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Sudafrica: Ramaphosa dispone screening di massa per il Covid-19

AFRICA di

Il Continente africano ha superato la soglia dei 10.000 casi di coronavirus.

L’Algeria, con 205 decessi, resta il primo Paese per numero di vittime. Il Sudafrica con 1845 casi, su un totale di oltre 45.000 test effettuati, è il primo Paese africano per numero di contagi.

Qui il Presidente Cyril Ramaphosa ha disposto un parziale lockdown delle attività produttive fino al 16 aprile, consentendo l’uscita dalle abitazioni solo per questioni di prima necessità. Per 21 giorni l’economia più industrializzata dell’Africa si fermerà per far fronte all’emergenza sanitaria.

 

Questo è un territorio inesplorato per tutti noi“, ha detto Ramaphosa lunedì in un discorso televisivo. “Non abbiamo mai sperimentato una situazione come questa prima d’ora, verranno commessi numerosi errori, ma chiediamo alla nostra gente di capire che tutto questo viene fatto per il bene di tutti“.

 

Per garantire il rispetto delle misure adottate, il Presidente sudafricano ha disposto l’impiego dell’esercito e delle forze di polizia nelle strade. Una nuova impennata nella curva dei contagi nella settimana tra il 23 e il 30 marzo, ha spinto il Presidente ad annunciare l’avvio di screening di massa della popolazione, nel tentativo di frenare la diffusione del Covid-19.

 

Abbiamo finora avuto un approccio molto difensivo”, ha detto il Ministro della Sanità Zweli Mkhize, “ora aumenteremo la nostra capacità offensiva, stanziando oltre 10.000 operatori sul campo per portare avanti le operazioni di screening”.  Le persone con sintomi saranno indirizzate verso cliniche locali o cliniche mobili per sottoporsi ai test, mentre quelle con sintomi gravi verranno trasferite nei centri ospedalieri. Per i positivi asintomatici o con sintomi moderati è stato disposto l’isolamento domiciliare o in strutture messe a disposizione dal governo sudafricano.

 

 

I controlli verranno effettuati casa per casa,  concentrati soprattutto nelle aree rurali, dove è maggiore il rischio sanitario. Infatti in questi luoghi la profilassi igienica per limitare il contagio è resa più complessa della scarsità di fonti di acqua potabile, tragico esito di una siccità che perdura da circa due anni.

Intanto, la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (UNECA), riunita in videoconferenza martedì 31 marzo, ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale e all’Unione Europea un sostegno per la riduzione del debito bilaterale, multilaterale e commerciale. I ministri delle Finanze degli Stati africani hanno affermato che il continente sta per affrontare un’imminente recessione economica, con i prezzi del petrolio e delle materie prime che crollano, e svalutazione delle monete nazionali.

La crisi economica e finanziaria che ne conseguirà rischia di mettere ulteriormente a rischio un’efficace risposta dei Paesi africani alla pandemia da Covid-19.

Il virus blocca l’Italia, il PIL decresce e le mafie festeggiano

SOCIETA' di

Il contagio, la quarantena, il blocco delle attività imprenditoriali, strade deserte e morti di malasanità per mancanza di letti e respiratori. L’eccezionalità dell’evento fa puntare tutti gli occhi sui disagi,lo jogging traditore e le passeggiate assassine mentre l’Italia del volontariato si rimbocca le maniche e fa quello che lo stato dovrebbe garantire.

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Francia, lo stato del Covid-19 tra l’avvio dell’Operazione Resilienza e le dichiarazioni di Macron

EUROPA di

Il Covid-19 continua a colpire duramente lo Stato francese. Il 25 marzo, Emmanuel Macron ha annunciato, a Mulhouse, il lancio dell’“Operazione resilienza”: una missione sanitaria e logistica, affidata all’esercito. Due giorni dopo, il 27 marzo, il Primo Ministro francese, Edouard Philippe, ha annunciato l’estensione del periodo di applicazione delle misure restrittive, imposte dallo scorso 17 marzo: le misure saranno prolungate-almeno-fino al 15 aprile, non cesseranno, dunque, a fine marzo, come era stato inizialmente annunciato dal Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. Quest’ultimo, ha accettato di rispondere alle domande formulate da alcune testate giornalistiche italiane, invocando una solidarietà europea nella gestione dell’emergenza.

“Operazione resilienza”

Inventato dagli psichiatri, il concetto di resilienza è ora utilizzato per battezzare una nuova missione dell’esercito francese. Sulla strada per l’ospedale militare di Mulhouse (Alto Reno), colpito duramente dalla pandemia, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha annunciato l’Operazione chiamata “Resilienza”. Ai militari verrà affidata una triplice missione: salute, logistica e protezione, come sintetizzato dal Ministero delle forze armate.

L’ Operazione sarà interamente dedicata ad aiutare e sostenere la popolazione ed i servizi pubblici per affrontare l’emergenza, nella Francia continentale e nei territori di oltremare.

La direzione spetta al Capo dello stato maggiore, il Generale François Lecointre. Il 58enne ha avuto molte esperienze operative: nella Repubblica Centrafricana nel 1989, durante la Guerra del Golfo nel 1991, in Somalia nel 1993, in Gabon e poi in Ruanda nel 1994 ed a Sarajevo nel 1995.

