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Centro Italia, Forze Armate contro l’emergenza

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Impegnate nel soccorso alle zone colpite dal maltempo e nella ricerca dei dispersi, sono 3.300 le divise al lavoro in Abruzzo. Stato Maggiore della Difesa, Generale Graziano: «In atto uno sforzo corale per rispondere alle esigenze della popolazione in difficoltà»

Evacuazioni eliportate, barelle trainate su sci, soccorsi via terra alla popolazioni isolate, ripristino della viabilità interrotta e supporto alle operazioni di ricerca dei dispersi. Sono solo alcune delle attività intraprese dai 3.300 militari impiegati dalla Difesa per arginare l’emergenza maltempo che ha piegato in questi giorni il Centro Italia, unitamente al susseguirsi di sciami sismici che hanno causato valanghe in Abruzzo.

Il sensibile peggioramento delle condizioni meteorologiche e l’impossibilità di penetrare in alcuni centri montani, hanno imposto l’utilizzo di tecniche studiate per le missioni estere: pianificazione degli obiettivi, briefing di volo con gli elicotteristi, inserzione in ambienti ostili, predisposizione di zone di atterraggio speditive per velivoli, e, ovviamente, sgombero neve su strada.

Mobilitate dunque le squadre specialistiche di Esercito, Guardia di Finanza, Carabinieri, Aeronautica e Marina Militare, avvezze a lavorare in condizioni naturali proibitive e in tempi rapidissimi. Come quella dei 60 fucilieri di Marina della Brigata San Marco, inviati in loco per dare maggior impulso alle attività di sgombero della neve dai centri abitati, e degli Alpini paracadutisti, impegnati nell’attività specifica del Fast rope: calarsi dall’alto tramite un sistema di scalette o verricelli per le “ricognizioni speciali”, che in questa particolare occorrenza equivalgono a soccorrere in tempo reale sopravvissuti e malati.

Spessi banchi di nebbia hanno determinato un blocco temporaneo del soccorso aereo nel teramano, dove le condizioni proibitive consentono solo l’utilizzo di mezzi cingolati. Al vaglio dei Ranger del reggimento “Monte Cervino”, in queste ore, una ripresa delle evacuazioni via cielo, come pure il lancio di medicinali e beni di prima necessità agli abitanti isolati qualora la Protezione Civile ne facesse richiesta.

«50 specialisti sono concentrati sull’Hotel Rigopiano, in un’alternanza continua di uomini e mezzi per la ricerca dei sopravvissuti – racconta il Maggiore dell’Esercito Marco Amoriello – nonostante i problemi tecnici esasperati dal maltempo e dalla vastità dell’area interessata, tenuto conto delle difficoltà di volo e del territorio particolarmente impervio. Si opera a tutta velocità, perché la speranza non muore, in uno scenario inusuale in cui sta emergendo una preparazione a tutto tondo. E’ anche pronto a partire un nucleo di aviorifornitori da Pisa per il lancio del materiale necessario».

Frattanto, l’attività di trasferimento aereo per ragioni di sicurezza della popolazione della Valle Castellana in Provincia di Teramo, che le unità delle Forze Armate avevano avviato raggiungendo per prime località e borghi completamente isolati da circa quattro giorni, ha subito un’iniziale battuta d’arresto dopo le prime missioni che hanno consentito di trasportare ad Ascoli Piceno circa una trentina di persone. Un’evacuazione proseguita in seguito via terra, con un convoglio di mezzi ruotati e cingolati del 9° Reggimento Alpini e del 6° Reggimento Genio dell’Esercito. Finora sono state trasportate verso Acquasanta circa 50 persone e si conta di poterne evacuare qualche ulteriore decina in tempi brevi, sebbene le condizioni della viabilità siano pessime nonostante l’incessante lavoro di turbofrese e mezzi con pale sgombraneve.

