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Francia: il violento sgombero della polizia e la contestata legge sulla sicurezza

EUROPA di

Gli eventi francesi tornano ad essere al centro dei dibattiti dell’opinione pubblica. Il 23 novembre la polizia francese ha sgomberato in modo violento centinaia di migranti che avevano allestito un accampamento in Place de la République, a Parigi. Le immagini del violento sgombero, diffuse dai media, hanno suscitato le proteste dei partiti di sinistra, ma anche di quelli che sostengono la maggioranza di governo, delle Ong e dei sindacati. Il giorno successivo, in un clima politico già compromesso da simili tensioni, si sono aggiunte nuove contestazioni in seguito all’approvazione da parte dell’Assemblea Nazionale di una controversa proposta di legge sulla sicurezza, presentata dal partito del Presidente Emmanuel Macron, La République En Marche. Nel mirino i diritti civili e la libertà di stampa: se la legge sarà approvata anche dal Senato renderà più complicato per i giornalisti raccontare le azioni violente o illegali della polizia, con il rischio che queste diventino più frequenti e diffuse. I due eventi risultano essere, dunque, strettamente connessi, in una Francia già provata dal secondo confinement nel tentativo di gestire l’aumento dei contagi da Coronavirus.

Lo sgombero a Place de la République

Il 23 novembre, con l’aiuto di volontari, circa 400 migranti – la maggior parte originari dell’Afghanistan – si sono accampati in Place de la République, piazza simbolica di Parigi, sede di numerose manifestazioni. Soltanto un’ora dopo le forze dell’ordine sono intervenute rimuovendo in modo violento le loro tende, in alcuni casi con le persone ancora all’interno, tra le proteste degli attivisti e degli stessi migranti, utilizzando gas lacrimogeni e granate assordanti per disperdere gli occupanti, i quali si sono rifugiati nelle vie adiacenti alla piazza.

I migranti, secondo l’associazione umanitaria “Utopia 56”, provenivano dal campo di Saint-Denis, sgomberato lo scorso 17 novembre. Il Prefetto della polizia di Parigi, Didier Lallement, all’inizio dell’anno ha deciso, infatti, di applicare il principio della “tolleranza zero” nei confronti dei campi di migranti nella capitale francese e da allora molti migranti si erano spostati proprio a Saint-Denis. Tuttavia, in seguito allo sgombero del 17 novembre, una parte dei essi era stata trasferita in centri di accoglienza o palestre nell’Ile-de-France, ma tra le 500 e le 1000 persone vagavano per le strade della periferia parigina.

Le immagini del violento sgombero, diffuse dai quotidiani e dai social network, hanno suscitato le proteste dei partiti di sinistra, ma anche di quelli che sostengono la maggioranza di governo, delle Ong e dei sindacati. Lo stesso Ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, ha scritto su Twitter di essere rimasto «scioccato» dalle immagini dello sgombero. «Ho appena richiesto al capo della polizia un rapporto dettagliato su cosa sia realmente successo, entro mezzogiorno di domani – ha aggiunto – Prenderò le decisioni del caso non appena lo avrò ricevuto». La Prefettura di Parigi e quella dell’Ile-de-France, che hanno gestito lo sgombero, hanno replicato che «la costituzione di tali campi, organizzata da alcune associazioni, non era accettabile» e hanno ricordato che «tutte le persone bisognose di alloggio sono invitate a venire nei centri diurni dove vengono loro offerte soluzioni adatte alla loro situazione».

Le Ministre della Cittadinanza e dell’Edilizia abitativa, Marlene Schiappa ed Emmanuelle Wargon, in un comunicato congiunto diffuso il giorno successivo, hanno dichiarato che i migranti dovrebbero essere trattati «con umanità e fraternità» e hanno assicurato che il Prefetto della regione Ile-de-France ha individuato «240 posti nei centri di accoglienza e nelle strutture ricettive di emergenza» e che «4.500 posti aggiuntivi per i richiedenti asilo saranno finanziati dal governo nel 2021».

La controversa legge sulla sicurezza

Il 24 novembre, in un clima politico già molto teso a causa degli eventi di Place de la République, si sono aggiunte nuove contestazioni in seguito all’approvazione da parte dell’Assemblea Nazionale di una controversa proposta di legge sulla sicurezza, presentata dal partito del presidente Emmanuel Macron, La République En Marche. I critici sostengono che, se sarà approvata anche dal Senato, colpirà i diritti civili e la libertà di stampa. L’Articolo 24, il più contestato, introduce un nuovo reato per chiunque diffonda immagini in grado di «danneggiare l’integrità fisica e morale» degli agenti di polizia, con condanne che possono arrivare ad un anno di carcere e al pagamento di 45mila euro di multa. La legge renderebbe più complicato per i giornalisti raccontare le azioni violente o illegali della polizia, con il rischio che eventi come quelle di Place de la République diventino più frequenti e diffusi.

Tra le altre cose, la legge in questione stabilisce le regole per l’uso di droni, restringe la vendita di fuochi d’artificio usati spesso dai manifestanti durante le proteste, e dà maggiori poteri agli agenti della polizia locale.

Si tratta dell’ultima di una serie di iniziative avviate negli ultimi mesi dal governo di Macron con l’obiettivo di contrastare il crimine e il terrorismo.

La nuova legge ha raccolto parecchi consensi a destra, ma allo stesso tempo ha suscitato l’indignazione della sinistra, che ha accusato Macron di voler andare incontro alle richieste della destra radicale in vista delle prossime elezioni presidenziali, che si terranno nel 2022.

A dicembre il Parlamento francese esaminerà un’altra proposta di legge voluta dal partito di Macron, avente l’obiettivo di contrastare quello che il Presidente, in un discorso tenuto ad ottobre, aveva definito «separatismo islamista», termine impiegato per indicare il fatto che molti membri della comunità musulmana vivrebbero in una «società parallela», porosa al fondamentalismo islamico e contraria ai valori secolari della Repubblica francese. Il discorso di Macron è stato seguito dal ritorno del terrore in Francia, pertanto, nei prossimi mesi, il Governo francese sarà chiamato ad agire con cautela e a ponderare le proprie azioni, in una Francia già provata dal secondo confinement nel tentativo di gestire l’aumento dei contagi da Coronavirus.

 

Francesca Scalpelli
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