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Commissione UE, doppia procedura di infrazione all’Italia per viaggi e inquinamento

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La Commissione europea ha avviato una doppia procedura di infrazione per l’Italia. La prima è sui rimborsi ai passeggeri per i viaggi cancellati a causa del Covid-19: la modalità di rimborso prevista dall’Italia consente alle compagnie di offrire dei voucher come unica forma di rimborso, mentre ai sensi del regolamento europeo i passeggeri hanno il diritto di scegliere tra il rimborso in denaro o in voucher. La seconda procedura avviata contro l’Italia è motivata dal ritardo nell’adozione del programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico e dalla mancata comunicazione alla Commissione, cosa che sarebbe dovuta avvenire entro il 1° aprile 2019.

La procedura d’infrazione per i voucher

Il 2 luglio 2020 la Commissione europea ha avviato un procedimento di infrazione inviando lettere di messa in mora – il primo step della procedura – a Grecia e Italia per violazione delle norme europee sulla tutela dei diritti dei passeggeri. In particolare, si afferma che i due Paesi hanno violato le norme dell’UE in materia di diritti dei passeggeri per quanto riguarda il trasporto aereo e per vie navigabili. Inoltre, l’Italia non ha adottato misure conformi alle norme anche in merito ai trasporti con autobus e nel trasporto ferroviario. Sebbene la Commissione europea riconosca che a causa della pandemia di coronavirus molte imprese si sono trovate ad affrontare situazioni insostenibili, si pone a tutela dei diritti dei passeggeri: le misure nazionali a tutela delle imprese non possono limitare i diritti dei passeggeri. Ciò di cui i Paresi sono accusati è che hanno adottato una legislazione che consente di offrire voucher come unica forma di rimborso, quando invece secondo i regolamenti europei i passeggeri hanno il diritto di scegliere tra un rimborso in denaro o in altra forma, tra cui anche i voucher; i passeggeri si sono dunque trovati costretti ad accettare la soluzione dei voucher. L’Italia ha infatti permesso alle compagnie di trasporti che cancellano un viaggio per motivi legati al covid-19 di fino al 30 settembre di emettere un voucher di importo pari a quello del biglietto, senza far scegliere se avere indietro i soldi.

Grecia e Italia hanno due mesi di tempo per rispondere alla lettera della Commissione e, trascorso il tempo previsto, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato. La procedura avviata può culminare in gravi sanzioni per i Paesi, ma al momento è solo nella sua fase iniziale e il tutto dipende da come evolverà la situazione in Grecia e Italia.

Sempre in quest’ambito, la Commissione europea ha ribadito che i diritti dei passeggeri e dei consumatori devono essere tutelati anche nell’ambito dei viaggi a pacchetto con la formula del “tutto compreso”: ad emettere i voucher, in questo caso, sono stati i tour operator, anche questa volta senza far scegliere ai consumatori. In quest’ultima occasione, Bruxelles ha inviato delle lettere di messa in mora anche ad altri Stati membri, quali Repubblica Ceca, Cipro, Francia, Croazia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovacchia. Ad accettare con piacere la presa di posizione della Commissione europea è la BEUC, Associazione europea dei consumatori, secondo la quale ora è compito dei governi garantire il rimborso ai viaggiatori e ripristinare la fiducia nel settore turistico.

La seconda procedura per l’inquinamento

Sempre il 2 luglio, la Commissione ha sollecitato Italia e Lussemburgo a adottare i loro programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico e comunicarli alla Commissione, secondo quanto stabilito dalla direttiva in materia di riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti atmosferici. Tale direttiva stabilisce gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni ed ha l’obiettivo di ottenere livelli di qualità dell’aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi per la salute umana e l’ambiente. Compito degli Stati membri è di adottare dei programmi di controllo dell’inquinamento atmosferico nei quali vengano definite le modalità per il raggiungimento delle riduzioni concordate delle loro emissioni annuali. In realtà, gli Stati avrebbero dovuto presentare i loro programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico il 1° aprile 2019. La Commissione ha sollecitato diverse volte ma non avendo ricevuto risposta ha deciso di inviare lettere di costituzione in mora, concedendo a Italia e Lussemburgo tre mesi di tempo per adottare i programmi. In assenza dei programmi, tra tre mesi la Commissione chiederà un parere motivato. Per comprendere l’importanza del piano di controllo dell’inquinamento in Italia, basti pensare a ciò che l’esposizione all’inquinamento atmosferico comporta per i cittadini italiani. Secondo il report “Air quality in Europe” pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente, ogni anno tre inquinanti atmosferici causano 76.200 vittime: l’Italia è infatti il primo in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno, ha il numero più alto di decessi per ozono (3.000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Repubblica Ceca, le ultime indagini dell’UE sul conflitto d’interessi e gli aiuti di Stato

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In linea con quanto accaduto lo scorso anno, continuano i problemi tra Unione europea e Repubblica Ceca. Il 19 giugno, gli europarlamentari hanno adottato una risoluzione in cui chiedono di risolvere il conflitto d’interesse nel Paese e di istituire un meccanismo per prevenire i conflitti d’interesse e garantire la registrazione dei nomi dei beneficiari dei fondi europei. Il 23 giugno, la Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare se la compensazione concessa dalla Repubblica Ceca alla Posta ceca per adempiere alla sua missione di servizio pubblico è in linea con le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, in quanto la Posta Ceca è il principale operatore postale della Repubblica Ceca ed è interamente di proprietà dello Stato.

