEU (80 milioni di €), dello strumento per il sostegno di emergenza (150 milioni di €) e degli strumenti esterni (170 milioni di €). 100 milioni di € saranno donati alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e 158 milioni di € all’OMS. Gli inviti a presentare proposte finanziati dall’UE e i progetti che ne scaturiranno nel quadro di Orizzonte 2020 saranno in linea con gli obiettivi dei tre partenariati e dovranno assicurare il libero accesso ai dati. I finanziamenti nell’ambito di RescEU saranno, invece, finalizzati all’approvvigionamento, alla costituzione di scorte e alla distribuzione di vaccini e di strumenti terapeutici e diagnostici.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Oggi il mondo ha dato prova di un’unità straordinaria in nome del bene comune. Governi e organizzazioni sanitarie mondiali hanno unito le forze contro il coronavirus. Con un impegno del genere siamo sulla buona strada per sviluppare, produrre e distribuire un vaccino per tutti, ma questo è solo l’inizio”.

Stato di diritto, la Commissione europea avvia una nuova procedura di infrazione contro la Polonia

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La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti della Polonia: nel mirino la nuova Legge, entrata in vigore il 14 febbraio, che apporta modifiche al funzionamento del sistema giudiziario. Dopo aver analizzato la legislazione in questione, la Commissione ha concluso che diversi elementi della nuova legge violano il diritto dell’Unione europea. Il governo polacco dovrà rispondere alla lettera di messa in mora entro due mesi.

Background

Lo stato di diritto è uno dei principi e dei valori fondamentali su cui si fonda l’Unione europea, sancito dall’Articolo 2 del Trattato sull’Unione europea (TUE), il cui rispetto è garantito dalla Commissione europea, insieme ad altre istituzioni e agli Stati membri. Il rispetto dello stato di diritto è essenziale per il funzionamento dell’Unione nel suo insieme, in particolare per il mercato interno e per la cooperazione in materia di giustizia, libertà e sicurezza. Inoltre, permette ai giudici nazionali-che sono al contempo anche “giudici dell’UE” – di svolgere il proprio ruolo nel garantire l’applicazione del diritto dell’UE ed interagire correttamente con la Corte di giustizia nel contesto delle procedure pregiudiziali.

Nel 2016 gli eventi in Polonia hanno indotto la Commissione ad aprire un dialogo con il governo polacco sul rispetto dello stato di diritto. Si tratta di un dialogo continuo tra lo Stato membro interessato e la Commissione, che informa regolarmente il Parlamento europeo e il Consiglio.

A causa della mancanza di progressi nel quadro dello Stato di diritto, il 20 dicembre 2017 la Commissione ha avviato per la prima volta la procedura di infrazione prevista dall’Articolo 7 del TUE, presentando una decisione del Consiglio relativa alla determinazione del chiaro rischio di una grave violazione dello stato di diritto da parte della Polonia. Il 2 luglio 2018, la Commissione ha avviato un’altra procedura di infrazione: nel mirino la legge polacca relativa alla Corte suprema, le sue disposizioni in materia di pensionamento ed il loro impatto sull’indipendenza della Corte suprema. Il caso è stato poi deferito alla Corte di giustizia dell’UE, la quale ha emanato un ordine definitivo che impone misure provvisorie per sospendere l’attuazione della legge polacca sulla Corte suprema, confermando integralmente la posizione della Commissione. Il 3 aprile 2019, la Commissione ha avviato un’ulteriore procedura di infrazione basata sulla violazione del principio di indipendenza giudiziaria dei giudici polacchi e la mancanza di garanzie necessarie per proteggere i giudici dal controllo politico. La Commissione ha deferito nuovamente la causa alla Corte di giustizia dell’UE, che ha imposto la sospensione dell’applicazione delle disposizioni nazionali sui poteri della Camera disciplinare della Corte suprema, confermando integralmente la posizione della Commissione come accaduto un anno prima. Questo ordine della Corte si applicherà fino a quando la Corte non avrà pronunciato la sua sentenza definitiva nell’ambito della una nuova procedura di infrazione.

La nuova procedura di infrazione

Lo scorso 20 dicembre in Polonia è emersa una nuova legge che modifica una serie di atti legislativi relativi al funzionamento del sistema giudiziario polacco, entrata in vigore il 14 febbraio.

