GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Tag archive

europeanaffairs

Una fiaccola per ricordare Pamela

Senza categoria/SICUREZZA di

Si è svolta 13 aprile la fiaccolata organizzata a Roma per ricordare Pamela Mastropietro, la giovane ragazza romana barbaramente uccisa a Macerata lo scorso gennaio.

Una folla composta si e stratta attorno ad Alessandra Verni, a suo marito, allo zio Marco Valerio Verni promotore della manifestazione insieme a Fabrizio Santori, il consigliere Figliomeni e i tanti tanti amici della famiglia e di Pamela.

Presenti alla fiaccolata anche le istituzioni con il Sindaco di Roma Virginia Raggi accanto al l’onorevole Giorgia Meloni, il senatore Rampelli e l’on Maurizio Gasparri.

Dopo aver percorso il tatto di strada che collega via Saluzzo a piazza Re di Roma il corteo si è fermato dove e stata posta una targa in memoria di Pamela accanto ad un albero piantato per l’occasione e una panchina di colore rosso a ricordo di tutte le donne vittime di violenza.

La manifestazione si è conclusa con una serie di interventi che sono stati utili a comprendere cosa sia successo a Pamela perché non succeda mai più

Giorgia Meloni in una dichiarazione rilasciataci durante la manifestazione ha voluto manifestare la sua partecipazione al dolore della famiglia e il suo impegno a non far dimenticare questo atto di violenza assurda che è stato per troppo tempo ignorato volutamente dal governo per non dover giustificare l’assenza di sicurezza e le politiche di immigrazione fallimentari.

“Crediamo sia necessario e giusto tenere alta l’attenzione sulle vittime italiane dimenticate, su situazioni accadute per assenza dello stato, perché ci sono fatti violenza, fatti efferati e poi ci sono fatti di violenza commessi da chi non doveva trovarsi in Italia” ha voluto sottolineare Giorgia Meloni  leader di Fratelli d’Italia, ” noi speriamo in uno stato che sappia fare il suo lavoro, per questo accendiamo i riflettori su le vicende come quella di Pamela e tante altre, qui oggi sono presenti tante famiglie che hanno sofferto” continua l’onorevole “non vogliamo strumentalizzare ma vogliamo interrogarci su una Italia nella quale non viene garantita la sicurezza”.

Ancora molti i punti su cui fare luce, alcuni legati alla casa di accoglienza che ha permesso alla ragazza di allontanarsi dalla struttura, altri più in generale legati alla sicurezza delle nostre città che vedono nei punti nevralgici delle comunità stazioni ferroviarie, di bus, piazze e giardini ormai saldamente in pugno alla criminalità al sud come al nord.

Una richiesta accorata di giustizia e emersa da questa manifestazione per Pamela e per tutte le donne e gli uomini vittime di violenza nel nostro paese, una richiesta che emerge dalle parole di Alessandra, la madre si Pamela, ma anche dalla folla che è accorsa per partecipare alla fiaccolata.

Nel video il dettaglio della manifestazione e delle dichiarazioni dei partecipanti.

L’Italia si avvia al voto con una legge elettorale che non piace a nessuno

POLITICA di

Votata con la fiducia, criticata da molti degli  esponenti politici, la legge elettorale è stata approvata con 375 voti favorevoli e 215 voti sfavorevoli .

Il NO è stato portato avanti da M5S, Mdp, Sinistra italiana, FdI e mentre il fronte del SI è rappresentato dall’asse Pd-FI-Lega-Ap a cui si devono aggiungere i socialisti, Svp, centristi, Scelta civica e buona parte del Gruppo misto.

Il governo festeggia il risultato mentre fuori dalle porte del parlamento protesta il M5S che chiede a gran voce al Presidente della Repubblica di non firmarla denunciando ancora una volta la casta di aver tolto al cittadino il diritto di voto.

Si perché  questa legge elettorale cosi come è stata presentata e approvata  da una parte tutela nei collegi uninominali i leader di partito e i fedelissimi della direzione, dall’altra con un complesso calcolo delle preferenze  e di multi candidature non permette all’elettore di responsabilizzare il suo candidato.

