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Daesh

Iraq: Nasce a Mosul il primo Team Joint per la stabilizzazione.

Difesa/SICUREZZA di

Nasce a Mosul il Civil Affair Team della Task Force Praesidium. L’obbiettivo  è quello di supportare la ricostruzione e lo sviluppo socio-economico del territorio recentemente liberato dal Daesh . Il Team nasce dalla volontà di implementare le attività legate alla stabilizzazione dell’area attraverso il supporto diretto alla popolazione ed è costituito dai rappresentati del Counter-Terrorism Service e del National Security Service, supportati da personale della Praesidium.

Tra le iniziative che possano rispondere adeguatamente alle esigenze dei villaggi, il Civil Affair Team ha costituito, nel vasto distretto di Wanà, a pochi chilometri dalla Diga, un tavolo di incontro settimanale con il Manager della Municipalità. Tra i principali scopi del tavolo di lavoro è prevista sicuramente la realizzazione di progetti caratterizzati da una maggiore presenza sul territorio da parte di Organizzazioni Umanitarie, in grado di conseguire attività a lungo termine a favore della popolazione.

Il team è già a lavoro. Nella prima settimana di attività sono stati donati arredi scolastici alla scuola primaria del vicino villaggio di Babinet. Quotidianamente il team si incontra con le autorità locali per discutere e pianificare i progetti di sviluppo e di implementazione di settori fondamentali quali l’istruzione, la sanità e dell’agricoltura.

La delicata situazione sanitaria ha infatti spinto la Praesidium a realizzare un progetto congiunto con il reparto del Counter-Terrorism per il supporto alla locale Clinica pubblica, attraverso un’assistenza settimanale fornita da medici italiani e iracheni in rinforzo al personale della struttura

Il territorio; Il distretto conta oltre 30 villaggi ed una popolazione di circa 30mila abitanti. Questo numero è però in forte crescita dopo che l’area è ritornata sotto il controllo delle Forze Irachene. Infatti, in queste ore, molte famiglie, che avevano abbandonato l’area durante la presenza dell’Isis, stanno facendo ritorno dai campi profughi o dalle altre zone dove avevano trovato riparo.

 

Iraq: Liberata Rawa, è la fine del “Califfato”

MEDIO ORIENTE di

Venerdì 17 novembre 2017 è la data che segna la fine dello Stato Islamico in Iraq. Le forze armate irachene e le milizie filo-Iraniane alleate hanno annunciato la liberazione dell’ultimo bastione di Daesh nella provincia dell’Anbar, Rawa. Le operazioni per liberare Rawa e Qaim erano state annunciate dal governo a settembre e hanno prese piede alla fine di ottobre. Le due città sono state liberate nell’arco di 20 giorni, considerando che la presa di Qaim è arrivata il 3 novembre 2017. Nei giorni scorsi sono stati liberati 12 villaggi nella stessa provincia, a nord del fiume Eufrate.    “La liberazione di Rawa in poche ore mostra il potere e la capacità delle nostre forze armate, nonché il successo dei nostri piani nelle battaglie” queste le dichiarazioni del premier Abadi, riportate da “Iraqi News”.

Il Califfato sta per finire. In un tweet di Brett McGurk, inviato dagli stati Uniti per la Coalizione internazionale anti-Isis, si legge espressamente che; “Le forze irachene, con il sostegno della coalizione, annunciano la liberazione di Rawa, tra le ultime aree popolate in Iraq ancora nelle mani dei terroristi dell’Isis. I giorni del suo falso ‘Califfato’ stanno per finire”.

Contemporaneamente alla liberazione di Rawa, la vittoria sembra essere vicina anche dall’altro lato del confine. Secondo quanto riportato  dall’emittente televisiva locale al Mayadin, nella città di Abukamal, precedentemente liberata ma poi riconquistata, le forze filo-Iraniane stanno combattendo a fianco di quelle siriane per sconfiggere Daesh. Qui i miliziani iracheni filo-iraniani presenti ad Abukamal hanno assicurato che «la vittoria è vicina».