Il 30 aprile la Commissione europea ha inviato alla Polonia una lettera di messa in mora relativa a questa nuova legge sulla magistratura. Questa risulta, infatti, incompatibile con i requisiti di indipendenza giudiziaria stabiliti dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. La Commissione ha osservato che la nuova legislazione amplia la nozione di reato disciplinare e quindi aumenta il numero di casi in cui il contenuto delle decisioni giudiziarie può essere qualificato come reato disciplinare. Di conseguenza, il regime disciplinare può essere utilizzato come sistema di controllo politico del contenuto delle decisioni giudiziarie. La legge in questione viola l’Articolo 19, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea (TUE) nonché l’Articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che stabilisce il diritto ad un ricorso effettivo dinanzi ad un tribunale indipendente ed imparziale.

La legge polacca risulta altresì incompatibile con il principio del primato del diritto dell’UE e con il funzionamento del meccanismo di pronuncia pregiudiziale. A tal proposito, la Commissione ha constatato che la nuova legge garantisce alla nuova Camera di controllo straordinario e agli affari pubblici della Corte suprema la competenza esclusiva di pronunciarsi su questioni relative all’indipendenza giudiziaria, pertanto, è precluso ai tribunali polacchi di valutare, nel contesto delle cause pendenti, il potere di richiedere una pronuncia pregiudiziale. Ciò impedisce ai tribunali polacchi di adempiere al loro obbligo di applicare il diritto dell’UE.

Infine, la Commissione ha sottolineato che con la nuova legge sono state introdotte disposizioni che impongono ai giudici di divulgare informazioni specifiche sulle loro attività non professionali. Ciò è incompatibile con il diritto al rispetto della vita privata nonché con il diritto alla protezione dei dati personali, sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dal Regolamento generale sulla protezione dei dati.

“Il virus non può uccidere la democrazia”, ha affermato Vera Jurova, Commissaria UE alla giustizia, invitando Varsavia ad “affrontare le preoccupazioni” sullo stato di diritto della Commissione Ue. La Polonia ha, infatti, due mesi per rispondere alla lettera di messa in mora. Jurova ha, inoltre, spiegato che sta “monitorando la situazione con attenzione in tutti gli stati membri” ed in particolare in Ungheria. “Sono 20 quelli che hanno adottato lo stato d’emergenza per affrontare la crisi. Riconosciamo che una situazione eccezionale richiede soluzioni eccezionali, ma questo non significa che la costituzione ed il Parlamento debbano essere spenti ed i giornalisti silenziati” ha concluso

Flussi migratori e Covid-19: la Commissione europea presenta linee guida per gli Stati membri

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Nel pieno dell’emergenza dovuta alla pandemia da Covid-19, le pressioni alle frontiere esterne dell’Unione non sono scomparse. I flussi migratori non si fermeranno in questa nuova crisi e l’Unione dovrà certamente occuparsene ora ed in futuro.

Il 16 aprile la Commissione europea ha presentato le linee guida per l’attuazione delle pertinenti norme dell’UE in materia di asilo, procedure di rimpatrio dei migranti e reinsediamenti dei profughi durante l’emergenza del coronavirus. Ciò risponde alla richiesta di consulenza invocata dagli Stati membri su come garantire la continuità delle procedure ed il rispetto dei diritti fondamentali.

I flussi migratori al tempo del Covid-19

Nel giro di pochi mesi si è passati dal timore di una nuova stagione di sbarchi, alla tensione in prossimità della frontiera greco-turca, fino a giungere all’emergenza dovuta al coronavirus, durante la quale i riflettori sul tema dei flussi migratori sembrano apparentemente spenti.

L’Unione europea si è materializzata fisicamente e simbolicamente il 4 marzo al confine tra Grecia e Turchia, quando la tensione fra le forze dell’ordine greche ed i profughi siriani, che tentavano di entrare in Grecia e dunque in Europa, era arrivata all’apice. La Presidente della Commissione europea, il Presidente del Consiglio e quello dell’Europarlamento, si sono dunque recati al confine per testimoniare solidarietà alla Grecia. Ursula von der Leyen, in quell’occasione, ha promesso 700 milioni ad Atene e ha parlato della Grecia come uno scudo per l’Europa, mostrando il volto di un’Unione europea molto diversa da quella del 2015, quando, in qualità di patria dei diritti umani, accoglieva i profughi in fuga dal conflitto. Oggi, l’Europa sembra difendersi dagli stessi.

In linea con questo atteggiamento di chiusura, nella gestione dell’emergenza sanitaria, il 17 marzo i 27 stati membri dell’UE hanno deciso di prendere tutte le misure necessarie per impedire qualsiasi ingresso non essenziale in Europa proveniente da Paesi terzi, per un periodo iniziale di 30 giorni, poi prorogato fino al 15 maggio. Da allora tutti gli Stati membri dell’UE-eccetto l’Irlanda-e i paesi Schengen non appartenenti all’UE, hanno assunto decisioni nazionali per attuare questa misura restrittiva. Le restrizioni ai viaggi si estendono anche alle persone bisognose di protezione internazionale o per altri motivi umanitari, nel rispetto del principio di non respingimento.