La risoluzione del Parlamento europeo

Venerdì 19 giugno gli europarlamentari hanno adottato, con 510 voti favorevoli, 53 contrari e 101 astensioni, una risoluzione in cui si afferma che il Primo ministro ceco Babiš continua ad essere attivamente coinvolto nell’esecuzione del bilancio europeo, pur continuando a controllare la società Agrofert, uno dei maggiori beneficiari dei sussidi europei in Repubblica Ceca. Si tratta di un conglomerato di oltre 230 aziende che è stato di proprietà del Primo ministro ceco; il gruppo ha fortemente beneficiato di fondi europei, ricevendo circa 36,5 milioni di euro in sussidi agricoli solo nel 2018. L’indagine iniziata nel gennaio 2019 è formalmente ancora in corso, ma i deputati europei hanno insistito sulla necessità del primo ministro di gestire la posizione di conflitto d’interesse in tre modi possibili: rinunciando ai propri interessi commerciali e aziendali; astenendosi dal chiedere finanziamenti europei; astenendosi dalle decisioni europee che riguardano i loro interessi. Attualmente, nessuna legge europea obbliga uno Stato membro a rivelare i beneficiari finali dei fondi europei. Dunque, i deputati hanno chiesto alla Commissione europea di istituire dei meccanismi per prevenire i conflitti di interesse relativi ai fondi europei, non solo per il caso ceco; le norme dovrebbero includere l’obbligo di pubblicare i beneficiari delle sovvenzioni europee e i massimali di pagamento diretto per ogni persona. Nel novembre 2019, tutti i pagamenti dal bilancio europeo alle società del Primo ministro, ricco imprenditore ceco, sono stati sospesi. I deputati della commissione per la sorveglianza del bilancio sostengono che fino a quando le indagini della Commissione europea e dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode non saranno completate, il paese non dovrebbe prendere parte alle decisioni sui bilanci dell’UE.

Infine, il Parlamento ha anche condannato l’uso del linguaggio diffamatorio e dei discorsi di odio utilizzato dal Primo ministro Babiš contro gli eurodeputati che hanno preso parte alla missione conoscitiva a Praga nel febbraio scorso, nell’ambito delle indagini per l’irregolarità della gestione dei fondi europei: in particolare, ha definito “squilibrata” Monica Hohlmeier, alla guida della missione della commissione parlamentare per il controllo dei bilanci, ed ha chiamato “traditori” due membri cechi della missione.

In risposta a quanto richiesto dagli europarlamentari, il primo ministro Babiš ha affermato che i legislatori europei “hanno incitato le misure relative a specifici procedimenti penali sul territorio ceco senza conoscenze o prove specifiche”. Inoltre, ha aggiunto all’agenzia di stampa CTK “Penso che questo possa essere percepito come una prova della pressione politica e mediatica sulla magistratura ceca e delle interferenze negli affari interni”.

Le indagini della Commissione europea

La Commissione ha avviato un’indagine approfondita sul finanziamento del servizio postale della Repubblica ceca nell’ambito degli aiuti di Stato. Nel gennaio 2020, la Repubblica ceca ha notificato alla Commissione europea il suo piano di compensazione per le poste ceche per un importo di 7,5 miliardi di corone ceche (circa 282,1 milioni di euro) per l’adempimento dell’obbligo del servizio postale universale nel periodo 2018-2022; ciò include la fornitura di servizi postali di base in tutto il paese a prezzi convenienti e con determinati requisiti minimi di qualità. Tuttavia, nel novembre 2019 la Commissione ha ricevuto due denunce da parte dei concorrenti delle Poste ceche che sostenevano che la compensazione da concedere alle Poste ceche per i suoi obblighi di servizio universale per il periodo 2018-2022 fosse incompatibile con la normativa in materia, in quanto non venivano rispettati i criteri previsti di compensazione. La Commissione teme quindi che la Posta ceca possa essere stata sovracompensata tra il 2018 e il 2022 e, a seguito di una valutazione preliminare, ha deciso di avviare un’indagine approfondita, non escludendo il rischio di sovracompensazione che comporta notevoli distorsioni del mercato. La Commissione esaminerà ora ulteriormente la questione per verificare se le sue ipotesi iniziali verranno confermate ed ha aperto le indagini alle osservazioni anche da parte della Repubblica Ceca.

Visegrad, l’incontro tra i quattro Paesi per il Recovery Fund

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L’11 giugno scorso i quattro Paesi di Visegrad, vale a dire Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia, si sono incontrati presso il castello di Lednice, in Repubblica Ceca, al fine di trovare una posizione comune sul Recovery Fund. La posizione che è emersa è la seguente: l’erogazione di fondi per aiutare i Paesi membri dell’Ue è giusta e necessaria a gestire la pandemia, tuttavia deve avvenire secondo un meccanismo equo. I primi ministri Orbán e Babiš hanno affermato che “non è giusto che i Paesi più poveri debbano pagare per quelli più ricchi”. Quanto al Fondo, la proposta della Commissione prevede 63 miliardi per la Polonia, 8 per la Slovacchia, 19,2 per la Repubblica Ceca e 15 per l’Ungheria e lascia scontenti gli ultimi due paesi.