L’Operazione sarà gestita sette giorni su sette dal Centro di pianificazione e gestione delle operazioni (CPCO), situato nei locali del Ministero delle Forze armate, a Balard, nel 15 ° arrondissement di Parigi. I militari non saranno responsabili dell’applicazione delle misure di contenimento della popolazione, ma potranno, di volta in volta, proteggere edifici o siti sensibili, come assicura il Ministro delle Forze armate, Florence Parly. “Gli eserciti non intendono emettere contravvenzioni in caso di inosservanza del confinamento (…) ma vi sono luoghi in cui sono immagazzinati attrezzature mediche, medicine e respiratori. Questi sono luoghi di importanza vitale. Proteggerli da possibili furti, che abbiamo visto moltiplicarsi negli ultimi giorni, è assolutamente essenziale”, ha dichiarato il Ministro. L’esercito verrà anche mobilitato per operazioni sanitarie e logistiche nelle zone di oltremare con meno risorse rispetto alla Francia continentale, dove il virus si sta propagando velocemente.

 

Le forze armate francesi sono state mobilitate dal 18 marzo per rimpatriare per via aerea 18 pazienti dall’Alsazia, 12 dalla Corsica in barca, nonché per installare una struttura ospedaliera dotata di 30 letti di rianimazione a Mulhouse: questi sforzi, tuttavia, prima dell’avvio dell’Operazione, sono stati fatti in ordine disperso. Avere un comando chiaro è positivo in termini di coordinamento e coerenza generale, guadagnando enormemente in velocità ed efficienza.

Tuttavia, regna l’incognita sul numero effettivo di uomini mobilitati. “Il nostro obiettivo è quello di essere in grado di soddisfare le esigenze espresse dalle prefetture regionali, che sollevano le richieste dei prefetti del dipartimento o delle agenzie sanitarie regionali”, ha affermato il Colonnello Frédéric Barbry, portavoce del Capo di Stato maggiore. “I numeri mobilitati dipenderanno dalle esigenze e quindi varieranno nel tempo” ha aggiunto.

Vi è chi mette in guardia da “aspettative non realistiche” e ritiene che manchino attrezzature e personale, sostenendo che lo strumento di difesa francese, nel 2020, non è più pensato per un’operazione nazionale di soccorso in caso di calamità. Il servizio sanitario militare ha subito, infatti, brutali tagli al bilancio negli ultimi vent’anni. All’inizio della crisi del coronavirus, un funzionario della difesa, interrogato su possibili rinforzi da impiegare, rispose: “Non li abbiamo”.

L’intervista a Macron

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha accettato di rispondere ad una serie di domande scritte dal “Corriere della Sera”, “la Repubblica” e “La Stampa”, nella sua prima intervista a media stranieri da quando è cominciata l’emergenza sanitaria, e nel momento cruciale in cui l’Europa si divide sulla risposta da dare all’emergenza. “Con Giuseppe Conte, Pedro Sánchez e altri sei capi di Stato e di governo abbiamo indirizzato, prima del Consiglio, una lettera a Charles Michel per inviare un messaggio chiaro: non supereremo questa crisi senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e di bilancio. Questo è il punto di partenza. Gli strumenti vengono in seguito e dobbiamo essere aperti: può trattarsi di una capacità di indebitamento comune, oppure di un aumento del bilancio Ue per permettere un sostegno reale ai Paesi più colpiti da questa crisi”- ha dichiarato il Presidente francese -“Preferisco un’Europa che accetti divergenze e dibattiti piuttosto che un’unità di facciata che conduce all’immobilismo. Se l’Europa può morire, è nel non agire. Come Giuseppe Conte, non voglio un’Europa del minimo comune denominatore. Il momento è storico: la Francia si batterà per un’ Europa della solidarietà, della sovranità e dell’avvenire”.

Sul tema del futuro dello spazio europeo senza frontiere Macron ha, poi, affermato “Dobbiamo fare tutto il possibile per fermare la diffusione del virus, ma sempre agendo da europei: coordinare le nostre misure sanitarie, chiudere le nostre frontiere esterne per evitare di esportare e di importare nuovamente il virus, mantenere il più possibile le nostre frontiere interne aperte per lasciar passare i lavoratori e i beni essenziali, dare prova di una solidarietà finanziaria e, domani, ridurre la dipendenza dell’Europa nei settori produttivi strategici, come le medicine e le attrezzature mediche. So che gli italiani e i francesi condividono questa battaglia e questa speranza nell’Europa”.

Repubblica Ceca, al via la prova pilota della “smart quarantine” nella Moravia meridionale

EUROPA di

L’emergenza del Covid-19 coinvolge ormai l’intero continente europeo: la sfida comune è quella di riuscire a contenere il più possibile la diffusione del coronavirus e di mantenere basso il numero dei contagi. In Repubblica Ceca, sin da subito sono state prese importanti misure di contenimento, prorogate di recente fino all’11 aprile. Inoltre, la regione della Moravia meridionale ha iniziato a testare la “Smart quarantine”, la quarantena intelligente, sottoponendo a controlli più stringenti i positivi al Covid-19.

La Smart Quarantine

Il test del nuovo sistema per contenere la diffusione del coronavirus – la cosiddetta quarantena intelligente – è iniziato lunedì nella regione della Moravia meridionale, con capoluogo Brno. Per identificare e isolare le persone infette dal nuovo coronavirus, i dati provenienti dagli operatori mobili e dalle banche (tramite pagamenti con carte bancarie) saranno forniti all’Autorità regionale per l’igiene per tenere traccia dei loro movimenti e delle persone con cui sono stati in contatto, purché le persone positive abbiano dato il loro consenso a essere rintracciati. La smart quarantine è l’insieme di una serie di diverse misure separate che mirano a isolare le persone a rischio di infezione da coronavirus il più rapidamente possibile. Tra le misure vi sono test rapidi dei pazienti, tracciabilità accurata e completa dei loro possibili contatti nei giorni precedenti, quarantena rapida di persone potenzialmente infette, disinfestazione di punti chiave (i cosiddetti hot-spot), test controllati su persone in quarantena e assistenza medica adeguata alle condizioni del paziente. Il governatore della regione, Bohumil Šimek, ha affermato: “Durante questa settimana, le singole misure del sistema volte a identificare e isolare quelle persone potenzialmente infette dal nuovo coronavirus COVID-19 saranno gradualmente messe in pratica dall’Autorità regionale per l’igiene e dall’intera regione”. Inoltre, il governatore ha aggiunto “considero il fatto che la Regione della Moravia meridionale sia stata scelta come pilota di questo progetto come segno di apprezzamento per il lavoro svolto dalla nostra Autorità regionale per l’igiene e per l’alta qualità e la cooperazione esemplare di tutti gli elementi del Sistema integrato di salvataggio della Moravia meridionale”.