Al contempo, il coronavirus sembra bloccare le intenzioni di approdare in Europa: gli sbarchi si sono ridotti di circa l’80% in pochi giorni. Ciò vale per chi parte dai Paesi in cui le condizioni di vita possono essere definite “accettabili”. Mentre dalla Libia si continua ancora a partire: qui però i migranti spesso vengono intercettati dalla Guardia costiera libica e riportati indietro. La situazione è così più complessa di quello che appare. Malgrado il crollo degli sbarchi e l’attenzione focalizzata sull’emergenza sanitaria attuale, il tema dei migranti resta dunque centrale.

Le linee guida della Commissione europea

Il 16 aprile la Commissione europea, in collaborazione con l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) e l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), nonché delle autorità nazionali, ha presentato delle linee guida l’attuazione delle pertinenti norme dell’UE in materia di asilo, procedure di rimpatrio dei migranti e reinsediamenti dei profughi durante l’emergenza del coronavirus.

In merito alle procedure di asilo è stato sottolineato come le misure sanitarie adottate per limitare l’interazione sociale tra il personale ed i richiedenti abbiano un impatto notevole sui processi di asilo, pertanto, si raccomanda l’applicazione della flessibilità prevista dalle norme dell’UE. In particolare, la massima flessibilità dovrebbe essere consentita in relazione alle scadenze ed alla durata del trattamento e dell’esame delle richieste d’asilo. Per quanto riguarda le interviste personali, necessarie all’espletazione del processo di richiesta d’asilo, queste possono essere condotte mediante accordi specifici, da remoto tramite videoconferenza o addirittura omesse se necessario.

Una stretta cooperazione tra gli Stati membri è di fondamentale importanza per il buon funzionamento del sistema di Dublino. La Commissione incoraggia tutti gli Stati membri a riprendere i trasferimenti dei richiedenti il prima possibile, alla luce delle circostanze in evoluzione. Prima di effettuare qualsiasi trasferimento, inoltre, è necessario considerare la situazione relativa al coronavirus, compresa quella risultante dalla forte pressione sul sistema sanitario, nello Stato membro responsabile. Laddove i trasferimenti verso lo Stato membro normalmente responsabile non possano aver luogo entro il termine applicabile, gli Stati membri possono concordare bilateralmente il trasferimento in una data successiva, la quale deve essere incoraggiata ad esempio per i minori non accompagnati e nei casi di ricongiungimento familiare.

Con riguardo alle condizioni di accoglienza, le misure di quarantena e di isolamento devono essere ragionevoli, proporzionate e non discriminatorie. I richiedenti asilo devono ricevere l’assistenza sanitaria necessaria. Coloro che sono in detenzione devono continuare ad avere accesso all’aria aperta e qualsiasi restrizione, come la limitazione dei visitatori, deve essere spiegata con attenzione.

In linea con il regolamento Eurodac- European Dactyloscopie- laddove non sia possibile prendere le impronte digitali di un richiedente a causa delle misure adottate per proteggere la salute pubblica, gli Stati membri dovrebbero provvedere il prima possibile e comunque entro 48 ore dal cessare di tali motivi di salute.

 

Gli Stati membri dell’UE, nonché l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) hanno temporaneamente sospeso le operazioni di reinsediamento e rimpatrio. Le attività preparatorie, tuttavia, dovrebbero continuare nella misura del possibile, affinché tali operazioni possano riprendere una volta cessate le misure restrittive. Oggi più che mai è opportuno dare priorità ai rimpatri volontari, nell’ottica secondo cui esse rappresentano un rischio inferiore per la salute e la sicurezza. A tal proposito, l’agenzia europea Frontex è pronta ad assistere gli Stati membri nell’organizzazione delle operazioni aeree.

Nel ribadire il sostegno agli Stati membri nell’attuazione di tali linee guida, la Commissione europea ha annunciato che le stesse saranno integrate da incontri tematici organizzati dalle agenzie dell’UE, al fine di fornire consigli pratici e facilitare la condivisione delle migliori pratiche.

La Commissione europea lancia il fondo SURE: 100 miliardi di euro contro la disoccupazione

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La Commissione europea ha lanciato il fondo SURE- Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency- stanziando 100 miliardi di euro per mitigare i rischi di disoccupazione dovuti all’emergenza del Covid-19. Il fondo è progettato per aiutare gli Stati membri a proteggere i lavori ed i lavoratori e servirà a finanziare le casse integrazioni nazionali o schemi simili di protezione.