Il voto di fiducia non ha permesso di approfondire il dibattito in parlamento che  ha riguardato solo aspetti estremamente marginali  come le Urne in Plexiglas e le candidature italiane nei collegi esteri che molti hanno interpretato come una norma Salva – Impresentabili.

Questa legge ha il solo vantaggio per chi ha una posizione di rilievo all’interno dei partiti di potersi garantire una rielezione nei collegi uninominali e di poter comodamente epurare gli indesiderati nei collegi con il voto proporzionale.

In linea generale la mancata introduzione di un forte premio di maggioranza consegnerà al paese un vincitore che non potrà governare con il suo programma ma dovrà ragionare con una delle forze politiche avversarie per realizzare una coalizione di governo, un avversario che non condividerà molto probabilmente nessuna delle principali proposte di governo.

Il paese si avvia dunque ad affrontare una tornata elettorale durissima con una altissima probabilità di non riuscire a vedere il proprio candidato eletto nel collegio di residenza magari in un’altra regione senza poter in alcun modo verificare il suo operato.

Nel tentativo di eliminare la cattiva abitudine del clientelarismo la politica odierna è riuscita ad azzerare qualsiasi coinvolgimento dell’elettorato alla vita politica del paese, a sottrarsi dalla responsabilità di rispondere del proprio operato come rappresentanti degli elettori e di far aumentare l’astensionismo alle urne.

 

 

Libano: Military Adviser delle Nazioni Unite in visita alla base avanzata italiana

Middle East - Africa di

Shama (Libano) 12 maggio 2017 – Giovedì 11 maggio si è conclusa la visita ad una delle basi avanzate del contingente italiano in Libano con la missione UNIFIL da parte del Ten. Gen. Carlos Humberto Loitey (Uruguay), Military Adviser (MilAd) per le Nazioni Unite e responsabile del SottoSegretariato Generale.

Il Ten. Gen. Carlos Humberto Loitey, che ricopre l’incarico dal 22 novembre 2016, è deputato alla supervisione e all’assistenza di alcuni organi delle Nazioni Unite quali il Segretariato Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Department of Political Affairs e il Department of Peacekeeping Operations (DPKO) ed è dirigente esecutivo e politico delle missioni militari di mantenimento della pace, fra cui UNIFIL. Il Comandante della Missione, il generale dell’esercito irlandese Micheal Beary e il Comandante della Joint Task Force – Lebanon, il Generale di Brigata Francesco Olla, hanno accolto il Military Adviser presso la base “UN-P 1-31”, l’avamposto dei “caschi blu” italiani che senza sosta monitora la zona di confine tra Libano e Israele attraverso attività di pattugliamento motorizzato e appiedato lungo la cosiddetta Blue Line, la linea di demarcazione dettata dalle Nazioni Unite il 7 giugno del 2000.

Nella base avanzata, dove attualmente è stanziato un plotone dei “Lancieri di Montebello”, il MilAd ha avuto occasione di approfondire, attraverso un briefing informativo, le tematiche connesse sia alla definizione esatta della citata Blue Line da parte delle Autorità Libanesi e Israeliane sia alle attività previste dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1701 che il contingente italiano svolge dal 2006 con l’Operazione “LEONTE”.

Il difficile ruolo dell’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini

EUROPA di

Federica Mogherini ha un lavoro impossibile? La risposta è semplicemente si.

L’Alto Rappresentate UE per la politica estera e di sicurezza incarna una figura unica. Federica Mogherini oltre ad indossare il doppio cappello di Vice-Presidente della Commissione e Presidente del Consiglio Affari Esteri (il cosiddetto “Pattana”, cioè un mix di Pattern e Solana), deve coniugare la più classica funzione diplomatica con le diverse dimensioni della politica estera: dalla difesa alla cooperazione allo sviluppo, dalle politiche di allargamento al commercio. Il tutto senza per altro disporre, per sua scelta e in controtendenza rispetto ai suoi predecessori (Ashton e Solana), di un sistema di delegation che sarebbe necessario vista la fitta agenda.