Il summit di Lednice

I ministri del gruppo Visegrad si sono incontrati l’11 giugno per il loro ultimo vertice durante la presidenza ceca: per l’occasione, il vertice si è tenuto al Castello di Lednice in Repubblica Ceca. L’argomento principale è stato la preparazione di una posizione comune sul futuro bilancio europeo e sul quadro finanziario pluriennale dell’UE. I primi ministri Andrej Babiš della Repubblica ceca, Mateusz Morawiecki della Polonia, Viktor Orbán dell’Ungheria e Igor Matovič della Slovacchia hanno convenuto che nell’attuale situazione di emergenza è necessario sostenere la comune economia europea. Tuttavia, anche se la crisi che colpisce l’UE riguarda tutti gli Stati membri, non tutti dispongono di strumenti sufficienti per far fronte alla crisi. La posizione dei paesi è dunque quella per cui i fondi previsti dai nuovi strumenti dovranno essere distribuiti in modo equo e senza svantaggiare gli Stati più in difficoltà. Il primo ministro ceco Babiš ha affermato che la distribuzione dei fondi dovrà avvenire in modo equo, così come la scelta dei criteri: “la disoccupazione non dovrebbe essere un criterio chiave perché i suoi valori negli ultimi anni non erano correlati alla crisi del Coronavirus”; al contrario, il Primo Ministro ceco considera il calo del PIL un criterio appropriato. Inoltre, è emerso che l’assistenza per l’economia europea dovrebbe essere flessibile da soddisfare le diverse esigenze di ogni Stato, che verranno stabilite di Stato in Stato. “Nel nostro caso, questo è principalmente il Piano nazionale per gli investimenti. Dobbiamo ricevere denaro per gli investimenti e dobbiamo essere in grado di mostrare alla Commissione europea e agli Stati membri esattamente dove sono finiti quei soldi”, ha affermato il primo ministro.

La posizione dei paesi

Secondo Babiš è essenziale che gli Stati membri V4 confermino una posizione unitaria nei confronti del nuovo quadro finanziario pluriennale dell’UE. “Entreremo nei negoziati con un chiaro obiettivo comune: garantire che il prossimo bilancio dell’UE sia impostato correttamente in modo che sia equo e che il piano di rafforzamento post-Coronavirus soddisfi le esigenze delle nostre economie”, ha aggiunto Andrej Babiš.

I paesi V4 sostengono la creazione di strumenti e misure straordinari in linea con le esigenze dell’economia europea al fine di affrontare le conseguenze economiche sfavorevoli della crisi causata da COVID-19. Tuttavia, ritengono che tali misure debbano essere strettamente di natura temporanea. La ripresa dovrebbe basarsi su riforme e investimenti a favore della crescita. Al fine di sfruttare appieno lo slancio già nel 2021, la portata delle misure per creare le condizioni per una crescita sostenibile dovrebbe essere abbastanza ampia e il processo dovrebbe essere semplice.

Ovvero, la distribuzione di fondi non dovrebbe svantaggiare i paesi che hanno gestito la pandemia in modo relativamente efficace: Repubblica Ceca e Ungheria sono in una posizione contrariata, poiché la proposta della Commissione prevede 63 miliardi per la Polonia, 19,2 per la Repubblica Ceca, 15 per l’Ungheria e 8 per la Slovacchia. Se il primo ministro slovacco si è detto soddisfatto per quanto otterrebbe, ha riconosciuto comunque che è poco favorevole per gli altri paesi. Il primo ministro ungherese, nazionalista conservatore molto critico con l’UE, ha affermato che il fondo è “filosoficamente abbastanza lontano da ciò che gli ungheresi pensano del mondo” e che “finanzia i ricchi con i soldi dei poveri”. Il primo ministro, pur considerando il meccanismo “assurdo e perverso” ha affermato che con ulteriori elaborazioni è disposto ad accettarlo. Quanto alla Polonia, essendo il paese che tra i quattro ha ottenuto di più, sembra essere più d’accordo con la proposta della Commissione. Tuttavia, il primo ministro Morawiecki, altro nazionalista conservatore, ha affermato che “I Paesi dell’Ue più ricchi dovrebbero pagare di più nel bilancio dell’Unione sulla scia della ripresa economica”.

Si conclude dunque che i criteri di assegnazione sia per il QFP che per il piano di Next Generation EU dovrebbero essere equi nei confronti dei paesi a basso reddito, poiché il livello di prosperità riflette la capacità degli Stati membri di finanziare la ripresa.

Coronavirus, la Commissione europea presenta la strategia sui vaccini

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La Commissione europea ha presentato il 17 giugno la strategia europea per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini contro la diffusione del Covid-19. La Commissione intende sostenere gli sforzi volti a garantire la disponibilità di vaccini sicuri ed efficaci in un lasso di tempo compreso tra 12 e 18 mesi. L’Unione europea riconosce l’importanza della sfida globale e garantisce la diffusione universale del vaccino, a garanzia della sicurezza mondiale. A tal fine, un importante passo è stato compiuto dalla formazione di un’alleanza sui vaccini: Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi si sono uniti in un’alleanza che mette in comune le risorse e le visioni di ognuno.