 Il fondo “SURE”

Il Covid-19 sta mettendo alla prova l’Unione europea. La profondità e l’ampiezza dell’attuale crisi richiede una risposta senza precedenti.

Nelle scorse settimane la Commissione ha agito per fornire agli Stati membri flessibilità, al fine di sostenere finanziariamente i sistemi sanitari, le imprese ed i lavoratori, mobilitando le sue risorse per proteggere i cittadini europei. Salvare vite umane e sostenere i mezzi di sussistenza in questi tempi di crisi acuta risulta essere fondamentale.

La risposta al Covid-19 è stata incrementata attraverso l’istituzione di uno strumento di solidarietà da 100 miliardi di euro, finalizzato ad aiutare i lavoratori e le imprese. Si tratta del fondo SURE – Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency- il quale fornirà assistenza finanziaria, sotto forma di prestiti concessi, a condizioni favorevoli, dall’UE agli Stati membri, fino a un totale di 100 miliardi di euro. I prestiti saranno sostenuti da un sistema di garanzie volontarie degli Stati membri impegnati nell’UE. Tutti gli Stati membri potranno farne uso, ma sarà di particolare importanza per i più colpiti dalla pandemia.

 Questi prestiti aiuteranno gli Stati membri ad affrontare gli improvvisi aumenti della spesa pubblica, per preservare l’occupazione. Nello specifico, questi prestiti aiuteranno a coprire i costi direttamente collegati alla creazione o all’estensione di programmi nazionali di lavoro a tempo ridotto ed altre misure analoghe messe in atto per i lavoratori autonomi in risposta all’attuale pandemia di coronavirus.

I regimi di lavoro a breve termine sono programmi che, in determinate circostanze, consentono alle imprese in difficoltà economiche di ridurre temporaneamente le ore di lavoro dei propri dipendenti, i quali ricevono un sostegno al reddito pubblico per le ore non lavorate. Schemi simili si applicano per la sostituzione del reddito per i lavoratori autonomi.

Molte aziende in difficoltà sono costrette, infatti, a sospendere temporaneamente o ridurre sostanzialmente le loro attività e l’orario di lavoro dei loro dipendenti. Evitando inutili licenziamenti, i programmi di lavoro a breve termine possono far sì che uno shock temporaneo non abbia conseguenze negative più gravi e di lunga durata sull’economia e sul mercato del lavoro negli Stati membri. Ciò aiuta a sostenere i redditi delle famiglie, a preservare la capacità produttiva, il capitale umano delle imprese e l’economia nel suo insieme.

 L’iter da seguire

A seguito di una richiesta di assistenza finanziaria da parte di uno Stato membro, la Commissione consulterà lo Stato interessato per verificare l’entità dell’aumento della spesa pubblica direttamente correlata alla creazione o all’estensione di regimi di lavoro a breve termine e misure simili. Questa consultazione aiuterà la Commissione a valutare correttamente le condizioni del prestito, compresi l’importo, la durata media massima, i prezzi e le modalità tecniche di attuazione. Sulla base della consultazione, la Commissione presenterà una proposta di decisione al Consiglio per fornire assistenza finanziaria. Una volta approvato, l’assistenza finanziaria assumerà la forma di un prestito dell’Unione europea allo Stato membro che richiede il sostegno.

Il fondo SURE è di natura temporanea: la sua durata e portata sono limitate ad affrontare le conseguenze della pandemia di coronavirus, non è preclusa in alcun modo l’istituzione di un futuro regime permanente.

 Le dichiarazioni di Ursula von der Leyen

Il prossimo bilancio UE 2021-2027 “dovrebbe essere il nostro piano Marshall perchè la Ue possa avere un ruolo cruciale per la ripresa economica” ha dichiarato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. In questa crisi, ha aggiunto, “faranno la differenza solo le risposte più forti”.

La Presidente dell’esecutivo europeo ha, inoltre, indirizzato una lettera agli italiani, pubblicata dal quotidiano Repubblica: “L’Italia è stata colpita dal coronavirus più di ogni altro Paese europeo. Siamo testimoni dell’inimmaginabile. Migliaia di persone sottratte all’amore dei loro cari. Medici in lacrime nelle corsie degli ospedali, col volto affondato nelle mani. Un Paese intero – e quasi un intero continente – chiuso per quarantena. Ma il Paese colpito più duramente, l’Italia, è diventato anche la più grande fonte di ispirazione per noi tutti. Migliaia di italiani – personale medico e volontari – hanno risposto alla chiamata del governo e sono accorsi ad aiutare le regioni più colpite”- ha dichiarato- “Oggi l’Europa si sta mobilitando al fianco dell’Italia. Purtroppo non è stato sempre così. Bisogna riconoscere che nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune europea, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria”.