Presenza sul campo e coordinamento sono sicuramente i due elementi che contraddistinguono il suo mandato. Sempre in prima linea nel presiedere i tavoli dei Ministri degli Affari Esteri e della Difesa, Federica Mogherini si è fatta promotrice di un coordinamento estremo con tutti gli apparati dell’Unione, dalla NATO all’Agenzia europea della Difesa, dal Parlamento Europeo (Strasburgo e Bruxelles) allo stretto rapporto con i due Commissioners a lei più prossimi in termini di dossier: Cecilia Malmstrom (commercio) e Johannes Hahn (allargamento).

Risulta veramente complicato assegnare dei voti al lavoro della Mogherini, costretta dalla stessa natura del suo incarico, ad oscillare tra una funzione “comunitaria e sovranazionale”, nel ruolo di Vice-Presidente della Commissione, ad un ruolo “intergovernamentale”, come rappresentante delle 28 diplomazie nazionali. A livello comunicazionale l’Alto Rappresentante svia le domande relative a questa contraddizione con una metafora musicale:

 “non serve un’unica voce per l’UE, serve cantare la stessa canzone; ogni geografia, come ogni strumento, aggiunge qualcosa all’UE”.

Molto significativa ma forse troppo semplicistica, specialmente quando si è nel campo della politica estera e di difesa, fortemente caratterizzato da una miscela di sovranismi e interessi nazionali talvolta difficilmente conciliabili.

Ci ha provato Politico.eu,[1] in occasione del giro di boa del mandato dell’Alto Rappresentante, a valutare il lavoro svolto finora, alternando giudizi positivi, ad esempio in relazione al ruolo dell’UE nella descalation nucleare dell’Iran (da condividere con Kerry), a voti intermedi riguardanti il rapporto con la Russia (e le criticate sanzioni), ma anche negativi per l’eccessiva lentezza e passività nei confronti del vicinato balcanico.

Quanto alla Global Strategy, resa nota pochi giorni dopo la Brexit, c’è chi la considera vuota in termini sostanziali, ma prima di dare giudizi sul merito bisognerà attendere l’interpretazione della stessa in fase d’implementazione (seguendo le linee guida del Piano d’Azione pubblicato nel Novembre 2016). Sicuramente Federica Mogherini si è tolta una soddisfazione personale considerando che l’ultima Strategia europea risale al 2003 (relativa ai rapporti USA-UE sulla questione irachena e afgana) e visti i precedenti fallimenti di Solana (che tentò di rinnovarla nel 2007, riuscendoci parzialmente un anno dopo) e di Ashton (2013).

 A mio avviso sul giudizio di fine mandato peseranno le future e prossime scelte su due dossier Libia e Siria. Spesso si tende a dimenticare ciò che è stato fatto sul fronte Meridionale, a partire dallo sforzo per spostare l’attenzione dal versante Est a quello Sud, passando per la capacità di coordinare un’azione partecipata nel Mediterraneo a servizio della missione marittima Sophia (25 Stati membri) all’interno di una strategia migratoria a lungo termine che prevede alcune concessioni (attraverso Accordi di Partenariato) ai paesi di origine e di transito in cambio di una gestione collaborativa del fenomeno migratorio. Quanto alla Siria l’Unione Europea ha l’opportunità di giocare un ruolo importante di mediatore fra Trump e Putin, facendo da garante al cessate il fuoco alla ricerca di una stabilizzazione sul piano politico, anche se dovrà fare i conti se’ stessa e con l’accordo di convenienza” firmato con un Erdogan uscito rafforzato dal voto referendario, per quanto concerne la questione migratoria (da Est) e il flusso siriano.