Come funziona tecnicamente

Entro tre giorni a partire da lunedì 30, verranno rintracciati tutti i contatti delle persone contagiate e disinfettati gli hot-spot. La quarantena intelligente monitorerà i movimenti di ogni persona contagiata nei cinque giorni precedenti. Coloro che risultano positivi al test descriveranno quindi chi hanno incontrato e dove all’Autorità regionale per l’igiene, e con queste informazioni sarà progettata una mappa, così da tener sotto controllo l’intera rete di persone coinvolte. L’implementazione sarà supervisionata da Roman Prymula, il viceministro della sanità. A questo punto, entro i successivi tre giorni, tutti coloro che sono entrati in contatto con la persona positiva verranno contattati. “Gli sarà richiesta una quarantena a breve termine”, ha spiegato Prymula. Inoltre, un team medico dell’esercito ceco prenderà a campione tra questi contatti delle persone che verranno sottoposte al tampone per il Covid-19.

Vista la complessità dell’attuazione del progetto, le singole misure saranno gradualmente introdotte nella regione durante tutta questa settimana. L’obiettivo è di mettere a punto il sistema prima nella Moravia meridionale, in modo che sia completamente pronto per l’implementazione in tutta la Repubblica Ceca nel prossimo futuro. Secondo quanto previsto dal governo, “tutti i dati dovranno essere definitivamente cancellati dopo che la ricerca è stata completata”, ha affermato Ondřej Tomáš, uno degli sviluppatori di sistema; inoltre, sempre a tutela della privacy dei cittadini cechi, solo gli epidemiologi potranno accedere ai dati.

Le misure nel resto del Paese

Oltre a questo nuovo sistema, la Repubblica ceca ha prorogato le misure di quarantena fino all’11 aprile alle ore 6:00 del mattino, ha dichiarato alla stampa locale il primo ministro ceco Andrej Babiš. In precedenza, le misure di quarantena erano valide fino al 1° aprile, ma vista la situazione si è optato per una proroga. Tutti i pub, i ristoranti e la maggior parte dei negozi devono rimanere chiusi, con l’eccezione di negozi di alimentari, farmacie e altre attività essenziali. Le limitazioni alla libera circolazione che sono state estese includono il divieto di viaggiare, con le sole eccezioni per il lavoro, la famiglia e alcune altre circostanze: le visite necessarie per i familiari in difficoltà, gli spostamenti per acquisire beni essenziali, gli spostamenti verso le strutture sanitarie e di servizi sociali, per aiutare vicini di casa in gravi situazioni o uscire all’aria aperta – nei parchi e nei giardini – rimanendo ben a distanza da altre persone. Quest’ultima eccezione, tuttavia, è oggetto di molti dibattiti: ai residenti viene generalmente chiesto di rimanere al chiuso, se possibile; infatti, pur non essendoci un divieto di uscita, le foto degli affollati parchi di Praga durante il fine settimana sono state ampiamente criticate. Inoltre, tutti i residenti sono tenuti ad indossare una maschera in qualsiasi momento quando sono all’esterno o negli spazi pubblici e mantenere una distanza di due metri dagli altri. In caso contrario, potranno ricevere una multa di 20.000 corone.

COVID 19, #infermieripercovid Infermieri e sistema sanitario in prima Linea

SOCIETA' di

European Affairs ha raggiunto la Presidente della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche per una testimonianza di come si stanno svolgendo le attività in prima linea nei tanti ospedali e presidi medici. Iniziativa importante è la partecipazione alla all’iniziativa #infermieriperilcovid alla quale in sole 24 ore hanno dato disponibilità in 9.000 volontari.

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Coronavirus, la risposta dell’Unione europea: tra criticità e tentativi di coordinamento

EUROPA di

L’Unione europea si trova a fronteggiare l’emergenza sanitaria non in condizioni di gioventù e con varie patologie pregresse. La pandemia mette, così, a dura prova la capacità di coordinamento tra gli esecutivi europei, che, soprattutto nella prima fase della crisi, hanno risposto con tempi e modalità differenti.

Conseguenze pesanti in termini di vite umane e forti ripercussioni economiche, nella stessa misura in tutti gli Stati membri, come avvenuto nel dopoguerra, potrebbero più facilmente condurre ad una riflessione volta ad un avanzamento dell’UE. Ma se ciò non dovesse accadere l’UE potrebbe diventare un’altra vittima del coronavirus.

È giunto il momento di rispondere all’emergenza sanitaria in modo efficace e coordinato: stante la difficoltà, la Commissione europea ha messo in campo una serie di iniziative per affrontare la crisi economica e sanitaria legata alla diffusione del coronavirus.