“Preferiremmo tutti vivere tempi più facili. Ma oggi quello che possiamo decidere è come reagire. Ho in mente un’Europa fondata sulla solidarietà – la nostra più grande speranza e il nostro investimento in un futuro comune” ha concluso la von der Leyen.

Coronavirus, la risposta dell’Unione europea: tra criticità e tentativi di coordinamento

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L’Unione europea si trova a fronteggiare l’emergenza sanitaria non in condizioni di gioventù e con varie patologie pregresse. La pandemia mette, così, a dura prova la capacità di coordinamento tra gli esecutivi europei, che, soprattutto nella prima fase della crisi, hanno risposto con tempi e modalità differenti.

Conseguenze pesanti in termini di vite umane e forti ripercussioni economiche, nella stessa misura in tutti gli Stati membri, come avvenuto nel dopoguerra, potrebbero più facilmente condurre ad una riflessione volta ad un avanzamento dell’UE. Ma se ciò non dovesse accadere l’UE potrebbe diventare un’altra vittima del coronavirus.

È giunto il momento di rispondere all’emergenza sanitaria in modo efficace e coordinato: stante la difficoltà, la Commissione europea ha messo in campo una serie di iniziative per affrontare la crisi economica e sanitaria legata alla diffusione del coronavirus.

Sanità

Al fine di espletare la funzione di coordinamento con le autorità nazionali, la Commissione europea interagisce quotidianamente, tramite videoconferenza, con i 27 Ministri nazionali della Salute e degli Interni: nel corso delle riunioni, i leader dell’UE discutono le misure da attuare per contenere la pandemia. L’agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), dal canto suo, fornisce alle autorità nazionali linee guida, dati, analisi del rischio e raccomandazioni.

Con riguardo ai dispositivi di protezione individuale, la Commissione europea ha stimolato un aumento della produzione di mascherine, respiratori ed altri dispositivi e ha avviato una procedura di appalto, accelerata e congiunta, per l’acquisto di nuove forniture. Al fine di poter disporre a pieno dei prodotti presenti in Europa, ha, inoltre, bloccato le esportazioni di dispositivi medici al di fuori dell’UE. Le uniche eccezioni devono essere esplicitamente approvate dai governi nazionali. Gli Stati membri sono, così, tenuti a rimuovere le barriere alla circolazione di tali dispositivi all’interno dell’Unione.

Tuttavia, nei giorni precedenti, diversi paesi avevano trattenuto i carichi, rendendosi, così, necessario un intervento della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Nel suo messaggio quest’ultima ha affermato che “bisogna aiutarsi a vicenda: nessun paese può produrre da solo quello di cui ha bisogno”.

Nell’ambito sanitario la Commissione ha deciso, altresì, il finanziamento e la costituzione di una scorta strategica – come parte dello strumento rescEU, il Meccanismo di protezione civile dell’Unione rafforzato – di attrezzature mediche per aiutare i Paesi europei.

Con l’obiettivo di ridurre la diffusione del virus è stato, infine, deciso di ridurre temporaneamente i viaggi non essenziali da Paesi terzi verso l’Unione europea. A tal proposito la Commissione ha pubblicato una serie di orientamenti- che si applicano al trasporto aereo, ferroviario, stradale e marittimo- volti a garantire coerentemente i diritti dei passeggeri in tutta l’UE e contenere i costi per il settore dei trasporti.

Economia

A seguito della proposta della Commissione europea di attivare la clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, i Ministri delle finanze dell’UE hanno convenuto di sospendere i limiti di spesa per i bilanci nazionali, per dare agli Stati membri spazio sufficiente per combattere la pandemia. È pertanto sospesa la regola che prevede che il disavanzo di bilancio di un paese rimanga entro il 3% del PIL. In aggiunta, la Commissione propone di sospendere l’aggiustamento di bilancio in caso di grave recessione economica nella zona euro o nell’UE nel suo complesso.

Nella notte tra il 18 e il 19 marzo, la Banca Centrale Europea ha stanziato un pacchetto di emergenza da 750 miliardi di euro per alleviare l’impatto dell’emergenza. Nella riunione del 17 marzo, l’Eurogruppo aveva dichiarato, infatti, di essere pronto a prendere tutte le misure necessarie – “whatever it takes”- per dar vita ad azioni coordinate a sostegno dell’economia.

