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Autobomba esplode nella città di Aden, attacco rivendicato dall’ISIS

MEDIO ORIENTE/SICUREZZA di

Un’autobomba è esplosa nel quartiere Al-Mansoura della città di Aden, in Yemen. L’attacco è stato rivendicato dalle forze dello Stato Islamico.

L’automobile esplosa nella città di Aden mirava a colpire un accampamento usato forze di sicurezza della coalizione Saudita avversa ai ribelli Houthi. Nell’attacco è stata danneggiata anche la moschea Zayen bin Sultan, situata nei pressi dell’accampamento.  A quanto riportato dai testimoni il numero dei morti sembra ammontare alla decina mentre non si hanno dati precisi sul numero dei feriti, tra sono presenti cui alcuni civili.

La dinamica dell’attacco non è del tutto chiara, in quanto lo Stato Islamico rivendicando l’accaduto ha rivelato che vi fosse un solo uomo, Abu Hajar al-Adani, nella macchina carica di esplosivi, i quali sono stati detonati a distanza. Mentre i testimoni locali hanno riportato la presenza di due uomini.

Dalla rivendicazione si evince anche che il vero bersaglio di Adani fosse la “Security Belt” fondata dagli Emirati Arabi Uniti, la quale doveva essere distrutta uccidendo e ferendo tutti coloro al suo interno. Gli Emirati Arabi Uniti sono un alleato chiave dell’Arabia Saudita che dal 2015 combatte contro i ribelli Houthi, che hanno fatto della città di Aden la loro capitale temporanea.

Questo inoltre non è il primo attacco che la città subisce, il 5 Novembre scorso un’autobomba esplose nei pressi di un posto di blocco, uccidendo 15 persone e ferendone altre 20. Anche in quel caso l’attacco fu rivendicato dalle forze dello Stato Islamico.

La tensione aumenta tra Yemen e Arabia Saudita

MEDIO ORIENTE di

La situazione umanitaria yemenita è critica a causa del blocco terrestre, aereo e navale che lo stato sta subendo dall’Arabia Saudita come risposta al missile lanciato verso l’aeroporto di Riyadh lo scorso cinque Novembre.

Il conflitto, inizialmente solo intestino allo Yemen, iniziato nel 2014 con la ribellione degli sciiti Houthi che ha visto nel 2015 la partecipazione dell’Arabia Saudita per l’appoggio al governo di Abd Rabbo Mansour Hadi, si inasprisce a causa del missile lanciato contro l’Arabia Saudita. I ribelli Houthi hanno infatti rivendicato il lancio di un missile balistico Burkan 2-H diretto verso Riyadh, il quale però è stato intercettato dalle forze saudite nei pressi dell’aeroporto internazionale di Riyadh e neutralizzato nel deserto senza che facesse morti o feriti.

La reazione saudita non ha tardato a mancare, accusando subito il paese nemico, l’Iran, di aver sostenuto lo Yemen nel lancio del missile, di produzione iraniana. L’Arabia Saudita denuncia l’accaduto come “un atto di guerra” e accusa ancora l’Iran di aver violato la risoluzione 2216 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che vieta gli stati di fornire allo Yemen armi.

Provvedimenti sono stati presi anche nei confronti dello Yemen il quale da martedì sei Novembre subisce un blocco terrestre, aereo e navale da parte dell’Arabia Saudita. Tale blocco è stato da poco intensificato rendendo ancora più costosi i beni d prima necessità e bloccando gli aiuti umanitari al paese. L’ONU ha espresso preoccupazione per l’attuale situazione yemenita e considera questo blocco come un grande come ostacolo per gli aiuti umanitari, necessari per un paese, lo Yemen, che conta circa 20 milioni di persone bisognose di assistenza.

Intanto l’Iran, che ha subito rifiutato ogni accusa a lui rivolta dall’Arabia Saudita, ha successivamente dichiarato che il lancio del missile contro Riyadh è una chiara “reazione all’aggressione saudita”.

 

Orrore nello Yemen: 137 morti e 345 feriti

Medio oriente – Africa di

137 morti e 345 feriti. Questo il bilancio, per il momento, del quadruplice attentato contro quattro moschee a Sanaa e Sadaa, nello Yemen, durante la giornata di venerdì 20 marzo. I quattro kamikaze si sono fatti esplodere durante il venerdì di preghiera, durante il quale i fedeli sciiti avevano si erano riuniti. A rivendicare l’attacco è stato l’Isis.

Finora a tinte qaedista, lo Yemen sta divenendo un terreno fertile per la propaganda dello Stato Islamico. Da circa un mese e mezzo, infatti, lo Yemen è spaccato a metà. Il sud è controllato dal deposto presidente Hadi. Il nord, invece, è in mano agli sciiti Houtii, contro cui era rivolto l’attentato.

Questo è il secondo attentato registrato a Sanaa dall’inizio del 2015. Ma, per la prima volta nello Yemen, il bersaglio non è stata una caserma della polizia, bensì un luogo di culto frequentato dai dirigenti della fazione opposta.

Gli Usa mostrano cautela sull’autenticità della rivendicazione da parte dello Stato Islamico. Tuttavia, è chiaro che, dopo gli attentati di Tunisi e l’istituzione del Califfato in Libia e Nigeria, la rete di al Baghdadi si sia espansa a macchia d’olio ben oltre la Siria e l’Iraq. E terre come lo Yemen, pressochè dimenticate dai media, rischiano di diventare le nuove roccaforti del jihadismo sunnita.

Giacomo Pratali
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