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Il lascito di Fidel Castro

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Il 25 di novembre, Fidel Castro è morto all’età di 90 anni, dopo aver governato l’isola di Cuba dal 1959 al 2008. Come tutti gli uomini che hanno cambiato il corso della storia, il suo operato ha suscitato tanta ammirazione quanto rancore. Cuba ha decretato 9 giorni di lutto nazionale per ricordare il padre della rivoluzione. Le ceneri del líder máximo sono state esposte al Memoriale José Martí all’Havana e percorreranno tutta l’isola fino a Santiago de Cuba, dove si terranno i funerali il 4 di dicembre. E’ importante ricordare chi fu questo personaggio che sconvolse il corso della storia del ‘900 e la cui morte oggi suscita sentimenti contrastanti in tutto il mondo.

Fidel Castro nacque nel 1926 in una famiglia cubana benestante e di origini spagnole. Ciò gli permise di studiare e di interessarsi da subito alla politica ed al diritto. Quando si approcciò a svolgere la professione di avvocato, si scontrò con la dura realtà esistente nell’isola: la povertà immensa ed il potere delle multinazionali statunitensi. Nella sua professione decise di difendere i contadini più poveri che non sempre potevano permettersi di pagare il suo onorario. Questo lo costrinse a vivere grazie all’aiuto economico di amici e compagni nella Cuba della dittatura di Batista. Era un uomo di grandi ideali, ma soprattutto un uomo d’azione. Tentò dunque di realizzare una rivolta il 26 luglio del 1953 con la presa della Caserma Moncada, ma fu una sconfitta e venne incarcerato insieme ad altri compagni. Durante il processo fu egli stesso a pronunciare la sua difesa in un’arringa dal titolo “la Storia mi assolverà”,  dando mostra di una grande capacità oratoria. Si dice che avesse prodotto il testo del suo discorso dopo aver trascorso la notte a leggere “J’accuse”, la celebre opera di Émile Zola sul caso Dreyfus. Più che una difesa, “la Storia mi assolverà” ha, infatti, i connotati di un’accusa al regime cubano.

Durante l’esilio in Messico, Fidel organizzò la rivoluzione. Fu in quella circostanza che conobbe alcuni dei suoi futuri compagni, tra cui Ernesto Guevara. Sul primo colloquio che Fidel intrattenne col “Che”, quest’ultimo disse di esser rimasto colpito dal carisma di Castro e di aver pensato che “sarebbe stato tanto bello e consolatore morire per degli ideali così puri su una spiaggia straniera”. Infatti, in quel momento nessuno pensava che un gruppetto di uomini sarebbe riuscito a rovesciare un regime militare sostenuto dagli Stati Uniti d’America. Se riuscirono nell’impresa fu grazie all’ingegno. In primo luogo, i rivoluzionari sfruttarono i mezzi di comunicazione per far credere all’opinione pubblica mondiale di essere un numero superiore a quello reale, ma soprattutto beneficiarono del sostegno della popolazione che condivideva la loro causa. Inoltre, Fidel scelse la strategia della guerriglia sulle montagne poiché permetteva ad un piccolo gruppo di volontari di fronteggiare un esercito regolare e preparato. La tattica consisteva nell’attaccare a sorpresa obiettivi strategici come le caserme militari, senza coinvolgere la popolazione.

Dopo il trionfo della rivoluzione nel 1959, gli Stati Uniti sembrano essere ben disposti verso il nuovo leader e tentano di negoziare accordi vantaggiosi per mantenere i loro interessi economici nell’isola. Ma Castro non acconsente e nazionalizza le immense proprietà statunitensi sull’isola, che a suo avviso erano la causa della povertà estrema del popolo cubano.

Se la vittoria della rivoluzione cubana ha tutti i connotati di una lotta idealistica e rivoluzionaria non disposta a compromessi, una volta al potere Fidel dovette scontrarsi con la realtà. Gli Stati Uniti decretarono l’embargo economico e tentarono una controrivoluzione con l’invasione della Baia dei Porci. Apparve allora evidente l’impossibilità di sopravvivere per la neonata Cuba sovrana, se non con il sostegno dell’Unione Sovietica. Nella logica della guerra fredda, Mosca aveva interesse ad allearsi con un Paese così geograficamente vicino agli Stati Uniti ed assoggettato fin dall’indipendenza nel 1898 alla sfera di influenza statunitense. Per questo, alla rivoluzione cubana fu consentito sopravvivere. E Castro, pur non condividendo a pieno il modello sovietico, scelse di abbandonare l’idealismo puro per permettere la sopravvivenza dell’esperienza cubana. Tuttavia, ben presto emersero le vere ragioni dell’interessamento sovietico alle sorti di Cuba. La crisi dei missili del 1962 fu un tentativo dell’URSS di ottenere maggior potere negoziale nei confronti degli USA, minacciando di installare testate nucleari a Cuba. Fortunatamente lo scontro tra le due superpotenze fu evitato e l’URSS ottenne lo smantellamento di basi missilistiche in Turchia in cambio della rinuncia ad installare missili a Cuba. Cuba ottenne l’assicurazione di non essere invasa. Castro rimase deluso dall’apprendere di esser stato usato dall’URSS, ma il realismo prevalse e decise di non abbandonare l’alleanza.