Nell’ambito degli interventi economici, è stata, inoltre, garantita maggiore flessibilità per la disciplina degli aiuti di Stato. Massima flessibilità altresì per le spese eccezionali che i Paesi UE sosterranno per contenere l’epidemia, ad esempio nel settore sanitario per misure di soccorso mirate ad imprese e lavoratori.

Tra le proposte vi è anche quella di destinare 37 miliardi di euro all’ambito della politica di coesione per la lotta contro il coronavirus. 1 miliardo di euro sarà riorientato dal bilancio dell’UE come garanzia per il Fondo europeo per gli investimenti, al fine di incentivare le banche a fornire liquidità a PMI ed imprese a media capitalizzazione. I finanziamenti così mobilitati, per un totale di circa 8 miliardi di euro, permetteranno di aiutare almeno 100 mila PMI europee ed imprese a media capitalizzazione.

In più, su richiesta delle autorità italiane, verrà prorogato di un mese il termine per la presentazione delle domande degli agricoltori italiani che hanno diritto a un sostegno al reddito nel quadro della cruciale Politica Agricola Comune (PAC).

Con riguardo al fondo di solidarietà si propone l’estensione del suo ambito di applicazione, includendo la crisi della sanità pubblica, al fine di mobilitarlo in caso di necessità per gli Stati membri più duramente colpiti. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione potrebbe anch’esso essere mobilitato per sostenere i lavoratori autonomi e chi ha perso il lavoro.

Ricerca

Relativamente all’importante ambito della ricerca, il 17 marzo la Commissione ha informato che sosterrà il lavoro della società CureVac, con sede a Tubingen, in Germania, impegnata nello sviluppo e nella produzione di vaccini anti-Coronavirus, con un sostegno fino a 80 milioni di €.

Inoltre, un budget di 164 milioni è messo a disposizione di Start Up ed imprese tecnologiche che progettino idee innovative per rispondere all’emergenza Covid-19.

Infine, 47,5 milioni di euro sono stati attribuiti ai cambi della ricerca, diagnosi e trattamenti, sostenendo 17 progetti focalizzati sul coronavirus che coinvolgono 136 gruppi di ricerca in tutta Europa. Altri 90 milioni di € sono stati stanziati per l’iniziativa di innovazione medica (IMI) con l’industria farmaceutica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Una strategia industriale per un’Europa verde, digitale e competitiva

EUROPA di

Il 10 marzo, la Commissione europea, ha presentato una nuova strategia per aiutare il settore industriale europeo a guidare la duplice transizione verso la neutralità climatica e la leadership digitale, in virtù del suo ruolo fondamentale nel sostenere la crescita economica e la prosperità.

La nuova strategia dell’industria europea

L’industria europea è leader mondiale in molti settori, rappresenta il 20 % del valore aggiunto totale dell’UE e dà lavoro a 35 milioni di persone nell’UE. Nel marzo 2019 il Consiglio europeo ha, pertanto, chiesto una strategia di politica industriale dell’UE complessiva ed a lungo termine, accompagnata da un approccio integrato per un mercato unico più approfondito e più forte.

La strategia presentata dalla Commissione il 10 marzo mira a rafforzare la competitività dell’Unione europea nonché la sua autonomia strategica, in un momento storico caratterizzato dal dinamismo geopolitico e dalla crescente concorrenza mondiale.

La Commissione ha, così, presentato un pacchetto di iniziative che delinea un nuovo approccio, seppur caratterizzato da un saldo radicamento nei valori dell’Unione e nelle tradizioni del mercato sociale. Grandi e piccole imprese, start-up innovative, centri di ricerca, prestatori di servizi, fornitori e parti sociali: tutti gli operatori dell’industria europea gioveranno di una serie di azioni a loro sostegno.

La nuova strategia industriale europea, al fine di difendere la leadership industriale, contribuirà a realizzare tre priorità fondamentali: mantenere la competitività mondiale dell’industria europea; garantire condizioni di parità, a livello nazionale e mondiale; rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050, plasmando il suo futuro digitale.

Azioni concrete

La strategia propone una serie completa di azioni future. In primis, un piano di azione sulla proprietà intellettuale, volto a difendere la sovranità tecnologica, a promuovere condizioni di parità a livello mondiale, a lottare contro il furto di proprietà intellettuale ed adattare il quadro giuridico alla transizione verde e digitale. Il riesame in corso delle norme dell’UE in materia di concorrenza, compresa la valutazione in corso del controllo delle concentrazioni e dell’adeguatezza degli orientamenti sugli aiuti di Stato, garantirà che le norme europee siano adeguate per un’economia in rapida mutazione, sempre più digitale, in prospettiva più verde e più circolare.