La strategia europea

La strategia dell’Unione europea per garantire l’accelerazione dello sviluppo, produzione e distribuzione di vaccini è stata presentata dalla Commissione europea e persegue diversi obiettivi. In particolare, si vuole assicurare la qualità, la sicurezza e l’efficacia dei vaccini; si mira a garantire agli Stati membri un accesso rapido al vaccino, guidando anche lo sforzo di solidarietà globale; si vuole offrire il prima possibile un accesso equo a un vaccino accessibile. La Commissione riconosce che lo sviluppo di un vaccino è un processo lungo e complesso, e con la strategia presentata si sosterranno gli sforzi volti ad accelerare lo sviluppo e la disponibilità di vaccini in un lasso di tempo compreso tra 12 e 18 mesi. La strategia europea poggia su due pilastri: garantire la produzione di vaccini nel territorio dell’Unione europea e forniture sufficienti ai suoi Stati membri grazie agli accordi preliminari di acquisto con i produttori di vaccini; adattare il quadro normativo dell’UE all’attuale situazione di emergenza e ricorrere alla flessibilità normativa esistente per accelerare lo sviluppo, l’autorizzazione e la disponibilità dei vaccini. Elemento fondamentale della strategia europea è l’importanza che si dà alla solidarietà globale. L’UE infatti, contribuisce con la propria strategia anche allo sforzo mondiale per test, trattamenti e vaccinazioni su base universale: si vogliono mobilitare risorse mediante impegni internazionali e unendo le forze con i paesi e le organizzazioni sanitarie mondiali anche attraverso il quadro collaborativo “Access To Covid-19 Tools Accelerator”.

“È il momento della scienza e della solidarietà. Nulla è certo, ma ho fiducia nella nostra capacità di mobilitare le risorse necessarie per sviluppare un vaccino capace di vincere questo virus una volta per tutte, dobbiamo essere pronti a produrlo e distribuirlo in Europa e nel mondo” – ha dichiarato la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – “Il vaccino segnerà una svolta nella lotta contro il coronavirus, a testimonianza di ciò che riusciamo a ottenere quando mettiamo insieme conoscenze, ricerca e risorse. L’Unione europea farà il massimo possibile affinché tutti, nel mondo, abbiano accesso a un vaccino, senza distinzione di luogo”.

Gli accordi con i produttori

La strategia della Commissione europea pone alla base l’istituzione di accordi con i produttori di vaccini anti-coronavirus in cambio dell’accesso garantito al diritto di acquisto di dosi per i paesi europei. Per sostenere tali accordi, la Commissione utilizzerà lo strumento di sostegno all’emergenza varato per il Covid-19 con una somma iniziale di 2,7 miliardi di euro, ma ancora adesso aperto alle donazioni. In cambio del diritto di acquistare un determinato numero di dosi di vaccino in un dato periodo, la Commissione finanzierà una parte dei costi iniziali sostenuti dai produttori di vaccini. Il tutto assumerà la forma di accordi preliminari di acquisto, quindi i finanziamenti verranno considerati come un acconto sui vaccini che poi gli Stati membri acquisteranno effettivamente. Quanto ai criteri di finanziamento, la Commissione prende in considerazione, in particolare: solidità dell’approccio scientifico e della tecnologia, velocità di consegna su scala, costi, condivisione del rischio, responsabilità, copertura di diverse tecnologie, dialogo tempestivo con le autorità di regolamentazione dell’UE, solidarietà globale.

L’alleanza sui vaccini

“Insieme ai Ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, dopo aver lanciato nei giorni scorsi l’alleanza per il vaccino, ho sottoscritto un contratto con Astrazeneca per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino da destinare a tutta la popolazione europea”. A dichiarare la conclusione dell’alleanza è Roberto Speranza, Ministro della salute italiano. Entro la fine dell’anno, la multinazionale britannica AstraZaneca fornirà il vaccino anti-coronavirus all’Italia e agli altri tre paesi dell’alleanza, oltre che agli altri paesi europei. L’importanza dell’alleanza sta nel fatto che questi paesi riusciranno ad avere sufficienti razioni di vaccino per immunizzare tutta la fascia di popolazione più a rischio: per l’Italia, si tratta di essersi garantiti circa 30 milioni di dosi per coprire, entro l’anno, 14 milioni di over 65, immunodepressi, diabetici e malati sottoposti ad un elevato rischio di contagio. La produzione dei vaccini è affidata al colosso britannico, all’università di Oxford ed anche all’Irbm, società italiana con sede a Pomezia e operante nel settore della biotecnologia, che parteciperà tramite la sua divisione Advent per i vaccini innovativi. “All’Italia, che è stata la prima in Europa a conoscere da vicino questo virus, oggi è stato riconosciuto di essere tra i primi Paesi a dare una risposta adeguata. E anche con questa notizia oggi dimostriamo che vogliamo essere in prima linea nell’approvvigionamento di un vaccino, nella ricerca e nelle terapie che allo stato risultano essere più promettenti”, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, commentando l’alleanza.

Molto soddisfatta si è mostrata anche la commissaria alla salute Stella Kyriakides, la quale commentando l’alleanza ha affermato “Siamo dalla stessa parte. Stiamo già lavorando insieme ai quattro Paesi, tutti stiamo cercando un modo flessibile e veloce di arrivare a un vaccino e i risultati dovranno convergere per il bene dei Ventisette”.