Tornando al ruolo, dato l’ampio raggio d’azione, ha una forte caratterizzazione personale. Nonostante le critiche iniziali, dovute più che altro al grado di seniority oltre a trascurabili dibattiti interni di partito (PD), la Mogherini è riuscita a stupire in un periodo segnato dalla minaccia terroristica e dal voto britannico. Meno interventista di Solana (ex Segretario Generale della NATO) ma sicuramente più attiva e presente di Lady Ashton, la Mogherini sta plasmando un ruolo molto delicato con stile e sobrietà. Ad un’interpretazione pro-attiva e presenzialista del ruolo deve però coincidere un cambiamento a livello strutturale. Il continuo richiamo all’Unione come primo attore economico e commerciale e primo donatore di aiuti monetari dà un lato denota una strategia di comunicazione prettamente renziana volta all’esaltazione delle conquiste, dall’altro una totale mancanza dell’altra faccia della medaglia: il cosiddetto “hard power”. L’obiettivo a medio e lungo termine al quale dovremmo mirare, non per avere un’Europa militarizzata o per sostituirsi alla NATO, ma per dare concretezza e valorizzare il cosidetto “soft power“, integrando lo strumento militare con quello economico, diplomatico e civile in una strategia europea lungimirante e al servizio della pace.

di Matteo Ribaldi

[1] R. HEAT, Mogherini’s mid-term report card, Politico.eu , 4/12/17 4/18/17

CyberSpace, la nuova frontiera della guerra, Intervista ad Antonio Teti

INNOVAZIONE/Video di

In questa puntata di area di crisi affrontiamo una nuova dimensione da esplorare ma dalla quale possono arrivare pericoli sconosciuti, il cyber world.

Oltre i confini fisici terrestri, marittimi o aerei oggi le nazioni devono tentare di controllare anche i limiti dello spazio cyber nazionali per difendere le infrastrutture critiche le comunicazioni e in molti casi la stessa sicurezza nazionale.

Ne parliamo in questa puntata con il Professor Antonio Teti, esperto di Intelligence e CyberIntelligence , Presidente Onorario della Società Italiana delle Scienze Informatiche e Tecnologiche (SISIT), member dell’Associazione Informatica per il Calcolo Automatico (AICA), Accademico della European Academy of Sciences and Arts e member della New York Academy of Sciences e della Association for Computing Machinery (ACM).

E’ docente di Tecnologie di persuasione nel Cyberspazio svolge attività didattiche e seminariali nei settori IT Security e IT Governance; attualmente ricopre il ruolo di Responsabile del Settore Applicativi per le Risorse Umane – Area Servizi Informatici dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.

%CODE1%

“Area di crisi” è un settimanale di approfondimento di
EUROPEAN AFFAIRS MAGAZINE
www.europeanaffairs.it

Conduce Alessandro Conte

Redazione
Aurora Vena
Giovanna Ferrara
Giorgia Corbucci

Produzione
Regia : Tino Franco
Post Produzione : Daniele Cerquetti
Riprese: Nel Blu Studios
Fotografo di Scena Valenti Muriaru
Autore: Alessandro Conte
Musica:
“The Way Out” Kevin MacLeod (incompetech.com)
Licensed under Creative Commons: By Attribution 3.0 License
http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