Sanità

Al fine di espletare la funzione di coordinamento con le autorità nazionali, la Commissione europea interagisce quotidianamente, tramite videoconferenza, con i 27 Ministri nazionali della Salute e degli Interni: nel corso delle riunioni, i leader dell’UE discutono le misure da attuare per contenere la pandemia. L’agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), dal canto suo, fornisce alle autorità nazionali linee guida, dati, analisi del rischio e raccomandazioni.

Con riguardo ai dispositivi di protezione individuale, la Commissione europea ha stimolato un aumento della produzione di mascherine, respiratori ed altri dispositivi e ha avviato una procedura di appalto, accelerata e congiunta, per l’acquisto di nuove forniture. Al fine di poter disporre a pieno dei prodotti presenti in Europa, ha, inoltre, bloccato le esportazioni di dispositivi medici al di fuori dell’UE. Le uniche eccezioni devono essere esplicitamente approvate dai governi nazionali. Gli Stati membri sono, così, tenuti a rimuovere le barriere alla circolazione di tali dispositivi all’interno dell’Unione.

Tuttavia, nei giorni precedenti, diversi paesi avevano trattenuto i carichi, rendendosi, così, necessario un intervento della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Nel suo messaggio quest’ultima ha affermato che “bisogna aiutarsi a vicenda: nessun paese può produrre da solo quello di cui ha bisogno”.

Nell’ambito sanitario la Commissione ha deciso, altresì, il finanziamento e la costituzione di una scorta strategica – come parte dello strumento rescEU, il Meccanismo di protezione civile dell’Unione rafforzato – di attrezzature mediche per aiutare i Paesi europei.

Con l’obiettivo di ridurre la diffusione del virus è stato, infine, deciso di ridurre temporaneamente i viaggi non essenziali da Paesi terzi verso l’Unione europea. A tal proposito la Commissione ha pubblicato una serie di orientamenti- che si applicano al trasporto aereo, ferroviario, stradale e marittimo- volti a garantire coerentemente i diritti dei passeggeri in tutta l’UE e contenere i costi per il settore dei trasporti.

Economia

A seguito della proposta della Commissione europea di attivare la clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, i Ministri delle finanze dell’UE hanno convenuto di sospendere i limiti di spesa per i bilanci nazionali, per dare agli Stati membri spazio sufficiente per combattere la pandemia. È pertanto sospesa la regola che prevede che il disavanzo di bilancio di un paese rimanga entro il 3% del PIL. In aggiunta, la Commissione propone di sospendere l’aggiustamento di bilancio in caso di grave recessione economica nella zona euro o nell’UE nel suo complesso.

Nella notte tra il 18 e il 19 marzo, la Banca Centrale Europea ha stanziato un pacchetto di emergenza da 750 miliardi di euro per alleviare l’impatto dell’emergenza. Nella riunione del 17 marzo, l’Eurogruppo aveva dichiarato, infatti, di essere pronto a prendere tutte le misure necessarie – “whatever it takes”- per dar vita ad azioni coordinate a sostegno dell’economia.

Nell’ambito degli interventi economici, è stata, inoltre, garantita maggiore flessibilità per la disciplina degli aiuti di Stato. Massima flessibilità altresì per le spese eccezionali che i Paesi UE sosterranno per contenere l’epidemia, ad esempio nel settore sanitario per misure di soccorso mirate ad imprese e lavoratori.

Tra le proposte vi è anche quella di destinare 37 miliardi di euro all’ambito della politica di coesione per la lotta contro il coronavirus. 1 miliardo di euro sarà riorientato dal bilancio dell’UE come garanzia per il Fondo europeo per gli investimenti, al fine di incentivare le banche a fornire liquidità a PMI ed imprese a media capitalizzazione. I finanziamenti così mobilitati, per un totale di circa 8 miliardi di euro, permetteranno di aiutare almeno 100 mila PMI europee ed imprese a media capitalizzazione.

In più, su richiesta delle autorità italiane, verrà prorogato di un mese il termine per la presentazione delle domande degli agricoltori italiani che hanno diritto a un sostegno al reddito nel quadro della cruciale Politica Agricola Comune (PAC).

Con riguardo al fondo di solidarietà si propone l’estensione del suo ambito di applicazione, includendo la crisi della sanità pubblica, al fine di mobilitarlo in caso di necessità per gli Stati membri più duramente colpiti. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione potrebbe anch’esso essere mobilitato per sostenere i lavoratori autonomi e chi ha perso il lavoro.

Ricerca

Relativamente all’importante ambito della ricerca, il 17 marzo la Commissione ha informato che sosterrà il lavoro della società CureVac, con sede a Tubingen, in Germania, impegnata nello sviluppo e nella produzione di vaccini anti-Coronavirus, con un sostegno fino a 80 milioni di €.

Inoltre, un budget di 164 milioni è messo a disposizione di Start Up ed imprese tecnologiche che progettino idee innovative per rispondere all’emergenza Covid-19.

Infine, 47,5 milioni di euro sono stati attribuiti ai cambi della ricerca, diagnosi e trattamenti, sostenendo 17 progetti focalizzati sul coronavirus che coinvolgono 136 gruppi di ricerca in tutta Europa. Altri 90 milioni di € sono stati stanziati per l’iniziativa di innovazione medica (IMI) con l’industria farmaceutica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Francia: lo stato di emergenza sanitaria e le nuove misure restrittive

EUROPA di

La Francia ha decretato ufficialmente lo stato di emergenza sanitaria per due mesi, eliminando così la prospettiva di uscire alla fine di marzo dal confinamento imposto dal coronavirus. La pandemia continua a diffondersi nell’ Hexagone ed a sottoporre il sistema sanitario del Paese ad una dura prova.