La sconfitta di Daesh nei territori tra Iraq e Siria è arrivata anche grazie ad una coalizione internazionale specifica, in cui si sono stati fondamentali gli interventi da parte di due super-potenze mondiali quali Stati Uniti e Russia. Si sta mettendo fine a quello che è stato probabilmente il terrorismo più efferato degli ultimi anni. L’Isis, in queste zone, dal 2014 ha annunciato un “califfato” che ha preso le sembianze di un vero e proprio stato, arrivando a controllare circa 7,5 milioni di persone in un area grande quasi quanto la Gran Bretagna, causando la morte di migliaia di civili.

Iraq: liberati 13 villaggi e uccisi 45 militanti nella provincia dell’Anbar. Le forze di sicurezza irachene proseguono nell’avanzata verso Rawa.

MEDIO ORIENTE di

Liberati, negli ultimi tre giorni, 13 villaggi nella regione irachena dell’Anbar e uccisi 45 militanti dello Stato Islamico, queste le notizie riportate dal comunicato dell’ufficio stampa delle forze militari Irachene. Il resoconto riguarda le operazioni militari condotte nell’Iraq occidentale dal 12 al 15 novembre.  Secondo quanto riportato dal comandante delle forze speciali dell’antiterrorismo, Abdul Amir Rashid Yarallah, durante le operazioni sono stati disinnescati 100 ordigni, distrutte 16 autobombe e otto motocicli. Sono stati uccisi inoltre tre attentatori suicidi.

Numerose, in questi giorni, le operazioni da parte delle forze Irachene nella regione a nord dell’Eufrate, indirizzate a sconfiggere definitivamente lo Stato Islamico, che aveva proclamato il “califfato” nel 2014. I tredici villaggi liberati sono limitrofi alla città di Rawa, che rappresenta l’ultimo obiettivo per l’esercito Iracheno.

Queste azioni rientrano in quello che era stato annunciato dalle autorità irachene a settembre, ossia un’ operazione quasi fulminea per eliminare definitivamente l’Isis dal confine con la Siria. Lo scorso 3 novembre, il premier Haider al Abadi  ha annunciato la presa di Qaim “in tempo record”.

Il governatorato di Anbar è la più grande  regione dell’Iraq e comprende gran parte del territorio occidentale del paese. Le caratteristiche geografiche della provincia di Al-Qaim, caratterizzata da vasti deserti, l’hanno resa un luogo strategico per il califfato, permettendo il trasferimento di uomini attraverso il confine con la Siria.

Intanto nel corso del weekend, le forze di sicurezza nazionali hanno scoperto a Hawija, città nella provincia di Kirkurk, strappata allo Stato Islamico ad ottobre, diverse fosse comuni contenenti corpi di almeno 400 persone uccise dall’ ISIS.

Iraq: un’esplosione causa diversi feriti nelle zone liberate nell’Anbar. Adesso la liberazione di Rawa segnerà la fine dello stato Islamico.

MEDIO ORIENTE di

Un’esplosione nella regione dell’Anbar occidentale ha causato diversi feriti tra le forze di sicurezza Irachene. In questo momento le truppe si trovano a fare i conti con i resti delle battaglie contro lo stato islamico. L’esplosione causate dalle mine terrestri, piantate  precedentemente, hanno ferito diversi soldati nella zona di Al-Rayhana, a est della città di Annah. La fonte non ha fornito dati precisi riguardo i feriti, perciò è difficile in questo momento quantificarli. In questa regione è presente l’ultimo bastione del “califfato”, la città di  Rawa. Qui si ritiene che i combattenti dell’Isis stiano tenendo in ostaggio circa 10.000 civili. Nel mese di settembre è stata lanciata un’offensiva per riprendere il controlo di questa città e più in generale di tutte le zone occupate da Daesh nelle aree circostanti lungo il confine con la Siria. La scorsa settimana le forze irachene hanno riconquistato la città di al Qaim in quello che il premier Haider al Abadi ha definito “un tempo record”. Le forze governative e i combattenti paramilitari erano entrati la mattina del 3 novembre nel centro di Qaim, dove prima degli scontri vivevano circa 50 mila persone, per poi annunciarne la liberazione nel pomeriggio. La cacciata dello stato Islamico dalla città di Rawa segnerebbe la fine del dominio territoriale del gruppo jihadista che ha proclamato il califfato islamico in Iraq nel 2014, e che da allora ha causato la morte di migliaia di civili. L’Anbar è la provincia più grande dell’Iraq e comprende gran parte del territorio occidentale del paese. È considerata una roccaforte della minoranza sunnita irachena e durante i primi anni dell’operazione statunitense “Iraqi Freedom” ha rappresentato una base importante per al Qaeda e altri gruppi di insorti. Inoltre la sua conformazione geografica e la sua morfologia, caratterizzata da vasti deserti, l’ha resa un territorio ideale anche per lo Stato islamico, permettendo il trasferimento di uomini attraverso il confine con la Siria.