Nel pescarese, a Penne, l’Aeronautica Militare ha installato una torre di controllo per gestire e coordinare tutte le attività aeree nell’area, mentre fra Chieti e Teramo lavorano gomito a gomito paracadutisti, uomini del search and rescue, e unità specializzate nella meteorologia della neve e delle valanghe.

Una congiuntura davvero drammatica quella delle precipitazioni climatiche che hanno paralizzato il nostro Paese, già duramente provato dal terremoto del 24 agosto scorso. «È chiaro che la combinazione di tre diverse situazioni emergenziali – ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano – la ricostruzione post-terremoto, la nuova ondata sismica e le proibitive condizioni meteorologiche, impongono al personale delle Forze Armate e della Protezione Civile di operare in situazioni talvolta estreme. Ma sono proprio queste difficoltà a spronaci a dare il massimo per aiutare, sostenere e confortare la popolazione. In queste lavoriamo senza sosta e numerosi sono i casi di situazioni critiche in cui l’intervento dei nostri militari è stato risolutore e provvidenziale. I nostri sforzi sono finalizzati principalmente al ripristino della viabilità, per permettere di raggiungere i luoghi colpiti, consentendo così il flusso degli aiuti e lo sgombero delle persone isolate. A tal fine, stiamo impiegando soprattutto mezzi speciali del genio. Turbine sgombraneve, pale da neve cingolate, pale da neve ruotate, mezzi con lame sgombraneve, macchine movimento terra e cingolati, cioè le cosiddette strumentazioni definite “duali”: nate per scopi prettamente militari, hanno caratteristiche tali da poter essere proficuamente impiegate in situazioni emergenziali a vario titolo. Quindi, uno sforzo corale perché è necessario rispondere celermente alle esigenze delle popolazioni in difficoltà».

Tra veicoli speciali del Genio, cingolati e ruotati, sgombraneve a turbina ed elicotteri, sono oltre un migliaio i mezzi messi in campo dalla Difesa.

Viviana Passalacqua

Sisma, l’impegno della Difesa in cifre

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Man forte anche dalla Marina Militare alle popolazioni colpite dal sisma. Un plotone di 30 fucilieri della Brigata Marina “SAN MARCO” di Brindisi contribuisce alla rimozione delle macerie e alle operazioni pianificate a beneficio della popolazione, unitamente ai fucilieri del Battaglione Logistico “Golametto”, preparati nello specifico delle strutture campali e concentrati quindi su tende e rifornimenti. A partire dal 24 agosto scorso, data della catastrofe che ha colpito i Comuni di Lazio e Marche, sono in totale 1358 le divise impegnate dalla Difesa in quella che è stata codificata come operazione “Sabina”, dal nome della zona interessata. Dopo la mobilitazione dei primi giorni nelle attività di ricerca dei dispersi, primo soccorso e sicurezza, oltre 850 uomini e donne dell’Esercito e dell’Aeronautica stanno lavorando all’apertura della rete viaria ostacolata dai detriti. In tal senso, i genieri hanno quasi ultimato il ripristino della viabilità d’accesso principale alla città di Amatrice, rappresentata dal ponte “Tre Occhi”. Più di 508 Carabinieri, invece, si occupano in particolar modo della  vigilanza antisciacallaggio nelle città sinistrate e nelle molte frazioni periferiche. Nell’ambito della Direzione Comando e Controllo (Dicomac), sono state mobilitate 12 risorse: 7 unità del Comando Operativo di vertice interforze, 3 dell’Esercito e 2 della Marina Militare. Le Forze Armate hanno inviato inoltre squadre a supporto dell’operatività delle agenzie coinvolte, tra cui Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Croce Rossa, team dedicati al coordinamento e alla pianificazione, e infine unità specializzate dalle competenze peculiari, quali ad esempio il sostegno psicologico. Sul campo, infine, 300 mezzi e 3 aeromobili.

Viviana Passalacqua

Viviana Passalacqua
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