Oltre a sfruttare al meglio gli strumenti offerti dai meccanismi di difesa commerciale, entro la metà dell’anno, la Commissione adotterà un Libro bianco per contrastare gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere nel mercato unico ed affrontare il problema dell’accesso di soggetti esteri agli appalti pubblici ed ai finanziamenti dell’UE. La questione relativa alle sovvenzioni estere sarà oggetto di una proposta di strumento giuridico nel 2021. Di pari passo, continueranno i lavori in corso per rafforzare le norme mondiali in materia di sovvenzioni all’industria nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), nonché le azioni volte ad affrontare la mancanza di accesso reciproco agli appalti pubblici nei paesi terzi.

Sono state previste, altresì, misure finalizzate a modernizzare e decarbonizzare le industrie ad alta intensità energetica, per sostenere le industrie della mobilità sostenibile ed intelligente, per promuovere l’efficienza energetica e garantire un approvvigionamento sufficiente e costante di energia a basse emissioni di carbonio, a prezzi competitivi.

La Commissione è intervenuta anche per rafforzare l’autonomia industriale e strategica dell’Europa garantendo l’approvvigionamento di materie prime essenziali, mediante un piano di azione per le materie prime essenziali e prodotti farmaceutici, delineando una nuova strategia farmaceutica dell’UE.

Inoltre, è stata disposta un’alleanza per l’idrogeno pulito, al fine di accelerare la decarbonizzazione dell’industria e mantenere la leadership industriale, seguita da un’alleanza per industrie a basse emissioni di carbonio e un’alleanza su cloud, piattaforme industriali e sulle materie prime.

La Commissione analizzerà sistematicamente i rischi e le esigenze dei diversi ecosistemi industriali. Nell’effettuare questa analisi lavorerà in stretta collaborazione con un forum industriale aperto ed inclusivo, istituito entro settembre 2020 e composto da rappresentanti dell’industria.

Alle Piccole e Medie Imprese (PMI), in virtù del loro ruolo chiave nel tessuto industriale europeo, è dedicata una specifica strategia industriale che mira a sostenerle in tutto il mercato unico ed oltre, a ridurre gli oneri burocratici, ad accedere ai finanziamenti ed a contribuire nella transizione verde e digitale.

Infine, sono state previste misure concrete per rimuovere le barriere che si frappongono al buon funzionamento del mercato unico, vale a dire la risorsa più preziosa di cui dispone l’UE, al fine di consentire a tutte le imprese europee di crescere e competere.

 

“L’industria europea è il motore della crescita e della prosperità in Europa. Un motore che dà il massimo quando alimentato dagli elementi che ne costituiscono la forza: i cittadini e le loro idee, talenti, diversità e spirito imprenditoriale” ha dichiarato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, che ha poi aggiunto “La sua importanza è ancora più grande in un momento in cui l’Europa si appresta a realizzare la sua ambiziosa transizione verde e digitale in un mondo più instabile e imprevedibile. L’industria europea ha tutto quello che serve per spianare la strada e faremo il possibile per sostenerla”.

 

Economia blu: la Commissione europea vara il fondo BlueInvest

EUROPA di

Nel corso della conferenza BlueInvest Day a Bruxelles, la Commissione europea, in collaborazione con il Fondo europeo per gli investimenti, ha varato il fondo BlueInvest: un fondo di investimento a sostegno dell’economia blu con una dotazione di 75 milioni di €. Nel dettaglio, si tratta di un’azione congiunta condotta dalla Vicepresidente della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), Emma Navarro e da Virginijus Sinckevicius, Commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca.

Il contesto

L’economia blu è un modello di economia globale dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia. Il modello prevede attività legate a oceani, mari e coste, e comprende tutte le imprese operanti nella produzione di beni e servizi che contribuiscono all’economia marittima, attive in mare e a terra. Nel settore rientrano molte iniziative ed imprese promettenti, nate spesso da programmi di ricerca e di sviluppo finanziati dall’Unione europea. Queste sviluppano soluzioni per le energie rinnovabili, i prodotti ittici sostenibili, le biotecnologie blu, i sistemi informatici marittimi e molto altro ancora.