Kabul: Attaccata l’emittente televisiva Shamshad, l’Isis rivendica

MEDIO ORIENTE di

Sparatoria all’interno di un emittente televisiva di Kabul la mattina del 7 novembre, arrivata la rivendicazione dell’Isis, una giornalista perde la vita. L’ attacco avviene nei giorni successivi alla perdita di terreno e delle proprie basi in Iraq e in Siria. Un commando di tre persone è riuscito a penetrare all’interno dell’emittente afghana Shamshad, partner della BBC, nella zona vicino allo stadio della città. Il modus operandi è quello introdotto da Al Qaeda e sempre più diffuso, che prevede l’esplosione di un suicida al primo sbarramento permettendo così l’ingresso di altri uomini  armati di mitragliatori e granate. I tre attentatori, vestiti in uniformi militari, hanno tenuto uno scontro a fuoco  con le autorità afghane inviate poco dopo la prima esplosione. Quest’ultime sono riuscite a mettere in salvo parte dei dipendenti dell’emittente televisiva. Numeri discordanti sulle vittime coinvolte. La rivendicazione dello Stato Islamico, avvenuta dopo la presa di distanza da parte dei Talebani,  tramite Twitter, parla di 20 persone uccise ma stando alle conferme del ministero dell’interno le vittime sarebbero almeno 2, una ventina di feriti tra giornalisti e staff, tra di loro anche il direttore Abed Ehasas. Oltre ad uno  degli attentatori, ucciso dalla polizia, è rimasta coinvolta una giornalista, che secondo il portavoce di Shamshad, avrebbe perso la vita dopo il tentativo di mettersi in salvo. “ Questo è un attacco alla libertà dei media ma non possono ridurci al silenzio”, le parole del direttore della redazione ai microfoni di Tolo News, un’altra emittente televisiva. L’Afghanistan è uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti e i lavoratori della comunicazione. Come ricorda la BBC, i primi sei mesi del 2017 sono stati caratterizzati da un sensibile aumento della violenza nei confronti dei giornalisti afghani, con ben 73 casi registrati: un incremento del 35% rispetto allo stesso periodo del 2016. A maggio due operatori dei media sono stati uccisi in un attacco bomba a Kabul. Anche gli uffici dell’emittente  1TV sono stati danneggiati. Nello stesso mese l’Isis ha preso di mira l’edificio televisivo statale afghano nella città di Jalalabad, uccidendo sei persone.

 

Iraq, la missione “Prima Parthica” addestra i Peshemerga contro Daesh

Asia/Difesa di

In questi giorni viene annunciata la liberazione di gran parte della città di Mossul. Combattendo strada per strada tra le rovine di un citta che ospitava nel 2014 circa 1.500.000 di abitanti, le truppe iraqene insieme ai Zerawani e i Peshmerga curdi stanno ripulendo la città dai terroristi di Daesh.

Una battaglia durata due lunghi anni durante i quali la popolazione civile ha subito il governo tirannico e sanguinoso dei terroristi neri.

L’applicazione letterale della Sharia, le persecuzioni ai cristiani, agli ebrei e ai mussulmani sciiti hanno reso la vita dei cittadini di Mossul un vero incubo.

Uccisioni di massa, arresti e giudizi sommari hanno scandito la quotidianità di questa città.

A questa barbarie gli unici che si sono opposti immediatamente diventando la prima linea del fronte anti Daesh sono stati i peshmerga, male armati e senza grandi nozioni di tattica e strategia si sono difesi con coraggio unico.

Nel settembre del 2014 la comunità internazionale decide di opporsi al dilagare di daesh con una coalizione internazionale di volenterosi, di cui fa parte anche l’Italia, con il compito di supportare le truppe iraqene nella battaglia per il ripristino delle condizioni di sicurezza interna al paese.