La caduta dell’URSS, nel 1989, aprì la fase più critica dell’esperienza rivoluzionaria cubana. Il venir meno del sostegno sovietico alla piccola isola produsse una forte crisi economica. Nel 1990 viene annunciato l’inizio del “periodo speciale”: una serie di misure economiche eccezionali volte a ridurre i consumi di combustibili ed alimenti per permettere che tutta la popolazione potesse continuare ad aver accesso almeno ai beni primari. Un miglioramento significativo si ebbe solo a partire dal 2004. Si trattò di 15 anni molto difficili, in cui il Paese dovette modificare il proprio sistema economico in virtù del venir meno degli scambi commerciali con l’URSS. Le misure introdotte compresero una progressiva apertura all’iniziativa economica privata sull’isola ed agli investimenti stranieri.

Dal punto di vista della politica estera Cuba ha rappresentato fin dagli anni ’60 il punto di riferimento per i movimenti di liberazione nazionale e per la lotta anticoloniale di numerosi popoli dell’America latina e dell’Africa soprattutto. Si pensi alla Bolivia, al Congo e all’Angola tra gli altri. Il sostegno offerto da Cuba a tali movimenti consisteva nell’addestramento dei guerriglieri e nell’invio di consulenti militari. Ma Cuba ha orientato la sua politica estera anche verso missioni di carattere umanitario nei Paesi più poveri del mondo, inviando medici ed offrendo borse di studio per giovani che non potevano accedere all’istruzione scolastica nei loro Paesi.

E’ opportuno ora passare ad un bilancio di quelle che sono state le criticità e conquiste nella politica interna cubana durante il periodo castrista. Le criticità sono relative alle limitazioni del diritto di proprietà, dell’iniziativa imprenditoriale ed alla impossibilità per gli oppositori politici di partecipare a libere elezioni. Molti oppositori al regime cubano, o semplicemente cittadini che non si rispecchiavano nella visione socialista dello Stato e stufi delle privazioni materiali sopportate per il fine superiore della sovranità statale, hanno deciso negli anni di lasciare il Paese. L’embargo ha strozzato l’economia della piccola isola fin dagli anni ’60 e l’attrazione verso il benessere proposto dalle economie capitaliste è stato forte per parte della popolazione cubana. La libertà individuale è anche libertà di scegliere in quale sistema economico riconoscersi e condurre la propria vita. In questo, senso il regime cubano non ha lasciato spazio a quella componente della popolazione che avrebbe desiderato un sistema diverso. Il sistema cubano, dal canto suo, ha ottenuto grandi conquiste dal punto di vista assistenziale e sociale. Il sistema sanitario ha raggiunto livelli di eccellenza ed è completamente gratuito. Anche l’istruzione è completamente gratuita fino all’Università e di ottimo livello. Veniamo al punto cruciale: la forma di governo cubana non è un regime parlamentare rappresentativo, bensì un regime socialista. Vi è un partito unico nel Paese e la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche avviene attraverso l’elezione di un’Assemblea del potere popolare. Si tratta di scelte che non possono, tuttavia, mettere in discussione la natura socialista dello Stato. Su tali modalità sono state innumerevoli le critiche mosse, poiché si ritiene non siano idonee a garantire l’effettivo esercizio della sovranità da parte del popolo cubano. A tale proposito Aleida Guevara, medico cubano e figlia del Che, ha affermato: “non ci aspettiamo che comprendiate o condividiate il nostro modo di concepire l’organizzazione dello Stato, ma vi chiediamo di rispettarlo”.

In definitiva, Castro ha cambiato il corso della storia di Cuba ed ha rappresentato un esempio per i popoli soggetti a regimi coloniali o a nuove forme di colonialismo. Il suo operato ha fatto apparire possibile liberarsi dal giogo coloniale in modo effettivo, ed intraprendere una via nazionale allo sviluppo del proprio Paese. Non tutti ne condividevano la scelta socialista, ma senza dubbio ammiravano la forza con cui Cuba si è opposta allo sfruttamento neo-coloniale. L’impatto dell’operato di Castro è stato di ordine mondiale. Se in vita è stato aspramente criticato da diversi schieramenti politici, oggi viene riconosciuto anche il merito del suo operato dai principali mezzi di comunicazione. Allora quello su cui dobbiamo interrogarci oggi è se la Storia ha assolto quest’uomo dalle accuse che gli sono state mosse in vita, e la risposta è rimessa alla coscienza di ognuno di noi.

