GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Caschi blu della cultura, il sì dell’Unesco

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Caschi blu in difesa del patrimonio artistico mondiale minacciato da conflitti e calamità naturali. E’ questo il compito affidato da Unesco e Italia alla Task Force “Unite4Heritage”, come sancito dall’intesa siglata il 16/02 presso le Terme di Diocleziano a Roma. La risoluzione italiana è stata approvata e sottoscritta da 53 Paesi.

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L’accordo – firmato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, e dal Direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova – prevede anche la costituzione di un Centro di formazione Unesco Itrech (International Training and Research Center of Economies of Culture and World Heritage) a Torino.

Il team di pronto intervento è formato dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che hanno raggiunto un livello altissimo di specializzazione riconosciuta a livello internazionale, e da esperti civili di settore. Mission della task force, la valutazione dei rischi e quantificazione dei danni, l’ideazione di misure urgenti, la supervisione tecnica e l’assistenza al trasferimento di oggetti mobili in rifugi di sicurezza. Il tutto, nell’ottica di proseguire la lotta contro vandalismi, saccheggi e traffici illeciti di opere d’arte.

Non solo. Attraverso la tutela delle radici culturali e identitarie si porta avanti anche la guerra al terrorismo. “Oggi mettiamo a frutto per tutto il mondo una delle specificità dell’Arma dei Carabinieri, addestrati al contrasto dei crimini contro i beni culturali e per la tutela del patrimonio culturale dell’umanità – ha dichiarato il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti – una task force specifica per la difesa della cultura a prescindere da dove siamo impegnati in missioni internazionali”.

Non è casuale che i terroristi attacchino i beni culturali. In tal modo, da un lato aumentano i canali di finanziamento, dall’altro perché distruggere un monumento in cui si identifica la civiltà di un popolo è un modo per attaccare al cuore la stessa civiltà. Questa struttura sarà in grado di intervenire laddove il patrimonio artistico e culturale è minacciato, e di farlo in un quadro di legittimità giuridica».

Viviana Passalacqua

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Unifil, caschi blu italiani in supporto delle ISF libanesi

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Profonda gratitudine delle autorità libanesi nei confronti dei caschi blu della missione Unifil. Il contingente italiano, attualmente composto da unità della Brigata alpina Taurinense, ha completato e inaugurato un importante progetto in favore delle Forze di Sicurezza Interne libanesi, (ISF) presso due delle loro infrastrutture nella città di Tiro, nel sud del Paese. Nello specifico, sono state ultimate le forniture di quattro generatori di media e grande capacità installati presso le principali basi delle ISF per implementare l’erogazione di corrente elettrica presso i centri di comando e controllo delle forze della sicurezza interna, sopperendo alla carenza di energia che in quella zona è limitata poche ore nell’arco diurno. Durante la cerimonia d’ inaugurazione, tenutasi presso il comando del 2° Reggimento mobile delle ISF, le autorità locali hanno espresso apprezzamento per la collaborazione e la vicinanza del contingente italiano, dedito al supporto delle forze armate Libanesi così come previsto dalla risoluzione ONU 1701.
Viviana Passalacqua

Libia: nuovo governo e intervento ONU

Al termine della conferenza internazionale sulla Libia di Roma, il sottosegretario di Stato USA Kerry annuncia la formazione di un governo di unità nazionale entro “40 giorni”. I Paesi e le organizzazioni internazionali presenti varano un documento d’intenti, in attesa della risoluzione ONU del 17 dicembre su un intervento militare.

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“Affermiamo il nostro pieno appoggio al popolo libico per il mantenimento dell’unità della Libia e delle sue istituzioni che operano per il bene dell’intero paese. E’ necessario con urgenza un Governo di Concordia Nazionale con sede nella capitale Tripoli al fine di fornire alla Libia i mezzi per mantenere la governance, promuovere la stabilità e lo sviluppo economico. Siamo a fianco di tutti i libici che hanno richiesto la rapida formazione di un Governo di Concordia Nazionale basato sull’Accordo di Skhirat, ivi compresi i rappresentanti della maggioranza dei membri della Camera dei Rappresentanti e del Congresso Nazionale Generale, degli indipendenti, delle Municipalità, dei partiti politici e della società civile riunitisi a Tunisi il 10-11 dicembre. Accogliamo con favore l’annuncio che i membri del dialogo politico firmeranno l’accordo politico a Skhirat il 16 dicembre. Incoraggiamo tutti gli attori politici a firmare questo accordo finale il 16 dicembre e rivolgiamo a tutti i libici un appello affinché si uniscano nel sostegno dell’Accordo Politico per la Libia e il Governo di Concordia Nazionale”.