La Legge d’emergenza e le misure annunciate da Philippe

L’Assemblea nazionale francese ha adottato la Legge “d’emergenza per fronteggiare l’epidemia del Covid-19” domenica 22 marzo, dopo quattro giorni di intenso lavoro da parte del Comitato Misto Congiunto (CMP), composto da sette deputati e sette senatori.

Pubblicato martedì 24 marzo nella Gazzetta ufficiale, il testo della legge prevede il nuovo regime di “stato di emergenza sanitaria”, sul modello dello stato di emergenza previsto da una Legge del 1955 ed attivato dopo gli attacchi terroristici del 2015. Viene fornito, così, un quadro giuridico per le disposizioni di emergenza che hanno iniziato ad essere attuate dal 16 marzo.

Oltre alle disposizioni relative allo stato di emergenza sanitaria ed al sostegno economico, è stato previsto che, se il secondo turno delle elezioni comunali non potesse svolgersi prima della fine di giugno, nei comuni i cui sindaci non sono stati forniti dal primo turno, gli elettori saranno convocati per entrambi i turni; il primo turno sarebbe quindi cancellato solo per questi comuni.

Il confinamento durerà “qualche settimana in più” stando alle parole del Primo Ministro, Edouard Philippe. “Molti dei nostri concittadini vorrebbero tornare al periodo precedente, alla normalità, ma non avverrà domani”, ha avvertito Philippe, annunciando un inasprimento delle misure di contenimento. In Francia non sarà più possibile praticare sport lontano da casa e per tutto il tempo che si desidera: sarà possibile uscire a fare una passeggiata con i bambini o fare sport in solitaria nel raggio di 1 km da casa, per massimo un’ora ed una volta al giorno. Per coloro che non rispettano queste istruzioni sono state inasprite le sanzioni: l’ammenda forfettaria di 135 euro aumenta a 1.500 euro in caso di recidiva “entro quindici giorni” e “quattro violazioni entro trenta giorni” possono valere fino a 3.700 euro in multa e sei mesi di carcere. Sono stati, inoltre, vietati i mercati all’aperto “Ma i prefetti saranno autorizzati, su consiglio dei sindaci, a derogare a questo divieto” nei casi in cui il mercato è l’unico ad avere accesso a prodotti freschi. A livello locale, alcuni sindaci hanno anche adottato misure più drastiche: ad esempio, nel dipartimento di Drôme, a Valence, è stato imposto il coprifuoco dalle 21:00 alle 6:00, fino al 31 marzo. Più di 30 città sono sotto coprifuoco. Il Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, tuttavia, si oppone al contenimento totale, come alcuni vorrebbero.

Il personale sanitario e l’opposizione al contenimento totale di Macron

In prima linea nella guerra contro l’epidemia vi è il personale sanitario, che, tuttavia, non è estraneo al contagio: due nuovi medici, provenienti da Haut-Rhin e Haute-Saône, sono morti il 22 marzo a causa del coronavirus, portando a cinque il bilancio dei medici morti a causa del virus. Molte iniziative sono fiorite per aiutare i medici a far fronte all’emergenza, come le donazioni di mascherine da parte di privati ed aziende.

Tuttavia, ciò non è sufficiente agli occhi del sindacato Médecin généraliste (MG) France: la distribuzione di mascherine da parte delle farmacie è limitata a 18 unità a settimana per medici ed infermieri. Per tutti coloro che si ammalano, il coronavirus sarà riconosciuto come una malattia professionale: “non ci sarà alcun dibattito al riguardo”, ha affermato il Ministro della Salute.

Si segnalano continuamente nuovi casi di contagio. Ad esempio, vi sono “alcune centinaia” di persone impegnate nel sistema sanitario nell’Ile-de-France che sono positive al Covid-19, come dichiarato da Philippe Juvin, capo del dipartimento di emergenza dell’ospedale Georges-Pompidou di Parigi.

Il contenimento totale è richiesto proprio dalla professione medica, che incontra la già citata opposizione del Presidente della Repubblica, il quale ritiene necessaria, piuttosto, un’osservanza più rigorosa delle attuali misure. A tal proposito, il Consiglio di Stato ha rifiutato di disporre urgentemente il “contenimento totale”, come richiesto da alcuni medici, imponendo al governo di riesaminare entro 48 ore le esenzioni dallo sfollamento, in particolare per motivi di salute o per l’attività fisica.

Tra le varie misure adottate, Emmanuel Macron ha riunito i rappresentanti delle religioni mediante audioconferenza ed ha già annunciato che le festività religiose di aprile (Pasqua ebraica e cristiana, inizio del Ramadan) dovranno svolgersi “senza raduni”.

Il Presidente della Repubblica francese, inoltre, dovrebbe istituire un nuovo comitato di analisi, ricerca e competenza, che riunisce 12 ricercatori e medici, per consigliare al meglio il governo in materia di trattamenti e test. Sul lato del trattamento, una sperimentazione clinica europea è stata avviata il 22 marzo in almeno sette paesi, con riguardo a quattro trattamenti sperimentali. Per quanto riguarda la clorochina, uno di questi trattamenti testati – che si presenta come controverso – questo può essere somministrato a pazienti affetti da “forme gravi” di coronavirus, ma non dovrebbe essere usato per forme meno gravi, come dichiarato dall’Alto Consiglio della sanità pubblica e riportato dal Ministro della sanità. Un decreto che definirà l’uso di questo trattamento verrà emanato nelle prossime ore.