Niente Newroz pensando alle combattenti

Medio oriente – Africa di

Nessun festeggiamento per il Newroz, il capodanno curdo, celebrato ogni 21 marzo. I rappresentanti del Governo Regionale del Kurdistan iracheno in Italia annunciano che la ricorrenza sarà sostituita, nella sede romana, da un momento di riflessione dedicato alle donne combattenti. “Non possiamo festeggiare pensando alle donne, madri e sorelle che con coraggio affrontano ogni giorno la vita di combattenti senza dimenticare la famiglia – sottolinea l’altro rappresentante del KRG (Kurdistan Regional Government) Rezan Kader. “Ho incontrato una madre, impegnata da sola a crescere i figli ed anche i nipoti lasciati dal primogenito, morto come il marito in combattimento, per sostenere la nuora impegnata a lottare. Le donne curde hanno dimostrato da tempo di saper combattere. Durante la nostra lotta di indipendenza le donne c’erano, hanno preso le armi e lottato a fianco degli uomini. Così oggi. Basta ricordare la resistenza opposta contro l’avanzata di Daesh a Kobane. Le donne curde – continua – hanno dimostrato chi sono. Io invidio le combattenti. Vorrei trovarmi al loro fianco”. Daesh sta cercando di minare questa realtà. Circa 5.000 sono le donne rapite fino ad ora, sottratte con la forza alle loro famiglie. “Quasi 2.500 sono state vendute come schiave nei mercati. Altrettante sono state violate nella loro dignità e sottoposte alle peggiori umiliazioni. Come donna – continua Rezan Kader – posso affrontare il confronto in guerra con le armi ma non la violenza inflitta appositamente per umiliare il mio corpo e la mia anima. Noi stiamo lottando per liberare queste donne. Alcune sono state ricomprate, pagando di nascosto le famiglie presso le quali erano state collocate, e riconsegnate ai loro affetti. La nostra intenzione – prosegue – è di aprire in Kurdistan dei centri di supporto psicologico per le donne liberate e per i famigliari che hanno assistito ai rapimenti”. Un monito circola fra i tagliagole dell’Isis: se uno di loro viene ucciso per mano di una donna, allora può dire addio al Paradiso e alle vergini che lo aspettano. “Nulla di tutto questo è vero – sottolinea Rezan Kader. “E’ un gioco, una falsità che Daesh ha creato appositamente per incrementare l’ostilità verso le donne perchè in realtà Isis le teme”. La reazione curda è l’unica al momento che si oppone alle mire di conquista del Califfato. “Di fatto ci sono soltanto i nostri Peshmarga ad affrontare Isis per tutto il mondo – riflette. “Il governo italiano ha supportato il governo curdo inviando aiuti umanitari e militari per addestrare i nostri militari. Il contingente italiano è il secondo per dimensioni, ad essere presente nel paese. Il Kurdistan nel giro di 24 ore si è trovato a dover gestire un 28% di popolazione in più formata da sfollati e rifugiati, un milione e mezzo di fratelli appartenenti a etnie e religioni diverse. Stiamo cercando di mantenere unito il territorio. Nessuno dei cristiani presenti entro i nostri confini vuole uscire. La Santa Sede è d’accordo con noi, ci sta appoggiando. La difficoltà preminente ora -conclude – è quella di affrontare la quotidianità”.

 

Monia Savioli

Il petrolio che seduce i croati

Energia/EUROPA di

Il ministero dell’ambiente italiano ha aderito alla Valutazione ambientale strategica (VAS) transfrontaliera italo-croata sul piano del governo croato per lo sfruttamento di petrolio e gas nell’Adriatico settentrionale.

[subscriptionform]

[level-european-affairs]

“Essere pienamente a conoscenza di quel che si verifica a poca distanza dalle nostre coste, a maggior ragione perché si tratta di interventi energetici con un potenziale impatto ambientale, era per noi un passaggio irrinunciabile”, spiega il ministro Gian Luca Galletti. Che al tempo stesso ammette di aver agito anche “per rispondere a chi in questi mesi aveva temuto che l’Italia fosse semplice spettatrice di ciò che accade nell’Adriatico”. Un passo in avanti importante da parte delle autorità italiane per venire ufficialmente a conoscenza della strategia croata che coinvolge, di fatto, tutti i paesi confinanti bagnati dal mar Adriatico.

Ma da dove nasce l’ambizione del governo di Zagabria alle trivellazioni in cerca dell’oro nero davanti alle coste dalmate?

La recessione degli ultimi 6 anni e la nuova frontiera europea degli affari croati hanno spinto i suoi tecnici a considerare la Croazia in grado di divenire cruciale nelle politiche energetiche della regione. Ivan Vrdoljak, il ministro dell’Energia è il vero artefice della corsa al petrolio: trasformare la Croazia in una “piccola Norvegia” .

