GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Elezioni presidenziali

Emmanuel Macron è il nuovo Presidente della Francia

EUROPA/POLITICA di

Emmanuel Macron è il nuovo presidente della République Française, il candidato del nuovissimo movimento En Marche! ha sorpassato nettamente l’altra candidata al ballottaggio, ovvero come tutti sappiamo l’esponente del Front Nationale Marine Le Pen. I dati delle proiezioni danno il nuovo presidente eletto con una forza pari circa al 60-65% ed oltre, il che sarebbe una percentuale abbastanza storica per il più giovane Monsieur Le President, la realtà che più che il voto per Macron, quella di oggi è stata una lotta ad arginare le idee decisamente più estremiste della Le Pen, che certamente, tra le altre cose, cavalcando la scia del populismo avrebbe proposto l’uscita della Francia dall’Unione Europea. La Francia oggi si è espressa più in questo senso che compiendo una vera scelta politica, o meglio, una non-scelta (quella della Le Pen) che si è rivelata una scelta (quella di Macron).

Fatto sta che Emmanuel Macron è – nel bene e nel male – il nuovo presidente della Repubblica Francese: è un leader che si mostra profondamente repubblicano, ma durante il suo discorso ufficiale ha pronunciato parole fortemente socialiste come “solidarietà” ed uguaglianza sociale. Per tirare brevemente le somme si può dire quanto Macron sia un presidente “ibrido”, ma questo pare non spaventare la Francia, che comunque non ha scelto la via populista. Certo è che come ribadito per suo conto da Marine Le Pen al momento del suo discorso, le forze politiche tradizionali si devono riorganizzare e ristrutturare per adattarsi al nuovo scenario politico. La stessa Le Pen ha decretato la morte del Front National a vantaggio della creazione di una nuova forza politica, che probabilmente non faccia più risentire gli eventuali candidati della “fama nera” proprio del partito politico a cui i Le Pen sono a capo da più di una generazione.

Che cosa succederà adesso in Francia? Sicuramente il giorno dopo questo ballottaggio è l’8 Maggio, la festa nazionale francese che celebra la liberazione dal nazifascismo: in molti domani sentiranno ancora più rinnovata questa festività  come un pericolo di estrema destra scampato. Un altro dato certo è quello che in fine dei conti la vera vincitrice di queste elezioni, quella che può tirare il più profondo sospiro di sollievo è proprio l’Europa come Istituzione e come unione di cittadini, che anche questa volta ha visto la sua Unione fortemente minacciata. Come reagiranno le forze politiche? Quali sono le alleanze che si andranno a creare una volta in Parlamento? Al momento En Marche “”è solo Macron”, quali forze saprà coinvolgere nelle sue operazioni di Governo? Macron parla di “un lavoro incessante per la Francia”, per ridurre le disparità sociali, per rendere di nuovo un paese coeso ed unito, che punti alla lotta al terrorismo, ma anche alla cooperazione internazionale.

Chi ha votato Macron? Non c’è nulla di strano a dire che il voto giovanile è quello che ha preferito un volto più favorevole all’Unione Europea, ma si sta parlando solo di questo secondo turno, perché al primo turno la scelta di Macron era quello di un elettorato più maturo, ma in questo caso i giovani si sono uniti per scegliere un candidato che abbia un’impronta fortemente europeista.