Questo supporto include attività di addestramento del personale iraqeno, Zerwani e Peshmerga, supporto tattico aereo, supporto tattico terrestre con artiglieria pesante, supporto nelle attività di intelligence.

Con base ad Erbil il contingente interforze italiano è attivo con la missione “Prima Parthica” con compiti di Addestramento delle forze Iraqene, Zerawani e Peshmerga, di supporto tattico aerotrasportato con la missione “Personal recovery” delle unità dell’AVES e di addestramento nelle procedure e tattiche di polizia e sicurezza svolto dalle unità dei carabinieri.

Ad Erbil Alessandro Conte, direttore di European Affairs, ha incontrato il personale della missione italiana e realizzato una serie di reportage che verranno pubblicati settimanalmente per tutto il mese di febbraio.

Ecco il primo.

 

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Il Ministro della Difesa italiano Pinotti vola a Mosul

Asia/Difesa di

In vista del nuovo impegno in Iraq pianificato per proteggere le operazioni di messa in sicurezza dell’imponente diga di Mosul il Ministro Pinotti si reca in visita alle forze italiane di che operano a Erbil.

Le forze presenti nella città appartengono al 5° Reggimento Aviazione “Rigel” e al 7° “Vega” della Brigata aeromobile “Friuli” dell’Esercito italiano, appoggiati dal reggimento di fanteria aviotrasportata del 66° “Trieste“.

Il loro compito è quello di fornire CSAR, Combat search and rescue, ossia operazioni di recupero, ricerca e salvataggio in ambienti ostili.

A questi verranno affiancate nuovi elementi che avranno il compito di garantire la sicurezza degli operatori civili della società TEVI che si occuperà dei lavori alla diga.

04022018-4ebd-4632-854d-cf330aef75c706MediumLa diga si trova a circa 20 chilometri da Mosul e l’area al momento è interessata da combattimenti tra le forse del governo Irakeno e i terroristi del Daesh che hanno avuto il controllo della zona fino a pochi mesi fa.

Durante la visita il Ministro Pinotti ai militari presenti a Erbil ha confermato il forte apprezzamento per il oro lavoro “La missione che state svolgendo con grande competenza, professionalità e umanità – ha detto durante il suo discorso – è fondamentale per la sicurezza dell’Iraq e del nostro Paese. Sconfiggere il terrorismo deve essere un obiettivo prioritario della comunità internazionale. Grazie perché con il vostro lavoro tenete alto l’onore dell’Italia”.

Con l’invio dei nuovi 500 elementi delle Forze Armate l’Italia diventa il secondo Paese più importante nella coalizione anti Isis. Un impegno che nasce dalla ferma volontà di contrastare l’attività dei terroristi.

Egitto: il “sanguinoso” Mar Rosso

BreakingNews di

3 turisti stranieri sono stati feriti ieri al Bella Vista Hotel da due possibili militanti del Daesh. L’attacco è avvenuto nel resort di Hurghada, Mar Rosso. Uno dei due jihadisti è stato ucciso dalla polizia (Mohamed Hassan Mohamed Mahfouz, 22, studente), l’altro è rimasto ferito. Come riportato dalle autorità locali, I due hanno fatto irruzione nel locale muniti di pistola, cinture esplosive e una bandiera nera dell’ISIS. Mentre, come riferito dalla BBC, il loro obiettivo era rapire i turisti.

L’assalto è avvenuto dopo l’attacco avvenuto vicino alle Piramidi di Giza lo scorso giovedì, durante il Natale Coopto, e il raid contro un bus turistico, con a bordo israeliani. Entrambi gli episodi sono stati rivendicati dallo Stato Islamico.

Libia: nuovo governo o Califfato?

Medio oriente – Africa di

Sarebbero almeno 50 le vittime dell’attentato, messo a segno attraverso camion kamikaze, avvenuto la mattina del 7 gennaio nei pressi del campo d’addestramento della polizia di Tripoli a Zlitan. Anche se non c’è stata ancora nessuna rivendicazione, l’attacco sarebbe stato portato a termine da parte dei miliziani del Daesh.