L’incerto futuro delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti

AMERICHE/BreakingNews di

Negli ultimi due anni, le relazioni tra Cuba e Stati Uniti sono migliorate significativamente. L’amministrazione Obama ha condotto una serie di proficui negoziati nel corso dell’ultimo mandato presidenziale. I principali punti della politica estera del Presidente Barack Obama verso Cuba sono stati: la storica ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, gli sforzi per far cessare l’embargo economico e l’impegno a chiudere la prigione di Guantanamo. Tuttavia, questo periodo di riconciliazione tra i due Paesi è oggi minacciato dall’incertezza della posizione che assumerà al riguardo il prossimo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Cuba e Stati Uniti ruppero le relazioni diplomatiche nel 1961, dopo che i rivoluzionari guidati da Fidel Castro presero il potere nel 1959. Tale decisione fu influenzata principalmente dal fatto che il nuovo governo cubano nazionalizzò tutte le imprese e proprietà statunitensi presenti sull’isola. Come conseguenza, dal 1960 il governo statunitense adottò progressive sanzioni economiche contro Cuba.

Nel 2014, dopo un periodo di negoziati bilaterali, Obama e Raúl Castro hanno annunciato la volontà di ripristinare le relazioni diplomatiche tra i due Paesi. In tale occasione i due leader hanno anche raggiunto un accordo per lo scambio di prigionieri. I negoziati sono stati incoraggiati da Papa Francesco.

Nell’aprile 2015, il Presidente Obama e Raúl Castro si sono incontrati al Summit delle Americhe di Panama. Per la prima volta dal 1961 i capi di Stato di Cuba e Stati Uniti hanno avuto modo di incontrarsi di persona. Infine, nel luglio 2015 Cuba e Stati Uniti hanno ripristinato le relazioni diplomatiche ed aperto ambasciate in entrambi i Paesi. Il riavvicinamento è stato poi coronato dalla visita formale di Obama a Cuba avvenuta nel marzo 2016.

Ciò nonostante, vi sono ancora dei problemi irrisolti tra i due Paesi. Il primo e più difficile problema da risolvere è senza dubbio l’embargo. Il blocco economico verso l’isola è stato parzialmente rimosso dall’amministrazione Obama, la quale ha ripristinato i voli commerciali tra i due Paesi, rimosso i divieti di viaggio, nonché le restrizioni sulle rimesse e i servizi bancari. Tuttavia, Obama non ha potuto abolire completamente l’embargo a causa dell’opposizione del Congresso, il quale deve necessariamente approvare la misura. Un altro problema irrisolto nei negoziati tra Stati Uniti e Cuba riguarda la prigione di Guantanamo. Il carcere è stato aperto nel 2002 su una porzione del territorio cubano, che era stato occupato dagli Stati Uniti fin dal 1903 come compenso per aver sostenuto Cuba nella guerra di indipendenza contro i coloni spagnoli. Cuba ha poi rivendicato il territorio di Guantanamo dal trionfo della rivoluzione. Obama ha promesso di chiudere la prigione di Guantanamo perché l’opinione pubblica e diverse organizzazioni hanno protestato per le violazioni di diritti umani che in essa avevano luogo. Nella prigione in questione, persone sospettate di terrorismo venivano incarcerate a seguito degli attacchi terroristici del 2001, senza avere accesso ad un giusto processo. Anche se Obama ha trasferito gran parte dei prigionieri in altri luoghi, assicurando il rispetto dei loro diritti, ad oggi non ha ancora potuto chiudere la prigione.

La recente elezione del Presidente Donald Trump, avvenuta l’8 di novembre, influenzerà molto probabilmente le relazioni tra i due Paesi. Anche se il modo in cui la situazione cambierà non è ancora sufficientemente chiaro. Trump, infatti, non ha espresso una chiara posizione sulla questione cubana, limitandosi a criticare l’accordo raggiunto da Obama con l’isola caraibica e sostenendo che tenterà di rinegoziare un nuovo accordo più vantaggioso. D’altro canto va menzionato il fatto che, durante la campagna elettorale, Trump è stato apertamente accusato di aver violato l’embargo economico contro Cuba alcuni anni fa, avendo inviato dei manager della sua società a Cuba per verificare se vi fossero condizioni per poter fare affari sull’isola.

Paypal paga multa da 7,7 milioni di dollari

INNOVAZIONE di

Accordo trovato tra la società e il dipartimento del Tesoro Statunitense

Non ha ammesso di aver violato le sanzioni che gli Stati Uniti hanno adottato contro Iran, Cuba e Sudan ma allo stesso tempo Paypal ha siglato un accordo extragiudiziale che nel diritto anglosassone crea un precedente importante.

Accusata di non aver controllato e bloccato pagamenti sospetti da e verso le nazioni segnalate dal dipartimento del tesoro, sistema utilizzato in particolare da un soggetto sospettato di commerciare in armi di distruzione di massa.

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Kursad Zafer Cire, inserito nella lista dei ricercati internazionali per commercio di armi dal Dipartimento di Stato Americano. Nonostante fosse indicato come pericolo dal sistema Paypal le sue operazioni non furono interrotte  proseguirono per ben 4 anni dal 2009 al 2013.

“PayPal – si legge in un comunicato del Dipartimento del Tesoro – ha apertamente ignorato le sanzioni economiche previste dagli Stati Uniti”.

In un comunicato PayPal riferisce di aver collaborato volontariamente alle indagini e di impegnarsi ad adottare le contromisure richieste per evitare il ripetersi delle situazioni imputategli.

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Alessandro Conte

Alessandro Conte
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