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La ricostruzione di Beirut passa per la Francia

EUROPA di

“Perché è il Libano. Perché è la Francia. Perché siete voi, perché siamo noi” queste le parole del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che, dopo aver immediatamente mandato due aerei militari e un aereo civile per i primi aiuti di emergenza, ha interrotto le sue vacanze e si è precipitato a Beirut a poche ore dall’esplosione che il 4 agosto ha dilaniato la città. Macron ha incontrato le autorità locali, le forze politiche ed il popolo libanese, cogliendo così l’occasione per riaprirsi uno spazio di influenza in Medio Oriente. La Francia è, infatti, considerata una seconda patria da molti libanesi a causa dei forti legami storici tra i due Paesi. In virtù di questa cruciale relazione il 9 agosto Macron ha altresì organizzato una videoconferenza dei donatori, alla quale hanno partecipato anche i vertici delle istituzioni europee: i leader mondiali, riuniti in videoconferenza dal Presidente francese con il sostegno delle Nazioni Unite, hanno annunciato lo stanziamento di 250 milioni di euro per aiutare il Libano nella ricostruzione. Come ulteriore gesto di solidarietà, il 13 e 14 agosto la Ministra della Difesa francese, Florence Parly, si è recata a Beirut per accogliere la portaelicotteri Tonnere carica di aiuti per la capitale libanese.

L’esplosione e il viaggio di Macron

Quindici anni dopo l’esplosione dell’autobomba che uccise il Primo Ministro Rafiq Hariri – la cui morte mise fine all’occupazione siriana del Libano e cambiò la storia successiva del Paese – il 4 agosto un’altra tremenda deflagrazione ha ferito la Capitale libanese. Secondo la versione ufficiale riferita dal Presidente del Libano, Michel Aoun, a provocarla sarebbe stato un incendio in un deposito nel porto della città dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave. A poco più di una settimana dall’enorme esplosione, le operazioni di recupero dei corpi dalle macerie sono ancora in corso e ci sono grandi difficoltà ad affrontare le scarsità alimentari e i problemi sanitari che ne sono derivati. Non si è fatta attendere la reazione del popolo libanese che ha sin da subito manifestato contro quello che hanno definito “il crimine del secolo”, denunciando la corruzione sistemica presente nel Paese e la situazione già precaria del governo è precipitata con l’annuncio delle dimissioni l’11 agosto.

 

Neppure la manifestazione di solidarietà da parte dei leader mondiali, Francia in testa, si è fatta attendere. Il 6 agosto, due giorni dopo l’esplosione, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, si è recato a Beirut per testimoniare la solidarietà della Francia dopo la tragedia, ponendosi come primo Capo di Stato giunto sul posto. Macron, in nome dei legami storici tra i due Paesi, dopo aver incontrato le autorità locali, le forze politiche ed il popolo libanese, ha sottolineato che in Libano c’è bisogno di “profondi cambiamenti” da parte delle autorità, promettendo aiuti in cambio di riforme strutturali ed ha chiesto inoltre l’apertura di un’inchiesta internazionale sull’esplosione.

Il forte legame tra i due Paesi è di lunga data e deriva in particolar modo dal mandato francese della Siria e del Libano, un mandato della Società delle Nazioni di classe A creato dopo la Prima guerra mondiale in seguito alla caduta dell’Impero ottomano. Successivamente, la Francia ha coltivato le relazioni bilaterali e dunque l’influenza nel Paese Mediorientale, a causa del valore geopolitico del Libano, al fine di assicurarsi un posto privilegiato nel quadrante più cruciale e decisivo nelle grandi dinamiche globali. “Perché è il Libano. Perché è la Francia. Perché siete voi, perché siamo noi” queste le parole del Presidente Macron atterrato a Beirut.

A testimonianza del legame tra i due Paesi, nonché della frustrazione dei libanesi per la totale incapacità del governo nel garantire la sicurezza e la gestione dello Stato, rileva che una petizione per ricostituire un mandato francese in Libano ha raccolto più di 50.000 firme in 24 ore.

La conferenza internazionale dei donatori

Il 9 agosto la Francia ha altresì organizzato una videoconferenza dei donatori, alla quale hanno partecipato anche i vertici delle istituzioni europee. Macron, aprendo la conferenza internazionale da lui voluta ha affermato che “il mondo deve agire in fretta e con efficacia” per aiutare il Libano, sottolineando che “il caos e la violenza non devono vincere”.

I leader mondiali, con il sostegno delle Nazioni Unite, hanno annunciato lo stanziamento di 250 milioni di euro per aiutare il Libano nella ricostruzione. La Commissione europea donerà altri 30 milioni di euro al Libano per affrontare le prime necessità del post esplosione, come annunciato dal Commissario europeo per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic. “L’Ue ha aiutato il Libano subito dopo l’esplosione mobilitando centinaia di soccorritori e inviando a Beirut equipaggiamento medico” ha dichiarato il Commissario, ringraziando tutti i Paesi europei che hanno manifestato solidarietà.  Lo stanziamento dei 30 milioni di euro si va ad aggiungere agli altri 33 milioni annunciati dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in una telefonata con il Presidente libanese, Michel Aoun. Gli aiuti europei saranno distribuiti attraverso le agenzie dell’ONU, le quali in una bozza dell’Emergency response framework’ (Efr) hanno stimato che al Libano serviranno 117 milioni di dollari nei prossimi tre mesi per rispondere alla crisi generata dalla devastante esplosione.

 

A rimarcare il ruolo della Francia in questa crisi è il viaggio della Ministra della Difesa francese, Florence Parly, a Beirut per accogliere la portaelicotteri Tonnere carica di aiuti per la capitale libanese. “Uno degli obiettivi è rendere il porto nuovamente operativo”, ha dichiarato Parly.

Francesca Scalpelli
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