Questo il passo più importante del comunicato congiunto emesso al termine della conferenza internazionale sulla Libia, tenutasi a Roma il 13 dicembre e promossa dalla Farnesina. Il documento è stato firmato da UE, ONU, LAS, UA e dai 17 Paesi partecipanti: Algeria, Arabia Saudita, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giordania, Italia, Marocco, Qatar, Regno Unito, Russia, Spagna, Stati Uniti, Tunisia, Turchia. Adesso, c’è attesa per la firma dell’accordo di mercoledì 16 e per la risoluzione ONU di giovedì 17, data in cui i membri permanenti si sono impegnati a firmare un accordo per “un intervento umanitario, di sicurezza e di stabilizzazione della Libia”.

L’avanzata del Daesh, l’ascesa di Sirte come epicentro del Califfato e un complesso istituzionale alla deriva hanno imposto, forse fuori tempo massimo, l’intervento delle principali potenze mondiali e persino di quegli attori internazionali che in Libia si combattono per conto terzi: su tutti, Arabia Saudita e Egitto, Qatar e Turchia. E gli stessi rappresentanti delle fazioni libiche, compresi i leader del GNC e dell’Assemblea di Tobruk.

Roma, sulla scia di quanto avvenuto al summit di Vienna sulla Siria, ha seguito lo stesso metodo. Europa, Stati Uniti, Russia e Cina si sono mosse all’unisono in direzione di un piano d’azione che possa portare ad un processo di stabilizzazione istituzionale della Libia, indispensabile per combattere il Daesh.

Mentre la pressione per un immediato intervento militare da parte di Francia e Gran Bretagna, già alleate sul fronte siriano, non ha avuto un seguito, visti gli errori commessi nel 2011.

“Tra 40 ci sarà un governo di unità nazionale”. Anche se “ci vorrà tempo per superare il retaggio di quattro decenni di dittatura. Ma ora i libici devono governare insieme”, ha detto il sottosegretario di Stato USA John Kerry. Mentre il ministro degli Affari Esteri italiano Paolo Gentiloni ha affermato che “contro il terrorismo serve un Paese stabile”. Mentre, l’Italia avrà “un ruolo fondamentale nelle prossime settimane e mesi nel quadro delle decisioni ONU e sulla base delle richieste del nuovo governo libico”.

L’Italia, dunque, torna, seppure timidamente, protagonista nella scena internazionale, dopo che sul fronte siriano aveva adottato una linea attendista. Dopo oltre un anno di negoziati in Libia, il delegato ONU Martin Kobler, che ha ereditato da Bernardino Leon, si aspetta di strappare oltre 200 consensi dai rappresentanti dell’Assemblea di Tobruk, restii, a partire dal Presidente, a trattare sulla costituzione di un governo unico assieme agli attuali rappresentanti di Tripoli.

Rimane ancora da chiarire, tuttavia, la natura dell’intervento ONU in Libia dopo la costituzione del nuovo governo a Tripoli che, al netto dei no comment, sarà di natura prettamente militare e non una missione di peacekeeping, vista la radicalizzazione del Daesh sul territorio: “Ribadiamo il nostro pieno appoggio all’applicazione della Risoluzione 2213 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e delle altre Risoluzioni in materia per affrontare le minacce alla pace, sicurezza e stabilità della Libia. I responsabili della violenza e coloro che impediscono e minacciano la transizione democratica della Libia devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni. Siamo pronti a sostenere l’attuazione dell’accordo politico e ribadiamo il nostro deciso impegno ad assicurare al Governo di Concordia Nazionale pieno appoggio politico e l’assistenza richiesta in campo tecnico, economico, di sicurezza e anti-terrorismo ”, recita ancora il comunicato.
Giacomo Pratali

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Giacomo Pratali
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