La Commissione UE approva le strategie per arrestare la perdita di biodiversità e costruire un sistema alimentare sostenibile

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Il 20 maggio 2020 la Commissione europea ha adottato due strategie nell’ambito del Green Deal europeo. La prima è per la tutela della biodiversità e per riportare la natura nella nostra vita, la seconda è finalizzata alla creazione di un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. Le due strategie si rafforzano a vicenda, favoriscono i rapporti tra natura, agricoltori, industria e consumatori: il fine è quello di lavorare insieme per un futuro competitivo e sostenibile. Le strategie propongono azioni e impegni ambiziosi per arrestare la perdita di biodiversità in Europa e nel mondo, per trasformare i sistemi alimentari europei in punti di riferimento per la sostenibilità a livello globale.

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Aiuti di Stato, la Commissione UE vara un nuovo schema per l’emergenza Covid-19

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Il 19 marzo, la Commissione europea ha varato un nuovo quadro temporaneo sul sostegno pubblico alle imprese attraverso gli aiuti di Stato: i governi potranno garantire aiuti diretti fino a 500mila euro alle aziende e dare anche garanzie per prestiti. La pandemia Covid-19 è una grave emergenza per la salute pubblica dei cittadini e delle società ma, allo stesso tempo, è anche un grave shock per le economie globali e dell’Unione. È necessaria quindi una risposta economica coordinata degli Stati membri e delle istituzioni dell’UE per mitigare le ripercussioni negative.

Il nuovo schema di Aiuti di Stato

Il diffondersi del coronavirus, oltre a ingenti problemi dal punto di vista sanitario, ha anche un impatto economico significativo. Per questo motivo, numerosi Stati membri stanno prendendo in considerazione misure di sostegno per cittadini o imprese, che possono comportare aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 107 TFUE.

“L’impatto economico dell’epidemia di COVID-19 è forte. Dobbiamo agire rapidamente per riuscire ad affrontarlo, per quanto possibile, e dobbiamo agire in modo coordinato”: con queste parole, Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva nonché responsabile della politica di concorrenza, ha giustificato la necessità delle misure. “Il nuovo quadro temporaneo consente agli Stati membri di avvalersi pienamente della flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato per sostenere l’economia in questo momento difficile” ha aggiunto la Vestager, introducendo i cinque tipi di aiuti previsti dal quadro temporaneo, che sarà in vigore fino alla fine di dicembre 2020.

Il primo tipo sono le sovvenzioni dirette, le agevolazioni fiscali selettive e gli acconti: gli Stati membri potranno concedere fino a 800.000€ a una impresa che ha urgenti esigenze di liquidità. In secondo luogo, vi sono le garanzie di Stato per prestiti bancari contratti dalle imprese: le banche potranno continuare ad erogare i prestiti ai clienti che ne avranno bisogno. Poi, sono previsti i prestiti pubblici agevolati alle imprese: gli Stati potranno concedere prestiti con tassi di interesse favorevoli alle imprese, aiutandole a coprire il fabbisogno immediato di capitale di esercizio per gli investimenti. Inoltre, vi sono delle garanzie per le banche che veicolano gli aiuti di Stato all’economia reale: se gli Stati membri prevedono di sfruttare le capacità di prestito esistenti delle banche e di utilizzarle come canale di sostegno alle imprese, tali aiuti si considerano diretti a favore dei clienti delle banche e non delle banche stesse. Infine, è prevista l’assicurazione del credito all’esportazione a breve termine: vi è un’ulteriore flessibilità per quanto riguarda il modo in cui dimostrare che alcuni paesi costituiscono rischi non assicurabili sul mercato, permettendo così agli Stati di offrire una copertura assicurativa dei crediti all’esportazione a breve termine.

Il quadro temporaneo contribuirà ad orientare il sostegno all’economia, limitando l’impatto negativo sulle condizioni di parità nel mercato unico, e prevede una serie di garanzie per aiutare le imprese ad affrontare la crisi e a preparare una ripresa sostenibile.

Attuare l’impatto socioeconomico

Diverse sono le possibilità che hanno gli Stati membri per attuare l’impatto socioeconomico dell’epidemia del Coronavirus, in linea con le norme aiuti di Stato. Ad esempio, gli Stati membri possono introdurre modifiche di portata generale a favore delle imprese (quali il differimento delle imposte o il sostegno alla cassa integrazione in tutti i settori), che non rientrano nel campo di applicazione delle norme sugli aiuti di Stato; possono concedere compensazioni alle imprese per i danni subiti a causa dall’epidemia o da essa direttamente causati, soprattutto nei settori principalmente colpiti (trasporti, turismo, settore alberghiero, commercio al dettaglio). Molto importante è il via libera dato ai contributi a sostegno delle compagnie aeree, penalizzate dallo stop dei voli.

Caso italiano

Il 25 marzo, la Commissione ha approvato il regime di garanzia dello Stato italiano a sostegno delle PMI più colpite. l’Italia ha notificato alla Commissione una misura di garanzia dello Stato a sostegno di una moratoria sui debiti delle PMI, che interessa il rinvio dei rimborsi dei prestiti sotto forma di scoperti di conto, anticipi bancari, prestiti “bullet” con rimborso integrale alla scadenza, mutui ipotecari e leasing. L’intento è mettere liquidità a disposizione delle PMI per aiutarle a preservare i posti di lavoro e a proseguire l’attività nonostante la difficile situazione dovuta all’emergenza del coronavirus: tale misura, in linea con il quadro temporaneo, sarà in vigore fino al 30 settembre.