Elezioni in Francia: Macron in testa, Marine Le Pen insegue

EUROPA/POLITICA di

Il primo turno delle elezioni in Francia per la scelta del nuovo presidente della République si è concluso con un risultato auspicato dall’Europa: esiste un candidato in grado di arginare i consensi verso il Front Nationale di Marine Le Pen. In questo caso il più convincente è stato Emmanuel Macron, il quale ha ottenuto il 23,9% di voti rispetto al 21,4%  della Le Pen.  Il “terzo classificato” in questa delicata corsa all’Eliseo è stato inaspettato: François Fillon, nonostante le dure polemiche che avevano visto incrinare la sua campagna elettorale, è riuscito a conquistare il 19.9% della popolazione francese avente diritto al voto. Come sappiamo Fillon è l’esponente di una destra conservatrice nella più classica delle accezioni, e nonostante questo, dopo aver appreso il suo risultato ha pronunciato un discorso nel quale invita i suoi sostenitori a votare Macron al secondo turno “perchè gli estremismi non devono vincere, per tutelare la libertà e la democrazia in Francia, che con un voto al Front Nationale – che ha una lunga e violenta storia- verrebbero messe in pericolo”. Più o meno sulla stessa falsa riga anche tutti gli altri candidati ( Mèlenchon, Hamon e Dupont)  si sono appellati ai propri elettori indicando Macron come una “scelta inevitabile”.

Lo scenario che si sta presentando in sintesi è uno solo: Marine Le Pen contro tutti, come da previsione. La tradizione democratica francese riuscirà a reggere anche questa volta? I recenti attentati a Parigi non hanno fatto altro che aumentare quella tensione da terrore che Hannah Arendt descriveva come una delle cause della “Origine del Totalitarismo”, ma il vero divario dei cugini d’oltralpe non è quello che si potrebbe imputare a “classi agiate” vs, “classi proletarie”, bensì quello degli abitanti delle città vs. gli abitanti delle campagne e dei piccolissimi centri di cui la Francia è costellata. La Le Pen nella sua corsa alla Presidenza  aveva puntato infatti più sulla popolazione rurale che sugli abitanti dei grandi centri ed i risultati elettorali le hanno dato sufficientemente ragione.

Adesso la vera sfida sarà quella di capire se il popolo francese darà inizio ad una spinta europeista nel vero senso della parola: per quanto i nostri “cugini” d’oltralpe si lamentano di alcune politiche europee – così come molte persone negli altri Stati Membri ( vedi al capitolo Brexit) – questo voto ha per certi aspetti un valore simbolico quasi referendario in materia di europeismo ed immigrazione.  La paura dell’ISIS  – stando almeno alla momentanea vittoria di Macron – ha perso contro la democrazia. I francesi sono un popolo forte, rigido e determinato, nel bene e nel male, ma mai come questa volta l’esito delle loro elezioni può condizionare in maniera netta le prospettive dell’Unione Europea intera.

Hillary Clinton vince il primo dibattito presidenziale

AMERICHE/POLITICA di

Il primo dibattito presidenziale tra Hillary Clinton e Donald Trump si è svolto il 26 settembre all’Hofstra University di Hempstead, New York, a partire dalle 9 di sera. La candidata democratica Hillary Clinton ed il repubblicano Donald Trump si sono sfidati in un acceso dibattito su importati temi di politica interna ed estera. Questo primo dibattito ha rappresentato per gli statunitensi l’opportunità di conoscere meglio le proposte politiche e la personalità dei due candidati alla Casa Bianca. Le elezioni presidenziali sono programmate per il prossimo 8 novembre ed il consenso verso i due candidati dipenderà in parte dalla loro performance nel corso dei tre dibattiti in programma.

