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Stop alla plastica monouso: gli orientamenti della Commissione europea

EUROPA di

Entro il 3 luglio gli Stati membri dell’Unione europea dovranno garantire che determinati prodotti di plastica monouso non siano più immessi sul mercato dell’UE: a stabilirlo è una direttiva europea che i 27 Stati membri dovranno recepire nei rispettivi ordinamenti nazionali, affinché entri in vigore per la data concordata. Al fine di facilitare un’applicazione corretta e standardizzata delle nuove norme atte a ridurre i rifiuti marini derivanti dalla plastica monouso e dagli attrezzi da pesca, il 31 maggio la Commissione europea ha fornito degli orientamenti che riportano alcune indicazioni fondamentali per il recepimento. L’obiettivo è promuovere la transizione a favore di un’economia circolare basata su modelli, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, nel perseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo. Non sono mancate, tuttavia, le polemiche delle parti interessate.

Contesto

Oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. Quest’ultima si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge nell’UE e nel mondo, ponendo un grave rischio per la vita marina e la salute umana nonché per le attività economiche. L’accumulo della plastica danneggia, invero, attività come il turismo, la pesca e la navigazione e crea costi di pulizia e smaltimento.

Nell’ambito del Green Deal europeo, l’UE è impegnata nella promozione di un’economia circolare e di un uso sostenibile della plastica, a favore del riuso e del riciclo, riducendo drasticamente la creazione di rifiuti o inquinamento.

In tale contesto è stata emanata la Direttiva UE 2019/904, provvedimento che per la prima volta vieta la vendita di cotton-fioc, posate, piatti, cannucce, palette, bastoncini per palloncini realizzati in plastica, nonché alcuni contenitori alimentari in polistirolo espanso. I 27 Stati membri hanno l’onere di recepire tale direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali entro il prossimo 3 luglio, pertanto, la Commissione europea, al fine di facilitare un’applicazione corretta e standardizzata delle nuove norme, ha pubblicato alcune linee guida che riportano le indicazioni fondamentali per il recepimento.

Contenuto degli orientamenti

Nel dettaglio, gli orientamenti forniti dalla Commissione europea, maturati attraverso ampie consultazioni con gli Stati membri e le parti interessate, specificano definizioni e termini chiave per garantire un’attuazione coerente in tutta l’Unione.

In particolare, rileva che, ai sensi della direttiva, la definizione di plastica comprende tutti quei materiali costituiti da un polimero a cui possono essere stati aggiunti additivi o altre sostanze, e che possono fungere da componente strutturale principale dei prodotti finali, ad eccezione dei polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente. 

Anche i polimeri plastici biodegradabili e/o a base biologica sono considerati plastica ai sensi della direttiva: attualmente, infatti, non sono disponibili standard tecnici ampiamente condivisi per certificare che uno specifico prodotto sia correttamente biodegradabile nell’ambiente marino in un breve lasso di tempo e senza causare danni all’ambiente.

Per altri prodotti in plastica monouso, come attrezzi da pesca e salviettine umidificate, l’Unione europea ha fissato ulteriori misure di limitazione o riduzione del loro uso attraverso requisiti di etichettatura, schemi di responsabilità estesa del produttore (“principio chi inquina paga”), campagne e standard di progettazione. Nel dettaglio, l’etichettatura di determinati beni dovrà seguire le regole stabilite dal regolamento del 17 dicembre 2020, relativo alle specifiche armonizzate di marcatura sui prodotti di plastica monouso.

Dichiarazioni e proteste in Italia

In occasione della pubblicazione degli orientamenti da parte della Commissione europea, il vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, ha ribadito che “la riduzione della plastica monouso aiuta a proteggere la salute delle persone e del pianeta. Le norme UE rappresentano una pietra miliare nell’affrontare il problema dei rifiuti marini. Stimolano anche la nascita di modelli di business sostenibili e ci avvicina a un’economia circolare in cui il riutilizzo precede l’usa e getta”.

In Italia non sono mancate le proteste da parte dei rappresentati dei settori industriale e agroalimentare che non condividono il provvedimento adottato dalla Commissione europea. Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, ha dichiarato: “Auspico che il commissario Gentiloni voglia intervenire perché il testo, nella forma attuale, è fortemente pregiudizievole per l’interesse dell’industria italiana”. “Riteniamo fortemente sbagliata l’impostazione sulle bioplastiche compostabili delle linee guida emanate nei giorni scorsi dalla Commissione europea, che invece farebbe bene a seguire il modello italiano, che ha permesso di ridurre i sacchetti per l’asporto merci di quasi il 60% dopo il bando entrato in vigore circa 10 anni fa”. Così Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.

Lo stesso Ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha affermato che si tratta di “una direttiva assurda, per la quale va bene solo la plastica che si ricicla. Questo a noi non può andar bene” aggiungendo che “l’Europa ha dato una definizione di plastica stranissima”.

Francesca Scalpelli
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