Inoltre, la Commissione ha approvato anche un regime di sostegno da 50 milioni di euro riconoscendo i momenti difficili che l’Italia sta vivendo: si andrà a supportare la produzione e la fornitura di dispositivi medici e di protezione individuale. Questa misura è infatti diretta alle imprese di qualsiasi dimensione che creano nuovi impianti, ampliano la produzione o convertono le linee di produzione per realizzare dispositivi medici e di protezione individuale, quali ventilatori, mascherine, occhiali, camici, tute di sicurezza e così via.

Altro importante settore di intervento è l’agroalimentare: la Commissione ha accolto la richiesta di intervento presentata dal Ministro delle politiche agricole Bellanova ed ha autorizzato l’innalzamento del tetto per gli aiuti in via del tutto eccezionale. Gli interventi prevedono 800.000€ per l’agro-industria, 100.000€ per l’agricoltura e 120.000€ per pesca e acquacoltura. Secondo la ministra Bellanova, “le istituzioni europee stanno dimostrando la dovuta attenzione alle nostre richieste e la risposta della Commissione è l’inizio di un percorso che dobbiamo fare insieme”.

Patto di Stabilità, al via la revisione in Commissione europea

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La Commissione europea ha dato il via alla revisione del Patto di Stabilità e Crescita attraverso un riesame della governance economica, presentando un documento per aprire il dibattito con gli Stati membri: “Rivedere le regole UE che fissano i vincoli per i conti pubblici dei Paesi dell’Eurozona” è uno degli obiettivi principali, mantenendo un equilibrio tra stabilità e investimenti.

L’analisi della Commissione

A seguito delle misure adottate dall’Unione Europea per far fronte alla crisi 2007-2008, si è resa necessaria la periodica revisione e la sorveglianza del bilancio nell’ambito del patto di stabilità e crescita. Il Six-pack e il Two-pack prevedono che la Commissione riveda e riferisca sull’applicazione della legislazione ogni cinque anni. Da quando sono state introdotte le regole principali dell’economia europea il mondo è cambiato, così come il contesto economico: c’è dunque bisogno di una semplificazione per Bruxelles, anche in vista della comprensione dei cittadini; allo stesso tempo, anche l’inizio di un nuovo ciclo politico a livello europeo è un momento opportuno per valutare l’efficacia delle norme attuali.

Il 5 febbraio 2020 La Commissione ha presentato una comunicazione che esamina il quadro di governance economica dell’UE, basandosi su tre obiettivi: “garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche e della crescita economica evitando squilibri macroeconomici; consentire un maggiore coordinamento delle politiche economiche e promuovere la convergenza dei risultati economici degli Stati membri”. La comunicazione stabilisce inoltre come la Commissione intende consultare le parti interessate per ricevere le loro opinioni sul funzionamento del quadro economico finora e sui possibili modi per migliorarne l’efficacia. In realtà, la commissione europea non dà indicazioni sul futuro ma si limita ad analizzare gli ultimi anni: ciò che è emerso è che alcuni Paesi hanno un debito elevato e vi sono bassi livelli di investimenti. Allo stesso tempo, vi è stata una convergenza duratura dei risultati economici degli Stati membri e un coordinamento più stretto delle politiche di bilancio nella zona euro.

Senz’altro, si può affermare che il quadro di bilancio è diventato eccessivamente complesso a causa della necessità di tener conto di un’ampia gamma di circostanze in continua evoluzione; questa complessità ha reso il quadro meno trasparente e prevedibile.

Il dibattito

Un momento fondamentale è stato senz’altro il riconoscimento dell’importanza del dibattito inclusivo tra gli attori coinvolti, poiché per la Commissione europea “è fondamentale che tra tutti i principali portatori d’interessi vi sia un grado di consenso e di fiducia ampio, perché la sorveglianza economica nell’UE sia efficace”. Tutti i portatori di interesse – le altre istituzioni europee, le autorità nazionali, le parti sociali e il mondo accademico – sono stati invitati a partecipare ad un dibattito per esprimere il loro parere sul quadro di governance economica, se questo abbia funzionato o meno e su come rafforzarne l’efficacia.

Data la molteplicità degli attori, il dibattito si articolerà in diverse forme, quali riunioni dedicate, seminari, una piattaforma di consultazione online. Entro la fine del 2020, la Commissione concluderà il processo considerando i pareri di ogni gruppo interessato, e basandosi sulle conclusioni di ognuno di questi.

Argomento delicato sarà l’obiettivo di Ursula von der Leyen, il piano decennale da 1,000 miliardi di euro per raggiungere la neutralità climatica: questo si dovrà conciliare con la promozione degli investimenti e con il sostegno all’economia. Il dibattito servirà anche a comprendere come far quadrare tutti questi aspetti fondamentali da portare avanti.

Le dichiarazioni

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone, ha dichiarato: “Le nostre regole di bilancio condivise sono fondamentali per la stabilità delle nostre economie e della zona euro. Garantire la stabilità finanziaria è un requisito essenziale per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.” Tuttavia, riconoscendo la complessità delle regole e la difficoltà nel comunicarle, Dombrovskis aggiunge che “auspichiamo una discussione aperta su ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato, e sul modo di creare consenso per razionalizzare le regole e renderle ancora più efficaci”.

Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia, ha aggiunto che “le politiche economiche in Europa devono affrontare le sfide odierne, che sono palesemente diverse da quelle di un decennio fa. La stabilità resta un obiettivo essenziale, ma vi è l’altrettanto urgente necessità di sostenere la crescita e in particolare di mobilitare gli enormi investimenti che servono per affrontare i cambiamenti climatici. Dobbiamo inoltre elaborare politiche di bilancio più anticicliche, tenuto conto dei vincoli crescenti con cui deve confrontarsi la BCE”.