Il dibattito è durato 90 minuti ed è stato suddiviso in tre principali aree tematiche: la prosperità, la direzione che seguirà il Paese e la sicurezza. Per quanto riguarda la prima area tematica, i candidati sono stati invitati ad esprimere la loro posizione sul tema del lavoro. Clinton ha proposto al riguardo di creare un’economia che sia in grado di avvantaggiare tutte le classi sociali e non soltanto i più ricchi. L’idea è creare nuovi posti di lavoro investendo in infrastrutture, innovazione, tecnologia, energie rinnovabili e piccole imprese. Inoltre, Hillary ha sostenuto la necessità di rendere la società più equa alzando il salario minimo, promuovendo il diritto alla retribuzione dei giorni di malattia, i permessi familiari retribuiti e l’università gratuita. D’altra parte, Donald Trump ha sostenuto che il principale problema relativo al lavoro negli Stati Uniti è la fuga delle imprese all’estero. Ciò si verifica a causa delle tasse elevate che le imprese pagano nel Paese. Successivamente, ai due candidati è stato chiesto di esporre i loro programmi relativamente alla tassazione. Donald Trump ha quindi proposto di tagliare le imposte alle imprese in modo consistente dal 35% al 15%, in modo da attrarre imprese nel Paese e creare nuovi posti di lavoro. La Clinton, invece, ha espresso una visione opposta sul prelievo fiscale, affermando che il suo programma prevede un incremento delle imposte sulle classi abbienti ed una riduzione delle imposte per le piccole imprese e le classi sociali più svantaggiate. Il suo scopo è permettere l’affermarsi di una più consistente classe media e ridurre le disuguaglianze. A questo punto del dibattito, è stata sollevata la questione della mancata pubblicazione da parte di Trump delle imposte da lui pagate. Pur non trattandosi di un obbligo, i precedenti Presidenti degli Stati Uniti hanno adottato una prassi relativa alla pubblicazione dei documenti relativi al pagamento delle imposte, in modo da dare prova della loro correttezza di fronte agli elettori. Trump ha risposto all’accusa affermando che renderà noti tali documenti quando Hillary pubblicherà le sue email.

Con riferimento alla seconda area tematica, i due candidati sono stati interrogati sulla delicata questione razziale esistente nel Paese. Hillary Clinton ha evidenziato come la prima sfida sarà ristabilire fiducia tra le collettività statunitensi e la polizia. Tale sfida richiede, a suo avviso, una riforma della giustizia e l’introduzione di restrizioni al possesso di armi. Diversamente, Trump ha affermato la necessità di ristabilire legge ed ordine rafforzando i poteri della polizia e promuovendo metodi come lo “Stop and frisk”. Si tratta di una pratica usata dalla polizia che consiste nel fermare persone ritenute sospette e sottoporle a perquisizione. Tuttavia, la Clinton ha ricordato che tale metodo è stato dichiarato incostituzionale.

In relazione alla terza area tematica, relativa alla sicurezza, i candidati hanno affrontato il tema degli attacchi informatici diretti a sottrarre informazioni riservate al Paese. La Clinton ha evidenziato come la sicurezza informatica sarà una priorità per il prossimo Presidente degli Stati Uniti ed ha accusato espressamente la Russia di essere responsabile di un recente attacco informatico. Trump, invece, ha chiarito che non è stata provata la responsabilità della Russia nell’attacco, che potrebbe esser stato orchestrato da un altro Paese. Successivamente, é stato approfondito il tema dell’home grown terrorism e dell’ISIS. Anche su questo punto i candidati hanno espresso posizioni diverse. Trump ha sostenuto che la nascita dell’ISIS è stata il prodotto dei maldestri interventi in Medio Oriente realizzati dai precedenti governi USA. Ha, inoltre, criticato una politica estera fondata sugli interventi militari all’estero e l’alleanza della NATO, considerata un peso economico considerevole per il Paese. D’altra parte Hillary Clinton ha espresso il proprio supporto alla politica estera del Presidente Obama, ricordando che sono state ottenute importanti vittorie senza l’uso delle armi, come l’accordo con l’Iran. Ha inoltre ricordato l’importanza della NATO per garantire la sicurezza degli Stati Uniti, così come la validità degli altri trattati internazionali stipulati dagli USA con i suoi alleati.

Una volta conclusosi il dibattito, un sondaggio ha rilevato che il 62% dei telespettatori ha preferito Hillary Clinton, mentre solo un 27% ha votato per Donald Trump. Hillary Clinton è apparsa al pubblico molto più preparata sul programma politico ed allo stesso tempo ha saputo gestire gli attacchi rivolti contro la sua persona da Trump sorridendo e mantenendo la calma nelle risposte. Al contrario, Trump ha reagito alle provocazioni di Hillary Clinton in modo più spontaneo ed irrequieto, arrivando anche ad alzare il tono della voce. I prossimi dibattiti tra i due candidati, in programma per il 9 ed il 19 di ottobre, saranno fondamentali per capire chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti.

Elena Saroni
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