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USA-Iran: petrolio e Venezuela fanno risalire la tensione

MEDIO ORIENTE di

Tra Iran e USA risale la tensione. Questa volta il motivo è il petrolio inviato da Teheran con destinazione Caracas. Una mossa vista come una provocazione per Washington.

Le cinque petroliere inviate dall’Iran con 1,5 milioni di litri di benzina stanno arrivando in Venezuela, violando l’embargo imposto dall’amministrazione a stelle e striscie, con lo scopo di aiutare  il Paese ad alleviare la carenza di carburante che ha sofferto in questi mesi, aggravata anche dall’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di coronavirus. Fortuna, il nome della prima nave entrata in acque territoriali venezuelane, è arrivata nella mattinata di lunedì nei pressi della raffineria di El Palito, sulla costa centrale del Paese sudamericano. Le altre si stanno avvicinando alle strutture di Puerto La Cruz, a nord ovest, e Amuay, sul lato occidentale. L’operazione ha causato un aumento della tensione tra i due Paese “alleati” e gli Stati Uniti di Trump.

Il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino Lopez, ha annunciato che le navi iraniane sarebbero state scortate da elicotteri e aerei delle forze armate fino a raggiungere i porti. Il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza, il numero due del partito chavista Diosdado Cabello, e altri leader politici e militari hanno ringraziato il sostegno alle autorità iraniane e attribuiscono il risultato alla “diplomazia pacifica” condotta da Nicolas Maduro.

L’alleanza politica tra Teheran e Caracas risale ai tempi dell’amicizia tra gli ex presidenti di entrambe le nazioni, Hugo Chavez e Mahmud Ahmadineyad. Maduro aveva annunciato a inizi gennaio la sua solidarietà alle Repubblica islamica dopo che un attacco missilistico portato a segno dagli statunitensi aveva assassinato il leader della Guardia Rivoluzionaria iraniana Qasem Soleimani a Baghdad. Uno dei principali attori in campo della gestione ufficiale venezuelana per ottenere questo importante contributo petrolifero è stato l’attuale vicepresidente dell’Economia, Tareck El Aissami, venezuelano ma di origine libanese.

I settori radicalizzati dell’opposizione venezuelana al governo speravano che Trump avrebbe impedito il passaggio delle navi per colpire maggiormente Maduro in un momento di totale collasso dei servizi pubblici e dell’economia generale del Paese: non è successo, nonostante il dispiegamento militare statunitense nell’area dovuto alla battaglia sempre più intensa contro il narcotraffico. Da Teheran, invece, il Presidente Hassan Rouhani aveva avvertito gli Stati Uniti che un atto ostile nei confronti della flotta iraniana avrebbe avuto conseguenze gravi.

Da diversi mesi il governo Maduro sta lavorando con i tecnici di Petroleos de Venezuela (PDVSA), la compagnia petrolifera statale che prima della crisi era tra le principali esportatrici di benzina al mondo, per riparare le raffinerie di El Patito e Cardòn gravemente danneggiate. Per gestire al meglio il ripristino delle industrie, il Venezuela è stato assistito da tecnici iraniani arrivati nel Paese nelle ultime settimane. Sebbene i lavori di riparazione siano a buon punto, alcuni problemi tecnici  ne hanno ritardato la riapertura.

Il Venezuela, così come lo stesso Iran, è colpito da drastiche sanzioni decretate dagli Stati Uniti. Quelle contro la Repubblica islamica erano state parzialmente eliminate dall’amministrazione Obama per poi essere ripristinate dall’attuale Presidente Trump. Con l’embargo al Paese sudamericano, invece, si vuole mettere con le spalle al muro il governo di Maduro, considerato illegittimo e colpevole di abusi contro i diritti umani. Gli Stati Uniti continuano ufficialmente a riconoscere Juan Guaidò come rappresentante legittimo di Caracas. In preda a penurie di benzina, e di elettricità, il Venezuela aveva potuto contare fino a un paio di mesi fa sui fornitori russi della Rosneft, ma dopo le sanzioni inflitte alle filiali dell’azienda russa da parte di Washington il Cremlino sembra abbia affievolito il proprio sostegno al leader venezuelano.

Di Mario Savina

Iran, stop sanctions: geopolitical and economic effects

The Un resolution officially stops Teheran trade sanctions. “It’s the only chance to stop the nuclear program” the Us government said. While it’s an important commercial solution for Europe and Italy.

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Thanks to the UN resolution on 20th July, the Security Council has approved the end of sanctions against Iran. Go ahead, then, to the pact between the 5 + 1 and Teheran found in Vienna last 14th July. The document will come into effect no earlier than 90 days.

A historical agreement for the West in geopolitical and economic point of views. Geopolitical for the United States, as noted on July 23 by the US Secretary of State Kerry: “We could certainly expect Iran fall – he told the Congress -. But it was the best possible option. I hope that the Congress (addressing to the Republican Party, ed) approve because this is the only chance to stop the nuclear program and avoid the risk of a military clash,”he concluded.

But in addition to policy issues in the Arab world, solutions are also commercial. Executive Vice President and General Manager of Saras (Italian oil refining company) Dario Scaffardi, in a summit on business and finance, as well as underlining the benefits that the decline in oil prices has already resulted in the international market, has reported that, following the end of the embargo, his group has been contacted by Iran, got back to be the protagonist of the international market of crude oil. The return to oil production from Teheran “will carry a million barrels of crude oil per day on the market once the sanctions removed. With the possibility of adding 0.5-1 million barrels quickly enough, “said the manager of Moratti family factory.

On the Italian front, also, next 4th and 5th August, the Minister of Foreign Affairs Gentiloni Economic the Minister of Economical Development Federica Guidi will travel to Iran together with representatives of Italian largest industrial groups. The goal is getting back to a significant foreign trade with Teheran. In fact, before the revolution of 1979, Europe was the first import and export partner of the former Persia. In the early 1990s, this primacy went to Russia, which, in addition to geopolitical relations of friendship, made meaningful investment on oil and gas.
Giacomo Pratali

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Giacomo Pratali
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