Il Presidente Juncker in visita al porto spaziale europeo

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Nella giornata di venerdì 27 ottobre, il Presidente della Commissione europea Juncker, insieme al Presidente francese Macron, si recheranno in visita presso il Centro spaziale della Guyana, a Kourou. L’infrastruttura unica è nata per garantire all’Europa un accesso autonomo allo spazio, in linea con la strategia spaziale per l’Europa, presentata nell’ottobre del 2016.

La Commissione si sta impegnando nello sviluppo di progetti spaziali su larga scala, come il programma di osservazione della Terra Copernicus e i programmi di navigazione satellitare Galileo e EGNOS, per un investimento complessivo di oltre 12 miliardi di euro nel periodo 2014-2020.

La Strategia spaziale per l’Europa, approvata lo scorso anno, risponde alla crescente concorrenza globale, aumentando il coinvolgimento del settore privato e contribuendo alle principali evoluzioni tecnologiche. I programmi spaziali europei forniscono servizi che sono già diventati indispensabili nella vita di ogni giorno, dai dati che servono per l’utilizzo di apparecchi elettronici, fino alla protezione delle infrastrutture fondamentali, come le centrali elettriche. Inoltre contribuiscono alla gestione delle frontiere, ai controlli marittimi e ambientali, migliorano la risposta in caso di catastrofi naturali e servono nel controllo dei cambiamenti climatici.

Con l’approvazione da parte della Commissione della Strategia spaziale per l’Europa, sono stati previsti una serie di interventi che permetterebbero ai cittadini europei di beneficiare pienamente delle opportunità offerte dallo spazio. Ciò, di fatti, sta permettendo la creazione di un ecosistema ideale per la crescita delle start-up, il cui fine è quello di promuovere il primato dell’Europa nel settore e aumentare la sua quota sui mercati mondiali delle attività spaziali.

Per quanto riguarda i prodotti e i servizi offerti dai programmi spaziali dell’UE, sono disponibili un video e una scheda dettagliata in francese e inglese.
È possibile seguire la visita del Presidente Juncker in Guyana sul portale audiovisivo della Commissione europea.

Trasporto marittimo: navi passeggeri più sicure grazie all’UE

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La Commissione Europea ha accolto con favore l’adozione definitiva del Consiglio, la quale prevede una serie di testi giuridici in materia di sicurezza per i trasporti marittimi: navi e passeggeri.

Bruxelles – Il pacchetto normativo accolto dall’UNione Europea, come sostenuto dalla Commissaria per i Trasporti Violeta Bulc, rappresenta una chiara risposta alla necessità di maggiore protezione per tutti i cittadini, attraverso una serie di testi in materia di sicurezza delle navi passeggeri, volti ad assicurare un livello uniforme per tutti gli Stati membri.

Le norme adottate sono il risultato delle proposte avanzate dalla Commissione a giugno del 2016, attraverso le raccomandazioni formulate nell’ambito del programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT). Un quadro di regolamentazione per la sicurezza navale dei passeggeri nell’UE, che rappresentano una buona percentuale nell’ambito della mobilitazione e dei trasporti nel territorio comunitario. Di fatti, è stato stimato che, ogni anno, sono all’incirca 400 milioni coloro che scelgono il trasporto navale all’interno dell’Unione, di cui 120 milioni quelli che si spostano tra porti di uno stesso Stato Membro.

La normativa in ambito marittimo, divenne centrale per la Commissione a seguito degli incidenti che hanno coinvolto la Herald of Free Enterprise (1987), con 193 vite perse e, l’Estonia (1994). L’adozione di norme in materia, vedono una generale soddisfazione da parte dell’Unione Europea, in termini di controllo e di idoneità dei trasporti marittimi. Con eccezione fatta per i 408 incidenti sulle navigazioni interne, registrati negli ultimi 4 anni, dove, tuttavia, solamente in un caso si è verificata la morte di un passeggero. Dai dati europei, il risultato vede il 30% delle navi conforme agli standard di sicurezza: tale percentuale, inoltre, è speculare al 60% della capacità di trasporto passeggeri.

Le nuove norme accolte dalla Commissione entreranno in vigore dopo 20 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e avranno validità di 15 anni, con possibilità di ammodernamento. Il monitoraggio dell’esecuzione e del funzionamento di queste è a garanzia dell’EMSA (Maritime Safety Agency).

Ulteriori informazioni in materia sono reperibili a questo link.

La Commissione invita a completare tutti gli aspetti dell’Unione bancaria entro il 2018

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Grazie ai piani della Commissione, i cittadini e le imprese europee potranno usufruire di un’integrazione finanziaria, volta ad accelerare l’Unione bancaria. Questa è di fondamentale importanza per rendere l’Unione economica più stabile e resistente alle crisi.

Bruxelles – In data 11 ottobre 2017, la Commissione ha pubblicato una comunicazione che definisce un percorso che porti ad un accordo su tutti gli elementi in sospeso dell’Unione bancaria. La comunicazione prelude al vertice euro di dicembre in formato inclusivo, durante il quale si discuterà dell’Unione bancaria completa, da affiancare all’Unione dei mercati dei capitali, per promuovere un sistema finanziario stabile e integrato nell’UE.