L’appello del Ministro dell’Agricoltura

Il ministro dell’Agricoltura, Didier Guillaume, ha lanciato un appello a coloro che hanno smesso di lavorare a causa della crisi del coronavirus per unirsi al “grande esercito dell’agricoltura francese”,

“Oggi esiste la possibilità di avere 200.000 posti di lavoro diretti nelle attività agricole”, privati della forza lavoro, in particolare dei lavoratori stranieri, ha spiegato Didier Guillaume, chiedendo a coloro che lo desiderano di andare “nei campi”.

Christiane Lambert, capo dell’Unione agricola della FNSEA- Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles, ha dato sostanza a questo appello. “Con i confini chiusi, i polacchi, i rumeni e gli spagnoli non saranno lì per il raccolto. A marzo sono necessari 45.000 lavoratori stagionali, 80.000 in aprile e 80.000 in maggio”, ha dichiarato.

È stato creato un sito Web per collegare domanda e offerta. Inoltre, gli agricoltori hanno negoziato con il governo in modo che i volontari possano combinare i salari dei lavoratori a tempo ridotto e quelli stagionali.

Repubblica Ceca – Italia, la questione delle mascherine sequestrate

EUROPA di

L’Italia è il paese europeo più colpito dalla pandemia del coronavirus, mentre la Repubblica Ceca si trova a fronteggiare una situazione meno grave, seppur caratterizzata dalla veloce diffusione del virus, con oltre mille casi di contagi e i primi decessi. Proprio nel pieno della crisi, quando gli Stati hanno un maggior bisogno di cooperare, è stato denunciato un grave caso di mancanza di solidarietà, almeno all’apparenza: il 20 marzo un ricercatore ceco ha denunciato un sequestro di mascherine in arrivo dalla Cina e dirette in Italia.

Cosa è successo

La pandemia da Covid-19 sta mettendo alla prova i singoli Stati sotto diversi punti di vista, dal proprio sistema sanitario alla capacità di prendere decisioni in tempi rapidi, sacrificando la produzione e l’economia del paese, considerando anche l’attitudine alla cooperazione tra Stati. Per ciò che riguarda gli Stati membri dell’Unione europea, la situazione non è semplice come sembra: prevalgono le politiche nazionali e l’UE fa fatica ad imporsi come guida. Allo stesso tempo, il sentimento di solidarietà tra gli Stati membri dell’UE non è lo stesso per tutti: la questione delle mascherine tra Italia e Repubblica Ceca sembra esserne un esempio.

Il 17 marzo, le autorità locali della Repubblica Ceca hanno sequestrato a Lovosice, nel nord-ovest del paese, in modo arbitrario, un carico comprendente 110.000 mascherine e migliaia di respiratori provenienti dalla Repubblica popolare cinese e diretti in Italia. La denuncia è avvenuta al GR1 da parte di un ricercatore ceco, Lukas Lev Cervinka, membro del partito Pirata (all’opposizione in Parlamento, ma al potere nella città di Praga). Il ricercatore si è reso conto che le autorità ceche avevano iniziato a vantare un grande successo nella lotta a chi specula, affermando che “si trattava di mascherine e respiratori confiscati, parlando di materiale rubato a imprese ceche da criminali senza scrupoli che volevano venderle a costo maggiorato sul mercato internazionale, sfidando i severi limiti all’export medico imposti in Cechia come altrove dall’emergenza”. Poco dopo però sono iniziati ad apparire i primi filmati in cui si poteva chiaramente riconoscere la provenienza del materiale: si trattava in parte di aiuti umanitari cinesi, in quanto scatoloni con le bandiere cinese e italiana, con le scritte – in inglese e in mandarino – “forza Italia, siamo al tuo fianco”.

Il chiarimento diplomatico

Iniziandosi a diffondere la notizia anche sui media locali ed internazionali, il Ministro dell’Interno ceco Jan Hamacek ha ammesso, inizialmente solo attraverso dei tweet, che parte del carico intercettato dalle autorità locali era proprio quello destinato all’Italia: “I doganieri hanno sequestrato centinaia di migliaia di mascherine. Purtroppo, successivamente è venuto alla luce che una parte era un dono cinese all’Italia”, ha scritto il Ministro su Twitter, aggiungendo che “l’Italia sarà risarcita”. Dopo la pronta reazione della diplomazia italiana, la situazione sembra essersi risolta.

La mattina del 22 marzo, il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Ceca, Petříček, ha comunicato all’Ambasciatore italiano a Praga che, in attesa della conclusione delle indagini relative al materiale sanitario, il paese avrebbe inviato quanto prima in Italia 110.000 mascherine provenienti dalle proprie scorte, lo stesso numero di mascherine sequestrate dalle autorità ceche. Considerata l’urgenza crescente in Italia, il Governo ceco, in coordinamento con l’Ambasciata d’Italia a Praga, ha deciso di inviare subito il carico destinato all’Italia senza attendere la conclusione dell’inchiesta di polizia tuttora in corso: ad ogni modo, le prime indagini hanno rivelato che le forniture mediche sequestrate dalle autorità includevano un lotto separato di materiale sanitario donato dalla Croce Rossa della città di Qingtian. La Repubblica ceca ha espresso rammarico per questa constatazione e ha sostituito le forniture mediche in questione con quelle identiche delle sue scorte. Nel primo pomeriggio del 22 marzo, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha ricevuto una lettera dal ministro degli Esteri ceco, in cui è stato rassicurato per quanto riguarda la spedizione del carico di mascherine.