BlueInvest si pone come un’iniziativa della Commissione europea che persegue il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti, la loro predisposizione per le start-up, le imprese e le PMI in fase iniziale attive nell’economia blu. L’iniziativa prevede una comunità online, l’assistenza alle imprese per stimolarne la propensione agli investimenti, l’impegno degli investitori, molteplici eventi, un’accademia nonché la preparazione di vari progetti.

Il contesto è quello del Piano di investimenti per l’Europa, il quale intende stimolare gli investimenti per creare crescita ed occupazione, facendo ricordo ad un uso più intelligente delle risorse finanziarie, eliminando gli ostacoli agli investimenti ed offrendo visibilità ed assistenza tecnica ai progetti di investimento. Il nuovo programma è sostenuto dal Fondo europeo per gli investimenti strategici, pilastro finanziario del Piano di investimenti per l’Europa.

Fondo BlueInvest: i dettagli

Il fondo BlueInvest varato a Bruxelles sarà gestito dal Fondo europeo per gli investimenti e finanzierà fondi sottostanti che si rivolgono strategicamente all’economia blu e la sostengono. Si tratta di un settore cruciale, in grado di svolgere un ruolo importante nella transizione verso un’economia neutra, in termini di emissioni di carbonio, entro il 2050, una delle ambizioni annunciate nel Green Deal europeo.

Il fondo è completato dalla piattaforma BlueInvest della Commissione europea che stimola la propensione agli investimenti e l’accesso ai finanziamenti per le imprese, le PMI e le scale-up in fase iniziale.

Attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, la Commissione finanzia, inoltre, un regime supplementare di sovvenzioni di 40 milioni di € per sostenere le PMI dell’economia blu a sviluppare e commercializzare prodotti, tecnologie e servizi nuovi, innovativi e sostenibili.

Le dichiarazioni

Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, in prima linea per l’attivazione di questo fondo, ha dichiarato: “Se gli oceani sono tra i più colpiti dai cambiamenti climatici, essi offrono anche molte soluzioni in ogni singolo settore marino – dalla pesca e acquacoltura, all’energia eolica offshore, del moto ondoso e mareomotrice, alle biotecnologie blu e a molti altri settori legati all’innovazione – che consentono di rispondere all’emergenza climatica. Il fondo di investimenti di 75 milioni di € serve a sbloccare il potenziale dell’economia blu per contribuire al Green Deal europeo e provvedere alla crescita economica delle PMI europee che sviluppano prodotti e servizi innovativi e sostenibili”.

La Vicepresidente della BEI, Emma Navarro, responsabile per l’economia blu, ha invece affermato: “Gli oceani sono indispensabili per la vita sulla Terra, eppure sono in pericolo e occorre proteggerli. È per questo che stiamo sviluppando soluzioni innovative di finanziamento a sostegno dell’economia blu che ci consentano di stanziare finanziamenti per proteggere gli oceani e trasformare le superfici marine in una risorsa economica sostenibile. Il fondo BlueInvest che avviamo oggi darà un contributo importante per mobilitare investimenti privati in questo settore e far decollare progetti essenziali. Questa iniziativa rappresenta un altro partenariato fondamentale tra il Fondo europeo per gli investimenti e la Commissione europea”.

“Gli oceani offrono un potenziale enorme di crescita economica che deve però essere sostenibile. Gli investimenti nel settore dell’economia blu che abbiamo sottoscritto oggi mostrano come i finanziamenti pubblici dell’UE possano essere impiegati per attirare gli investimenti privati e catalizzare lo sviluppo in questo settore. Sono lieto che possiamo varare oggi il fondo BlueInvest che, insieme agli ulteriori capitali privati, contribuirà a portare avanti il programma europeo di economia blu” queste, infine, le parole di Alain Godard, amministratore unico del Fondo europeo per gli investimenti.

Commission sets out possible ways forward for the deepening of Europe's Economic and Monetary Union

BreakingNews @en di

Today, Vice-President Dombrovskis and Commissioner Moscovici presented the Reflection Paper on Deepening the Economic and Monetary Union. Following the Commission’s White Paper on the Future of Europe presented on 1 March, the Commission now sets out possible ways forward for deepening Europe’s Economic and Monetary Union. Today’s reflection paper builds on the Five Presidents’ Report of June 2015 and is intended both to stimulate the debate on the Economic and Monetary Union and to help reach a shared vision of its future design. Paying due attention to the debates in Member States and to the views of other EU institutions, the paper sets out concrete steps that could be taken by the European elections in 2019, as well as a series of options for the following years, when the architecture of the Economic and Monetary Union would be completed. The options proposed in the reflection paper are intended to help build a broad consensus on how to take on the challenges ahead and to give a fresh impetus to this important debate.

Redazione
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