Nel 2012 la Commissione ha proposto di creare tale Unione bancaria per consentire un rinsaldamento delle basi del settore bancario e ripristinare la fiducia nell’euro. L’Unione bancaria consiste nella vigilanza bancaria, in norme per la gestione delle banche in dissesto e in una maggiore protezione per i titolari di depositi. I primi due pilastri sono stati realizzati con l’istituzione del meccanismo di vigilanza unico (SSM) e del meccanismo di risoluzione unico (SRM). Tuttavia, non è stato ancora istituito un sistema comune di protezione dei depositi.

L’Unione bancaria potrà avere successo nel momento in cui verranno ridotti i rischi, secondo le misure proposte dalla Commissione attraverso la comunicazione dell’11 ottobre, per la riduzione dei crediti e aiuti per le banche a rischio. Inoltre, la comunicazione, traccia un percorso fine alla predisposizione di un dispositivo di sostegno comune di bilancio, per il quale gli Stati membri si sono già impegnati nel 2013, volto a garantire la solidità del sistema e la disponibilità sufficiente di risorse per il Fondo di risoluzione unico (SRF).

La Commissione invita il Parlamento europeo e gli Stati membri ad adottare quanto prima le manovre proposte, al fine di trovare in tempi brevi un accordo sul pacchetto per il settore bancario, presentato nel novembre del 2016. Questo include proposte riguardo gli elementi restanti delle norme concordate in seno al Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (CBVB) e al Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB). Tali suggerimenti mirano a completare il programma legislativo post-crisi, garantendo che le norme affrontino le rimanenti sfide per la stabilità finanziaria, dove la riforma consentirà alle banche di continuare a finanziare l’economia reale.

Nella comunicazione, tra i punti salienti, vengono sollecitati progressi sul sistema europeo di assicurazioni dei depositi, in modo da garantire a tutti i titolari di questi di godere dello stesso livello di protezione. La Commissione ha proposto anche alcune misure, già avanzate nel 2015, per la creazione di un unico sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), come risposta alle preoccupazioni sollevate in sede di Parlamento europeo e Consiglio. Ciò prevedrebbe due fasi: la prima di riassicurazione, in cui l’EDIS fornirebbe la copertura della liquidità solo ai sistemi di garanzia dei depositi (SGD) nazionali. La seconda fase fa capo alla coassicurazione, dove l’EDIS coprirebbe progressivamente le eventuali perdite.

Altro passaggio chiave, in riferimento alla stabilità finanziaria è necessità di un sostegno di bilancio per l’Unione bancaria. Gli Stati membri hanno già convenuto sull’importanza di un meccanismo comune di sostegno per il Fondo di risoluzione unico, che ha portato all’istituzione del meccanismo di risoluzione unico (SRM). Ciò per offrire la garanzia di disponibilità di fondi per risoluzioni bancarie, nei casi di perdite conseguenti ai bail-in di investitori privati, dove gli eventuali costi verranno recuperati dal settore bancario in modo da garantire la neutralità di bilancio a medio termine. In tal senso, l’opzione più efficace individuata è quella del meccanismo europeo di stabilità (MES), contenuta nel documento di riflessione della Commissione sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria. Soluzione da raccordare con l’approfondimento dell’Unione economica e monetaria dell’Europa, che includerà la proposta di conversione di tale meccanismo in un Fondo monetario europeo.

Allo stesso modo, la Commissione sta già operando per un pacchetto di misure complete per la riduzione dei crediti deteriorati esistenti, evitandone l’accumulo futuro (sede di Consiglio 11 luglio 2017). Il pacchetto, la cui approvazione è prevista per la primavera 2018, comprenderà:
·         un progetto in materia di società di gestione patrimoniale nazionali;

  • misure legislative volte a sviluppare ulteriormente i mercati secondari per i crediti deteriorati e ad accrescere la capacità dei creditori di recuperare il valore dei prestiti garantiti;
  • una relazione contenente la valutazione della possibilità di una proposta legislativa volta a introdurre misure di sostegno prudenziali di natura regolamentare per ovviare all’insufficienza degli accantonamenti a fronte di nuovi crediti deteriorati; e
  • l’indicazione della via da seguire per promuovere la trasparenza in materia di crediti deteriorati in Europa.

Pubblicata sempre nella giornata dell’11 ottobre è la relazione di esame del meccanismo di vigilanza unico, che valuta positivamente i primi anni di funzionamento di questo sistema, nonché offre chiarimenti da parte della Commissione sui poteri di vigilanza.

I questo quadro generale, inoltre, al fine di trovare soluzioni pratiche per allentare la spirale banche-emittente sovrano, la Commissione rammenta i lavori in corso del comitato europeo per il rischio sistemico sui titoli garantiti da obbligazioni sovrane. La valutazione dei risultati, dovrebbe portare alla proposta che consentirebbe lo sviluppo di tali titoli, i quali consentirebbero alle banche di diversificare le obbligazioni sovrane in loro possesso.

Allo stesso modo, la Commissione, per continuare a garantire una vigilanza di alta qualità, proporrà di considerare alla stregua di enti creditizi le grandi imprese di investimento che svolgono attività analoghe a quelle bancarie, rendendole così soggette alla vigilanza bancaria. Nell’Unione bancaria la vigilanza su tali imprese, anche da parte della Banca centrale europea, sarebbe esercitata nel quadro del meccanismo di vigilanza unico (SSM).

Redazione
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