“Questione risolta”

Il Ministro Di Maio, ricevuta la conferma dall’omologo Petříček, ha commentato affermando “Dunque questione risolta, andiamo avanti”. Come assicurato dal Ministro ceco, il 23 marzo è partito per l’Italia il carico di materiale sanitario: 110.000 mascherine sono state inviate in Italia, l’equivalente di quelle sequestrate, e verranno consegnate alle autorità competenti a Roma. In particolare, vista l’emergenza anche di rimpatriare gli italiani in Repubblica Ceca, le mascherine sono state caricate a bordo di un autobus messo a disposizione del Ministro degli Affari esteri ceco che riporta in Italia circa quaranta connazionali – tra cui molti studenti Erasmus – che lo hanno richiesto all’Ambasciata da quando sono stati ridotti i voli diretti. Il ministero degli Esteri si sta muovendo attraverso dei propri mezzi di trasporto anche per recuperare i cittadini cechi bloccati nei paesi vicini, offrendosi, con l’occasione, di trasportare nella tratta di andata i cittadini del Paese di destinazione, come è avvenuto con l’Italia.

Israeliani e palestinesi insieme contro la diffusione del Covid-19

MEDIO ORIENTE di

Israele offre assistenza medica all’Autorità Nazionale Palestinese dopo la rottura provocata dal piano di pace proposto dal Presidente americano  Donald Trump.

Dopo anni di congelamento delle relazioni e la rottura dei legami causati dalla presentazione nel mese di febbraio del controverso piano di pace dagli Stati Uniti, israeliani e palestinesi stanno collaborando da vicino nelle ultime settimane per arginare la diffusione della pandemia del coronavirus. L’avvicinamento, generato dal coordinamento sanitario, ha portato Israele ad offrire aiuti medici all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), estendendosi per la prima volta anche alla sovraffollata Striscia di Gaza, sotto il controllo dell’organizzazione islamista Hamas. Inoltre, decine di migliaia di lavoratori della Gisgiordania sono stati autorizzati a risiedere sul territorio israeliano, contrariamente all’attuale divieto, durante la situazione d’emergenza.

In una tregua non dichiarata, i razzi hanno smesso di librarsi nei cieli delle città israeliane al confine con Gaza, le truppe rimangono acquartierate e gli incidenti violenti sono diventati una rarità nelle comunicazioni dei media locali. L’ANP ha dichiarato il confinamento di tutta la popolazione a partire da domenica.

Già con quasi mille casi di Covid-19 registrati in Israele (9 milioni di abitanti), con un deceduto fino ad oggi, e oltre cinquanta positivi in Cisgiordania (2,5 milioni di abitanti), la crisi è ancora distante dai livelli europei. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono stati colpiti dal fatto che nell’enclave sovraffollata di Gaza (circa 2 milioni tra residenti e rifugiati) nessun caso è stato  dichiarato fino a sabato sera, quando sono stati annunciati i primi due casi positivi: due viaggiatori provenienti dal Pakistan.

La striscia costiera, appena 375 chilometri quadrati, è stata isolata dal 2007, quando gli islamisti di Hamas hanno estromesso il partito Fatah del Presidente dell’ANP Mahmud Abbas e Israele ha imposto un feroce blocco militare. Poiché Gaza è dotata di un solo laboratorio per eseguire i test di rilevamento dei virus, Israele ha facilitato l’ingresso di qualche centinaio di kit per eseguire test e dispositivi di protezione per il personale medico, pur ammettendo un grave deficit di apparecchiature mediche nei loro centri ospedalieri, secondo i dati ufficiali riportati dal The Jerusalem Post.

Il Cogat, il corpo del Ministero della Difesa israeliano che gestisce l’occupazione nei territori palestinesi, ha messo in guardia da un possibile contagio tra la popolazione della Striscia di Gaza, il cui sistema sanitario copre a malapena i bisogni minimi dopo le tre guerre devastanti con Israele tra il 2008 e il 2014. Il maggiore Yotam Shefer, capo del dipartimento internazionale del Cogat, ha avvertito in una teleconferenza con giornalisti stranierei che “i virus non conoscono confini”. L’enclave dispone solamente di 60 posti nelle unità di terapia intensiva. Al momento, oltre 2700 persone sono confinate nelle loro case dopo essere tornate a Gaza attraverso il varco di Rafah, l’unico passaggio aperto con l’Egitto. Il confine di Erez con Israele è chiuso, tranne che per i pazienti oncologici e con malattie gravi che devono essere trasferiti negli ospedali israeliani o della Cisgiordania.

Sempre Sheref ha affermato che “per tre settimane, il Cogat ha coordinato la cooperazione tra il Ministero della Salute israeliano e le autorità sanitarie palestinesi”, ricevendo circa 400 kit di test di rilevazione e 500 dispositivi di protezione individuale. Sono stati inoltre organizzati incontri telematici per formare professionisti palestinesi per la prevenzione della pandemia. La prospettiva di un massiccio contagio in Cisgiordania e a Gaza viene analizzata con preoccupazione dallo stato maggiore delle forze armate, riferisce il quotidiano Haaretxz.

Il Presidente dello Stato di Israele, Reuven Rivlin, ha telefonato nei giorni scorsi a Rais Mahmus Abbas: un gesto di avvicinamento all’Autorità Nazionale Palestinese inusuale da quando i negoziati di pace sono stati annullati nel 2014. “La crisi del coronavirus non distingue tra popoli e territori”, ha detto il Presidente ebraico, “e la nostra cooperazione è vitale per proteggere la salute di israeliani e palestinesi: la nostra capacità di lavorare insieme in tempi di crisi testimonierà anche la nostra volontà di collaborare in futuro per il bene di tutti”, ha aggiunto Rivlin, prima di esprimere ad Abbas la sua volontà di offrire aiuto, in modo coordinato.