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Un inizio d’anno nel segno della violenza, dunque, in Libia. Questa fase di stallo, di formazione del nuovo governo nazionale, sta giocando a favore dello Stato Islamico. E, in questo senso, appare flebile la condanna del delegato ONU Martin Kobler sui fatti di Zlitan,

Infatti, non solo l’Ovest, ma soprattutto l’Est del Paese è sotto attacco. Su tutti, il raid firmato dai militanti dello Stato Islamico nei pressi del porto petrolifero di Sidra, dove martedì 5 gennaio altri kamikaze hanno tentato di aprirsi un varco per conquistare lo strategico terminal. Adesso, gli uomini del Califfato si trovano a soli 50 chilometri da quest’area strategica. Mentre, come riportato dalle Nazioni Unite, l’ISIS controlla circa 300 chilometri di costa libica con 2000/3000 uomini.

L’obiettivo, sulla falsariga di quanto già accaduto in Iraq e Siria, è chiaro. Appropriarsi delle aree energetiche strategicamente più importanti e conquistare sempre più terreno in vista dell’annunciata missione internazionale conseguente all’accordo tra le fazioni libiche.

Su questo fronte, come rivelato dal quotidiano britannico Mirror, la missione ONU, a guida italiana, dovrebbe contare su 6000 unità. Corpi speciali di Stati Uniti e Regno Unito sono già presenti snel nord della Libia, così come quelli francesi arrivati nel Fezzan. L’ok alla missione, tuttavia, passerà dalla formazione del nuovo governo di Tripoli. Nel frattempo, il Daesh sta sempre più allargando la sua area di influenza oltre la roccaforte Sirte.
Giacomo Pratali

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Daesh: da Parigi a Maiduguri

EUROPA/Medio oriente – Africa di

L’attacco terroristico a Parigi del 13 novembre ha reso evidente come lo Stato Islamico sia un pericolo anche dentro i confini occidentali. Aldilà di Siria e Iraq, dove ha sede il Califfato, è l’Africa il luogo più colpito dal terrorismo islamico. I fatti degli ultimi quindici giorni ne sono l’ulteriore riprova.

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Sono oltre 83 gli attentati in tutto il mondo dal giugno 2014 ad oggi, riporta il quotidiano francese Le Monde. Oltre 1600 le vittime. Raqqa (Siria) e Maiduguri (Nigeria) le città più colpite. Dal marzo 2015, data dell’affiliazione del gruppo nigeriano Boko Haram al Califfato, le azioni terroristiche nel continente africano sono aumentate a dismisura. Così come le varie sigle che, dal Mali all’Egitto, colpiscono in nome dell’Isis.

Dopo i 129 morti di Parigi, altri se ne sono aggiunti da novembre ad oggi:

Mali: Oltre 20 le persone uccise a seguito di un raid compiuto da un commando jihadista lo scorso 20 novembre all’hotel Radisson di Bamako. Un blitz delle forze speciali francesi e statunitensi ha permesso la liberazione dei circa 150 ostaggi sopravvissuti. Dopo l’arresto di due sospettati, la risposta delle cellule terroristiche locali non si è fatta attendere con l’attacco alla base ONU di Kidal nel nord del Paese, in cui sono morte 3 persone.

Egitto: Due azioni terroristiche. La prima, il 24 novembre, quando un doppio attacco kamikaze, compiuto in un hotel del Sinai del Nord che ospitava alcuni presidenti di seggio, ha portato all’uccisione di 4 persone. La seconda, il 28 novembre, a Giza, quando alcuni terroristi hanno sparato contro un checkpoint, uccidendo 4 poliziotti.

Nigeria: Prima una stazione dei camion, poi una processione sciita. Sono questi i due obiettivi presi di mira dai miliziani di Boko Haram nello Stato di Borno, vicino alla capitale Maiduguri. Rispettivamente oltre 35 e 32 i morti.

Camerun: Quattro differenti azioni kamikaze da parte di altrettante ragazze hanno portato all’uccisione di almeno 5 persone a Fotokol lo scorso 21 novembre.

Tunisia: 13 morti a seguito di un attacco bomba contro l’autobus della guardia presidenziale avvenuto lo scorso 24 novembre a Tunisi. Così come nelle azioni al Museo del Bardo e nella spiaggia di Sousse dello scorso giugno, lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato.

 

Giacomo Pratali

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Giacomo Pratali
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