Il 2 aprile 2014 l’esecutivo socialdemocratico di Zoran Milanović pubblicava il suo primo bando di esplorazione offshore. Le acque territoriali croate venivano allora divise in 29 blocchi da 1000–1600 km2, quindici dei quali venivano proposti in concessione. La gara si chiudeva nel novembre del 2014 e i risultati venivano annunciati al gennaio del anno in corso. Il 2 gennaio, il governo informava che cinque colossi dell’energia si fossero aggiudicati 10 settori. Si tratta di Marathon Oil, OMV, INA, Medoilgas ed ENI, che potranno esplorare le acque croate nell’Adriatico centrale e meridionale, esattamente di fronte alle isole Incoronate e al largo di Dubrovnik. Il ministro dichiarava che l’ammontare degli investimenti è di circa 523 milioni di euro. L’accordo si prevede possa essere raggiunto e siglato entro il 2 aprile prossimo e l’intera fase delle esplorazioni si aspetta possa durare ben 5 anni.

Contrari al progetto, oltre alle associazioni ambientaliste dell’intera area del Mediterraneo, pare si sia messa anche l’opposizione di stampo conservatore all’attuale governo. Si accusa il progetto di mancata trasparenza e lo si considera potenzialmente dannoso per l’economia del turismo croata, vero traino degli affari croati. Più di 1000 isole che attraggono circa 12 milioni di turisti all’anno sono i numeri ai quali si fa riferimento per mettere dei paletti alle trivellazioni nell’Adriatico.

E poi c’è l’UE. Entro il 2020, la Croazia, facendo riferimento alla direttiva europea sull’efficienza energetica, dovrebbe rinnovare e riadattare (in termini di adeguamento al risparmio energetico) il 20% degli edifici di proprietà statale, con una progressione che prevede il raggiungimento di almeno il 6% entro il primo gennaio 2016. Un obiettivo che, senza un approccio serio, al momento attuale sembra fuori portata.
Ma l’impegno sull’efficienza energetica delle strutture è improrogabile e ha per riferimento il pacchetto legislativo “clima-energia” che la Commissione europea ha assegnato a tutti gli stati membri e che, attraverso la formula 20-20-20, punta al raggiungimento di un traguardo non poco ambizioso: un risparmio energetico del 20%, una riduzione dei gas serra (causa primaria del riscaldamento globale) del 20%, rispetto ai valori del 1990, e un aumento del 20% dell’energia elettrica proveniente da risorse rinnovabili (che probabilmente salirà al 30% entro il 2030 in base alle ultime proposte della Commissione europea).
Ma come farà la Croazia a raggiungere i target se attualmente la percentuale di produzione di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili ha raggiunto solo il 5% della produzione totale? E la corsa al petrolio come meta finale e “soluzione” dei problemi croati, stando a sentire il futuro florido fantasticato dal suo ministro dell’economia?

In questa prospettiva, il governo di Zagabria deve ufficializzare le sue priorità in conformità con gli impegni europei.
Secondo la mappa diffusa dal ministero e riprodotta più volte nelle 450 pagine del suo studio di impatto ambientale, i 29 settori interessati dall’attività petrolifera rasentano tutti i parchi naturali e nazionali della costa croata: l’arcipelago delle Brioni al largo dell’Istria, il Parco naturale di Porto Taier (Telašćica), le celebri Incoronate (Kornati), l’isola di Lagosta (Lastovo) e, appunto, il parco di Mljet.

Sono circa un milione gli italiani che scelgono le coste croate nei mesi estivi. Il sito di petizioni “avaaz.it” ha deciso di rivolgersi proprio a loro per fermare l’azione del governo croato. “Se riusciamo a raccogliere 150.000 firme, potremo fare pressione sul governo di Zagabria”, riassume Francesco Benetti, attivista presso Avaaz.it. Oltre alla versione in croato della petizione, l’azione andrà a espandersi in circuiti europei. “I nostri colleghi tedeschi stanno pensando di pubblicare una petizione identica”, aggiunge Benetti.
Ora, il governo italiano, facendo seguito non solo alle istanze dal basso per la tutela ambientale, ma anche alla partecipazione italianissima di ENI e MEDIOLGAS nel progetto, può finalmente accedere agli atti e prendere posizione. Ci si augura che ciò possa avvenire in tempi utili, ovvero entro la scadenza del 2 aprile prossimo e che sia la migliore delle decisioni.

 

[/level-european-affairs]

Sabiena Stefanaj
× How can I help you?
Vai a Inizio
WhatsApp chat