Da parte palestinese, il Ministro degli Affari Civili, Hussein al-Sheikh, responsabile del coordinamento con Israele, ha riconosciuto in alcune interviste il miglioramento delle relazioni bilaterali, sottolineando come ci sia una forte volontà di collaborazione e come il pericolo pandemia non abbia confini. E’ nella situazione degli oltre cento mila palestinesi che ogni giorno attraversano la Cisgiordania verso Israele per motivi di lavoro che la cooperazione è diventata più visibile. Infatti, secondo Al-Sheikh saranno circa 45.000 i lavoratori che riceveranno l’autorizzazione a risiedere in territorio israeliano per almeno un mese, evitando così quei trasferimenti continui che potrebbero moltiplicare le possibilità di diffusione del virus.

Di Mario Savina

Covid-19, l’UE dispone la chiusura delle frontiere Schengen

EUROPA di

Sospensione per 30 giorni dei viaggi non essenziali nell’area Schengen con l’impegno di mantenere la libera circolazione delle merci: è questa la posizione emersa il 17 marzo in seno al vertice straordinario, in videoconferenza, tra i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell’UE, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, quella della Bce, Christine Lagarde, e quello dell’Eurogruppo, Mario Centeno.

La decisione

I leader degli Stati membri dell’UE hanno, così, dato il loro “political endorsement” alla proposta della Commissione europea circa la sospensione del Trattato Schengen. “Con i governi europei abbiamo deciso una restrizione temporanea dei viaggi non essenziali nell’Unione. Lo facciamo per non far ulteriormente diffondere il virus dentro e fuori il continente e per non avere potenziali ulteriori pazienti che pesano sul sistema sanitario Ue” ha affermato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Previste eccezioni per gli europei che rientrano nell’UE, nonché per medici e scienziati che portano avanti la ricerca contro il Covid-19.

La decisione trae origine da una telefonata tra Ursula von der Leyen, la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, il Presidente francese, Emmanuel Macron ed il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in seguito alla quale è stato fissato il vertice in videoconferenza del 17 marzo.

Già prima del vertice, alcuni Stati membri avevano adottato delle misure autonome, reintroducendo controlli alle frontiere interne, come Estonia, Norvegia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Germania e Svizzera. Francia e Spagna avevano reintrodotto i controlli, ma le notifiche non sono arrivate a Bruxelles. Per l’Italia, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha posto l’accento sulla necessità di coordinare le misure a livello europeo relative a viaggi, trasporto delle merci ed individuazione di misure eccezionali.

I precedenti del Trattato Schengen

Il Trattato di Schengen per la libera circolazione delle persone è stato firmato nell’omonima cittadina lussemburghese il 19 giugno 1990, da Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania e Francia, in applicazione di un accordo dell’85. Anche l’Italia firmò lo stesso anno, la Spagna e Portogallo nel 1991, la Grecia nel ‘92, l’Austria nel ‘95, Danimarca, Finlandia e Svezia nel ’96. Con riguardo al caso dell’Italia, pur avendo ratificato il Trattato dal 1993 con la Legge 30 settembre 1993 n.388, non poteva ancora far parte, a livello operativo, del sistema di Schengen – entrato poi in vigore il 26 marzo 1995- a causa di una serie di problemi di natura politica ed organizzativa, a partire dalla difficoltà di separare i varchi Schengen nell’aeroporto di Roma-Fiumicino.

Prima del Covid-19, il Trattato è stato sospeso solo unilateralmente da alcuni Stati membri a seguito di emergenze dovute all’ordine pubblico, come il caso del G8 di Genova nel 2011 per l’Italia e del G8 di Schloss Elamu nel 2015 per la Germania.

“Finora – ha raccontato l’Ambasciatore Raniero Vanni d’Archirafi, già Commissario europeo al mercato interno tra il ’93 e il ’95 – l’Europa ha preso soltanto misure a livello di autorità nazionali dando un messaggio di grande disunione, ma ora la sospensione decisa da tutti gli Stati membri offre l’immagine di un’Unione che ha ripreso in mano il ruolo di iniziativa che deve avere per gestore questo tipo di emergenze”.

Tutelare i flussi commerciali e il mercato unico

Al netto dell’emergenza del Covid-19, a rischio vi è il futuro del mercato unico. La Commissione europea, pertanto, ha sottolineato l’intenzione di tutelare i flussi commerciali.

Secondo il Commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, il mercato interno non può soccombere in questa emergenza. Gentiloni afferma che non è possibile rassegnarsi “all’idea che il mercato unico, che è una delle grandi forze dell’Ue, sia una vittima di questa emergenza sanitaria”. Certamente, ha aggiunto, “ci sono sospensioni di Schengen legalmente autorizzate ma che la Commissione sta cercando di scoraggiare perché il virus non si ferma chiedendo un passaporto al confine di un Paese”. Per le relazioni economiche, per i trasferimenti di materiale sanitario e per il personale medico “è assolutamente inaccettabile che ci siano blocchi” ha concluso Gentiloni, dichiarandosi soddisfatto per il lavoro della Commissione che ha portato a rimuovere blocchi che erano presenti la scorsa settimana.

Ursula von der Leyen ha spiegato che “abbiamo bisogno di restaurare la fiducia economica globale. È il momento di sostenere la nostra economia con determinazione. È quello che stiamo facendo con tutti gli strumenti che abbiamo”. Proseguendo, ha poi affermato che l’UE deve “investire tutto quello che è necessario per far andare avanti l’economia”. La libera circolazione delle merci, infatti, è cruciale per le forniture alimentari, di medicinali e di protezioni. Inoltre, evita gravi interruzioni delle catene di approvvigionamento il cui stop danneggerebbe ulteriormente l’economia.

Francesca Scalpelli
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